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venerdì 29 aprile 2005

All the white horses



Oggi sono un po' di fretta, devo correre a Stansted per prendere l'aereo che mi riportera' a Milano.

Lascio quindi spazio al poeta, che ho rivisto ieri sera allo Shepherd's Bush Empire.

Un poeta che si chiama Ray Lamontagne.

Questa e' "All the white horses".

Buon ascolto.

"All the wild horses
All the wild horses
Tethered with tears in their eyes

May no man's touch ever tame
May no man's reigns ever chain you
And may no man's weight ever defrayed your soul

And as for the clouds
Just let them roll
Roll away
Roll away

As for the clouds
Just let them roll
Roll away
Roll away".

mercoledì 27 aprile 2005

Un po' di musica



Un disco che si ama istantaneamente e che cresce ascolto dopo ascolto il sesto album degli Eels. Capolavoro fin dal titolo, "Blinking lights and other revelations". E dalle foto bellissime della copertina e del libretto, tratte dagli album di famiglia di Mark Everett. Guardate il pointer simpatico, le foto di vecchi treni, quegli scatti di un periodo nel quale anche una fotografia era un piccolo evento.

Poi mettete il primo dei due dischi (mi stavo dimenticando: l'etichetta e' la Vanguard) nel lettore, e ascoltate quei suoni sospesi tra Brian Wilson, Andy Partridge, Lou Reed, Stephen Malkmus. Tutti quei dettagli che non sai da dove arrivano e che decorano canzoni perfette e semplicissime, classici istantanei.

Primo disco che contiene tanti gioielli: "From which I came/ a magic world" con campanellini che ricordano "Sunday morning", "Troubles with dreams" con quei vortici di liquide tastiere. E soprattutto "In the yard, behind the church", cosi' commovente nel raccontare di un incontro solo immaginato da far piangere.

Una canzone che dice:

"In the yard, behind the church where
Butterflies and blackbirds search for
A safe place to rest the night away
We will go down to the brook and
Sit upon the overlook then
Forget about the troubles of the day

We will walk among the graves of
Men long dead with presidents’ names and
Listen to the water flow softly by
I will kiss you on the lips now
And as the sky grows dark we’ll strip down
And let the water wash away all lies

In the yard behind the church where
Butterfly and blackbirds perch on
Gray stones and the garden’s growing dim
We will lay down on the ground and
Put our cheeks against the dirt down
Where it no longer matters
Where you’ve been".

E ti sembra di vederlo Mark quando l'ha scritta, mentre cammina da solo nel giardino di una chiesa, di quelle nascoste come oasi di pace nelle pieghe di una grande citta', con un taccuino in mano.

Poi ascoltate il secondo disco, ancora piu' emozionante, un disco che si apre con una canzone che parla di polvere che gli anni accumulano su di noi, ha una traccia che si intitola "Sto per smettere di fingere di non averti spezzato il cuore", una dedicata alle stelle che splendono in cielo.

E finisce con una canzone che si intitola "Cose che i nipotini dovrebbero sapere", un testamento che lascia ammutoliti:

"I go to bed real early
Everybody thinks it's strange
I get up early in the morning
No matter how disappointed I was
With the day before
It feels new

I don't leave the house much
I don't like being around people
Makes me nervous and weird
I don't like going to shows either
It's better for me to stay home
Some might think it means I hate people
But that's not quite right

I do some stupid things
but my heart's in the right place
and this I know

I got a dog
I take him for a walk
And all the people like to say hello
I'm used to staring down at the sidewalks cracks
I'm learning how to say hello
Without too much trouble

I'm turning out just like my father
Though I swore I never would
Now I can say that i have love for him
I never really understood
What it must have been like for him
Living inside his head
I feel like he's here with me now
Even though he's dead

It's not all good and it's not all bad
Don't believe everything you read
I'm the only one who knows what it's like
So I thought I'd better tell you
Before I leave

So in the end I'd like to say
That I'm a very thankful man
I tried to make the most of my situations
And enjoy what I had
I knew true love and I know passion
and the difference between the two
And I had some regrets
But if I had to do it all again
Well, it's something I'd like to do".

A quel punto attorno a voi tornera' il silenzio ma il mondo non sara' piu' come prima.



Preso come sono dagli Eels mi stavo dimenticando di segnalarvi l'uscita di "Oceans apart" (Lo-Max) degli australiani Go-Betweens. Ne riparleremo perche' voglio ascoltarlo qualche volta in piu'. Ma e' un gran disco, di ballate un po' simili a quelle dei REM di "Fables of the reconstruction", ma piu' selvatiche, senza il tocco di Joe Boyd. Segnalo che esiste anche una versione ultra-limitata doppia, con un disco registrato dal vivo al Barbican (che pero' non e' indispensabile).

Bella soprattutto "The mountains near Dellray" che dice:

"In the mountains near Dellray, acres and a farm, music in the barn, it's no struggle.
Snow in the sun. October in the rain. The people that have come are in the middle.
And does the Derwent flow? Anywhere up that way.
Does the Derwent flow near Dellray?
And when you make a wish. And you get the wish.
Never let go, it's no struggle".

Musica che e' la mia colonna sonora di queste giornate. Volevo condividerla con voi. Anzi la condivideremo, se vorrete, Domenica sera alle 22.35, su Radio Popolare.

Enrico

Enrico e' una bellissima persona. Me lo presento' Paolo Anselmi, un altro amico al quale voglio molto bene. Non so perche', ma Enrico non mi fu immediatamente simpatico. Ero io che non capivo, pero'. Un giorno venne a Londra, cenammo al Gate di Hammersmith, parlammo parecchio. Scoprii una persona di una cultura, sensibilita', umanita' straordinarie.

Da allora ci sentiamo quasi tutti i giorni, un pensiero, una riga di mail, un piccolo racconto di qualcosa che ci ha colpiti. E tutte le volte che torno a Milano ci troviamo, al Parco Sempione o ai Giardini di Porta Venezia. Passeggiamo, parliamo delle nostre vite. E' per me ormai una presenza indispensabile il mio amico Enrico.

Il suo blog, neonato, si chiama Continents e lo trovate qui:

http://continents.blogspot.com/.

Per farglielo aprire ho dovuto addirittura dirgli che ero arrabbiato con lui. Ma non sono arrabbiato con te Enrico, lo sai. E' solo che hai tante cose da condividere, e condividere e' molto importante.

Un saluto a Enrico e un augurio di lunga vita e tanti lettori a Continents!

Abbas

Ieri mi hanno presentato Abbas Kiarostami. Che persona interessante, che sorriso simpatico. Parla poco, ma e' un ottimo comunicatore. L'ho chiamato maestro e si e' messo a ridere, ma si vedeva che era contento. Abbiamo parlato dei suoi film e delle sue foto, bellissime, che trovate qui:

http://www.iranheritage.org/kiarostamiexhibition/gallery.htm.

lunedì 25 aprile 2005

Tarnation

Cercate assolutamente un film che si chiama Tarnation. Lo ha realizzato un giovane texano che si chiama Jonathan Caouette, ed e' la cosa piu' prossima ai film di Paul Morrissey per la Factory che io abbia visto al cinema.

E' un film autobiografico, basato sulla tecnica del digital story telling, con un montaggio mozzafiato e musica superlativa, dai Low ai Magnetic Fields.

La storia di Jonathan e della madre, alla quale il film e' dedicato, e' costellata di eventi tragici: elettrochoc, stupri, dipendenze, malattie psichiche.

E' un film difficile, enigmatico. Ma, caso strano, e' piaciuto a tutti e 5 gli amici che l'hanno visto insieme a me. Non succede spesso, credo che significhi molto.

Le onde

"It is this ecstatic feeling of being in the sea during a storm or even calmer days, a feeling which makes me return time and time again to photograph this ever-changing subject"
- KEVIN GRIFFIN

Se passate da Londra nel mese di Maggio, vi consiglio una piccola mostra al primo piano della Photographers' Gallery. E' di Kevin Griffin, un fotografo inglese che ora vive da qualche parte sulla costa Ovest dell'Irlanda. Costa avventurosa, scoscesa, che amo e che mi da' pace, che ho visitato parecchie volte, muovendomi a piedi o in bicicletta.

Il soggetto preferito di Kevin sono le onde, che fotografa immergendosi nel mare con la macchina fotografica legata a se'. Onde che disegnano forme astratte, spesso inquietanti.

Ho cercato molte volte di muovermi sulle onde della vita come un esperto surfista.

Quando ci sono riuscito e' stato per brevi periodi.

Poi, inevitabilmente, sono caduto.

Pero' un'altra onda era gia' in arrivo.

E qualcuna mi ha portato davvero in alto, a contemplare la vita da una prospettiva bellissima ed emozionante.

Le foto di Kevin Griffin dovreste trovarle tra qualche giorno a questo indirizzo: http://www.photonet.org.uk.

mercoledì 20 aprile 2005

Mercoledi' 20 Aprile 2005: vecchi film francesi in bianco e nero

Ogni tanto sento il bisogno di andare a vedere un vecchio film francese in bianco e nero, di quelli con le strade piene di 2CV, R4 e Citroen DS. Quelli con i caffe' parigini, la vecchia metro, gli uomini con lo sguardo pensoso, le donne che comunicano eleganza ad ogni gesto.

E quella lingua che non capisco ma che proprio per questo mi dice moltissimo. Ho gia' parlato altre volte nel blog del French Cultural Institute di South Kensington, che frequento abbastanza regolarmente. E del Renoir di Bloomsbury, purtroppo sepolto nella colata di cemento del Brunswick Centre.

Proprio al Renoir Lunedi' ho visto "Pickpocket" di Robert Bresson, girato nel 1959. E' la storia della redenzione morale di un borseggiatore e viene considerato da alcuni il capolavoro del regista francese. Mi e' sembrato un film con splendide interpretazioni, ambientazioni piene di fascino e immagini raffinate. Ma in cerca di una storia. E con un finale abbastanza imprevedibile, forse troppo per essere credibile.

E comunque quando sono uscito dal cinema mi sono sentito rigenerato. Potere dei vecchi film francesi in bianco e nero.

martedì 19 aprile 2005

Martedi' 19 Aprile 2005: presente part 5

Vero D, concordo, e' un processo naturale.

Ieri sera stavo leggendo un libro, "Storie di animali e altri viventi" di Alberto Asor Rosa (Einaudi), che a un certo punto dice:

"E' un tempo che non serve a niente, solo a muoversi nello spazio e, appunto, nel tempo. Per molti, per la grande maggioranza, e' l'unico tempo senza scopo, cioe' l'unico tempo utile.

E' solo quando si fanno cose senza scopo, che si scoprono cose a non finire".

Questo e' vivere nel presente: fare cose senza scopo, e assaporare tutto quello che si scopre in questo modo.

lunedì 18 aprile 2005

Lunedi' 18 Aprile 2005: il mio fine settimana

Il festival del cinema italiano al Riverside.

Le chiacchiere e i felafel con Simona e Aldo dopo il film, in un posto scrausissimo di Hammersmith, l'unico ancora aperto dove abbiamo trovato cibo.

I teenagers di Joseph Szabo alla Michael Hoppen Gallery di Chelsea: http://www.michaelhoppengallery.com/exhibitions/first/index.htm.

La Nuova Zelanda di Simon Stock alla Blink Gallery di Soho: http://www.blinkgallery.com/blink_exhibitions.htm.

La simpatia del signor Duplovich e la sua casa bellissima e raffinatissima a Kensington.

Il taboule' e il guacamole deliziosi preparati da Aurelia.

Le tortine al cioccolato portate da Elisa, comprate alla Maison du Chocolat a Piccadilly (speciale il cioccolato alla ciliegia e quello all'arancia).

La cena con Marco a S&M di Shoreditch, a raccontarci settimane di vita.

La serata con Simona, Massimo e Antonio al Ritzy di Brixton, ad ascoltare i Godspeed messi da Massimo, guardando i visuals di Antonio.

La notte in un locale sperduto in un vicolo di Brixton, dove lavora il fratello di Massimo e dove il DJ e' un sessantacinquenne giamaicano, allenatore di basket, che mette rari 45 giri di reggae prodotti da Lee Perry.

L'N97 che mi riporta verso casa attraversando Fulham, facendo il giro piu' lungo possibile, mentre mi addormento almeno 5 volte.

Il 27 che passa subito e mi porta direttamente nel letto.

Il risveglio di Domenica con il Sole.

Le pulizie di casa, la spesa.

L'attesa di Patrizia davanti alla Tesco di Hammersmith.

Il 27 fino a Holland Park.

Patrizia che dice "devo comprare una cosa" e mi porta da Space NK e ci stiamo non so quanto tempo, pero' mi diverto tra tutti quei colori e tutti quei profumi e alla fine la commessa mi chiede "which type is your skin" e mi riempie di campioncini.

A quel punto non abbiamo piu' voglia di camminare, ci proviamo giubbotti militari e finiamo da Fresh & Wild.

Zuppina di spinaci, quiche buonissima, pasta con albicocche.

Il freddo appena fuori, l'attesa del 27 che non passa mai ("Gli piace farsi aspettare" dice Patrizia che lo prende spesso, e ha ragione).

I cinema che passano davanti a noi mentre siamo al piano superiore dell'autobus e a un certo punto vediamo un film che ci interessa e ci scapicolliamo giu' dall'autobus.

Il film lunghissimo, "Downfall" di Oliver Hirschbiegel con Bruno Ganz, sugli ultimi giorni del nazismo (con Patrizia che ne guarda circa la meta', il resto tiene le mani davanti agli occhi).

La pioggia, il freddo dopo il film.

Questo e' stato il mio fine settimana.

venerdì 15 aprile 2005

Venerdi' 15 Aprile 2005: SMS

Adoro gli SMS, questo modo di comunicare cosi' essenziale, con poche parole che a volte racchiudono grandi emozioni.

Ieri me ne sono arrivati due da Milano, che ricopio.

Il primo e' arrivato alle 20.58: "Sono al conservatorio seduto in attesa di Mary Gauthier. Atmosfera surreale. La sala Puccini e' quasi deserta. Ci saranno trenta persone al massimo. Quasi un concerto per amici. Sul palco due chitarre, un piccolo amplificatore Vox e nient'altro. Lo spirito del rock and roll e' qui".

Il secondo e' delle 23.51: "E al termine si e' messa fuori dalla sala a salutare tutti uno per uno come un curato di campagna al termine della funzione domenicale! Io mi sono fatto autografare il biglietto e le ho detto che show meraviglioso aveva fatto. Le mi ha sorriso , chinato il capo e detto thank you. Incredibile quanto i piu' bravi sono anche i piu' modesti".

Un concerto in due SMS che mi hanno messo i brividi. Non ha importanza cosa Mary Gauthier abbia suonato ieri sera al Conservatorio. L'atmosfera dice tutto e che peccato non aver potuto condividere queste emozioni.

giovedì 14 aprile 2005

Giovedi' 14 Aprile 2005: Sons and Daughters

Li conoscete? Incidono per Domino e sembrano davvero molto i vecchi X. Soprattutto nel cantato, che ricorda parecchio il gioco a due voci tra Exene Cervenka e John Doe. Ieri li ho visti allo Shepherd's Bush Empire e mi hanno colpito. Nulla di nuovo, ma efficaci.

http://www.sonsanddaughtersloveyou.com/

Giovedi' 14 Aprile 2005: presente part 4

Grazie, mi si stanno chiarendo le idee, pero' come sempre le risposte generano altre domande.

Sono d'accordo con Marco (e Sam Taylor-Wood che, lo ricordo, ha una storia personale molto travagliata: abbandonata dalla madre da bambina, con un po' di fratellini da curare; ha sofferto di due cancri primari: non certo una vita semplice!). La soluzione spesso e' nel prendere le distanze dalla realta'.

E d'accordo con D e Raffaella, sul fatto che il presente vada nutrito anche di magia e fantasia.

Se capisco bene, li consideriamo viaggi di arricchimento, che migliorano la capacita' di vivere il presente. E' scomparire, ma scomparire solo temporanemente. Non e' una fuga dalla vita, affatto.

E sono molto d'accordo con Auro. E infatti a volte penso che vivere in questa grigia citta' non mi faccia tanto bene.

Mi piace molto il discorso che Marco ha iniziato.

Ma, se vi va di condividere qualche idea, il ritorno al presente poi com'e'? Cerco di spiegarmi meglio. Dopo essere "fuggiti", si riesce a tornare alla realta' presente senza traumi eccessivi? O la fuga genera altre fughe, sempre piu' magiche e lontane?

Si torna al presente perche' si vuole o perche' si deve?

mercoledì 13 aprile 2005

Mercoledi' 13 Aprile 2005: presente part 3

Il presente non e' sempre cosi' interessante. Adesso per esempio non lo e' affatto, ha un po' il colore di questa grigia giornata londinese. E allora? Rifugiarsi nei ricordi? Fare progetti? O continuare a vivere con i piedi ben piantati in questo istante?

Mercoledi' 13 Aprile 2005: presente part 2

Com'e' difficile vivere nel presente pero'.

lunedì 11 aprile 2005

Lunedi' 11 Aprile 2005: London Underground

"Londra era una citta' molto strana da conoscere. Era troppo grande per poterla girare a piedi e i trasporti pubblici non erano molto d'aiuto. Sembrava che non funzionassero mai bene. L'ingegnosita' e la varieta' degli annunci che risuonavano sui marciapiedi della metropolitana lasciavano sbalordito Eddie. Esplosioni di tubature, allarmi antincendio, carenza di personale, yuppie suicidi che si gettano sotto i treni, le scuse sembravano diverse ogni giorno. Ma anche quando quella scadente massa di ferraglia riusciva in qualche maniera a funzionare, viaggiare in metropolitana non dava a Eddie nessuna idea su dove fosse veramente in citta', rispetto a qualunque altro punto. Le giornate erano una frenetica successione di luci lampeggianti e inferocite macchine dei biglietti e scale mobili guaste e vermi d'acciaio furibondi che balzano ruggendo da gallerie torride".

- JOSEPH O'CONNOR Cowboys & Indians (Guanda 2004)

Sto per andare a prendere la metropolitana, so che ci sara' qualche problema, mi stupirei del contrario.

Lunedi' 11 Aprile 2005: un po' di cose che ho fatto nel fine settimana



Della mia Domenica a Oxford ho gia' parlato ieri, oggi provo a ricordare cos'ho visto, fatto e sentito Sabato.

Un disco innanzitutto, del quale sta parlando parecchio la stampa inglese. Si intitola Fires, e' l'uscita numero 1 dell'etichetta indipendente Idaho, ed e' di una cantautrice di Londra che si chiama Nerina Pallot, al suo esordio.

I riferimenti sono classici: Joni Mitchell, Carole King, Paul Simon. Piccole canzoni d'amore quotidiane, di quelle che si ascoltano volentieri con questo clima mite primaverile. C'e' un momento per la lacerazione di Antony e uno per lasciarsi cullare da queste melodie gentili, per le tinte pastello di questi suoni: nella vita c'e' posto per molte cose diverse.

http://www.nerinapallot.com/

Sabato pomeriggio ho visto tre mostre, tutte nel West End. Prima sono stato alla Photographers' Gallery dove ha appena aperto il Deutsche Borse Photography Prize. Trovate alcune foto in questo sito: http://www.photonet.org.uk/sections.pl5?section=programme:current. Io vorrei che vincesse Jorg Sasse, che espone foto di grandi dimensioni che trasformano luoghi in forme astratte, contrasti e accostamenti cromatici.

Poi sono andato a fare un giretto alla Royal Academy, perche' mi incuriosiva la mostra di Matisse, dedicata alla relazione tra i tessuti dei quali era collezionista e i colori usati nei suoi quadri. Di Matisse amo soprattutto l'ultimo periodo, quello dei collage di carta, al quale e' dedicata una delle sale. Tutta la mostra e' un trionfo di colori che fa girare la testa: morbidi blu provenzali, gioiosi rossi africani, tutto molto libero e radioso.

http://www.royalacademy.org.uk/?lid=1343

Gia' che c'ero e avevo un po' di tempo, e visto che sono gli ultimi giorni, mi sono fatto forza e sono entrato anche a dare un'occhiata alla mostra sui Turchi. Che pero' mi e' sembrata un po' per specialisti, nonostante il pubblico fosse molto numeroso. Mi ha dato l'impressione che fosse molto completa, ma anche che tutti quanti fossimo un po' perduti, sopraffatti dalla dimensione (11 sale), dalla quantita' di oggetti, dalle date, dai nomi impronunciabili.

http://www.turks.org.uk/

Un paio di film, per finire i miei consigli del Lunedi'. Venerdi' e' uscito un film che stavo aspettando, "Bullet Boy". Il regista si chiama Saul Dibb ed e' un documentarista della BBC. Il soggetto sono i giovani di colore che vivono ad Hackney, East London. L'ambientazione e' straordinaria, tutta in case popolari e strade piene di graffiti. Il film e' la storia di un ragazzo che viene rilasciato dal carcere e finisce immediatamente nei guai, coinvolto in una lotta tra bande di quartiere. Violento, certo, ma anche molto vero. Nella tradizione del realismo sociale inglese, quello di Ken Loach e Mike Leigh. Bellissimo.

E poi un film che avrete visto gia', immagino. Al Riverside di Hammersmith e' in corso il festival del cinema italiano, che porta a Londra pellicole e registi non sempre facili da intercettare anche in Italia. Sabato Guido Chiesa ha presentato "Lavorare con lentezza". Da non perdere. Come erano diverse le prime radio libere da quelle che hanno preso il loro posto. Baratterei la mia esperienza a Radio Popolare con Radio Alice? Beh, credo proprio di si'. Che tempi devono essere stati, che tempi indimenticabili. Bravo Guido Chiesa, che non vedevo da quindici anni, da quando mi venne presentato dal mio concittadino Claudio Sorge. Dovevo andare a New York e Guido mi diede tantissimi consigli. Poi perdemmo i contatti. In quindici anni si cambia, ma forse neanche cosi' tanto.

http://www.lavorareconlentezza.com

Lunedi' 11 Aprile 2005: verbi

Un estratto da una mail che ho ricevuto oggi:

"correre saltare parlare abbracciare ridere gridare".

Lunedi' 11 Aprile 2005: presente

Sole caldo qui a Londra oggi, giornata di primavera, alberi in fiore.

Oggi niente domande,
oggi niente risposte,
oggi niente passato,
oggi niente futuro,
voglio assaporare
un po' il presente.

domenica 10 aprile 2005

Domenica 10 Aprile 2005: Oxford

Domenica molto bella. Ho fatto un po' fatica ieri sera a rinunciare a una festa dove Noah faceva il dj, in una warehouse di Shoreditch, e all'invito di Simona ad andare insieme all'inaugurazione di una galleria d'arte ad Elephant & Castle.

Ma avrei fatto tardi, e invece stamattina sono stato contento di aprire gli occhi attorno alle 8.30, sentendomi ben riposato e pronto per una gita domenicale a Oxford. La mia guida e' stata Francesca, che a Oxford ha studiato e si e' laureata. Al Christ Church College, per la precisione, che e' un luogo davvero meraviglioso, dove si respirano storia e cultura. Un luogo molto inglese e contemporaneamente molto internazionale. Se capitate a Oxford, fate la passeggiata attorno al Christ Church meadow, lungo il canale. Noi ci siamo stati dalle parti di mezzogiorno, con il Sole alto nel cielo e un po' di vento. Poi Francesca mi ha fatto vedere la lunga serie di college, biblioteche, student union, librerie che punteggia la citta'. E infine abbiamo passato la seconda parte del pomeriggio a sorseggiare te' sul fiume, nel giardino di un bel pub chiamato Trout Inn.

Una bella Domenica, molto rilassante, terminata ascoltando "Guero" di Beck e "Fables of the reconstruction" dei REM mentre percorrevamo la M40 per tornare a Londra.

Tornato qui ho trovato i vostri commenti, che mi hanno riempito di gioia. Grazie per leggere i miei pensieri, e soprattutto per lasciarmi i vostri.

X Claudia: come sempre quello che mi dici mi fa pensare. La realta' non ha mai un colore solo e ti ringrazio per avermi dato una chiave di lettura diversa dalla mia. Sono stato un po' estremo Venerdi' e spero di non avere ferito la tua sensibilita'.

X Raffaella: grazie per il tempo che abbiamo passato in questi giorni a parlare di questo blog e di come migliorarlo. Sono d'accordo con te sulla bellezza di scambiarsi opinioni, vorrei che questo blog diventasse uno spazio di confronto, dove ognuno potesse imparare qualcosa dall'esperienza degli altri.

X D: non sai che piacere mi ha fatto incontrarti nel blog. Le tue parole sono dense di significati. Condividere suoni e colori, e a pazienza e l'entusiasmo con le quali costruisco la mia quotidianita', sono proprio le ragioni che mi hanno convinto a proporre a Popolare Network le mie corrispondenze da Londra e ad aprire questo blog. Tra l'altro, non e' detto che London Calling non torni alla radio un giorno. Ho mandato un progetto nuovo a Gianmarco e domani lo devo sentire al telefono. Watch this space. E ti ricordo Prospettive Musicali, la Domenica alle 22.35. Io ci saro' ancora il I e l'8 Maggio.

X Stefano: che periodo! Ci vediamo qui il 25 allora cosi' mi racconti. Mandami una mail a fabiobarbieri@radiopopolare.it qualche giorno prima e ti rispondo con il mio numero di telefono cosi' mi puoi chiamare quando arrivi.

Continuate a scrivere mi raccomando!

giovedì 7 aprile 2005

Giovedi' 7 Aprile 2005: 0 comments

Nessuno lascia piu' tracce nel mio blog. Diverse persone lo leggono regolarmente, e poi mi mandano mail personali con i commenti. Va benissimo e apprezzo. Pero' non sarebbe male se London Calling diventasse anche un punto d'incontro nel quale scambiarsi opinioni. Mi capita di vedere dei blog in rete con decine di interventi per ogni post, e al confronto London Calling mi sembra un po' triste, con questa fila di "0 comments". C'e' qualcosa che devo migliorare? Devo scrivere di piu', di meno, sono troppo personale, troppo poco? Dovrei scegliere un tema (la musica per esempio) e parlare solo di quello? Non parlo abbastanza di Londra o ne parlo troppo? Ditemelo. Come preferite naturalmente, nello spazio commenti o scrivendomi al solito indirizzo. Pero' sarebbe bello se chi legge lasciasse ogni tanto un'idea, un pensiero da condividere. Soprattutto perche' i lettori affezionati che conosco sono persone che potrebbero arricchire parecchio questo spazio.

Giovedi' 7 Aprile 2005: Londra, 1979

Bellissimo l'articolo scritto da Simon Reynolds su Time Out di questa settimana. L'occhiello dice "London, the late 70's: the birth of the post-punk era, and the last time the capital was creatively alive and politically radical".

London Calling e' lieto di ospitare un ricordo che mi ha appena mandato Marco:

"Ho un ricordo nitidissimo di Londra, febbraio 1979.
Lo sciopero dei netturbini, le pile di immondizia a
Leicester Square, la neve che copriva tutto.
La mia prima visita a Rough Trade, l'acquisto del primo
lp degli Stiff Little Fingers (primo disco
dell'etichetta) nel giorno d'uscita, l'ascolto a basso
volume di John Peel in stanza d'albergo mentre papà
dormiva, un giaccone nero da motociclista Belstaff.
Avevo quindici anni allora. Ne ho quarantuno oggi.
Oggi, all'ora di pranzo ho comperato il secondo disco
dei British Sea Power, etichetta Rough Trade, cd
duecento. Tutto cambia, nulla cambia".

Giovedi' 7 Aprile 2005: la musica delle formiche

Stasera devo andare a una festa di compleanno. Come sempre aspetto fino all'ultimo minuto per prendere un regalo. Ieri sera mi e' venuto in mente che Domenica scorsa la mia amica che compie gli anni, mi diceva che ha intenzione di visitare il Laos. Cosi' stamattina sono andato a Waterstone di Piccadilly, che ha una sezione di libri di viaggio davvero ottima, per cercarle una guida.

Se conoscete la stazione della metropolitana di Piccadilly Circus sapete che ha un ingresso al nuovo Virgin Megastore, quello che ha sostituito Tower Records. Cosi' prima di passare da Waterstone ho fatto un salto a vedere se sono usciti Mojo e Uncut di questo mese.

Piccola divagazione: sapete qual e' la ristampa del mese per Mojo? La storia di Jack Nitzsche, quella ristampa della quale vi parlavo Domenica scorsa, che include la versione soul di "Helpless" fatta da Buffy Saint-Marie. Ottima scelta Mojo! Fine della divagazione.

Mentre uscivo, stava entrando una scolaresca (a Londra ci sono molte gite scolastiche in questo periodo), avranno avuto 15 anni. Proprio mentre stavo risalendo la corrente come un salmone per guadagnare l'uscita e' successo qualcosa che ha cambiato l'umore della mia giornata, decisamente in meglio.

Quell'inizio inconfondibile che mi ha fatto tornare ai miei 15 anni, mentre proprio da quindicenni ero circondato. E infatti ho girato su me stesso e mi sono fermato vicino a un altoparlante per sentire tutto il brano, che non ascoltavo da parecchi anni. Brano che era "Ant music". Quanti anni sono passati da quando lo sentivo nella mia cameretta! Che piacere mi ha fatto riascoltarlo.

Ora Adam e' un signore di mezza eta'. Vive a Kentish Town, ha sofferto di diversi esaurimenti nervosi. Il suo migliore amico e' il mio amico Geoff, il chitarrista di Zodiac Mindwarp, che lavora come tecnico di computer e al quale telefono ogni volta che il mio PC non fa quello che gli dico. Geoff mi racconta che ogni tanto Adam gli telefona in uno stato di assoluto panico e che gli ci vogliono ore a consolarlo e a farlo tornare con i piedi per terra.

Tutto e' cosi' vicino adesso. Ma allora no, allora nella mia cameretta sognavo Londra, senza sapere che un giorno tutto questo sarebbe stato normale, la mia quotidianita'. Londra dove la metropolitana non funziona, Londra sporca, Londra poco sicura, Londra carissima. Ma anche, Londra dove in una mattina di primavera ti puo' capitare di entrare in un negozio di dischi e trovarti, improvvisamente, molto molto piu' giovane.

mercoledì 6 aprile 2005

Mercoledi' 6 Aprile 2005: perfidia

A volte mi domando se in fondo al cuore non sono un po' perfido.

Mi e' capitato anche oggi, dopo aver sentito la registrazione dei funerali in diretta di Berlusconi, ieri sera alla televisione italiana. C'era questo ometto impaurito, che fingeva una baldanza patetica. Un ometto che immagino (ho sentito solo la registrazione audio) ben vestito secondo lui, con quella solita divisa penosa, la cravatta a pois che non la mette piu' nemmeno il piu' rancido dei bancari. Il trapianto di capelli, il lifting (venuto poi neanche benissimo) che non lo fa nemmeno piu' Liz Taylor, oggi per fortuna le persone si accettano per quello che sono. E dall'altra parte, a scuoiarlo vivo, un signore con i baffi e la lingua aguzza, un politico di razza, che i suoi errori li ha fatti, certo, anche gravi, ma che sa quello che dice. E al quale non sembrava vero trovarsi di fronte quell'ometto, il re nudo con la cravatta a pois, per dirgli finalmente che cosa pensa, di fronte a sei milioni di persone.

In queste condizioni forse una persona davvero buona avrebbe dovuto parteggiare per l'ometto caduto dal trono, l'ometto che si e' inventato la sceneggiata di un partito politico per sfuggire alla galera. L'ometto mafioso, amico di mafiosi e fascisti, che veniva massacrato da un signore con i baffi e la lingua aguzza.

E invece non ce l'ho fatta. e quando il signore con i baffi e la lingua aguzza infieriva sull'ometto, sono stato felice di sentire l'ometto contorcersi, prendersela addirittura con una signora che aveva osato applaudire l'avversario. Vedere l'ometto finalmente tra la gente normale, non Vespa e Schifani e altri servi, persone normali e niente sfondi azzurro cielo, niente inni, niente bandierine.

Forse sono davvero perfido.

lunedì 4 aprile 2005

Lunedi' 4 Aprile 2005: 11-2

11-2, ancora non riesco a crederci. Potrebbe essere una serata storica. La fine definitiva del regime del ciarlatano e dei suoi luridi servi. Speriamo sia cosi'. 11-2, davvero un ottimo risultato!

domenica 3 aprile 2005

Domenica 3 Aprile 2005: Maria piena di grazia

Ho appena visto "Maria full of grace", di Joshua Marston. E' un film straordinario e l'attrice protagonista, Catalina Sandino Moreno, avrebbe meritato di vincere l'Academy Award per il quale e' stata nominata.

In questo film c'e' tutta la disperazione del Sud del mondo. E tutto il suo desiderio di rivincita. Maria, Blanca e Lucy, che trasportano droga dentro di loro dalla Colombia agli Stati Uniti, commuovono, emozionano e fanno pensare.

Da vedere assolutamente.

Domenica 3 Aprile 2005: il theremin

Ieri sera sono andato a sentire Joanna Newsom e Alasdair Roberts alla Queen Elizabeth Hall. E' stata una serata magica, di poesia intensissima e silenzio. Che c'entra tutto questo con il theremin?

Joanna ha detto piu' volte di avere delle vesciche sulle dita, anche se ha suonato la sua arpa cosi' magicamente che non lo si sarebbe mai detto. Ma era sofferente, e la cosa mi ha fatto venire in mente l'invenzione del theremin, che e' uno strumento nato da un gesto d'amore.

Leon Theremin, il suo inventore, era follemente innamorato della sua compagna, la violinista russa Clara Rockmore. Quando Clara non pote' piu' suonare il violino (per lesioni alle dita), Theremin, che era un fisico, decise di provare a inventare un violino elettronico, che Clara avrebbe dovuto a malapena toccare. Nacque cosi' questo bizzarro strumento (usato in molte colonne sonore, mi viene in mente tra le altre quella di "Qualcuno volo' sul nido del cuculo"), con il quale Clara pote' continuare a suonare anche quando, anni dopo, perse l'uso delle mani.

E' una storia che mi ha sempre commosso.

Domenica 3 Aprile 2005: vintage music

In questo fine settimana ho ascoltato musica molto vintage. In particolare due canzoni bellissime.

Credo che tutti conosciate la versione splendida di "You don't miss your water" che fece Gram Parsons. L'originale e' di un cantante country di Memphis che si chiama William Bell, ed usci' nel 1967. Il testo e' semplice e magnifico:

"In the beginning
you relly loved me
but Iwas too blind
and I could not see

but now you've left me
oh how I cry
you don't miss your water
till your well runs dry".

La trovate su "It came from Memphis", doppia raccolta publicata quest'anno dalla Manteca in occasione della stagione che il Barbican dedica alla citta' della Sun e della Stax.

http://www.barbican.org.uk/memphis/

L'altra canzone che ho ascoltato davvero fino a rovinare il CD e' la versione fatta da Buffy Saint-Marie di "Helpless" di Neil Young, uscita nel 1972. Quando canta "There is a house in Old Ontario..." mi commuovo, ma dovete capirmi, sono lontano da casa. La trovate su un disco che la Ace ha dedicato al genio di Jack Nitzsche, intitolato "The Jack Nitzsche story hearing is believing", pubblicato proprio questa settimana.

http://www.spectropop.com/JackNitzsche/

venerdì 1 aprile 2005

Venerdi' I Aprile 2005: love

"What is love? Is that powerful attraction
towards all that we conceive, or fear,
or hope beyond ourselves"

- Percy Bysshe Shelley

Letta stamattina nella pubblicita' del festival di Glastonbury.