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mercoledì 27 aprile 2005

Un po' di musica



Un disco che si ama istantaneamente e che cresce ascolto dopo ascolto il sesto album degli Eels. Capolavoro fin dal titolo, "Blinking lights and other revelations". E dalle foto bellissime della copertina e del libretto, tratte dagli album di famiglia di Mark Everett. Guardate il pointer simpatico, le foto di vecchi treni, quegli scatti di un periodo nel quale anche una fotografia era un piccolo evento.

Poi mettete il primo dei due dischi (mi stavo dimenticando: l'etichetta e' la Vanguard) nel lettore, e ascoltate quei suoni sospesi tra Brian Wilson, Andy Partridge, Lou Reed, Stephen Malkmus. Tutti quei dettagli che non sai da dove arrivano e che decorano canzoni perfette e semplicissime, classici istantanei.

Primo disco che contiene tanti gioielli: "From which I came/ a magic world" con campanellini che ricordano "Sunday morning", "Troubles with dreams" con quei vortici di liquide tastiere. E soprattutto "In the yard, behind the church", cosi' commovente nel raccontare di un incontro solo immaginato da far piangere.

Una canzone che dice:

"In the yard, behind the church where
Butterflies and blackbirds search for
A safe place to rest the night away
We will go down to the brook and
Sit upon the overlook then
Forget about the troubles of the day

We will walk among the graves of
Men long dead with presidents’ names and
Listen to the water flow softly by
I will kiss you on the lips now
And as the sky grows dark we’ll strip down
And let the water wash away all lies

In the yard behind the church where
Butterfly and blackbirds perch on
Gray stones and the garden’s growing dim
We will lay down on the ground and
Put our cheeks against the dirt down
Where it no longer matters
Where you’ve been".

E ti sembra di vederlo Mark quando l'ha scritta, mentre cammina da solo nel giardino di una chiesa, di quelle nascoste come oasi di pace nelle pieghe di una grande citta', con un taccuino in mano.

Poi ascoltate il secondo disco, ancora piu' emozionante, un disco che si apre con una canzone che parla di polvere che gli anni accumulano su di noi, ha una traccia che si intitola "Sto per smettere di fingere di non averti spezzato il cuore", una dedicata alle stelle che splendono in cielo.

E finisce con una canzone che si intitola "Cose che i nipotini dovrebbero sapere", un testamento che lascia ammutoliti:

"I go to bed real early
Everybody thinks it's strange
I get up early in the morning
No matter how disappointed I was
With the day before
It feels new

I don't leave the house much
I don't like being around people
Makes me nervous and weird
I don't like going to shows either
It's better for me to stay home
Some might think it means I hate people
But that's not quite right

I do some stupid things
but my heart's in the right place
and this I know

I got a dog
I take him for a walk
And all the people like to say hello
I'm used to staring down at the sidewalks cracks
I'm learning how to say hello
Without too much trouble

I'm turning out just like my father
Though I swore I never would
Now I can say that i have love for him
I never really understood
What it must have been like for him
Living inside his head
I feel like he's here with me now
Even though he's dead

It's not all good and it's not all bad
Don't believe everything you read
I'm the only one who knows what it's like
So I thought I'd better tell you
Before I leave

So in the end I'd like to say
That I'm a very thankful man
I tried to make the most of my situations
And enjoy what I had
I knew true love and I know passion
and the difference between the two
And I had some regrets
But if I had to do it all again
Well, it's something I'd like to do".

A quel punto attorno a voi tornera' il silenzio ma il mondo non sara' piu' come prima.



Preso come sono dagli Eels mi stavo dimenticando di segnalarvi l'uscita di "Oceans apart" (Lo-Max) degli australiani Go-Betweens. Ne riparleremo perche' voglio ascoltarlo qualche volta in piu'. Ma e' un gran disco, di ballate un po' simili a quelle dei REM di "Fables of the reconstruction", ma piu' selvatiche, senza il tocco di Joe Boyd. Segnalo che esiste anche una versione ultra-limitata doppia, con un disco registrato dal vivo al Barbican (che pero' non e' indispensabile).

Bella soprattutto "The mountains near Dellray" che dice:

"In the mountains near Dellray, acres and a farm, music in the barn, it's no struggle.
Snow in the sun. October in the rain. The people that have come are in the middle.
And does the Derwent flow? Anywhere up that way.
Does the Derwent flow near Dellray?
And when you make a wish. And you get the wish.
Never let go, it's no struggle".

Musica che e' la mia colonna sonora di queste giornate. Volevo condividerla con voi. Anzi la condivideremo, se vorrete, Domenica sera alle 22.35, su Radio Popolare.

5 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Ascolterò volentieri PM domenica prossima, nel frattempo vi segnalo Antony & the Johnson al Ciack di Milano il 2 maggio
ciao
Auro

giovedì, 28 aprile, 2005

 
Anonymous Anonimo said...

Auro! ma Antony a te non ti piaceva neanche un po'....o sbaglio??
ciao!
raffaella

giovedì, 28 aprile, 2005

 
Anonymous Anonimo said...

Disco semplicemente meraviglioso, è anche la mia colonna sonora di queste prime giornate primaverili.
Ciao!
Giuseppe

giovedì, 28 aprile, 2005

 
Anonymous Anonimo said...

x Raffaella:
esatto, l'unica canzone che ho sentito non mi è piaciuta, infatti non ci vado.
Però magari interessa a te..
ciao
Auro

giovedì, 28 aprile, 2005

 
Anonymous Anonimo said...

Si, Auro, grazie! m'interessa eccome, infatti già lo sapevo.
Ma preferisco non pensarci perchè non riuscirò ad andare, credo..

ciao!
raf

giovedì, 28 aprile, 2005

 

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