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Ambiente Uguaglianza Tempo

martedì 24 maggio 2005

17 secondi



Mi sveglio. Guardo il cielo. Nuvole grigie. Metto "Seventeen Seconds" (Fiction).

In questo disco c'era gia' tutto...

... la difficolta' di vivere una vita autentica ("It's just your part/ in the play for today" da "Play for today")

... il desiderio ("Talking all night in a room/ all night/ everything slowing down/ I wish I was yours", da "Secrets")

... la nostalgia ("Remember me/ the way I used to be", da "Secrets")

... la paura di volare ("I drown at night in your house/ pretending to swim", da "In your house")

... la debolezza ("Enough of that/ 'stand up straight'/ what nonsense", da "Three")

... la mancanza di una direzione ("I'm running towards nothing/ again and again and again", da "A forest")

... l'abbandono ("But tell me the words/ before you fade away", da "M")

... la solitudine ("Listen to the silence/ at night", da "At night")

... i sogni spezzati ("The dream had to end/ the wish never came true", da "Seventeen seconds").

Dopo "Seventeen seconds", ci sarebbero stati i suoni crepuscolari di "Faith" e la notte buia di "Pornography". Poi piu' nulla.

Ma quei Cure sono stati troppo importanti, i loro primi quattro album continuano a essere dischi fondamentali.

E l'ultimo minuto di "A forest", con quel basso profondo e la chitarra che ricama arabeschi dai colori acidi, lo trovo ancora oggi miracoloso.