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Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 22 luglio 2005

Esistono buone ragioni per non farsi esplodere nei treni della metropolitana e sugli autobus

Ieri sera ero qui, a una private view della sua mostra. A un certo punto ho visto questo quadro e mi sono fermato, istintivamente. Quello che vedete e' un vecchio autobus, e sull'autobus ci sono delle persone. Una signora con la borsa della spesa, un lavoratore, una mamma con bambino, un ricco signore, una ragazza vestita elegantemente all'europea. Sono sicuro che i ragazzi disperati che hanno cercato di farsi esplodere ieri sul # 26 e nelle tre stazioni della metro, questo quadro non si sono mai fermati a contemplarlo.

Perche', ci pensavo proprio stamattina, scendendo le scale della stazione di Shepherd's Bush e poi sul treno della Central line che mi portava al lavoro, sui mezzi pubblici si incontrano tutti i giorni tante vite, tante storie che si incrociano per pochi minuti. E io vorrei conoscerle queste storie, ascoltarle, capirle. E proprio non riesco a comprendere chi sogna di interromperle o di cambiarle per sempre.


PS: la mostra e' davvero molto bella. Arrivato nell'ultima sala, di fronte a quadri come questo, il mio player interiore (come l'ha chiamato ieri Giuseppe) ha iniziato a suonare la loro "I am the black hole of the Sun", spruzzando la mia mente di intensi colori psichedelici. Poi Harriett ci ha fatti salire al settimo piano e ci siamo messi a contemplare il tramonto sul fiume, la luce che cambiava ad ogni istante, bevendo tisane e cioccolate. Ed e' stato proprio un bel modo per concludere un Giovedi' di tensione qui a Londra, rilassando pensieri e preoccupazioni

PPS: pochi minuti fa hanno chiamato in rapida sequenza Silvia Giacomini, Michele Migone e Claudio Agostoni per chiedermi interventi giornalistici per la radio. Per chi e' interessato e ha tempo di ascoltare: Claudio mi intervista Domenica mattina alle 11.30 e Silvia Lunedi' mattina alle 9.05 (ora italiana).

4 Comments:

Blogger MoMo said...

Penso che sia il grado di disperazione a portare questi ragazzi alla scelta estrema di farsi saltare in aria. Loro non hanno carri armati, non ci sono aerei per rispondere agli attacchi. Quello di farsi esplodere lo considerano un mezzo efficace.
Tutti gli aspiranti kamikaze hanno un buon numero di parenti o amici che sono stati uccisi . Pensano di non aver più niente da perdere. Così le ragioni personali si combinano con quelle nazionali, chi è disposto a farsi esplodere difficilmente tiene in considerazione le altre vite .. e le loro storie.
Ci sono buonissime ragioni per evitare di farsi esplodere ovunque ... pensa a quante vite, quante storie ... delle quali non sapremo nulla .. se non la loro fine..

giovedì, 28 luglio, 2005

 
Blogger Myriamba said...

gia' pensano che con le loro bombe faranno scendere "dio" sulla terra a prendere le loro anime..oltre che disperati sono anche molto ingenui..no?

giovedì, 28 luglio, 2005

 
Blogger MoMo said...

..l'essere ingenuo è la manifestazione di semplicità, innocenza, sprovvedutezza...
l'essere disperato è la manifestazione del proprio dolore in atti esterni di impressionante violenza ...

giovedì, 28 luglio, 2005

 
Blogger Fabio said...

Allora, qui non si censura niente, nemmeno quello che ho scritto in un momento di fretta o di scarsa lucidita'. Quindi lascio questo infelice titolo, con il quale cercavo di sdrammatizzare una situazione che, vi assicuro, per chi come me in questa citta' si muove solo a piedi o con i mezzi, drammatica la e' davvero.

Condivido in pieno quello che dice nel primo commento la Simo. Io credo anzi Simo che tu abbia colto davvero il cuore del problema. Sento solo dire che con i terroristi non si puo' dialogare, e questa a me sembra una cavolata colossale. Non solo bisogna dialogare con i terroristi, ma credo anche, permettetemi la provocazione, che si debba imparare ascoltandoli, conoscendo la loro storia, prendendo atto della loro sofferenza. La Simo dice una cosa che nessuno prende mai in considerazione, perche' nessuno (e questo se volete e' anche comprensibile) prova la minima empatia per i terroristi. Ma questi ragazzi fanno una scelta estrema proprio perche' non hanno altro mezzo per denunciare la loro disperazione. Perche' noi non li ascoltiamo, perche' abbiamo deciso di non dialogare con loro, aumentando la loro disperazione, spingendoli ancora piu' in la' di dove andrebbero.

Condivido anche quello che dice Myriam: c'e' ingenuita', sprovvedutezza, sapientemente manipolate.

giovedì, 28 luglio, 2005

 

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