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venerdì 15 luglio 2005

London Calling 5: 1) le 5 canzoni piu' belle della prima meta' del 2005

Dicono che penso troppo e forse e' un po' vero, perche' infatti continuo a cambiare idea sull'organizzazione dei post del mio blog. Ho iniziato mettendo titoli, poi titoli e data, poi data e basta e infine solo titoli di nuovo. Adesso mi e' venuta l'idea di introdurre alcune rubrichette fisse. Niente di troppo originale (non sia mai!), anzi la prima rubrichetta e' qualcosa che iniziai a fare all'inizio dell'anno, la solita classifica delle 5 cose piu' qualcosa, tipo le 5 migliori canzoni da ascoltare in una giornata di pioggia, i 5 luoghi ai quali sono piu' legato in questa citta', i 5 dolci che preferisco, ecc.

Cominciamo oggi con le 5 canzoni piu' belle della prima meta' dell'anno (in ordine di pubblicazione):

1) LAURA VEIRS Up the river (da The triumphs and travails of orphan Mae, Raven Marching Band re-issue). Le canzoni folk gotiche di Laura Veirs sono irresistibili e questa ha un fascino selvatico, con quella chitarra acustica accompagnata da note sparse di violino. Roba da "la febbre dell'oro", ma modernizzata al punto giusto

2) ANTONY & THE JOHNSONS Hope there's someone (da I am a bird now, Secretly Canadian/ Rough Trade). Inizia come una torch song bella ma gia' sentita, ma a un certo punto capita qualcosa di drammatico, emotivamente devastante e l'atmosfera attorno a noi si trasforma. Tele lacerate, barattoli di colore rovesciato, lacrime, sangue

3) EELS From Which I Came/ A Magic World (da Blinking lights and other revelations, Vagrant). O "In the yard behind the church"? Fate voi. La prima e' inno alla nascita, sorpresa, abbandono di un mondo fantastico al quale pero' un giorno torneremo. La seconda e' la piu' dolce, delicata, disperata canzone d'amore dell'anno

4) RYAN ADAMS & THE CARDINALS Meadowlake street (da Cold roses, Lost Highway). Inizia sottovoce, parla di un acero sotto il quale sdraiarsi a contare le stelle nelle notti estive. Piu' Neil Young di Neil Young, ma c'e' tutto questo tempo sospeso e poi quel finale inatteso, elettrico, che da' concretezza a una traccia fantastica di un doppio album che e' scrigno di pietre preziose

5) CHRIS HILLMAN Eight miles high (da The other side, Cooking Vinyl). Perche' Chris prosegue per la sua strada, suonando il bluegrass eterno che gli piace suonare, interrogando la sua anima e non dimenticando il suo passato. "Eight miles high" e' classico che si fa ancora piu' classico in questa versione solenne.

Ho dimenticato qualcosa? Aggiungete pure nello spazio commenti se vi va.

3 Comments:

Anonymous Giuseppe said...

Scelte impeccabili, caro Fabio.
Non ho ancora avuto modo di acquistare il disco di Chris Hillman, ma lo farò presto!

martedì, 19 luglio, 2005

 
Anonymous Giuseppe said...

Scelte impeccabili caro Fabio. Non ho ancora avuto modo di comprare il cd di Chris Hillman, ma lo farò presto.
Ciao!

martedì, 19 luglio, 2005

 
Blogger Myriamba said...

no comment

giovedì, 21 luglio, 2005

 

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