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Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 30 settembre 2005

Un post che nessuno commentera' mai tranne forse il mio iridologo

giovedì 29 settembre 2005

La stagione del raccolto e il vento della prateria


"This pasture is green
I'm walking in the Sun

Amber waves of grain
bow in the prairie wind"

NEIL YOUNG No wonder


"Prairie wind" e' troppo simile a "Harvest", solo che esce 33 anni dopo.

"Harvest" lo ascoltavo da bambino. Mio cugino Mario, di un po' di anni piu' grande di me, lo suonava a ciclo continuo un'estate a Gressoney. Passava ore ad ascoltare quel nastro, nella casa di pietra nella quale abitavamo o nel pratino dall'altra parte della strada, con un registratore a cassette Philips che mio papa' aveva regalato a sua sorella per la cresima e che si litigavano in continuazione. Ogni tanto il nastro si incastrava nell'ingranaggio del mangiacassette e Mario, con religiosa cura e tutto il tempo necessario, riusciva sempre a salvarlo.

Di "Harvest" comprai qualche anno dopo una versione in vinile e un cinque o sei anni fa mi sono regalato il CD. Pero' vorrei troppo chiedere a Mario se ha ancora quel nastro martoriato senza remissione dal mangiacassette Philips, perche' senza i suoni fruscianti generati da quella cassettina forse non mi sarei mai appassionato a quella cosa meravigliosa e sfuggente che si chiama musica.

Ecco, a questo penso ascoltando "Prairie wind". Perche' uno crede che in trent'anni cambi tutto, e diventi grande e vai a vivere lontano e Mario non lo vedi da secoli e quindi certe cose le dimentichi. E invece, fortunatamente, ci sono fili invisibili ultra-resistenti, fatti di suoni, fatti di emozioni di quelle che forse avremmo capito solo dopo, a tenerci in contatto con i bambini sensibili e curiosi che eravamo.

"Prairie wind" e' "Harvest", solo uscito in una fase diversa della nostra vita. Avvicina ricordi e ci fa realizzare che quei bambini con i calzoncini corti, le ginocchia sbucciate e lo sguardo luminoso vivono ancora da qualche parte dentro di noi.

martedì 27 settembre 2005

La superficie del fine settimana a volte sembra fatta di carta stagnola e come la carta stagnola si strappa facilmente (reprise)

CHRIS OFILI Freedom one day, 2002

Perche' poi nel fine settimana ti capita che la Domenica mattina non hai niente da fare e sai che dovresti impacchettare tutto per il trasloco ma rimandi.

E vai alla Tate Britain a fare un giro perche' hai letto che hanno comprato un lavoro di Chris Ofili senza sapere che e' proprio quel lavoro di Chris Ofili.

Ed e' li' che la superficie di carta stagnola del fine settimana si strappa, love rears its ugly head, e ti costringe a guardare oltre l'apparente sbarluccicare.

E ti torna in mente una giornata perfetta dell'estate di tre anni prima nella quale quell'installazione la sei andata a vedere alla Victoria Miro Gallery, tra Old Street e Islington. E hai scoperto un sacco di cose quel giorno tipo la zona della galleria della quale ignoravi l'esistenza per dirne una. E poi questo giovane artista anglo-africano che se n'e' stato per conto suo per quattro anni per realizzare quell'installazione miracolosa al piano superiore della galleria. Gesu' e i discepoli rappresentati come macachi perche' come pare abbia detto una biologa invitata all'inaugurazione:

"Monkeys may be godless but... rhesus macaques display a deeper degree of compassion for each other than do human beings". (Forse parlava degli inglesi, probabile).

E tutti quei colori da perdercisi, con i riflettori puntati e noi che camminavamo in quello spazio buio illuminato da tutti quei rossi arancioni verdi turchesi gialli che arrivavano all'anima, senza riuscire piu' a parlare bloccati dalla commozione che era anche un'esperienza spirituale e molto vi assicuro.

E poi tutta quella giornata, e tutte quelle giornate prima e dopo, ma chi se ne importa ho gia' detto troppo il resto lo tengo per noi, compresa la mostra di foto dedicata al reggae e le cartoline prese per Vito che non stava piu' nella pelle quando gliele diedi appena prima di Reggae Radio Station, e la cena nel posto dove tutte le sedie e i tavoli erano scompagnati come adesso siamo anche noi.

lunedì 26 settembre 2005

La superficie del fine settimana a volte sembra fatta di carta stagnola e come la carta stagnola si strappa facilmente

Allora, ho corso tutto il giorno oggi, pero' adesso metto nelle mie cuffiette i Lambchop (Nixon, per chi fosse curioso) e trovo un po' di tempo per noi.

Di cosa parliamo? Dato che e' Lunedi' e non mi e' rimasta molta energia per fantasticare (e Sarah mi sta aspettando per andare da Tas Pide, anzi stara' gia' percorrendo il lungofiume con il suo passo da thriatleta) perche' non parlare del fine settimana?

Nel quale ho scoperto un po' di cose:

1) che alla White Cube ci sono due installazioni di Candice Breitz, artista sudafricana della quale pare tutti abbiano parlato bene alla recente Biennale. Diverse, entrambe a loro modo interessanti [lo so che Sabato sera ho detto che non mi sono tanto piaciute, ma poi le ho ruminate ieri pomeriggio e ho cambiato idea]. "Mother + father" mostra tensioni famigliari che quelli come me conoscono bene, ma in un certo senso, universalizzandole e trasformandole in fiction le allontana. "Queen" la sentite prima di vederla, entrando nella galleria e poi salendo le scale dove il coro di canzoni di Madonna (interpretate da componenti italiani del fan club – facciamoci sempre riconoscere) si mischia ai risolini del pubblico. Pero', ecco, a me l'insieme e' piaciuto e i cantanti (molti di loro) sono cosi' simpatici nella loro ingenuita' e nel loro amore per il loro idolo. E poi pensiamoci: qual e' stata la colonna sonora dei nostri anni '80? Morrissey che ascoltavamo nelle nostre camerette o Madonna che non potevamo non sentire appena ci decidevamo a uscire dal nostro guscio protettivo? E quindi?

2) che Riflemaker resta la mia galleria preferita di Soho e che la mostra dedicata ai disegni a pennarello di William Burroughs e' troppo divertente. Mostra vista con Marco che e' l'unica persona che conosco che ama questa citta' al punto di fare un'andata e ritorno in giornata da Milano. Sono soprattutto i famosi "Shot sheriffs", ritratti di sceriffi poi impallinati con la carabina

3) che a Londra c'e' un bel caffe' letterario (che solo Francesca poteva scoprire) non lontano dalla piazza di Covent Garden dove il Sabato sera ci sono dei readings interessanti. Presto se mi ricordo inserisco una foto

4) che il Pimms migliore di Londra si beve al Freud ed e’ bello vedere come li fanno i cocktails in quel posto nascostissimo che solo Noah poteva scoprire

5) che la Tate Britain ha comprato "The upper room" di Chris Ofili, evento che merita un post a parte che provero' a scrivere domani

6) che scendendo dal ponte di Southwark e percorrendo il lungofiume verso la Tate Modern si incontra un cocktail bar con vista sul fiume dove suonano cose come "I am the black hole of the Sun" e "Everybody loves the sunshine". E il loro cocktail di mango e mandarino e' speciale davvero, ed enorme, si chiama Solero per chi lo vuole provare.

Ecco, questa e' la superficie, domani vi racconto una cosa un po' piu' personale.

venerdì 23 settembre 2005

Venerdi', 19:04


"Yes, to dance beneath the diamond sky with one hand wavin' free,
Silhouetted by the sea, circled by the circus sand,
With all memory and fate driven deep beneath the waves
Let me forget about today until tomorrow"

BOB DYLAN Mr. Tambourine Man


Anzi, non fino a domani, addirittura fino a Lunedi'. Buon fine settimana.

giovedì 22 settembre 2005

Ricordare, dimenticare


Ho letto stamattina dei frammenti di un'intervista a Fernando Tavora, un architetto portoghese recentemente scomparso, e mi ha colpito questa frase:

"Dimenticare e' importante tanto quanto ricordare; e' un modo per selezionare, dunque una forma del ricordo. Per progettare e' necessario saper dimenticare, nell'architettura cosi' come nella vita".

La lascio qui per commentarla insieme se volete. Mi ha fatto molto pensare, soprattutto a tutte le proiezioni del passato nel futuro, che ci impediscono di vivere pienamente il presente. Si capisce cosa sto cercando di dire o resta tutto nella mia testa?

Il passato bisogna saperlo dimenticare a volte. Portarlo con noi come un peso, una zavorra non serve. E non e' sempre facile dimenticare, non e' facile.

E pero' non e' solo dimenticando che si riesce a volare in alto, leggeri sopra le nuvole?

lunedì 19 settembre 2005

?

GRAHAM SUTHERLAND Fallen tree against sunset, 1940


Lascio che a cullarmi siano le note miracolose di "Now that I know" e provo a scrivere qualcosa. Ma cosa? Ho la testa piena di domande, cosi' mie che non riesco ad articolarle in modo comprensibile. Perche' ho trasformato il tempo in un nemico? Perche' ho scelto di vivere in mezzo a tutti questi sconosciuti? Perche' non riesco piu' a dormire una notte intera? Perche' non pongo limiti di quelli visibili da lontano? Perche' spesso mi si stringe la gola prima di parlare? Perche' la mia pace interiore e' diventata cosi' fragile? Perche' ho paura? Perche' non sento piu' davvero i gusti dei cibi? Perche' sto ignorando tutte le occasioni di cambiamento? Perche' vivo di abitudini? Perche' non respiro piu' come ero capace? Perche' non smetto di torturarmi? Perche' non inizio a volermi un po' bene?

Il prossimo post prometto di cambiare musica, questo pero' me lo concedete? O e' meglio che lo cancelli?

[E soprattutto, e questa e' la domanda principale: perche' mi aggrappo a questo PC e non esco di qui?].

domenica 18 settembre 2005

Just when I thought that my skies were a June July blue ten thousand umbrellas opened to spoil the view

Avete mai visto "Les parapluies de Cherbourg" di Jacques Demy? Io sono andato Venerdi' sera, al National Film Theatre, sala 1, quella con lo schermo grandissimo. Da tempo non mi capitava di vedere tanti fazzoletti alla fine di un film. E di sentire una sala cinematografica enorme scoppiare in un applauso fragoroso e meritatissimo.

Perche' "Les parapluies de Cherbourg" e' una fiaba senza lieto fine, una fiaba che assomiglia tanto alla vita. Quel finale (che mi trattengo dal raccontare) appartiene all'esperienza di molti di noi.

Se non l'avete mai visto fate qualsiasi cosa per rimediare.

[Comunque a me non e' che il tempo faccia poi tutto questo effetto, anzi finisco sempre per ri-innamorarmi delle stesse persone, anche se sono quindici anni che non le vedo piu', anzi forse proprio per quello]

I cieli del fine settimana


I fiori del fine settimana



venerdì 16 settembre 2005

Legno, neve, cervi, tacchini selvatici, orsi.

[Ricevuta notizia un po' devastante, vediamo se riesco a distrarmi - il blog come strumento terapeutico anti-depressione di solito funziona]

Trovo bellissimo che la musica che ascoltavamo un anno fa a Prospettive Musicali stia diventando piuttosto mainstream, almeno qui in Inghilterra.

Oggi il Guardian intervista Antony Hegarty e l'Independent Devendra Banhart. Che parla di "Cripple Crow" (in uscita Lunedi', sto contando i minuti).

Disco inciso a Bearsville, Woodstock, dove Bob Dylan registro' i Basement Tapes:

"I wanted a place that has good vibes, so I went there and wrote the record in winter by the fire and invited my friends to come and play on it. We were surrounded by the beautiful wood and snow and deer and wild turkeys and, once in a while, bears. And it was cold so we tried to make a record that was warm, to astrally project some kind of tropical hibiscus island".

Cose da pazzi, e' Venerdi' sera e sto aspettando Lunedi'.

giovedì 15 settembre 2005

Il suono della neve che cade

E' da Lunedi' che galleggio dentro la poesia di "Takk...". E non voglio lasciare questo mondo di dolcezza, non voglio tornare alla realta'. Vivo in questo spazio candido e fatato e voglio restare qui per sempre. "Takk..." nevica, avvolge tutto in un manto luminoso, un liquido amniotico di serenita'. Resta sospeso a mezz'aria, vola con leggerezza al di sopra di tutte le cose. Smaterializza, rallenta, amplifica le emozioni.

"I gave you hope that became a disappointment... this is an alright start"

Tre girasoli

"There was no gesture that I wanted to make, nor did I have any special thoughts, except for thinking that one day I'd remember this moment, I'd fill it up with something that wasn't there. I'd find a way to take what appeared utterly futile at the time and make it in retrospect quite solemn"

MARGARET MAZZANTINI Don't move

Sono bastati tre girasoli, saliti sulla metro a Ladbroke Grove nelle mani di una giovane donna elegante, per farmi bucare la pioggia. Un frammento impazzito di estate incastrato nella mattina color autunno inglese.

Si sono affollati nella mia mente istanti e volti delle mie estati italiane, momenti allora forse indifferenti che oggi mi sembrano infinitamente preziosi.

Sono sceso dalla metro a Farringdon lucida di pioggia con in testa "Sunflower suit" e non va piu' via.

"It takes a lot to get used to today"

Ma il cielo e' sempre piu' blu




E' arrivato l'autunno a Londra, e il lavoro si accumula, sempre di piu', sempre di piu'. Lascio che la memoria voli a questi cieli estivi.

martedì 13 settembre 2005

This sky's for you

Questo cielo e' per la Ele.

[Per capire, visitate "Un segno visibile e mio"]

sabato 10 settembre 2005

Svuotarsi di se' e riempirsi di bellezza

GEORGE STUBBS Horse and lion, 1770

[Chi scrive un blog sa che non siamo noi a scegliere gli argomenti dei post, ma sono i post che ci scelgono, che chiedono di esistere. Cammini per strada, sali sulla metropolitana, leggi un articolo, vedi una foto, incontri una persona, e sai che quello sara' il prossimo post. I post accadono, sono loro che si fanno trovare. Sono frasi captate, frammenti di discorsi, parole che portano con se' ricordi].

Mi svuoto di me e mi riempio di bellezza quando mi fermo a contemplare il mare dal sagrato della chiesetta di San Niccolo'.

Quando il Mercoledi' sera entro alla National Gallery mezz'ora prima della chiusura, ascolto il silenzio e i miei passi che rimbombano sui pavimenti di legno scricchiolante, e attorno a me vedo Van Eick, Piero della Francesca, Raffaello e Leonardo e li respiro dentro di me.

Quando torno a casa e Billy si appoggia a me e mi guarda con quei suoi occhi di cane pieno d'amore e mi lecca la faccia e mi fa capire quanto ha sentito la mia mancanza.

Quando penso alle camminate in collina, ai bagni in mare, ai discorsi che non finivano mai, ai Sonic Youth condivisi con Simona, che e' passata troppo velocemente su questo pianeta.

Quando nelle sere d'estate vedo sorgere la luna rossa dietro le colline, accompagnata dalla musica dei grilli che attraversa il silenzio.

Quando un sms di Rocco mi fa capire che nello stesso momento stiamo entrambi marciando per la pace, con tanta distanza tra di noi, ma nessuna tra i nostri cuori.

Quando entro in studio, spengo la luce al neon, accendo la lampada puntata sul mixer, metto le cuffie e so che per un'ora potro' condividere musica, idee, stati d'animo con qualcuno che non conoscero' mai ma che forse capisce tutto.

Quando cade la neve, quando sento arrivare la primavera, quando vedo un arcobaleno.

[Grazie per titolo e ispirazione per questo post - scritto ascoltando in loop "Guess I'm doing fine"]

venerdì 9 settembre 2005

Consigli per gli acquisti


Stamattina colazione con una bella ciotola di mirtilli, un modo davvero piacevole di salutare un nuovo giorno.

giovedì 8 settembre 2005

I fantasmi e l'allodola


Stanotte nel mio letto c'erano fantasmi dispettosi. Appena cercavo di chiudere gli occhi mi scuotevano, fischiavano nelle mie orecchie, disturbavano il mio fragile sonno con mille pensieri.

Alle 4 e mezza ero ancora sveglio. Mi sono alzato, mi sono preparato una tisana alla menta e ho messo nel lettore questo disco.

"Out in the field where the lark it flies,
Over the earth where my heart it lies,
Oh how it sings when the West wind blows,
Out in the field where no-one goes".

Che mi accompagnato su una collina dalla quale dominavo una valle verdissima. Una brezza mi accarezzava il viso e un'allodola mi ha cantato la sua dolce melodia fino a quando mi sono addormentato come un bambino, senza piu' pensieri.

"Out in the field where the lark resides,
Here I'll remain where my heart can hide,
Only the lark and the West wind know,
I'm in this field where no-one goes"


Niente piu' fantasmi, solo tempo che trascorreva placido, finalmente fresco come l'acqua di un ruscello di montagna.

mercoledì 7 settembre 2005

This land is your land

[Stamattina avrei voluto scrivere un post sull'uscita del settimo volume di "The bootleg series", poi leggendo il titolo di una traccia dell’album ho cambiato idea].

Trovo incredibile quello che sta succedendo a New Orleans, perche' sta mostrando al mondo la fragilita', la violenza, la disperazione dell'America e del modello economico liberista. Il re e' davvero nudo nelle foto e nei racconti che arrivano da quella citta'.

Non so come spiegarlo, ma nell'America contemporanea a me sembra anche di vedere la rappresentazione del concetto di "Delitto e castigo", una punizione biblica che si abbatte senza pieta', ineluttabilmente. Una pena del contrappasso che colpisce con veemenza, con rabbia.

Prima l'America che ha seminato per decenni (e continua a farlo) violenza, guerre e dittature, e' stata colpita da uno degli attacchi terroristici piu' drammatici della storia, un backlash che ha portato a sua volta conseguenze epocali. E ora l'America, principale responsabile della distruzione ambientale del pianeta, la vediamo ancora una volta fragile, alle prese con il risultato del riscaldamento globale generato dai propri consumi insensati, frenetici, grassi come i ciccioni che festosamente in quel Paese mangiano doppi cheeseburger innaffiati da secchi di Coca-Cola.

Il 52% dei veicoli che girano sulle strade americane sono SUV, e nonostante il petrolio viaggi attorno ai 70 dollari al barile (ricordo che Rifkin in un libro pubblicato non piu' tardi di 3 anni fa prevedeva 50 dollari) l'America non ha mai investito in fonti energetiche rinnovabili. Meglio, per loro, il petrolio andarselo a prendere dove c'e', scatenando una guerra infinita.

Le spese militari per sostenere questa guerra stanno falcidiando la possibilità di spesa per i contributi sociali. Questo in unPaese dove sono state abbattute le imposte per i ricchissimi, allargando il divario con gli altri redditi.

Secondo dati del Census Bureau che potete trovare facilmente in rete, la dimensione della povertà negli Stati Uniti ha assunto considerevole spessore dall'avvento dell'amministrazione Bush. Attualmente i non abbienti raggiungono la quota di 35 milioni di persone; in ogni anno di amministrazione Bush, mediamente, questa quota è stata rinforzata da 1.7 milioni di nuovi poveri. Il tasso di povertà negli USA è oggi al 12.1% (parliamo, per intenderci di un reddito sotto i 15.000 dollari annui per una famiglia di tre persone).

Nonostante tutto questo, l'anno scorso, quando ne aveva la possibilita', l'America ha deciso di non cambiare direzione di marcia, confermando le politiche neoliberiste di un'amministrazione capitanata da un semi-analfabeta.

La tragedia americana di questi giorni non ha nulla a che vedere con lo tsunami del Dicembre scorso. Allora le cause furono naturali. Quello che vediamo in questi giorni e' il risultato di politiche economiche e ambientali dissennate, e' il portato di un agire umano folle, sconsiderato.

E non ha nulla a che vedere anche per il contrasto tra la dignitosa compostezza delle popolazioni asiatiche colpite allora e la violenza sub-umana che si e' scatenata in America oggi. In America, dove la proprieta' e' piu' importante della vita, gli agenti sparano per uccidere, a disperazione si somma disperazione in una voragine sociale che sembra non avere mai fine.

[Un po' di articoli che mi hanno colpito e hanno ispirato questo post li ho letti qui: il Manifesto, the Independent, the Guardian, michaelmoore.com. Un sito da consultare spesso e' anche questo. Un brano da ascoltare leggendo questo post e' questo, magari nella versione splendida che registro' lui, nel 1961].

martedì 6 settembre 2005

I'll never get out of this world alive

MIRANDA JULY Me and you and everyone we know, 2005

Da un po' sto cercando di scrivere questo post. Ce l'ho in testa dalla prima volta che sono entrato nella casa dove andro' a vivere a fine mese, poi mi e' venuto in mente il titolo (e se ricordate chi ha scritto un brano intitolato proprio cosi' - ironia della sorte appena prima di andarsene - siete proprio bravi), ma il post non sono mai riuscito ad articolarlo in maniera comprensibile.

Gli attuali proprietari della casa dove mi trasferiro' a fine mese (una coppia di avvocati, simpatici, sulla trentina), hanno messo in un angolo del soggiorno un'enorme riproduzione di un personaggio di Guerre Stellari, che domina la sala. Essendo loro appassionati di fantascienza, fanno parte di una categoria di persone che invidio molto. Come invidio chi ama l'opera lirica, le tragedie di Shakespeare, i film sull'antica Roma, l'Eneide.

Tutte queste persone hanno in comune la capacita' di vivere in mondi altri. Sanno scappare da qui, hanno delle loro porte segrete su un'altra realta', ogni tanto, alla fine di una giornata, dicono "beh e' stato bello" e via! se ne venno nel loro mondo di battaglie galattiche, desdemone rapite, eroi che volano nel cielo sotto forma di palle di fuoco.

Li invidio perche' io, per quanto abbia provato, non riesco a scappare. Quello che mi piace ha sempre un collegamento molto forte con questa realta'. Nei film di Rohmer e di Altman, nei testi di Will Oldham e dei Sonic Youth, nei libri di Carver e di Coe (per fare esempi di cose che amo), la realta' e' terribilmente presente. Trasformata, resa un po' piu' poetica, approfondita. Ma il mondo del quale parlano e' questo, i sentimenti sono quelli che proviamo tutti i giorni, i protagonisti siamo noi, le situazioni quelle del nostro quotidiano.

E allora mi domando: perche' non riesco a scappare di qui, anche quando e' tutto cio' che vorrei?

domenica 4 settembre 2005

The only disadvantage of leaving London for the summer is having to come back and pick up where you left off


MARGARET BOURKE-WHITE Gandhi with spinning wheel, 1946

Per quale ragione sarebbe uno svantaggio di Londra in particolare (a me sembrava uno svantaggio anche quando stavo a Milano) chiedetelo all'editorialista dell'Independent che ha iniziato un suo pezzo con questa frase.

Mi aiutano in questi giorni post-vacanze e pre-autunno Trampin' e soprattutto questo brano, che mi mette i brvidi ogni volta che lo riascolto.

"Flowers fell burning From the young girls' hair"...

sabato 3 settembre 2005

Un sms di Marco

GABRIELE MUNTER Village street in Winter, 1911.


"If I can sing a song and fill the world with laughter, it doesn't matter if the Sun is gone". From Southwest by Herb Pedersen 1976. Meraviglioso".

Si', meraviglioso!

Un film che se fosse un disco sarebbe uscito per la K



E nel quale recita Kim Gordon. E con Thurston Moore come consulente musicale.

Sono sicuro, sicuro, che quando il flatmate di Kurt mette sul piatto "The Velvet Underground & Nico" anche voi vi metterete a fare sing-a-long di "Venus in furs" come ho fatto io saltando letteralmente sulla poltrona.

Meravigliosa, meravigliosa, meravigliosa la scena nella quale Kurt (che non dice una parola per tutto il film, limitandosi solo a salmodiare tra se' e se' una specie di mantra di pensieri sconnessi) trova il modo per esternalizzare il suo disagio componendo un brano splendido (direi che la mano di Thurston e' abbastanza evidente qui).

Ma tutto "Last days"e' strepitoso, ai livelli di Elephant. Tutto quel silenzio, tutte quelle inquadrature statiche, tutta quella poesia, tutta quella piovosa natura del North West americano, tutti quei ragazzi inselvatichiti, tutte quelle All Stars. Cinema per amanti delle (sotto) produzioni firmate Calvin Johnson. Un lo-fi b-movie che a quelli come noi fa battere il cuore, che ci fa ricordare come eravamo e come, grazie al cielo, siamo rimasti.

venerdì 2 settembre 2005

I'm going to stay in my bedroom for two years and only listen to Morrissey



L'ha detto Adele Bethel dei Sons and Daughters in un'intervista pubblicata sul Guardian di oggi.

Non e' mica una cattiva idea.

Un po' di cose che ho visto e sentito quest'estate


E che mi sono proprio piaciute:

1) CHRIS HILLMAN The other side (Cooking Vinyl)

2) SASKIA OLDE WOLBERS South London Gallery

3) MICHELANGELO ANTONIONI L'eclisse

4) FRIDA KALHO Tate Modern

5) BJORK The music from drawing restraint 9 (One Little Indian)

6) JUAN PABLO REBELLA & PABLO STOLL Whisky

7) RICHARD THOMPSON Front parlour ballads (Cooking Vinyl)

8) VEDA HILLE Return of the kildeer (Ape)

9) "Estate fotografia" Palazzo Reale