Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Ambiente Uguaglianza Tempo

domenica 30 ottobre 2005

Il programma che hanno messo prima del nostro a me non è che piaccia poi tanto

Chissà che fine ha fatto "Il giardino degli dei". Sono in redazione e mi sto rendendo conto che prima di Prospettive Musicali da quest'anno va in onda un programma di blues molto lento, molto parlato e per me, giudizio del tutto personale, molto noioso. "Prospettive Musicali" stacca da tutto questo e prevedo arrivi come uno choc per chi si è beato per un'ora e mezza di chiacchiere da bar tra illustri sconosciuti, tra l'altro molto uazzamanagà (voglio dire, non conoscere l'inglese è un diritto, ma parlare questa specie di inglese maccheronizzato alla radio, come fa il conduttore del programma, dovrebbe essere proibito secondo me, non per altro, per decenza). Insomma ridateci "Il giardino degli dei".

Comunque si tratta di un minidisc che sforerebbe, quindi avrò il piacere sadico di tagliarlo. Il che succederà tra 3 minuti esatti.

Scappo in studio adesso. Volevo parlarvi dell'esordio dei Wolf Parade, "Apologies to the queen Mary", molto molto Arcade Fire, ma lo faremo un'altra volta.

mercoledì 26 ottobre 2005

Why not love? Why not be happy? Why can't I feel like this all the time?

C'e' questo film che voglio andare a vedere, ma che non vedro' fino al mio ritorno a Londra, dato che uscira' nelle sale Venerdi'. Si intitola "Thumbsucker" e la recensione di Time Out finisce cosi':

"everybody has a thumb, be it prescription meds, celebrity, heaps of pot, or -perhaps the most insidious addiction of all- nostalgia".

[La nostalgia e' di fatto un'insidious addiction, almeno per quanto mi riguarda].

Allora sono andato a leggermi l'intervista al regista, Mike Mills nella quale lui a un certo punto parla dei Polyphonic Spree:

"I was at this concert on New Year's Eve, and there were these 30 people on stage in white robes. It is a very infectious thing, their music; you want to get involved. Everybody in the audience was going crazy. It is very positive, almost like gospel music. By the end, you're like: why not love? Why not be happy? That's the feeling you get, but, when I say it, it's just dumb and intellectual and words. But when you're feeling it, you're like: why can't I feel like this all the time?".

Che e' poi una domanda che mi faccio spesso. Cioe', vediamo se riesco a spiegarmi: felici li siamo stati tutti, e piu' di una volta, giusto? E allora, che cosa ci ha fatto passare da quello stato a un altro piu' "normale" (di non-felicita', che e' diverso dall'infelicita': io vivo spesso in una condizione di non-felicita', senza per questo essere infelice). Non e' che magari esiste una specie di "gene della non-felicita'" che si puo' disattivare, in modo che si viva in uno stato stazionario perenne di felicita' (amore, armonia, gioia di vivere)?

Signora Sarantos, quante volte glielo devo dire: lei NON E' Maria Callas

"Faster hammers!
Faster hammers!
Churn and turn into my late train for my lost love"
FIERY FURNACES The Garfield El

Sara' che mi avevano detto che non e' un gran che, e quindi avevo aspettative limitate, ma insomma a me il disco nuovo dei Fiery Furnaces piace proprio tanto. E poi di quanti gruppi quando qualcuno ti chiede "Che musica fanno?" tu rimani li' con lo sguardo fisso nel vuoto a pensare per un po', e poi dopo tipo dieci imbarazzati secondi di silenzio rispondi con un ancora piu' imbarazzato "Mah, sai che non saprei descriverla?" (tutto vero, a me e' successo Sabato sera).

Che non sempre e' un bene, intendiamoci, ma stavolta sembra funzionare. [Ecco, adesso vorrei essere uno di quei blogger che il computer lo sanno usare davvero, fare una di quelle cose che mi piacciono negli altri blog, tipo che schiacci una scritta gialla e senti una canzone, anzi no, che dico, senti tutto il disco e te lo puoi pure scaricare sull'Ipod e sentirlo quando ti va. E invece no accipicchia, queste cose non le so ancora fare, e voi che passate di qui meritereste ben di meglio di quello che vi so offrire].

Se lo rintracciate pero' dategli un ascolto.

Una recensione seria la trovate qui.

martedì 25 ottobre 2005

Crisi contemporanee viste sullo schermo aiutano giovane blogger a ritrovare se stesso

JIM JARMUSCH Broken flowers, 2005

C'e' questa generazione di registi americani che mi piace proprio tanto. Gli ultimi lavori di Van Sant, Jarmusch, Payne, Gondry, Coppola (Sophia) affrontano tutti in qualche modo il tema della crisi d'identita'. Giovanile in Van Sant, di mezza eta' in Jarmusch e Payne, culturale in Coppola, di coppia in Gondry (che comunque americano lo e' solo d'adozione, mi pare che sia nato in Francia).

Lo fanno senza calcare l'effetto drammatico, inventando invece storie non banali al punto giusto (cioe' ne' banali ne' davvero straordinarie - storie che magari non succedono, ma che potrebbero succedere, molto verosimili). Per qualche ragione, nei film di questi registi mi ritrovo tantissimo. Le crisi dei loro personaggi sono, pensateci, proprio quelle che abbiamo attraversato o stiamo affrontando in questi giorni.

E' cinema contemporaneo, una sorta di neorealismo urbano del ventunesimo secolo. Sonda l'infelicita' di chi apparentemente non ha nessuna ragione per essere infelice. E' qui e ora. Sono storie senza eroi quelle che ci racconta, quotidiane, vissute. Sono uomini e donne della porta accanto, siamo noi i protagonisti.

C'e' questo straordinario equilibrio tra entertainment-non-escapistico e riflessione-interiore-non- drammatica, nel quale chi scrive si ritrova con naturalezza. C'e' ritmo, c'e' musica.

Alla fine sono proprio queste le storie che mi piace sentirmi raccontare (e in questo modo, con questo linguaggio) quando vado a vedere un film.

[Adesso lo so che qualcuno scrivera' "Giovane?" ma lo prevengo, perche' nella mia percezione "giovane" sta per under 41 e l'anno prossimo per under 42 e cosi' via all'infinito - si spera almeno].

domenica 23 ottobre 2005

Quando vi invitero' a prendere il te' con i biscotti (Hob Nobs naturalmente) useremo questo servizio, promesso


Here comes the ocean

And the waves

Down by the sea

Life is a sequence of many small events, rather than one big drama


NOBUYOSHI ARAKI Untitled from painting flowers

La mia televisone si chiama Barbican (walkway # 2)

La mia televisone si chiama Barbican (feat. DJ Shadow)

La mia televisione si chiama Barbican (Aphex Twin remix)

giovedì 20 ottobre 2005

In un orario che non riuscirete mai ad ascoltarla, ma riprende la versione radiofonica di London Calling

Ebbene si', questo blog torna alla radio. Radio Popolare naturalmente, in un giorno e orario diversi rispetto a prima (il Martedi' invece del Venerdi', mezzogiorno invece delle due e mezza del pomeriggio), all'interno di un programma diverso (Zoe invece di Patchanka), senza piu' questo nome, ma insomma London Calling alla radio rinasce.

Siete i primi a saperlo. Mi ha appena telefonato Marina Petrillo per propormi di riprendere la collaborazione e ho immediatamente accettato, senza pensarci nemmeno un istante.

Sara' un po' diverso dal vecchio London Calling, si parlera' di quello che succede in citta' in modo piu' ampio, a 360 gradi: non solo musica e arte, ma anche luoghi, persone, storie.

Si inizia Martedi' 25 a mezzogiorno, sui 107.6 di Radio Popolare. Poi mi prendero' una settimana di pausa perche' saro' a Milano. Se avete voglia di ascoltare Prospettive Musicali condotto da me, mi trovate in onda Domenica 30 Ottobre e poi ancora il 6 Novembre, a partire dalle 22.35.

mercoledì 19 ottobre 2005

La mia radio si chiamava John Peel


Il 26 Ottobre di quasi un anno fa, piu' o meno a quest'ora, scendevo a comprare uno yogurt, un po' come faccio tutti i giorni per spezzare il pomeriggio. La BBC stava mandando immagini di repertorio di John Peel, con la scritta in sovrimpressione che annunciava la sua morte.

Il mio mondo, la colonna sonora della mia vita e quella delle vite di molti di voi, sarebbero stati cosi' diversi senza il vecchio Fatty. Ma uno non se ne rende davvero conto fino a quando gli capita tra le mani questo doppio album, 40 tracce dedicate a Peel con devozione dai migliori nomi della musica degli ultimi 40 anni.

Un tributo bellissimo che include, tanto per citare qualche titolo:

- PINK FLOYD Set the controls for the heart of the Sun
- DAVID BOWIE Life on Mars
- TIM BUCKLEY Song for a siren
- FAIRPORT CONVENTION Meet on the ledge
- CAPTAIN BEEFHEART Big eyed beans from Venus
- CLASH Complete control
- JOY DIVISION Love will tear us apart
- SMITHS How soon is now?
- COCTEAU TWINS Pearly dewdrops' drops
- ROBERT WYATT Shipbuilding
- PJ HARVEY Sheila na gig
- FALL Theme From Sparta F.C. #2
- BELLE & SEBASTIAN Lazy line painter Jane.

Un viaggio nelle nostre vite, nei nostri ascolti, nelle nostre emozioni, da quando leggevamo Rockerilla nelle nostre camerette come degli invasati fino a ieri sera quando commosso ho ascoltato tutto questo al buio, sdraiato sul pavimento della nuova casa, guardando la pioggia.

Non si finira' mai di ringraziarlo John Peel.

"I just want to hear something I haven't heard before". E' tutto cosi' piu' difficile adesso.

La mia televisione si chiama Barbican

ROMAN POLANSKI Oliver Twist, 2005

Che bello vivere a cinque minuti dal Barbican. Sai che c'e' sempre qualcosa da fare a due passi, un film da vedere, una mostra, un concerto, oppure semplicemente grandi spazi silenziosi dove andare a leggere un libro. Rispetto al quartiere dormitorio dove ho vissuto fino a dieci giorni fa e' tutto cosi' diverso adesso.

Il percorso da casa al Barbican poi e' davvero surreale, si attraversano spazi anni '70 completamente deserti, una sorta di giungla urbana disabitata, fatta di scale e percorsi sopraelevati squadrati, tutto color cemento e piastrelline rosso scuro, un labirinto ritagliato tra torri che un tempo dovevano essere sembrate l'avanguardia del futuro, un futuro solo pensato dalla mente di qualche architetto immediatamente passato di moda.

Ma il cinema 1 quello e' davvero bello, con lo schermo immenso e la galleria gradinata e ripida. E le sale 2 e 3 per raggiungerle si passa attraverso una serra, e non sembra proprio di andare al cinema ma a qualcosa che sta tra un planetario e una biblioteca.

L'altra sera sono andato a vedere "Oliver Twist" di Polanski, che non e' affatto male. Atmosfere dickensiane di quelle che secondo me piacciono tanto a Tom Waits. Londra ricostruita a Praga, ma ricostruita molto bene. Si riconoscono Fleet Street, London Bridge e Spitalfields che caspita doveva essere ben diverso dalla zona dove oggi si va a fare il mercato e a sentire concerti, piu' simile a un basso di Napoli per dire. Scary, spooky. E pioggia che entrava nelle ossa e che poi ho ritrovato all'uscita dal cinema. Andatelo a vedere se vi capita.

E preparatevi perche' del Barbican parleremo spesso, sono certo che diventera' per me il sostituto della televisione che non ho e non voglio avere in casa.

domenica 16 ottobre 2005

Una cosina da non perdere se vi capita di passare di qui

ROGER FENTON Rievaulx Abbey, 1854

Tornato a vedere "The upper room" alla Tate Britain oggi, per concedermi una pausa di tranquillita' in un fine settimana passato a comprare elettrodomestici e pentolame per la casa nuova. Nella sala di fianco al capolavoro di Ofili ha aperto una bella mostra dedicata a uno dei padri della fotografia.

Il Journal of the Photographic Society ha scritto di lui: "No one can touch Fenton in landscape. There is such an artistic feeling about the whole of these pictures".

Meravigliosi paesaggi di incontaminata purezza, immagini di abazie immerse nella campagna inglese, mansion houses circondate da parchi.

Roger Fenton fotografo' per dieci anni, attorno alla meta' del diciannovesimo secolo, poi all'improvviso vendette tutta l'attrezzatura e si dedico' alla professione di avvocato.

L'Universo che respira

E sospinge la tua sfera

E la luce che ti sfiora

giovedì 13 ottobre 2005

Il giorno che mi trovai sorprendentemente d'accordo con il presidente della confindustria e con il primo ministro

"La FIAT non c'entra"
- Luca Cordero di Montezemolo, 12 Ottobre 2005

"Vorrei UDEUR e Margherita con noi: nulla ci divide"
- Silvio Berlusconi, 12 Ottobre 2005

Certo, la FIAT non c'entra. Chi lavora in fabbrica non ha il tempo e i soldi per passare notti brave con transessuali pippando cocaina. Chi lavora in fabbrica si deve alzare presto, quando non e' costretto a fare turni notturni. Chi lavora in fabbrica si sporca le mani e la tuta, si assorda per il rumore. Chi lavora in fabbrica rischia infortuni che non fanno neanche notizia. Chi lavora in fabbrica rischia ogni giorno il proprio posto di lavoro e quando li licenziano ne licenziano 1000 per volta, solo nomi su un foglio di carta. Chi lavora in fabbrica ci mette molti mesi per potersi permettere una Seicento. Chi lavora in fabbrica, in Agosto e a Natale prende un treno di seconda classe, strapieno, e dorme nel corridoio per tornare giu' e abbracciare quelli ai quali vuole bene. Chi lavora in fabbrica e' invisibile, perche' la classe operaia non esiste piu'. Chi lavora in fabbrica, quando finisce all'ospedale non lo sa nessuno perche' tanto adesso tutti muoiono di cancro e comunque era solo un operaio.

Anch'io vorrei che l'UDEUR (ma ditemi, ditemi di grazia, chi ha il coraggio di votare l'UDEUR? Cos'e' l'UDEUR? Cosa vogliono? Voi conoscete un disgraziato, uno solo, che vota l'UDEUR?) e il supertelepiacione ex-sindaco de Roma andassero col cavalier nano e i suoi lecconi, che si beccassero il loro bel Rolex a Natale per aver votato le leggi salva-padroni. Io sono ancora, strenuamente, sempre piu' convinto che la politica debba essere una cosa seria, e che soprattutto giochi un ruolo importante, centrale. La politica come dialettica sociale che determina regole di convivenza che sappiano riflettere l'interesse pubblico. Difendere i meno privilegiati, l'ambiente, creare armonia sociale, giustizia, condizioni di equita'. A me fa male, male, vedere commendatori sull'auto blu e immigrati senza una casa. Io non voglio vivere in questo tipo di societa'. La casa, il lavoro, questi sono diritti, diritti di tutti. Se questo non succede, vanno sviluppati meccanismi correttivi e questo, questo e' il compito della politica. Arginare l'avidita' di pochi che condiziona la vita di tanti, porre limiti. Che l'UDEUR e i m'ama non m'ama se ne vadano, vadano col cavalier bellachioma e lascino che l'opposizione a questo governo sciagurato disegni un progetto sociale davvero nuovo, di giustizia, pace, rispetto per l'ambiente.

mercoledì 12 ottobre 2005

Se fossi una canzone, sarei una canzone dedicata a te


Che esplosione di gioia l'esordio di questa formazione gallese. Chiamata come un brano dei Big Star e rieceheggiante gli immortali Byrds. Perche' capita che uno passi da un blog che si chiama London Calling, si legga post che parlano di Bob Dylan, Neil Young, Devendra Banhart e un po' si domandi: "Ma Fabio, che vive a Londra, non potrebbe segnalare qualche gruppo nuovo, che arriva da quelle parti e del quale qui in Italia nessuno ha ancora parlato?".

Ecco fatto. Ascoltate "If I were a song", "Surreal morning" o "Stuck in the sixties" e certo, sono proprio canzoni dei Byrds o di Brian Wilson. Perfette. Ma a voi importa qualcosa che sia un disco revivalista se poi l'effetto e' quello di farvi sentire bene, ma tantissimo bene per tutta la giornata?

"El Goodo", il loro esordio, esce per la Placid Casual dei Super Furry. E adesso ditemi: quale nome potrebbe superare in bellezza "Placid Casual"?

Dischi realizzati in modo placido, uscite cadenzate in modo irregolare, "quando ci va, quando sentiamo qualcosa di interessante che vale la pena pubblicare".

Arrivano da un villaggio chiamato Resolven, dove tutti si conoscono e si salutano in cymraeg con un ampio sorriso.

Tutto cosi' meraviglioso.

Vi prego, cercate questo disco.

martedì 11 ottobre 2005

Perche' lo fai


London Calling versione blog esiste da un anno. Tanto? Poco? Non lo so. So pero' che vorrei che mi accompagnasse per il resto dei miei giorni, e che mi sopravvivesse, per sempre, da qualche parte in quello spazio magico e per me del tutto astratto che si chiama rete.

Tra tanti anni vorrei poterlo sfogliare come si sfoglia un album di fotografie, con nostalgia, ricordando volti e luoghi, rileggendo i vostri commenti. E quando non saro' piu' qui, mi piacerebbe tanto che un giorno qualcuno che non conoscero' mai lo trovasse e si riconoscesse in quello che stiamo scrivendo.

Sara' sciocco ammetterlo, ma a London Calling ho imparato a volere bene. E' uno spazio nel quale mi trovo sempre meglio, sempre piu' a mio agio. Le cose che non so come comunicare parlando si trasmettono cosi' bene a un foglio bianco, chissa' perche'. E la' fuori ci siete voi, quelli di voi che si fanno sentire nello spazio commenti e quelli che non lasciano commenti ma capitano spesso da queste parti.

A tutti voi, senza retorica, devo un grande ringraziamento. Mi fate sorridere quando lasciate un piccolo segno del vostro passaggio, e vi sento vicini in ogni caso.

London Calling versione blog esiste da un anno. Ed e' solo l'inizio. Auguri, London Calling.

"This is kind of about you
This is kind of about me
We just kind of lost our way
But we were looking to be free"

PJ HARVEY We float

lunedì 10 ottobre 2005

La cosa migliore del secondo disco dei Franz Ferdinand e' la copertina (spoken words finale)

EDVARD MUNCH Madonna, 1902

Di fronte a un quadro di Munch o a un film di Bergman, mi prende un deprimente stato ECM.

Questo fine settimana, a parte trasloco e pulizie, sono andato a vedere l'ultimo film del regista svedese (Saraband) e la mostra che la Royal Academy sta dedicando al pittore norvegese. Avete letto bene. Non contento di aver trasportato scatoloni e scorticato verdelle, mi sono pure fatto del male nel poco tempo libero a mia disposizione.

Ora, io non ho niente contro Munch, Bergman, Garbarek. Certo pero' che viene un po' da domandarsi fino a dove ha senso spingere le proprie ruminazioni. Perche' esiste una soglia del buon gusto che anche i ruminanti come me devono stare attenti a non oltrepassare. E secondo me, i tre che ho scritto sopra, quella soglia l'hanno superata.

Ma perche', mi domando, non si puo' celebrare la vita, senza una ragione particolare, con leggerezza, ringraziare il cielo per i fiori, i sorrisi, i cieli stellati?

Come, per esempio, sanno fare loro, loro e loro.

Provare, almeno, a produrre arte che trasmetta gioia e serena bellezza.

Posso dirlo? Al confronto di Munch, Bergman e Garbarek, pure i Franz Ferdinand sembrano dei geni.

La cosa migliore del secondo disco dei Franz Ferdinand e' la copertina (instrumental coda)

venerdì 7 ottobre 2005

La cosa migliore del secondo disco dei Franz Ferdinand e' la copertina

L'elettrocardiogramma della musica inglese e' piatto. Lo si capisce da quanto rumore fanno, sulla stampa britannica, uscite mediocri come l'esordio dei Kaiser Chiefs o il secondo disco dei Franz Ferdinand. Che non sono dischi brutti, si lasciano ascoltare. Ma mostrano senza pieta' tutto il vuoto della scena inglese anno 2005. Pop da concerti sold out alla Brixton Academy: cantabile e ballabile. Intrattenimento di superficie, pub music contemporanea, suoni identificativi di non-comunita' ultra-conformiste e ultra-consumiste, senza alcuna voglia di graffiare e cambiare. Tutto cosi' prevedibile e addomesticato, tutto cosi' uguale. Tutto, in fondo, cosi' noioso. I Kinks cucinati nel solito quattro quarti di "Take me out", questo e' il secondo disco dei Franz Ferdinand. Profondamente britannico, figlio di un Regno Unito che al punk sa ormai solo dedicare documentari nostalgici.

O forse chiedo troppo, perche' "The fallen", il singolo-che-si-ascolta-dappertutto "Do you want to", "Evil and a heathen" fanno il loro dovere: intrattengono senza impegno chi alla musica e' proprio questo che chiede. Un sottofondo che non disturba, adatto a conversazioni superficiali di quelle fatte con un bicchiere in mano.

Come l'ha definito Marco, un disco irrilevante.

Un po' di estate per sopravvivere a questa grigia giornata londinese

"Devo sempre, sempre avere fiori. Mi occorrono piu' di ogni altra cosa".
- CLAUDE MONET

sabato 1 ottobre 2005

L'acqua, i colori, la musica


YUKO SHIRAISHI Diverge, 2005

Sara' la stanchezza di questi giorni frenetici che mi ha sensibilizzato cosi' tanto. Stamattina mi sono venute le lacrime agli occhi per la commozione davanti agli ultimi lavori di Yuko Shiraishi, in mostra in questi giorni da Annely Juda Fine Art.

Perche' io davanti ai colori mi commuovo, e a volte non mi serve davvero altro. Colori che evocano il mare, oppure prati primaverili, e tutte le sensazioni che questi ambienti portano con se'. Se li guardate bene, magari in una galleria deserta e silenziosa come e' capitato a me stamattina, i colori si mettono a parlare. Anzi no, non parlano, sussurrano e gridano a un livello pre-cosciente, che e' lo stesso dell'innamoramento, dei sorrisi, delle lacrime, del contatto profondo con noi stessi.

La mostra e' indescrivibilmente bella. E la galleria, con tutta quella luce naturale che arriva dal soffitto di vetro, sa esaltare i contrasti di colore, che colpiscono i nostri sensi con una forza emozionale immensa.

E pensate, Yuko Shiraishi sta collaborando con Mie Miyamoto e Jonathan More (Coldcut) nel progetto di un centro natatorio che sorgera' in Germania, a Insel Hombroich (dove penso mi trasferiro' appena il progetto sara' realizzato - e vi immaginate un blog intitolato Insel Hombroich Calling?) . A tutti gli utenti verra' dato un lettore di MP3 impermeabile. Trovate piu' dettagli qui.

L'acqua, i colori di Yuko Shiraishi, la musica dei Coldcut. Per quelli come me, il Paradiso terrestre.

E adesso vado a nuotare.