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Osservazioni e ascolti

giovedì 29 dicembre 2005

Invece di riposarmi durante la pausa tra due registrazioni vi ricopio la scaletta, del resto l'avevo promesso, ricordate?


Giovedì, tardo pomeriggio, pausa tra la registrazione di due puntate di Prospettive Musicali. Tastiera appoggiata al vecchio glorioso arrugginito e graffiato mixer dello studio 1 di via Stradella, oggi relegato in un sotterraneo della radio. Qui dentro manca l'ossigeno e mi sta venendo mal di testa, ma provo a copiare la scaletta della conduzione musicale di un paio di giorni fa, quella dedicata ai dischi preferiti dalla stampa inglese. Il numero tra parentesi indica la posizione più alta raggiunta e la pubblicazione di riferimento. Tutti i dischi sono stati pubblicati nel corso del 2005. Per qualche ragione questa versione di Blogger non mi permette di inserire link e immagini.

1) GO-BETWEENS Finding you (da Oceans Apart, Lomax, 15, Mojo)
2) SIGUR ROS Glosoli (da Takk, EMI, 13, Time Out London)
3) TEENAGE FANCLUB It's all in my mind (da Man-made, Pe-Ma, 21, Mojo)
4) FRANZ FERDINAND This boy (da You could have it so much better, Domino, 6, Observer Music Monthly)
5) ROLLING STONES Let me down slow (da A bigger bang, Virgin, 6, Uncut).

Blocco pubblicitario delle 14.26.

6) RICHARD THOMPSON Let it blow (da Front parlour ballads, Cooking Vinyl, 23, Uncut)
7) ANTONY & THE JOHNSONS Hope there's someone (da I am a bird now, Secretly Canadian, 1, Mojo & Observer Music Monthly)
8) NEIL YOUNG Falling off the face of the Earth (da Prairie wind, Reprise, 17, Uncut)
9) BRUCE SPRINGSTEEN Devils + dust (da Devils & dust, Columbia, 4, Mojo)
10) RUFUS WAINWRIGHT Peach trees (da Want two, Polydor, 10, Uncut)
11) DEVENDRA BANHART Now that I know (da Cripple crow, XL, 13, Uncut)
12) BRIGHT EYES Old soul song (da I'm wide awake, it's morning, Saddle Creek, 13, Mojo)
13) RYAN ADAMS & THE CARDINALS Magnolia mountain (da Cold roses, Lost Highway, 15, Uncut)
14) BIG STAR Lady sweet (da In space, Rykodisc, 30, Uncut)
15) BOB DYLAN This land is your land (da No direction home: the soundtrack the bootleg series vol. 7, Columbia, 3, Uncut)
16) BECK Girl (da Guero, Interscope, 37, Uncut)
17) EELS Son of a bitch (da Blinking lights & other revelations, Vagrant, 1, Mojo Americana).

PS: 4 Gennaio. Tornato a Londra e aggiunti i link e una foto a questo blog in stato di abbandono. Lasciatemi organizzare un attimo e poi si riprende a scrivere. Intanto buon anno a chi passa di qui.

venerdì 23 dicembre 2005

Le tradizioni vanno rispettate (leggere questa frase in questo periodo dell'anno ammettete che fa sempre un certo effetto)

Come da tradizione, alla fine dell'anno non resisto e mi cimento anch'io nella scelta dei 10 dischi che ho amato maggiormente nel corso del 2005:

1) EELS Blinking lights and other revelations (Dreamworks). La piu' delicata raccolta di canzoni d'amore uscita quest'anno. Include "In the yard behind the church" che mi fa piangere ogni volta che ho il coraggio di ascoltarla.

2) CHRIS HILLMAN The other side (Cooking Vinyl). Bluegrass da brividi. Ricordi di Chris Hillman con il suo mandolino al Bloomsbury Theatre. E poi, dopo il concerto, la stretta di mano di Chris, il suo sorriso, il suo "Thank you for coming". Un gigante della musica di tutti i tempi.

3) BECK Guero (Polydor). Il disco piu' black della classifica arriva dal bianco Beck. Non mi ha convinto subito (avevo adorato il country rock di "Sea Change") poi e' cresciuto, ascolto dopo ascolto. E "Girl" mi fa sempre sorridere.

4) M WARD Transistor radio (Matador). Altro artista che ho avuto la fortuna di sentire dal vivo quest'anno, al serioso Lyric di Hammersmith. Dolcissimo quando accarezza la sua chitarra, feroce quando si lancia in brani aggressivi con la band.

5) DEVENDRA BANHART Cripple crow (XL). Ricordate dove Devendra l'avete ascoltato per la prima volta. Album in equilibrio tra sghembe ballate e calligrafia cantautorale raffinatissima. Registrato in un capanno in montagna.

6) RYAN ADAMS & THE CARDINALS Cold roses (Lost Highway). Non si ferma mai. Ryan Adams quest'anno ha pubblicato quattro volumi di canzoni, tre elettrici e uno acustico. Le migliori sono incluse in questo doppio memorabile.

7) BRIGHT EYES I'm wide awake, it's morning (Saddle Creek). L'ascolto che mi ha tenuto al caldo nel corso dell'inverno scorso, ancora un classico nel mio lettore. Dylan rivisitato per il terzo millennio.

8) BRUCE SPRINGSTEEN Devils & dust (Columbia). Trent'anni dopo "Born to run", canzoni che parlano di quell'America non ufficiale che continuiamo ad amare. Bruce che torna a dialogare con il fantasma di Tom Joad.

9) NEIL YOUNG Prairie wind (Reprise). Da alternare all'ascolto vecchi classici del loner canadese (che mi pare abbia compiuto 60 anni nel 2006), leggendo "Hotel California" di Barney Hoskins.

10) ANTONY & THE JOHNSONS I am a bird now (Secretly Canadian). L'uomo che anni fa quando vide Kate Bush alla televisione si ripromise di diventare proprio cosi'. Disco di strazianti poesie indispensabili.

E voi quali dischi avete amato?

Questo potrebbe essere l'ultimo post dell'anno di London Calling. Grazie per aver letto e commentato, e per essermi stati vicini.

Auguri per tutto quello che volete, in qualsiasi momento, e un abbraccio stretto da London Calling.

martedì 20 dicembre 2005

A Natale siamo quasi tutti piu' buoni

Come potete immaginare, sto raccogliendo e spulciando pacchi di riviste per preparare lo speciale in network sui dischi preferiti dalla stampa britannica nel 2005. Loro non sono messi male, piu' o meno tutte le pubblicazioni (a parte questa, ovvio) includono Employment tra i primi 50.

Carina l'intervista rilasciata da Ricky Wilson a Time Out, quasi tutta sul Natale, dove dice tra l'altro:

I love Christmas. I'm especially looking forward to Christmas parties this year. 'Cos usually, if you are in a band, family friends and distant relatives will go, "So you're ina band are you? When are you gonna be on 'Top of the pops'?" and this year I can say, "Christmas day, one o'clock, now fuck off".

Fabio, poi non lamentarti se certi post del tuo blog restano tristemente a 0 comments

Qualche giorno fa sono andato al Barbican a vedere King Kong (perche'? Non posso vedere King Kong?) e per tutta la durata del film (tipo oltre tre ore) ho pensato alla frase che direi se un giorno mi dovesse capitare di incontrare Naomi Watts (perche' dovrebbe capitare direte voi? Eh magari potrebbe sospiro io). Alla fine mi e' venuta in mente. La guarderei negli occhi e le sussurrerei "You have such beautiful skies" (notare il sottile gioco di parole inglese tra eyes e skies, che solo Naomi Watts poteva ispirarmi). Ecco, ve lo volevo raccontare.

lunedì 19 dicembre 2005


Suggerisco ai lettori di London Calling alcuni pensieri sui quali meditare durante le vacanze. Li ho tratti da "The essence of wisdom", scritto da Tenzin Gyatso, sua santita' il XIV Dalai Lama.

"We cannot achieve world peace
Without first achieving peace
Within ourselves ..... inner peace.
In an atmosphere of
Hatred, anger, competition and violence,
No lasting peace
Can be achieved.
These negative and destructive forces
Must be overcome by
Compassion, love and altruism,
Which are the essential teachings ofThe Buddha".

"We humans are the only species with the power to destroy the Earth as we know it. The birds have no such power, nor do the insects, nor does any mammal. Yet if we have the capacity to destroy the Earth, so, too, do we have the capacity to protect it".

"Flourishing plants clean the wind, help us to breath the sustaining air of life, they please the eye and soothe the mind, and make a welcoming resting place".

Il loto indiano lo ha dipinto lei.

Ho passato un periodo di grande stress ultimamente, quella pre-Natale tension che ti prende quando la scadenza si avvicina e non hai ancora non dico comprato, ma neanche pensato i regali da fare. Per alcuni giorni sono stato cosi' blank minded che non sono neanche riuscito ad aggiornare il blog. Sabato sono andato in giro per negozi un po' a caso e non ho comprato nulla, tutto mi sembrava troppo sciapo o troppo estroso, grande o piccolo, importante o misero. Cosi' mi sono rivolto ormai disperato a un'amica, perche' si sa che solo le donne sanno davvero fare compere. E infatti ha funzionato, tutto fatto in un pomeriggio divertendomi pure. Non so bene chi ha deciso i regali di Natale di quest'anno, se lei che non conosce i destinatari se non per le mie descrizioni oppure io, ma di fatto ho una bella montagnola di pacchi e pacchettini nel mio soggiorno, che aspettano di essere distribuiti nei prossimi giorni. E quindi posso riprendere a respirare e, quello che poi e' piu' importante per voi che vi eravati giustamente stancati di vedere la solita foto del pianoforte con i pupazzetti da giorni e giorni, a scrivere.

Ci sono pochi dischi che scaldano il cuore e rilassano l'anima come questo classico del folk jazz inglese, anno 1971. Come dicono le note di copertina "Bless the weather is an uplifting and inspiring collection of songs about love and the happiness it brings". Puo' bastare? "The tumbler" che lo precedeva nella discografia di John Martyn era una cosa ancora molto folk, e con il classico "Solid air" il cantautore del Surrey si spingeva nei territori malinconici e sospesi esplorati cosi' bene in quegli anni dal suo amico Nick Drake (anche lui, ricordiamolo, messo sotto contratto dalla allora giovanissima etichetta Island).

"Bless the weather" invece e' un miracolo di leggerezza, possiede uno sguardo limpido sul mondo dentro e fuori di noi. E' un inno alla vita silenzioso e intimista.

"Very innocent and a pleasure to make" lo ha definito il suo autore.

"Bless the weather that brought you to me" canta John Martyn nella title track.

Cercate questo gioiello dimenticato e ascoltatelo la sera, quando tutto e' quieto attorno a voi, sorseggiando tazze speziate di white Christmas tea.

Piccolo calendario per le feste, per chi non ha niente di meglio da fare e vuole ascoltare il curatore di questo blog, non solo leggerlo

Domani, Martedi' 20 alle 12.15 si parlera' dei movers & shakers di Londra nel 2005, da Ken Livingston fino a Pete & Kate.

Martedi' 27 alle 14, in network, i dischi preferiti dalla stampa inglese nel 2005.

Domenica I Gennaio alle 22.35, i dischi preferiti del 2005 dai 3 conduttori di Prospettive Musicali.

E infine, Domenica 8 Gennaio alle 22.35, 2005 rewind, tutto quello che ho amato (musica, film, letture, arte, persone).

Tutto questo su Radio Popolare, 107.6.

lunedì 12 dicembre 2005

Anni fa, neanche tanti, appena prima che la radio si trasferisse in via Ollearo e io a Londra, e che il nome del programma cambiasse da Tropici & Meridiani a Prospettive Musicali, trasmettevo una notte infrasettimanale, mi pare il Mercoledi', dalle 00.45 alle 2 del mattino.

Era quello, in assoluto, il periodo piu' sperimentale dei miei ascolti. Compravo Derek Bailey, Diamanda Galas, Otomo Yoshihide. I Matmos, per fare un nome, li consideravo "un po' troppo commerciali".

Una notte, in pieno delirio da "tanto non ascolta nessuno" presi i 2 volumi di "Goodbye 2oth century" e li suonai insieme su due lettori diversi, con entrambi i cursori del mixer alzati. Ancora adesso mi domando se qualcuno fosse all'ascolto. Fu un'esperienza al di la' di "Metal machine music", quel rumore ascoltato in cuffia faceva spaccare la testa, bruciare le orecchie, perdere la ragione.

Poi dev'essere successo qualcosa. E' un po' come quando tocchi il fondo della piscina, ti dai la spinta e risali.

I Sonic Youth li vidi suonare "Goodbye 20th century" alla Royal Festival Hall, appena arrivato a Londra, preceduti dall'orchestra di chitarre di Glenn Branca. Serata davvero rigorosa, che pero' a un certo punto ebbe una svolta, quando dopo almeno un'ora e un quarto di sperimentazioni, i Sonic Youth hanno imbracciato le chitarre e sono ritornati i nostri Sonic Youth, quelli con i quali siamo cresciuti, quelli che sanno giocare con l'elettricita' degli amplificatori come nessun altro al mondo. Quelli rock, rock intellettuale newyorkese se volete, ma comunque rock. Ricordo di aver tirato un bel sospiro di sollievo, e non erano i brani di Sister o Evol quelli che facevano, ma qualcosa da "NYC ghosts and flowers".

Oggi ricordo con piacere quel periodo di Tropici & Meridiani, ma ne ho un po' preso le distanze. E pero', ogni tanto, mi piace tornare a esplorare i confini del suono, come ho fatto Sabato alla South London Gallery. Dove ho visitato "Her noise", una serie di installazioni (molto interattive) di audioarte, realizzate da Kim Gordon, Emma Hedditch, Christina Kubisch, Kaffe Matthews e Haley Newman, con la collaborazione di Anne Hilde Neset di Wire.

Per saperne di piu' potete andare in questo sito. Oppure vi racconto qualcosa io, su Radio Popolare, 107.6, domani (Martedi') alle 12.15 (quando, se Marina l'ha ricevuto e ha voglia di trasmetterlo, potrete ascoltare anche un brano nel quale suono la batteria sulla voce di Kim Gordon).

[Mi viene da pensare che trasmettere i due volumi di "Goodbye 20th century" contemporaneamente sia stato come dare l'addio a una vita precedente, alla citta' nella quale vivevo, ad alcune delle persone che frequentavo. Un muro del suono costruito per dividere fasi della mia esistenza. Qualcosa di non consapevole, un grido di dolore che non riusciva a trovare altre vie d'uscita. Come dice il mio amico Enrico, ha senso solo il tempo che passiamo con le persone che ci vogliono bene, ed io me ne ero dimenticato. Ma questa e' la mia risoluzione per il 2006, ora che ne sono consapevole: dedicarmi maggiormente a chi mi vuole bene, lasciare perdere tutto il resto. Recuperare e valorizzare relazioni importanti. Concentrarmi, non lasciare che la vita trascorra disperdendosi in troppe direzioni].

giovedì 8 dicembre 2005


Alla fine sapevo che sarebbe successo. Mi sono nascosto, in una sala riunione inospitale, senza finestre, per evitare saluti e baci. Perche' saluti e baci sono importanti e non si possono distribuire cosi', senza un momento di riflessione, a pioggia.

Io non sono fatto per queste cose. Le soffro proprio. I discorsi di circostanza, le interazioni sociali necessarie, le banalita' a cena con sconosciuti, i sorrisi tirati e vuoti.

Pagatemi per quello che faccio, ma poi lasciatemi libero. Libero di ignorarvi, di essere altro da voi. Io vi vendo la mia forza lavoro, otto ore al giorno, otto lunghe ore, in cambio di un salario. Ma voi siete i padroni, e io voglio essere libero di odiarvi, di non condividere nulla con voi.

Dopo queste otto ore statemi alla larga, non sorridetemi, non fingete un'amicizia che non esiste. Siate onesti: mi sfruttate per i vostri luridi commerci, di me non vi frega nulla, per voi sono un cespite da usare. Ditemele in faccia queste cose, perche' solo in quel momento iniziero' a considerarvi esseri umani e solo allora meriterete i miei saluti.

E a me stesso, alla mia capacita' di sopportazione messa cosi' duramente alla prova in questi giorni, dedico queste immortali parole di Kavafis, prima di scappare all'aeroporto, via di qui, libero finalmente.

"E se non puoi la vita che desideri cerca almeno questo per quanto sta in te non sciuparla nel troppo commercio con la gente con troppe parole in un viavai frenetico Non sciuparla portandola in giro in balìa del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti fino a farne una stucchevole estranea".

mercoledì 7 dicembre 2005


Qui ad Atlanta alterno l'ascolto di questa radio, che trasmette dal campus della University of Georgia, alla loro musica, che rappresenta cosi' bene la mia immagine stereotipata del Sud degli Stati Uniti.

Ma appena esco dal centro congressi del quale sono prigioniero la musica cambia, con le decine di neri incappucciati che aspettando la metropolitana muovono la testa a ritmo di hip-hop. La musica delle strade di Atlanta e' il gangsta rap direi (nonostante la radio del campus trasmetta grandi dosi di Fiery Furnaces, Dirty Three, Cat Power).

martedì 6 dicembre 2005

Sono qui, prigioniero di un centro conferenze per qualche giorno.

Pero' sono stato qui e ho conosciuto lui.

Appena torno vi racconto meglio, ora scappo perche' sto perdendo la navetta per la cena.

sabato 3 dicembre 2005

"A breathy purity I stalk
of unheld colour, not grouted with dead stuff:
colour as honesty, shakiness, seduction, sudden fate;
as irrevocable, steadied to humming greys"

- DENISE RILEY, Goethe on his holidays

[Tratto dal catalogo della sua mostra in questa galleria, che mi sono regalato stamattina].

[La foto di questo post rappresenta una sua installazione vista sempre stamattina in questa galleria].

venerdì 2 dicembre 2005



I tre dischi che ho ascoltato ieri sera, uno dopo l'altro, sdraiato sul pavimento.

Poi ho preso un foglio di carta e ho scritto la versione 1.1 dei miei dischi del 2005. Forse cambiera' ancora, ma per il momento direi che e' questa:

1) BOB DYLAN No direction home
2) DEVENDRA BANHART Cripple crow
3) RYAN ADAMS & THE CARDINALS Cold roses
4) BRUCE SPRINGSTEEN Devils and dust
5) RUFUS WAINWRIGHT Want two
6) BECK Guero
7) NEIL YOUNG Prairie wind
8) ANTONY AND THE JOHNSONS I am a bird now
9) ROLLING STONES A bigger bang
10) GO-BETWEENS Oceans apart.

giovedì 1 dicembre 2005


In questo autunno primaverile ho amato queste visioni

- GUS VAN SANT Last days
- YUKO SHIRAISHI alla Annely Juda Gallery
- JIM JARMUSCH Broken flowers
- KEITH HARING alla Triennale

e questi ascolti

- DEVENDRA BANHART Cripple crow (XL 2005)
- NEIL YOUNG Prairie wind (Reprise 2005)
- VV. AA. John Peel. A tribute (Warner 2005)
- RAY LAMONTAGNE allo Shepherd's Bush Empire
- BRUCE SPRINGSTEEN Born to run (Columbia 1975).

E voi?