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Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 13 gennaio 2006

Post rock's (not) dead

Mentre pure loro hanno capito che una certa strumentale e cerebrale miscela di post punk + lounge + kraut rock + electronica (che un tale di mia conoscenza promuoveva instancabilmente in piena notte da questa radio verso la fine degli anni '90) ha davvero detto tutto quello che poteva esprimere, c'e' ancora chi, imperterrito, continua a percorrere avanti e indietro quella strada, cercando una via d'uscita, un sentierino secondario che porti da qualche parte. O forse neanche, chissa', magari si accontenta di arrivare dove la strada finisce per tornare indietro e percorrerla ancora una volta, tutto questo all'infinito.

Lui, che da un bel pezzo non ne fa o dice una giusta, ha dichiarato recentemente che il loro prossimo album "is probably the greatest art rock record that I've been involved in since My Bloody Valentine's Loveless. It's possibly better than Loveless" (che, detto tra noi, a me non e' mai sembrato un disco cosi' rivoluzionario, considerando che oltre Oceano correvano gli anni d'oro di questa etichetta qua).

Prossimo album che e' stato presentato ieri sera qui, e che dovrebbe uscire a un certo punto del mese di Marzo (scelta climaticamente sbagliata per pubblicare musica come questa a mio parere. Io avrei aspettato le brume dell'autunno inglese).

Non voglio essere severo con loro: sono bravi, ce la mettono tutta, e godono di un immenso seguito qui a Londra, dove i loro 5 concerti in altrettante serate consecutive sono andati sold out. Pero' un po' mi domando se non ho assistito all'ultima celebrazione nostalgica di qualcosa che e' stata, alla fine, non molto piu' che tappezzeria d'ambiente (in buona compagnia con tante altre musiche che abbiamo ascoltato e amato alla fine dello scorso decennio: pensate ai dischi Mo' Wax e Ninja Tune che ogni tanto vi passano tra le mani mentre fate ordine nella vostra collezione), piu' o meno rumorosa oppure piu' o meno lounge.

Con eccezioni di pregio (da "Millions now living will never die" a "Upgrade & afterlife") che ancora adesso girano nei nostri lettori, una rivoluzione annunciata e mai avvenuta. Una bolla di sapone nella quale si riflettevano molti colori e che e' scoppiata senza fare rumore, nell'indifferenza generale.

Ne riparleremo tra qualche giorno, quando uscira' questo disco.

[Post lunghissimo e sbrodolato, privo di ogni interesse per i lettori che non hanno seguito tutta la vicenda e che nel 1997 invece di leggere Blow Up nella propria cameretta facevano cose interessanti. E' proprio che non so dove tagliare. Consigliatemi voi se avete voglia].

[19/ 1: ho rimosso la copertina del disco dal post per inserire una foto scattata al concerto di qualche sera fa ma Blogger si rifiuta di caricarla. Allora ho pensato di ri-inserire la copertina, ma pure in questo caso Blogger mi fa marameo. Se qualcuno sa perche' e vuole darmi una spiegazione tecnica nello spazio commenti e' benvenuto. Non e' detto che la capiro' ma prometto di impegnarmi. E poi la foto che volevo inserire e' proprio venuta bene caspita].

4 Comments:

Blogger BloggoIntestinale said...

Tieni conto Fabio che ho avuto una giornata difficile e non so bene cosa ho capito del tuo post, però mi spiace molto sentirti così disincantato nei confronti del post-rock. Io lo amo da impazzire ancora e, che ti piaccia o meno, questo amore lo devo a te. Per questo ci sono rimasto un po' così. Ho ascoltato il disco dei Mogwai e mi piace da matti, non è un capolavoro, ma regala ottome emozioni. Non sono in grado di dirti di più, ora. Forse Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò può aiutarmi

domenica, 15 gennaio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Sono contento che ti piaccia il disco dei Mogwai perche', come ho scritto, sono bravi e ce la mettono tutta. Parlando per me, dopo aver sentito uno dei concerti che hanno tenuto a Londra settimana scorsa mi sono posto la stessa domanda che mi chiedo sempre quando vedo o sento qualcosa che non dice proprio nulla di nuovo: a che serve tutto questo? Non e' stato un brutto concerto, e "Mr. Beast" non e' affatto un brutto disco, solo molto prevedibile. Piu' in generale ho amato il post-rock quando significava sovvertimento delle regole (ed e' stato cosi' se pensi a dischi come "Millions now living will never die" o "Upgrade & afterlife"). I Mogwai hanno trasformato quel suono in un cliche': possono piacere o no, ma non stanno dicendo nulla di nuovo. Non sono d'accordissimo su quello che dice Jukka. Il suono e la filosofia dei Fugazi a me sembrano ancora freschi e pieni d'entusiasmo, cosa che non riesco a dire dei Mogwai. Pero' ripeto, felice che ti piacciano e sono sicuro che il disco allarghera' ancora il numero degli ammiratori del gruppo scozzese.

martedì, 17 gennaio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

D'accordissimo con Fabio sui Fugazi che cercano sempre di rimanere freschi anche se i loro album migliori appartengono al passato. Da grandissima fan dei Mogwai posso dirvi che mi sono fermata ai primi due dischi e primi due concerti..poi effettivamente non avevano un granche' da raccontare. Hanno si scoperto una bella ricetta..ma se i Fugazi usano sempre degli ingredienti freschi per rifare la loro minestra, i Mogway la riscaldano solo ..fa senso? Mi sta venendo fame :)

martedì, 17 gennaio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

DEPARTMENT OF EAGLES - gran bel gruppo...

martedì, 17 gennaio, 2006

 

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