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Ambiente Uguaglianza Tempo

lunedì 6 febbraio 2006

Ancora tu

Com'e' andato il fine settimana? Davvero fatto tante cose e ascoltato molta musica qui. "American recordings", "At Folsom prison" e "At San Quentin" di Johnny Cash, la slam poetry quasi Last Poets/ Linton Qwesi Johnson di Ursula Rucker, i nu soul grooves di Angie Stone, India Arie e Jill Scott, e la mia ossessione Regina Spektor vista dal vivo Sabato sera in uno Shepherd's Bush Empire adorante e completamente sold out. Regina che a Milano forse non riempirebbe neanche la Casa 139, rappresentazione simbolica della distanza che corre tra queste due citta'.

Quello che pero' e' importante, e' che io abbia rispolverato quella vecchia caratteristica personale che mi viene riconosciuta sempre meno in questi giorni, quella di sapere cambiare idea senza tanti problemi. E' una caratteristica di me che mi piace, una delle poche. Se discutete con me vi puo' capitare ancora (succedeva piu' in passato, lo ammetto) che a un certo punto vi dica: "Sai cosa (Pietro, Giacomo, Letizia, Giuseppina, ecc.)? Credo che tu abbia ragione, forse sono io a sbagliare". Cioe', non sempre, ma se avanzate gli argomenti giusti io sono dispostissimo a venire dalla vostra parte e ad ammettere i miei errori. Non lo dico per impressionarvi, chi mi conosce sa che e' cosi'.

Certo dovete essere bravi, bravi come il nostro Ugo Rondinone per dire, il visionario intrappolato nella realta' del quale vi parlavo Venerdi'. Giovedi' sono uscito dalla sua mostra alla Whitechapel con un grande senso di confusione e desiderio di capire. E con l'intento di capire Sabato pomeriggio sono andato alla Sadie Coles HQ, galleria tranquilla e silenziosa a mezzo minuto dalla caotica folla shoppante di oxfordcircusregentstreet.

L'ho gia' detto e scritto altre volte che adoro il bianco. Mi piacciono le pareti bianche, la luce bianca, le camicie bianche, i piatti bianchi, le lenzuola bianche. Il bianco mi rilassa e mi fa pensare, e' spazio che puoi riempire di significati, nel quale puoi inventare forme. In uno spazio bianco ci si sente leggeri, si diventa segni che danno un senso al contesto.

I morbidi tratti di matita di Rondinone sono le uniche perturbazioni nello spazio candido della galleria. Le tre sculture bianche al centro della stanza, grandi vermi che ricordano i quadri di Philip Guston, alterano di pochissimo l'energia luminosa che ci circonda. I nostri passi suonano leggeri, come se ci fossimo smaterializzati.

La stanza nera claustrofobica della quale ci siamo chiesti il significato alla Whitechapel, assume un suo senso, energie che parlano per contrasto. I dialoghi registrati, circuiti chiusi comunicativi, lasciano spazio a un silenzio carico di luminosita', di possibilita'.

E' vuoto, tempo sospeso nel quale galleggiare, prima che il rumore della citta' torni ad inghiottirci.

[Di tutto questo si parlera' domani, Martedi', alle 12.15 a Zoe, Radio Popolare, 107.6].

6 Comments:

Anonymous claudia said...

...ho sempre avuto la tua stessa idea sul concetto di "bianco"; un colore non colore,uno spazio che può diventare qualsiasi cosa uno voglia,l'infinito da riempire; ed è anche molto bello quello che dici sulla possibile di cambiare idea.Anche io sono così ed ho sempre pensato ( non per peccare di immodestia) che sia proprio una grande qualità.C'è sempre bisogno di dire "hai ragione...".." ho rivisto le mie idee"..."vedo le cose dalla tua prospettiva".Solo così si crea davvero un modo per comunicare, senza pregiudizi ed inutili sovrastrutture.
claudia

martedì, 07 febbraio, 2006

 
Blogger Alex said...

E pensare che ero a qualche metro da te in quello schifo (letteralmente: fisico ed intellettuale) di Walkabout da cui sono scappato dopo 15 minuti.

Abbiamo questa qualita' in comune che a volte e' vista come una debolezza. Invece e' una forza; un pregio che non tutti hanno e che forse un po' ci invidiano.

martedì, 07 febbraio, 2006

 
Blogger andrea said...

fabio, va bene, vorra' dire che non me la prendo per la tua definizione di famiglia "disfunzionale"

:-)

martedì, 07 febbraio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Claudia -

Ho trovato questa frase oggi su Time Out. E' di Peter Fischli e dice: "The good discussions are those where I end up discovering something for myself, something illuminating". Magari evitando di difendere le nostre posizioni con i denti.

Alex -

Si' distanza siderale infatti. Non ci sono mai stato, credo sia un pub di e per Australiani, giusto? Il Sabato sera deve diventare un bel caos allora. Sarei scappato anch'io credo.

Andrea -

Ma non la tua! Anzi tu e Ilaria siete un esempio di famiglia funzionalissima e molto simpatica, la prova provata che dico un mucchio di stupidaggini.

martedì, 07 febbraio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

Per esempio come la stupidaggine detta ad Andrea che lavoro nella grafica :) ...Fabio..?!!??!!!

"The good discussions are those where I end up discovering something for myself, something illuminating". Perche' dev'essere tutto cosi funzionale? Il bianco in alcune culture e' simbolo della morte.
Regina Spektor rocks!
The Walkabouts sucks!

mercoledì, 08 febbraio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Oh che ho detto? Quale Andrea? Quale grafica?

mercoledì, 08 febbraio, 2006

 

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