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Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 24 marzo 2006

Rebel rebel


"I intend to explore the relationship between the story of my sister, myself and Saint Barbara and, more generally, the parallel between saints and modern rebellious women"
- Nan Goldin

Guardo l'ora e calcolo approssimativamente quanto tempo mi ci vorra' per scendere fino alla ventiduesima strada. Non puoi tornare all'hotel dopo le tre e un quarto se vuoi essere sicuro di non perdere il volo per Londra delle 19.30, mi intima l'antipatica concierge che insiste per prenotarmi uno shuttle bus per quell'ora. Decido di ignorarla e di affidarmi alla metropolitana newyorkese per i miei spostamenti.

Quindi giu' verso l'incrocio tra la ventitreesima e l'ottava avenue, e poi a piedi fino all'incrocio tra ventiduesima e undicesima, attraversando la Chelsea che piace a me, edifici bassi di mattoni anneriti con le scale di ferro esterne, negozietti indipendenti, alberi. E tante gallerie d'arte a punteggiare il mio percorso.

Sono diretto alla Matthew Marks, una delle gallerie private piu' prestigiose di questa zona della citta'. Ho letto che hanno aperto una mostra di Nan Goldin e figuriamoci se perdo un solo scatto di una delle mie fotografe preferite, anche a costo di bigiare l'ultima mezza giornata di conferenza e di perdere l'aereo. Si vive una volta sola e a New York non si torna cosi' spesso.

La galleria non e' tanto grande. Le foto di Nan sono di grande formato, spesso in serie di tre. Ci sono paesaggi, persone, tutto quanto ritratto con il consueto senso di minaccia, di mondi suburbani degradati al quale la fotografa americana ci ha ormai abituati. Mi colpiscono i cieli, le nuvole basse, i voli di uccelli che danno al tutto geometrica eleganza e profondita'.

Il meglio pero' avviene dietro alla porta nera che divide la sala principale da uno spazio proiezioni allestito sul retro della galleria. Sento uscire musica di Nick Cave e mi precipito in quello spazio buio. Tre proiettori sincronizzati stanno raccontando la storia di Barbara Goldin, la sorella ribelle di Nan, suicidatasi a 19 anni dopo aver passato gli ultimi tempi della propria vita in istituzioni per la cura di malattie psichiatriche. Nan che torna con la sua macchina fotografica in quei luoghi tetri e che percorre il tratto di binari sui quali Barbara ha cercato e atteso la propria morte.
Colonna sonora di Leonard Cohen, Johnny Cash, This Mortal Coil che rifanno "Song to the siren" di Tim Buckley. La tomba di Barbara, Nan che le porta una pianta fiorita.

Rivedo il film dall'inizio, non mi importa che ore sono, ci sono cose piu' importanti di quell'aereo, dico a me stesso.

Esco, ritrovo la luce calda della giornata primaverile. Decido di fare a piedi i venticinque isolati che mi separano dalla mia valigia. Arrivo all'hotel con quasi un'ora di ritardo rispetto alla deadline delle 3 e un quarto intimatami dalla concierge. Il treno della metropolitana pero' arriva subito, linea F fino a JFK, poi trenino sopraelevato fino al terminal 7, check in, security leggera rispetto ai miei ultimi viaggi americani, nessuna coda, aereo puntuale. Riesco anche a dare un'occhiata alla posta nella lounge della British.

Salgo sull'aereo e subito dopo il decollo abbasso il sedile e mi avvolgo nella coperta fino al mattino dopo. Solo il tempo di guardare sparire le luci di New York e di ritrovare una falce di Luna sopra le nuvole. Mi svegliero' con la dolce luce dell'alba, mentre una hostess gentile mi porta succo d'arancia e un piatto di frutta e il comandante annuncia che tra 40 minuti atterreremo a Londra.

8 Comments:

Blogger PiB said...

Bentornato: bisgona sempre aprirle le porte..anche se nere...

Per quanto concerne il tempo la puntualità è ladra del tempo (non ricordo chi lo ha detto..ma da allora ho fato questo concetto mio)

venerdì, 24 marzo, 2006

 
Anonymous Anonimo said...

Out of topic, mi scuso: avevo una mezza idea di fare un salto a Londra per vedere i Flaming Lips alla Royal Albert Hall il 22.4 prossimo ... oggi scopro che è già sold out. Dovrò trovare un altro pretesto.
Nicola

venerdì, 24 marzo, 2006

 
Blogger Fabio said...

Pib -

Proprio cosi'. Non c'e' migliore intriduzione alle fotografie di Nan Goldin di una porta nera.

Nicola -

Bert Jansch allo Spitz il I/ 4? Caetano Veloso al Barbican il 9? Howe Gelb + Mark Linkous + Jason Pierce + Vic Chesnutt al Barbican il 14? Adem allo Scala il 19? Calexico + Iron & Wine al Forum il 23? Gal Costa al Barbican il 28?

venerdì, 24 marzo, 2006

 
Anonymous Anonimo said...

Sei un insuperabile provocatore, lo sai ? Pensare che "quando ero giovane" ebbi più di un'opportunità di lavorare a Londra, e non ne colsi alcuna ...
Non mi resta che meditare sul magnifico calendario che mi hai fornito ...
Nicola

sabato, 25 marzo, 2006

 
Anonymous claudia said...

bentornato a casa.
claudia

sabato, 25 marzo, 2006

 
Blogger Fabio said...

Nicola -

Londra e' una citta' bellissima, ma come dico spesso, molto stancante. Inseguendo eventi si puo' anche perdere se stessi. E' il paese dei balocchi, certo, ma anche una citta' che fa perdere equilibri e certezze.

Claudia -

Grazie per il tuo saluto, molto gradito.

lunedì, 27 marzo, 2006

 
Blogger andrea said...

fabio, a me piu' che certezze londra sembra faccia perdere un zacco di zoldi!

mercoledì, 29 marzo, 2006

 
Blogger Fabio said...

Ah su questo sfondi una porta aperta Andrea! Le infinite tentazioni significano frequenti viaggi al bancomat :-)

mercoledì, 29 marzo, 2006

 

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