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Ambiente Uguaglianza Tempo

sabato 29 aprile 2006


Dieci anni di slogan pubblicitari scambiati per politica, dibattito pubblico, sarebbero bastati a schiantare anche la vita culturale dell'Atene di Pericle, figurarsi questa. Ha fatto male, intendo, anche a chi stava all'opposizione. Essere costretti per tanto tempo a confutare scemenze da imbonitori e luoghi comuni reazionari e' un esercizio debilitante. Ruba spazio ed energia all'immaginazione. In questi anni in Europa si e' ragionato di nuovi media, bioetica, riorganizzazione industriale, sviluppo sostenibile, esplosione delle citta'. Qui siamo all'abc democratico, alle aste, alla difesa dell'antifascismo, alla confutazione che uno stato si possa gestire come un'azienda.


La cosa che mi colpisce sempre quando torno in Italia e' come tutti i giornali del nostro Paese, forse con un'unica eccezione, corrano dietro alla bassezza autarchica nella quale i 12 anni dalla discesa in campo del commendator Bellachioma hanno precipitato la discussione socio-politica. La recente campagna elettorale, per esempio, si e' giocata tutta sul tema delle tasse: voi conoscete le proposte dell'Unione in termini di politiche energetiche, ambientali, culturali? Credo proprio che restino un mistero per tutti quelli che non hanno il tempo di leggersi le 300 pagine di programma dell'Unione. Invece tutti sappiamo tutto sulla questione della tassazione dei titoli del debito pubblico o sull'imposta di successione sui grandi patrimoni. Prodi, che naturalmente ho votato (ma avrei votato anche, che ne so, Pippo Baudo se fosse stato lui l'avversario di Bellachioma - tenete presente che nella circoscrizione Europa DS, Verdi, PRC e Comunisti Italiani si sono presentati come lista unica), invece di spostare il dibattito sui temi dei quali si parla nei Paesi civili (temi che si presume che conosca, dato che in questi 5 anni e' stato piu' a Bruxelles che a Bologna) ha passato un mese a parlare di una cosa sola, come un disco rotto.

Il danno che in questi anni e' stato fatto allo sviluppo del nostro Paese e' incalcolabile, un ritardo che forse non recupereremo mai piu'. Quando qualche tempo fa scrivevo che "Il caimano" e' un film a mio parere poco incisivo, pensavo a quanto materiale Moretti avrebbe potuto utilizzare senza invece averne approfittato. Mi viene in mente, giusto a titolo di esempio, Bellachioma che nel 2001 si preoccupa dei panni stesi a Genova mentre i suoi colleghi discutono di rapporti economici con la Cina.

Ma non e' solo questo il problema, purtroppo. Non basta parlare di macro-temi, di grandi questioni planetarie. Il berlusconismo, attraverso l'occupazione del mezzo televisivo, si e' fatto strada dentro la mente di ciascuno di noi. Occupazione non nel senso di quello che ha fatto vedere (culi e tette per lo piu'), ma di quello che ha taciuto, occultato.

Io sono cresciuto negli anni '70, lo sapete. La televisione me la ricordo quando era in bianco e nero, con 2 canali, uno dei quali iniziava a trasmettere verso le 8 di sera. Quando arrivo' la TV Svizzera, con gli speaker del telegiornale che avevano quello strano accento montagnino, sembro' una rivoluzione. Di allora ricordo, anche se confusamente, alcuni programmi con nostalgia. "Sapere", per esempio, che il nonno guardava tutte le sere, e che andava in onda immediatamente dopo la TV dei Ragazzi. Ogni sera, alle 18, nelle case degli Italiani entrava un'ora di servizi culturali su temi che equivalevano a quelli che oggi sarebbero biotecnologie, energie rinnovabili, sviluppo sostenibile. Oppure "L'Altra Domenica", programma realizzato in un piccolo studio, con due lire, nel quale Arbore e un giovanissimo Benigni deliravano di cinema in modo irresistibile, prima di trasmettere frammenti di concerti di Zappa e Hendrix.

Poi, a un certo punto, arrivarono le televisioni di Bellachioma. La TV Svizzera scomparve, le frequenze le aveva comprate questo commendatore brianzolo arrivato da chissa' dove. Quel tempo del giorno benedetto senza televisione (all'incirca fino alle 5 del pomeriggio) scomparve progressivamente. I programmi iniziavano la mattina, tipo alle 11. Poi sembro' troppo poco anche cosi' e ale', niente piu' tregua, sia dia il via ai programmi a ciclo continuo. E che programmi.


Il cliente ideale e' un disgraziato che trascorre ore e ore davanti al piccolo schermo, in stato di coma vigile, con un unico senso desto: la vista. L'etica del lavoro non conta, serve soltanto la voracita' del consumo. L'informazione che introduce elementi critici e' ridotta al minimo, meglio se azzerata in favore di salotti dove la solita compagnia di giro svolge il lavoro di digerire la realta' e ridurla a una pappa di luoghi comuni. La manipolazione politica delle notizie e' niente al confronto del devastante modo di trattare i fatti di cronaca e piegarli all'ideologia dominante. La tragedia di Cogne diventa un circo degli orrori, con tanto di plastico della casa del delitto. Un'adolescente psicopatica che uccide la madre e il fratellino offre una splendida occasione per fare pubblicita' a un libro alla moda, dove lo psicologo televisivo sostiene che e' tutta colpa dei genitori che non parlano abbastanza con i figli. Le signore in studio sospirano che ha ragione. Si sa quanto e' difficile dialogare con i figli, soprattutto quando hanno in mano un'ascia. Va da se' che il tema immenso delle malattie mentali, che secondo le statistiche riguarda un italiano su quattro, non e' neppure sfiorato. Di contro, la tendenza contemporanea della medicina a diventare uno spaccio di psicofarmaci, da distribuire fin dalla prima infanziae' molto ben vista: il bambino impasticcato diventa un cliente a vita dell'industria farmaceutica.


Altro che "Sapere".


Il cittadino e' ridotto alla dimensione di spettatore e target pubblcitario, terminale di milioni di spot. Il suo unico dovere e' guardare e spendere. Il sentimento che gli si chiede e' un'emotivita' continua, mista a un permanente stupore, piu' una disponibilita' fanciullesca a consumare il maggior numero possibile di favole. L'assenza di cultura e informazione e' il requisito ideale. Allo scopo e' stato eliminato perfino il nozionismo da quiz, in favore della lotteria. Il concorrente non presenta una "materia": vince se ha la fortuna di pescare la scatola giusta, se e' abbastanza infantile e meschino da chiedere "un'aiutino". L'ignoranza e' vista in televisione come un dono del cielo.


Ricordo un concerto dei Fugazi, qualche anno fa alla Cascina Monlue'. Prima di loro salirono sul palco i leggendari Kina, da Aosta, che chissa' se esistono ancora. Il loro cantante, dopo una bella tirata anti-televisione disse: "C'e' solo una cosa bella da fare con la televisione: spegnerla". O non comprarla neanche, mi permetto di aggiungere, per mantenere il proprio spirito critico fresco e attivo.

[I brani in corsivo li ho ricopiati da questo libro].

7 Comments:

Blogger artemisia said...

Condivido dalla prima all'ultima parola, anzi l'avrei voluto saper scrivere io.
Stessa generazione, stesse esperienze (però da noi la tv svizzera si prendeva malissimo).

domenica, 30 aprile, 2006

 
Anonymous Anonimo said...

Grande Curzio, da rendere obbligatorio nelle scuole, e bravo anche a te che scrivi quello che dovrebbe essere evidente a tutti e invece resta purtroppo sempre e solo un grappolo di argomenti e osservazioni sacrosante, ma che tendono a restare vani truismi tra persone che le condividono.
E che purtroppo sono una minoranza, che non si rende conto che la "torazina mediatica" di questi anni ha devastato in profondità.
Nicola

domenica, 30 aprile, 2006

 
Anonymous Anonimo said...

(errata corrige)
E che purtroppo sono una minoranza,mentre la maggioranza non si rende conto che la "torazina mediatica" di questi anni ha devastato in profondità.
Nicola

domenica, 30 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Artemisia -

Tra l'altro, la Svizzera per me resta un mistero, che forse Matteo, se passa di qui, ci puo' aiutare a capire. Com'e' possibile che, pur cosi' vicini a noi, restino impermeabili alla spazzatura che tanti Italiani sono felici di vedere? C'e' in quel "popolo" (lo so che non sono un popolo, anche se magari con tanti anni di civile convivenza alle spalle lo stanno diventando) una sobria serieta' che a me piace da pazzi.

Nicola -

E se invece *fosse evidente* a tutti? Non e' che e' piu' comodo chiudere gli occhi e accettare? In fondo la TV e' comoda, economica, parla a chiunque, crea un terreno comune di discussione. Sostituirla non e' semplice e richiede qualcosa con cui rimpiazzarla, che non tutti hanno voglia di cercare. Ma credo che i truismi, come li chiami, che mi sono limitato a scrivere, siano evidenti non so se a tutti ma a molti si'. E' solo che la pigrizia prevale, credo.

domenica, 30 aprile, 2006

 
Anonymous Anonimo said...

Capisco il tuo ragionamento Fabio, e forse è quello giusto, chissà ... ma io sono diventato un pessimista di stampo schopenhaueriano in quest'ambito, forse perché vivo in una città dove la CDL ha preso oltre il 67% dei voti, o perché vedo durante la quotidianità troppi visi catatonici e troppi sguardi privi del bagliore di chi si adatta ma in fondo "ha capito".
Spero di essere smentito.

domenica, 30 aprile, 2006

 
Blogger francesco said...

Spiace dirlo e ripeterlo ma c'è un tizio, un tale Pasolini, che queste cose le aveva intuite e dette 30 anni fa.
Ma ci sono molti altri che gli hanno dato addosso (e da tutte le parti) per anni e poi adesso se ne vanno tutti compiaciuti a vedere il film di Moretti e scoprono che "lui aveva già vinto 20 anni fa nella testa della gente".
Io vivo da quasi altrettanti 20 anni senza tv e mi risulta di essere uno 0,00001 degli italiani (o forse un paio di zeri in meno).
Dunque il problema, almeno dal punto di vista politico, mi sembra essere un altro.
Quello della tv credo sia relativo ad una mutazione mentale, psicologica, esistenziale e non penso si risolva con la tv svizzera dei bei tempi, Arté, BBC e via dicendo.
E' solo che la vita è la vita e la tv un'altra cosa, neanche una rappresentazione della vita, proprio un'altra cosa.

Complimenti Fabio comunque, sei in gran forma, sciorinando argomenti tostissimi uno dietro l'altro.
Questo è davvero un blog come lo dovrebbero essere tutti e come vorrei che fosse anche il mio.

domenica, 30 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Anonymous (Nicola?) -

Pero' qualcosa sta cambiando, non credi? Io da qui non l'ho visto il concerto del I Maggio, ma ieri ho ricevuto l'sms di un amico italiano entusiasta per gli sguardi pieni di luce che avevano i ragazzi che la televisione riprendeva. Il suo sms parlava di pugni alzati e bandiere rosse. La mia e' una percezione da lontano, ma a me sembra che il re sia sempre piu' nudo. Forse solo perche' non voglio essere pessimista, ce la metto tutta. Non saprei.

Bruno -

Come te anch'io non ho mai voluto avere una televisione, soprattutto perche' non avrei tempo per vederla: non sono mai a casa, c'e' sempre qualcosa nel mondo reale che mi piace di piu' rispetto ai programmi della TV. In piu' trovo triste *una persona davanti alla televisione*. Una coppia va bene, un gruppo anche, ma guardare la televisione da solo, non so per quale ragione, mi fa tanto "pensionato che passa l'estate a Milano". E pero' la TV esiste, e per molte persone (anziani, portatori di handicap, persone che vivono in zone isolate, ecc.) e' l'unico modo per conoscere il mondo, apprendere quello che succede, formarsi opinioni. E allora ben vengano "Sapere", Arte', Benigni, la replica di un'intervista a Pasolini. Ma lo sai come cambierebbe la cultura collettiva, come si starebbe tutti meglio senza la reality TV, senza Canale 5, ecc. ecc.? Grazie di cuore per i complimenti al blog, molto apprezzati. E' un lavoro collettivo che conta sulla presenza attiva di tutti i lettori.

martedì, 02 maggio, 2006

 

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