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Ambiente Uguaglianza Tempo

giovedì 20 aprile 2006

I love the Floyd. However I didn't anticipate using the song in the film as much as I did. I brought it back a third time because the more I lived with that song and the movie, the more I started to think of them together, and it started to feel like it was written for the film.

- Noah Baumbach

I felt I could have written it, so the fact that it was already written was kind of a technicality.

- Jesse Eisenberg as Walt

Ieri sono uscito dal lavoro un po' prima, senza una ragione precisa (mi ero stancato di stare qui dentro), sono tornato a casa e mi sono preparato un piatto di pasta, poi ho tagliato una fetta di colomba e mi sono messo in terrazzo a guardare lo spettacolo degli scoiattoli che si inseguivano dall'albero al muretto del piccolo playground davanti a me. Infine ho dato un'occhiata a Time Out che giaceva intonso nella mia borsa da un paio di giorni, per scoprire che al mastodontico centro culturale a 5 minuti a piedi da dove vivo davano questo film, stra-incensato dal Guardian e dall'Observer.

E' un film di libri, giacche di velluto, barbe, cordless enormi, giradischi di legno posati su amplificatori valvolari Sansui (l'ho riconosciuto perche' ne conservo uno identico). E musica: Dean Wareham e Britta Phillips che hanno scritto la colonna sonora originale, Lou Reed che compare con "Street hassle" nella scena finale e topica, "Hey you" di Roger Waters che uno dei protagonisti pretende di avere scritto (vincera' per questo un premio, prima di essere miseramente scoperto).

Lo ha fatto per imitare il padre (uno strepitoso, strepitoso, Jeff Daniels, nella sua interpretazione migliore dai tempi di questo film e soprattutto di questo), scrittore un tempo di successo, ora superato nei gusti del pubblico dalla piu' giovane moglie.

Il film e' stato girato a Brooklyn in 23 giorni, con cinepresa manuale e un budget ridicolo, da un giovane regista alla sua quarta prova (la prima circolata fuori dagli Stati Uniti) e racconta invidie, gelosie, amori, paure dei quattro protagonisti (genitori e figli). Tutto con uno stile minimalista e coltissimo, pieno di riferimenti letterari (Carver, Murakami) e cinematografici (Eustache, "a young Monica Vitti", "Blue velvet", la corsa finale di Manhattan), con personaggi secondari formidabili (la ultra sexy studentessa squattrinata Lili, che andra' a vivere con Bernard e Walt, facendo innamorare di lei perdutamente padre e figlio; Sophie, la fidanzata di Walt, che lui prima lascera' per poi pentirsi amaramente). E si ride come dei pazzi, come quando il figlio minore si appassiona a un nuovo "hobby": masturbarsi in mano per poi spalmare di sperma i libri della biblioteca scolastica.

Quante volte capita di essere completamente rapiti da un film, di ritrovare sullo schermo le proprie emozioni, desideri, vicende, timori, il paesaggio che ci circonda, le persone che conosciamo?

Ecco, a me e' successo ieri sera. Film dell'anno? Probabilmente. Fate il possibile per cercare questo piccolo capolavoro.

12 Comments:

Blogger Myriamba said...

andro' sicuramente a vederlo ma ho sentito opinioni molto contrastanti sul film..che non puo' che essere tutto a suo vantaggio..:)

giovedì, 20 aprile, 2006

 
Blogger PiB said...

Fabio lo sapevo che ti sarebbe piaciuto: ti ricordi che ne parlammo all'epoca in cui ti mandai il link dell'Art Theatre. Lui è strepitoso, la fotografia magistrale etc..."sembra vero"

giovedì, 20 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Ricordo, ricordo. Grazie per la segnalazione. E proprio come dici, "sembra vero" (che per me e' il miglior complimento si possa fare a un film).

giovedì, 20 aprile, 2006

 
Blogger artemisia said...

Sono d'accordissimo su quello che dici sul film, l'ho visto qui diverso tempo fa.
Però non sono d'accordo sull'ultima cosa...non tutti i film più belli sono quelli che "sembrano veri"...

giovedì, 20 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Un po' sapevo che sarebbe stato un commento non molto condiviso. E' una questione di gusto personale. A me piace leggere sulle pagine di un libro o vedere sullo schermo di un cinema fatti di tutti i giorni, piuttosto che eventi straordinari. Naturalmente gli eventi quotidiani devono essere rappresentati con capacita' poetiche e introspettive speciali per diventare davvero interessanti. Ma insomma, una volta ho fatto l'errore di andare a vedere una puntata di "Il signore degli anelli" e ne sono uscito davvero schifato. Per me e' il massimo esempio di qualcosa di inguardabile. Si tratta di gusti, ovvio. [Invece, cambiando argomento, da Mapstats ho intuito che vivi in un paese del Nord della Norvegia. Che fortunata sei!].

venerdì, 21 aprile, 2006

 
Blogger artemisia said...

La stessa cosa è successa a me col "Signore degli Anelli" (invece il libro è bellissimo).

Insomma va a finire (come spesso succede) che stiamo dicendo in fondo la stessa cosa. Anche a me piace vedere la quotidianità nei film, è il genere di film che prediligo. Ma non mi piacciono i documentari che si spacciano per film...insomma è il modo in cui la quotidianità viene proposta, letta e rappresentata...
Hai visto "Me and you and everyone we know"? Che ne pensi?

Vivo in una città della Norvegia centrale, Trondheim. Perchè fortunata?

venerdì, 21 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Bella Trondheim, ci passai quasi 20 anni fa e la ricordo ancora. Fortunata perche' sono luoghi tranquilli, dove puoi lasciare la porta di casa aperta, e in mezzo alla natura. E i norvegesi li ho sempre trovati simpatici. Ricordo un espisodio che mi capito' credo proprio a Trondheim. Avevo letto che facevano una rappresentazione della bibbia in una chiesa e cosi' decisi di andare a dare un'occhiata. Arrivai tardi e non mi fecero pagare. In piu' credevo di dover stare in piedi perche' la chiesa era bella piena. Invece una signora mi porto' una sedia. Il signore seduto piu' vicino a me, dato che la rappresentazione era in norvegese, ogni tanto, quando partiva la musica, mi faceva una veloce traduzione. Insomma, mi sono sentito parte di quella serena comunita'. Spero le cose non siano cambiate troppo in questi 20 anni. Su "Me and you and everyone we know" ti devo dire di avere alcune riserve. Guarda, ieri leggevo un articolo sulle sessioni di registrazioni di Johnny Cash prodotte da Rick Rubin. Mi ha colpito una frase che Rubin era solito dire: "Cash, get off stage". Intendeva chiedergli di smettere di impersonare un personaggio e di essere se stesso. Io credo che Miranda July dovrebbe fare lo stesso. Quel film mi ha dato un'idea di costruito, il contrario di quello che diceva Pib ieri, "sembra vero". Magari mi sbaglio, comunque lo vedremo alla seconda prova dell'artista americana, che attendo molto. Scusa la lunghezza del papiro. Da quando meno persone commentano ho piu' tempo per rispondere, il che e' pericoloso :-)

venerdì, 21 aprile, 2006

 
Blogger artemisia said...

Che carino l'episodio che racconti, è molto Trondheim, nel senso che sarebbe potuto succedere benissimo anche oggi. Mi sembra di vederlo. Hai anche ragione su quello che dici della Norvegia, si vede che ci sei stato. Se vuoi tornarci sei sempre il benvenuto, anche perchè Trondheim ora è molto più bella che vent'anni fa. Volo diretto da Londra, poco più di un'ora, low cost...in questi giorni c'è anche un bel blues festival...(anche se io odio il blues magari a te piace).

A proposito di "Me and you.." a me invece è piaciuto. Però sono d'accordo in parte su quello che dici, in parte ho avuto anch'io quella sensazione di "costruito", ed è legata proprio a quel personaggio di Miranda July, che è effettivamente odioso ed artefatto. Quello che secondo me salva il film (e lo rende bello)è la prospettiva infantile che è molto poetica. Più volte mi ha commossa. Non che questo sia indice di qualità, ma ci ho sentito qualcosa di bello e di "vero", ma in un altro senso...

sabato, 22 aprile, 2006

 
Anonymous Anonimo said...

A me piacciono i film che "sembrano veri" nel senso che mi fanno dimenticare lo schermo che sto fissando, che sanno raccontare con naturalezza, evitando tutto ciò che può tenermi lontana dalla storia. Stessa cosa con i libri, voglio dimenticare il libro che ho in mano, non sentirne più il peso..(la storia in sè però può essere verosimile o fantastica, non è questo il punto. Non è 'cosa' ma 'come' si racconta)
Su Miranda July, ho amici che hanno detto esattamente la stessa cosa che state dicendo voi. Personalmente però non sono d'accordo, penso che la sua attitudine fosse sincera.
Credo sia questione di non essere sulla sua stessa lunghezza d'onda, qualcosa del genere..

raffaella

sabato, 22 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Artemisia -

Mi piacerebbe davvero, non e' detto che quest'estate non approfitti del Londra - Trondheim della Ryanair. Naturalmente sei invitata a Londra. Dopo il buio dell'inverno, credo che in questa stagione dalle vostre parti si senta davvero un clima di rinascita. Dev'essere emozionante.

Raffaella -

Bentornata! Spero che Milano ti sia lieve. Mi sei venuta in mente tutte le volte che sono passato vicino al tuo studio. Non osare piu' allontanarti quando torno! :-)

E proprio cosi', "non sentire piu' il peso del libro che teniamo tra le mani". E' una sensazione bellissima, magica. E hai ragione, e' "come" si raccontano le cose. Anche se quando la trama e' fantastica personalmente faccio piu' fatica a percepire l'assenza di una mediazione tra la storia e me. Credo di capire anche quello che intendi con "essere sulla stessa lunghezza d'onda". Nel caso del film di Miranda July ho notato che sono molte piu' le donne che conosco ad essere entrate in comunicazione col film. Riesco a intuire la ragione forse, ma non riesco a spiegarla a parole.

sabato, 22 aprile, 2006

 
Blogger artemisia said...

Ma che combinazione, sarò a Londra dal 13 al 17 maggio...ti contatto?
Per venire a Trondheim ti consiglio Norwegian, Ryanair qui non ci arriva.

Il disgelo è sempre emozionante perchè riporta il mondo alla luce, lo fa emergere dalla coltre di neve, e ogni volta sembra impossibile che possa riuscirci. Riemerge anche tutto ciò che la neve aveva nascosto...sensazione personale che condivido appunto adesso.

È vero, quel film piace alle donne e uno dei motivi è il fratellino che avrei adottato seduta stante...

domenica, 23 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Si' dai! Mandami una mail a fabiobarbieri@radiopopolare.it quando hai un programma di massima. Io sono qui quel fine settimana.

Ma che bello vivere cosi' tanto tempo nella neve. Immagino che quel candore faccia bene agli occhi e all'anima. Mi racconterai quando ci vediamo allora.

lunedì, 24 aprile, 2006

 

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