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Ambiente Uguaglianza Tempo

lunedì 3 aprile 2006

Tommy Lee Jones, The three burials of Melquiades Estrada


"Veniamo da Cincinnati, ci sono tanti malls li'" dice con aria trasognata, poco dopo l'inizio del film, la giovane e avvenente moglie della guardia di frontiera. I due si si sono appena trasferiti in un paese texano di poche anime, prossimo alla linea di confine con il Messico.

"The three burials of Melquiades Estrada" [se ho fatto le cose per bene cliccando dovrebbe aprirsi il trailer] si svolge tutto nei primi 50 minuti, poi si trascina per altri 80, senza mantenere le promesse della prima parte. Che pero' e' splendida. Un frammento di vita contemporanea nell'America rurale dei mandriani e della musica country: moralista, chiusa, invidiosa e orgogliosa di esserlo.

La giuria di Cannes ha assegnato la Palma d'Oro a Tommy Lee Jones, ma io credo che se in questo film qualcuno merita tale onorificenza e' la superlativa January Jones. Il suo ritratto della moglie annoiata che lascia la brillante vita cittadina ("Al liceo eravamo piuttosto popolari") per seguire il marito, alla quale per altro e' legata da un rapporto in avanzato stato di decomposizione, e' strepitoso. La sua non esistente vita sociale, che si svolge noiosa e solitaria nell'unico bar della cittadina dove si intrecciano notizie e tresche, lo sguardo con il quale osserva la vicina sovrappeso che prende il sole, la distanza siderale dal marito, rappresentata dalle due televisioni in casa, quella in cucina dove la moglie vede le soap opera e quella in soggiorno sintonizzata sullo sport, il rapporto sessuale consumato in cucina in dieci secondi, la mania per i mall commerciali, tutto questo racchiude per me il senso del film. Che dovrebbe terminare con la tanto attesa visita al centro commerciale.

Invece prosegue, anzi la storia principale inizia proprio dopo tutto questo. Il viaggio verso il Messico, vero filone principale del film, mi ha lasciato l'amaro in bocca. January Jones scompare dal film e con il suo personaggio una delle poche ragioni di interesse della storia. L'altra infatti, l'immigrazione, resta un po' sempre sullo sfondo della narrazione principale. La quale ha troppi elementi fiction e spettacolari per piacere a un iper-realista come me.

Vi direi consiglierei quasi di andare a vedere il film, ma di uscire dopo la prima ora.

12 Comments:

Blogger PiB said...

E'in programma domani all'Art Theatre...ci vado e poi ti dico

lunedì, 03 aprile, 2006

 
Blogger Myriamba said...

oh madonna! non so perche' ma ho pensato per un quarto di secondo che si trattasse del batterista dei Motley Crue...:(..devo andare a dormire! Notte!

lunedì, 03 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Pib -

Molto curioso di conoscere la tua opinione.

Myriam -

Pensa che credo addirittura di avere un loro disco da qualche parte.

martedì, 04 aprile, 2006

 
Blogger PiB said...

Breve-MENTE:la prima ora ben fatta e accattivante..poi ci si perde. Concordo con te lei è strepitosa. Se ho tempo (è una idea che ho da un pò) e se mi riesce (spero che la security non mi blocca) voglio fare una serie di scatti "vivi" dentro al mio Mall..

mercoledì, 05 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

I mall americani fanno davvero paura. Sei stato in quello enorme appena fuori Atlanta (periferia nord)? Quella che fa davvero senso e' la sezione dedicata al cibo. Al di la del cibo in se' (meglio di gran lunga il digiuno di quelle quantita' di grassi e zuccheri - e infatti non ho assaggiato niente), non c'e' una finestra. Tutta la luce e' al neon, come negli allevamenti dei poveri animali che la gente mangia allegramente. Ti faccio solo notare che gli animali non hanno scelta, mentre gli umani potrebbero scappare, ma inspiegabilmente non lo fanno. Il tanfo di cibo cattivo e' a dir poco opprimente. Ci sono gli spettacolini di intrattenimento per bambini tristissimi che piangono in continuazione (ci credo, non avranno mai visto un albero). I corridoi lucidissimi vengono continuamente puliti da ragazzi di colore dall'aria disperata, probabilmente pagati 4 dollari l'ora. L'aria e' pompata attraverso sistemi che ne trasformano la temperatura che deve essere sempre la stessa tutto l'anno. La musica (musica?) e' interrotta in continuazione da annunci di offerte straordinarie e bambini smarriti tra la merce. Quando esci, prima di ritrovare finalmente la tua liberta' devi attraversare grandi parcheggi a piu' piani, scansando americani piu' larghi delle loro macchine.

giovedì, 06 aprile, 2006

 
Blogger Myriamba said...

non ho mai capito le persone che passano il loro tempo libero nei mall..tanto meno nei centri commerciali o a fare shopping..non c'e' nulla di piu' deprimente. Purtroppo, molte volte gli uomini sono trascinati in questa folle corsa deprimente al consumismo dai noi donne.. :(
Come sai, molti week-end vado a camminare in campagna nel Kent..sai cosa e' l'attivita' principale degli abitanti del Kent la domenica? La gita di famiglia al Bluewater (centro commerciale piu' grosso d'Europa). Penso che la cosa che mi sciocchi di piu' non sia vedere dei bambini nei centri commerciali ma vedere dei neonati..Giuro! Ce ne sono che devono avere solo 10 giorni e che le madri lasciano urlare allegramente invase dalla loro frenetica "voglia" di shopping. E se parlassimo delle pesone che passano la notte intera a dormire fuori dai negozi il giorno prima dei saldi? Oppure dell' accoltellamento che c'e' stato all'Ikea per un divano conteso?

giovedì, 06 aprile, 2006

 
Blogger PiB said...

FAbio e Myriamba: questo vorrei fotografare....questo bestiale allevamento umano....

giovedì, 06 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Ho visto il Bluewater. L'autobus per Canterbury fa infatti l'unica fermata tra Londra e la tua citta' proprio al centro commerciale Bluewater. Essendo tale centro in una buca (ma per curiosita': l'hanno scavata apposta?), mentre l'autobus si allontanava pensavo a quanto sarebbe bello rimettere la terra al suo posto, seppellendo quell'orrore per sempre.

giovedì, 06 aprile, 2006

 
Blogger Fabio said...

Pib -

Attendiamo le tue foto, ma sara' durissima. La security in America quasi non ti permette neanche piu' di fotografare all'aria aperta. Ero al Woodruff Arts Center quest'inverno, all'esterno per la precisione, e per aver scattato qualche foto sono stato circondato, poi mi hanno fatto un interrogatorio sul posto. Non volevano credere che fotografassi un museo progettato da Renzo Piano semplicemente perche' e' bello. Un agente sceriffo mi ha chiesto se so cos'e' successo l'11 di Settembre e mi sono trattenuto a fatica dal rispondere "il colpo di stato in Cile". Non credo avrebbero apprezzato.

giovedì, 06 aprile, 2006

 
Blogger Myriamba said...

Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

giovedì, 06 aprile, 2006

 
Blogger Myriamba said...

Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

giovedì, 06 aprile, 2006

 
Blogger Myriamba said...

Gli avresti dovuto chiedere a che anno e posto faceva riferimento..:)

giovedì, 06 aprile, 2006

 

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