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martedì 16 maggio 2006


Il Sabato del villaggio (parte 3)

Avevo ancora dentro di me gli occhi pieni di vuoto di Francesca Woodman e Diane Arbus riflessi nelle grandi tele di Nigel Cooke quando, verso le 4 del pomeriggio, approfittando di qualche nuvola piovosa che come me aveva deciso di fare un giretto a St. James's Park, ho varcato l'ingresso dell'Institute of Contemporary Arts, dove e' in corso una retrospettiva ultra-completa sul cinema di Rainer Werner Fassbinder.

Voi l'avete visto questo "Chinese roulette", del 1976? Solo un genio del male come Fassbinder, votato al piu' profondo odio nei confronti delle cardinali istituzioni borghesi, avrebbe potuto pensare a una storia cosi' claustrofobicamente implosiva, un buco nero nel quale una famiglia upper class viene inghiottita fino a disintegrarsi in un iperspazio negativo tutto interiore. E tutto grazie (o per colpa, insomma dipende come vedete voi questa impietosa decostruzione) a una verita', che come recita il sottotitolo del film, puo' essere fatale.

Come avra' fatto Fassbinder a generare il personaggio di una ragazzina diabolica come quella che approfitta delle bugie che i genitori si dicono da anni per affondare la lama cosi' in profondita' nelle strutture portanti della buona societa', tedesca ma non solo?

Marito e moglie, i genitori della diabolica ragazzina, fingono di avere appuntamenti di lavoro che li terranno lontani da casa qualche giorno. E che impegni di lavoro non sono affatto. Peccato che entrambi abbiano pensato di ospitare i rispettivi amanti nella casa di campagna. Dove tutti e quattro trascorreranno il resto del film, giocando a un gioco della verita' cinicamente suggerito dalla figlia.

Verita' squarciata e messa a nudo senza pieta', cosi' come in una scena altamente simbolica del potere della ragazzina "Radioactivity" dei Kraftwerk incide una ferita nella musica di Mahler che abbiamo ascoltato per tutto il film.

Sara' un colpo di pistola, sparato mentre finalmente dopo tanta insopportabile claustrofobia vediamo l'esterno della casa, a segnare la fine della storia. Ma non solo di quella, forse di un'intera istituzione sociale.

Esco, e' tornato un timido sole. Mi siedo a gambe incrociate sull'erba del parco bevendo tutta d'un sorso una bottiglia d'acqua, come a volere ripulire ogni cellula di tanta oscurita'.

Prendo il giornale dalla borsa. Arriva un sms. "Ho gia' fatto i biglietti, ti aspetto qui a Charing Cross alle 6".

Di chi era quell'sms, vi domanderete? Come mai qualcuno mi aspettava alla stazione al termine di quel Sabato? Per andare dove?

La risposta domani, nella parte 4 del post, da non perdere assolutamente vi avverto.

[Una bella recensione del film la trovate qui].

14 Comments:

Blogger PiB said...

Non so mica se questo film lo voglio vedere: mi ha turbato quanto scritto e quanto ci ho letto. Finale del post degno di un inchino..la suspense sospesa

martedì, 16 maggio, 2006

 
Anonymous invertire said...

vedere fassbinder ora, ho "calcolato" i 30 anni più o meno che son passati...dirà ancora qualcosa?
un saluto e buona settimana
f.

martedì, 16 maggio, 2006

 
Anonymous Anonimo said...

Mi ricordi di quando stavo su fino alle tre del mattino a vedere i film di Fassbinder (ed Herzog e pochi altri) in una TV bianco&nero 12 pollici. C'era il ciclo "Germania pallida madre" su RAI3 a notte fonda (sono convinto che Ghezzi sia un vampiro, di giorno sta chiuso in una sala cine buia).
Però questo non l'ho visto.

Avviso: chiunque mi risponda "anch'io anch'io!!" rivela di avre un'età superiore ai 35 anni.

AuroRT

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

Non l'ho visto, ma chissà, Fassbinder rientra nel loop del cinemino di cui ho già parlato e al prossimo giro vedrò se c'è...
mi ha fatto venire in mente un altro film tedesco dalle atmosfere altrettanto cupe, "Edith diary" (Geissendorfer 1983), al cinema eravamo in 3 o 4...ora mi sa che uscirei prima della fine, ai tempi dovevo espiare qualche oscura colpa.

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Pib -

E a me ha turbato quello che ho visto, infatti. Rispetto ad altri suoi film, Fassbinder non ha esagerato nella durata, e ci sono piu' "colpi di scena" del solito. E' un film che puo' disturbare ma non logora (che e' l'effetto che qualche volta ha Fassbinder su di me, specie se introdotto da Ghezzi o Razzini).

Invertire -

E' una domandona la tua. Sai che non so proprio rispondere? Mi verrebbe da dire che dice ancora qualcosa a chi e' cresciuto in quegli anni, ma probabilmente pochissimo alle nuove generazioni, quelle che non hanno visto lo sgretolamento di tante cose (istituzioni borghesi, contestazione collettiva delle stesse istituzioni borghesi, ecc.).

Auro -

Anch'io, anch'io! A parte il fatto che vorrei averli ancora 35 anni, ci farei la firma, e anche tu mi sa! Credo che tu e io non ci conoscessimo ancora quando nelle rispettive camerette distanti qualcosa come piu' di 500 metri e meno di un chilometro cercavamo di tenere gli occhi aperti guardando nelle nostre TV in bianco e nero 12 pollici film che io non capivo affatto (ma me ne sono accorto solo 20 anni dopo rivedendoli al De Amicis). Qualche anno dopo ci saremmo conosciuti, e non avremmo perso un film del glorioso cineforum di Tortona (ma lo sai che Franchino mi manda ancora gli auguri di Natale e Pasqua?), passando poi intere serate a commentare "Io e il vento" e "Morte di un maestro del te". Ma ti ricordi?

Lophelia -

Non l'ho visto, ma se lo consigli lo aggiungo alla lista dei film che uso per il mio settimanale "controllo incrociato dei film che voglio vedere con quelli proiettati questa settimana in uno qualsiaisi dei 6-7 festival in corso a Londra". Bello quello che dici sulla "colpa", mi ha fatto pensare. Anzi, aspettavo che qualcuno prima o poi affrontasse il tema, per il quale non basterebbero 15 post. Mi sa pero' che tu e io per espiare davvero le nostre colpe dovremmo vedere "Mission impossible 3". La mia personale versione dell'inferno sara' un girone speciale fatto a multisala dove saro' circondato da voraci mangiatori di popcorn mentre legato alla poltrona dovro' vedere il ciclo completo di "Vacanze di Natale" in loop perpetuo.

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

Ahahahahaha!! dai, in fondo non abbiamo mica ammazzato nessuno...

il film non lo consiglio particolarmente. Inferni familiari, rancori esplosivi e follia crescente, finale amaro. A parte che ha quella particolare grevità che solo i tedeschi riescono ad avere, ma in questo momento della mia vita mi sento in ogni caso di NON consigliarlo. Al limite meglio il romanzo di Patricia Highsmith da cui è tratto (stesso titolo).
Ma meglio ancora Gli Aristogatti.

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Mi stai facendo pensare che in effetti credo di esseer passato dagli Aristogatti a Fassbinder senza mica tanti passaggi intermedi, quindi magari la fase regressiva puo' essere altrettanto immediata. E comunque "Torna a casa Lassie" dove lo mettiamo, con tutta la tematica dell'abbandono digerita ad uso e consumo di un pubblico under 10?

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

di "Torna a casa Lassie" credo di non aver mai visto neanche una puntata, forse qualche pezzetto. Chissà perché, non mi attirava proprio, forse appunto troppo patetico...(ma poi non mi sono mancati i criminali tormentoni del filone "Ultima neve di primavera", forse voi maschi almeno quelli ve li siete risparmiati!)
comunque gli Aristogatti non li dicevo come regressione, anzi. Una ri-conquista della leggerezza...credo di averli visti tante volte quante ho visto il film concerto "Rust never sleeps" al cinema Universale di Firenze, storico e "fumoso" cinema oggi ristrutturato in locale alla moda.

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Ma certo, "Ultima neve di Primavera" starring Renato Cestie', idolo della mia compagna di banco Cecilia in quinta elementare, come posso dimenticare? Io pero' devo ammettere di non averlo mai visto. "Torna a casa Lassie" e' ststo prima un lungometraggio, dopodiche' credo abbiano pure fatto una serie TV. Lo rividi (il lungometraggio) quando ero obiettore di coscienza, quindi attorno ai 23 anni, e ricordo benissimo la camicia bagnata di lacrime ancora una volta. E' un vero classico della mia vita e davvero, lo consiglio. Gli Aristogatti li vidi con mia madre nel periodo in cui stava cercando di comunicarmi che stava finalmente bene e che non mi avrebbe piu' mandato dagli zii di Milano, e devo dirti che lo associo ancora parecchio a quel lontano ricordo. Ci era piaciuto parecchio, ma poi credo di non averlo piu' rivisto. Chissa' che effetto mi farebbe adesso. L'ultimo classicone Disney che sono andato a rivedere e' stato "La carica dei 101", che resta davvero strepitoso.

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

Sì, anche i "101" erano tra i miei preferiti.
Solo una cosa sulla "colpa": l'importante è il momento in cui si arriva a capire, anzi a sentire, che in realtà non ne avevamo alcuna. Almeno nella maggioranza dei casi.
Aspetto con curiosità il 4°.

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

E' anche vero che spesso il problema e' l'ammissione davanti ai nostri occhi dei nostri errori. Io porto sempre con me alcuni aforismi su foglietti ormai ingialliti e consunti. Uno e' di Hermann Hesse e dice: "L'uomo puo' sempre ritrovare l'innocenza se riconosce il proprio male e la propria colpa e se soffre fino in fondo anziche' cercare di darne la colpa agli altri". Il mio amico e maestro Paolo, che ha cercato di insegnarmi un po' di saggezza senza per altro riuscirci, un giorno mi disse che quando qualcosa non funziona la prima cosa che pensa e': "Dove ho sbagliato?". Solo dopo aver fatto una bella autoanalisi, pensa magari a dove eventualmente sono stati altri a sbagliare. E infatti Paolo e' una persona molto innocente e limpida, uno specchio d'acqua nel quale ritrovarsi.

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

Sì, in questo senso sono completamente d'accordo, e mi stupisco sempre di come siano in pochi disposti a fare autoanalisi prima di cercare le colpe degli altri. I nostri errori quotidiani penso siano comunque da emendare più che da espiare.
Mi riferivo a quel senso di colpa più profondo che fa compiere inconsciamente rituali di espiazione - o peggio di sottile autodistruzione.
Quella zavorra che ci portiamo dietro fino a che non scopriamo che non era colpa nostra se i nostri genitori non erano felici, anche se così ci avevano fatto credere perché, umanamente, non sono riusciti a non far pesare su di noi i loro malesseri.

mercoledì, 17 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Pensa che e' uno dei temi del film. Infatti la bambina diabolica cammina con le stampelle e si intuisce che i genitori in qualche modo le fanno pesare questo handicap. Da qui la vendetta liberatoria dal senso di colpa (che viene infatti rovesciato addosso ai genitori come una doccia gelata).

giovedì, 18 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

Brrrrrrrr!!! non si può fare così...è vero che far luce sul marcio che c'è in famiglia (sempre semplificando) porta inevitabilmente risentimento ma poi bisogna riuscire a elaborare anche quello, capire e arrivare a perdonare.
Meno facile farci un film, e di sicuro non sarebbe stato di Fassbinder!

giovedì, 18 maggio, 2006

 

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