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mercoledì 17 maggio 2006

Il Sabato del villaggio (parte 4)

Charing Cross station dista 5 minuti a piedi da St. James's Park, spesi per lo piu' aspettando che i semafori delle arterie che portano a Trafalgar Square si decidano a fermare il flusso continuo di macchine.

Il treno per Blackheath e' alle 18.19 e mentre aspettiamo nella hall che annuncino il binario, Marco e io siamo felici come due bambini che vanno in gita. Non mi capitava di essere cosi' gioioso all'idea di un concerto almeno da quando, 20 anni fa, andare a sentire musica significava attraversare buona parte della Lombardia cercando di difendersi dagli spifferi sulla 2CV scassata del mio amico Ubi.

Andare a un concerto in treno e' bellissimo di per se', un'esperienza che ti fa sentire ancora un interrailer, il personaggio di "Prima dell'alba", una cosa del genere. Se poi il treno e' diretto a un piccolo villaggio che non hai mai sentito nominare, all'entusiasmo si somma una ingenua curiosita' che sa tanto di frammento di vacanza. E se infine a suonare in quel villaggio e' uno dei tuoi eroi di gioventu', dal 1985, da quando hai ascoltato a Radio Popolare quel capolavoro che era "Valley of rain" dei Giant Sand e ti sei precipitato a farlo tuo fino a consumare ogni giorno per mesi ognuno dei suoi solchi, beh allora capite che l'attesa e' davvero qualcosa che ti pervade, qualcosa che non riesci a trattenere dentro. E non ha importanza se Howe l'hai gia' visto tante volte, stavolta sai che sara' diversa da tutte le altre, come "'Sno angel like you" e' diverso da tutti i suoi dischi precedenti.

Il treno parte, attraversa la periferia Sud Est di Londra facendo fermate che raddoppiano il numero di passeggeri ogni 2 minuti. "I'll tell you when we are arriving at Blackheath, mate" mi dice il sosia di Mike Skinner, seduto di fianco a me, prima di dimenticarsene come avevo previsto.

Blackheath. Scendiamo dal treno e dopo aver attraversato il corridoio della stazione ci troviamo in un villaggio che nulla ha a che fare con la citta' dalla quale siamo partiti, quasi come se fossimo stati in treno qualche ora.

Cerchiamo qualcosa da mangiare, decidiamo che quello che vogliamo e' una pizza e la pizza si dimostra bella e buona, annuncia che in una serata come quella tutto sara' perfetto e memorabile.

Quando arriviamo al luogo del concerto in vetta a una collina, non crediamo davvero ai nostri occhi. Un antico palazzo di mattoni tutto elegantemente decorato, un po' il contrario del luogo dove penseresti di andare a sentire un concerto di un cantautore che arriva dall'Arizona. Qualche foto all'esterno, mentre la luce del tramonto e la brezza serale rendono tutto ancora piu' bello, e poi entriamo. La prima cosa che incontriamo e' un tavolo con sopra qualche maglietta e non so se avevo mai visto magliette cosi' belle: blu con gli uccelli stilizzati del libretto di quello che e' gia' da ora il mio disco dell'anno. Non resisto e una M finisce direttamente nella mia borsa.

Il pubblico che sta arrivando e' un pubblico che non so se riesco a descriverlo. Provate a immaginare una funzione religiosa, o le votazioni locali. Cosi'. Attratti dal coro gospel che accompagna Howe in questo tour, arrivano intere famiglie, bambini, anziani. Il Sabato del villaggio, appunto. L'evento locale di un Sabato di primavera, quando le serate sono luminose e stare in casa e' impossibile.

E l'interno della sala, anche questo mica riesco a descriverlo. "Per me e' come andare alla Scala" riesce appena a dire Marco. E Howe, subito dopo il concerto, mi avrebbe detto "Fabio ma non ti ricorda un po' una sala italiana?" facendomi notare il soffitto a botte decorato. In fondo a questa sala, con sedie di velluto rosso ben distanziate, il palco, con un cielo stellato come quinta.

Il pubblico entra: padri con figlie vestite come cent'anni fa, vecchi col vestito della festa, mamme con neonati. Gli occhi di Marco e miei brillano di gioia per il privilegio di poter far parte per una sera di quella comunita'.

Prima di Howe salgono sul palco i Barbarossa, tra gli idoli del momento di "Comes with a smile". Il loro folk acustico gentile e silenzioso ricorda tanto quello di Sufjan Stevens, stessa freschezza che parte dall'anima per arrivare direttamente dentro di te come acqua di sorgente. Ne riparleremo, vedrete.

Dopo un breve intervallo le luci si abbassano. Si sente una chitarra avvicinarsi. Sale sul palco Howe, vestito da gentiluomo del Sud, con cappello da troubadour appeso alla chitarra. Dietro di lui il Voices of Praise Gospel Choir, che fa tanto chiesa del villaggio, perfetto per questa serata.

Gli accordi che Howe sta suonando si trasformano come per magia in "Love knows no borders". Appena la riconosco mi si annebbia la vista, una delle canzoni che mi sa commuovere come poche altre. Quando il coro intona il controcanto alla voce di Howe, mi accorgo che ho gli occhi pieni di lacrime di emozione per tutto quello che vedo, sento, mi circonda, per la gioia di essere li', in quel momento, con i sensi working overtime.

Howe saluta e non e' l'Howe che fa impazzire Joey e John che non sanno piu' come stargli dietro. No, questa volta l'intesa con i musicisti sul palco e con il coro gospel e' perfetta. Al termine di ogni brano, un signore anziano si alza in una standing ovation che e' esplosione di gioia, quella che nessuno riesce piu' a contenere. Gioia, amore, chiamatelo come volete. Nei momenti di silenzio un neonato canta, nell'ilarita' generale, con Howe che fa le facce che sapete.

Tutti i brani migliori dell'album piu' un po' di inediti vengono interpertati con naturalezza e un equilibrio che mai avevo trovato nei concerti di Howe solista e dei Giant Sand.

Tutto perfetto fino al finale. Ma il finale non provo neanche a descriverlo. Un medley infinito che inizia con "Walk on the wild side" in versione gospel, passa per "My sweet lord" e finisce con "Oh happy day". Finisce si fa per dire, perche' e' un crescendo che vola direttamente al cielo, un momento di spiritualita' che ti fa sentire in perfetta armonia con il creato.

"E' come avere visto i Pistols nel '76... come aver visto Rothko che dipinge nel suo studio" dice Marco, ancora provato, con la voce rotta dall'emozione.

Sono pieno di tutte quelle emozioni quando incontro Howe. Lui sdrammatizza, dicendomi come gli piace quel villaggio. Gli porto i saluti di un paio di amici comuni, parliamo un po' del tour, con lui che ti guarda negli occhi con quel suo sguardo di diamante. Gli dico di come sono ancora pentito per questa cosa, e poi prima di congedarci, senza che gliela chieda, mi da' la sua mail personale, accertandosi che ci sia ancora un treno che ci riporti a Londra, come un vecchio amico che si prende cura di te.

Scendiamo dalla collina, andando verso la stazione. Sorrido ancora, felice di esistere, e mi rendo conto che ho il cuore pieno d'amore.

[Il sito ufficiale dei Giant Sand e di Howe Gelb lo trovate qui. Una foto delle Blackheath Halls la trovate qui].

***

Due sere dopo incontro Cinzia e Enrico a cena. I blogger esistono in carne, ossa, sorrisi, sentimenti, non sono solo linee di testo, pagine web. E quelli che conosco io sono proprio belle persone. Devo andare a sentire i TV On The Radio per Radio Popolare, ma e' troppo bello passare tempo con loro. Arrivo al concerto, alla London University Union, in ritardo. I TVOTR stanno gia' suonando la loro miscela Living Color trascinante, per la gioia di un pubblico di studenti. Sono bravi, ma questo e' un concerto. Quella di Sabato, come ho detto a Howe che mi sembrava cosi' contento delle mie parole, e' stata un'esperienza, proprio un'altra cosa.

[Nel sito dei TV On The Radio, questo, a me non sembra succeda nulla se non una sorta di animazione, e cliccando sulla scritta non si apre nessuna pagina, ma magari ci stanno lavorando perche' ci vuole una vita prima che si carichi].

12 Comments:

Blogger artemisia said...

Fabio...ancora grazie della bella serata.

Stranissimo effetto - come dici tu - vederti in carne ed ossa e sentirti parlare dal vivo (Fabio live).

Alla prossima

giovedì, 18 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

Che senso di luce e di calore dopo tanta oscurità...una sorta di "e uscimmo fuori a riveder le stelle".
L'emozione grande che hai provato arriva tutta.

La mia ignoranza sulla musica degli ultimi anni comprende anche i Giant Sands, di cui ricordo solo che quando li conobbi mi ricordavano N.Young e quindi mi piacevano...ma mi pare di capire che ora facciano cose molto molto diverse.

giovedì, 18 maggio, 2006

 
Blogger artemisia said...

L., incredibile davvero questa comune interferenza dantesca...incredibile!!

giovedì, 18 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Artemisia -

Come ti ho scritto, considero un privilegio conoscere una bella persona come te. Torna presto a Londra.

Lophelia -

E' proprio un po' il senso del post, diciamo che il Limbo e' stato il viaggio in treno e il Purgatorio, mah, l'attesa per la pizza? Poi c'e' stata l'ascesa, anche fisica, alla collina del Paradiso.

I Giant Sand ricordano abbastanza Neil Young, magari via Lou Reed, con un senso di essenzialita' desertica tutta loro. Se ti posso consigliare un disco, credo sia "Valley of rain", il loro esordio che ascolto ancora spesso. Il disco solista di Howe Gelb uscito quest'anno ('Sno angel like you, etichetta Thrill Jockey) e' decisamente incredibile. Immagina i Giant Sand ma con aperture gospel, dove il coro si incunea all'interno di strutture sostanzialmente elettriche cantautorali riempiendo tali strutture di enorme spiritualita'. L'avro' ascoltato 200 volte e scopro sempre qualcosa di nuovo.

giovedì, 18 maggio, 2006

 
Blogger andrea said...

incredibile post! soprattutto per un pelandrone come me che se l'e' letto solo oggi e tutto d'un colpo! mi chiedo solo COME CAVOLO fai a scrivere cosi' (durante il lavoro?), a leggerti sembra di mettersi su il cappotto caldo preferito in inverno (o i braghettoni a quadretti in estate)

giovedì, 18 maggio, 2006

 
Blogger andrea said...

ulteriore appunto:

oggi ho provato a scrivere sul mio blog, ma mi sentivo come carl wilson dei beach boys che non riusciva a finire pet sounds perche' ossessionato dalla bravura dei beatles...

adesso mi tocca mettere su uno studio di "scrittura blog" dove tutti si vestono da pompieri e ci metto su pure la sabbia finta!

venerdì, 19 maggio, 2006

 
Blogger andrea said...

scusa carl, parlavo di brian

venerdì, 19 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Eh, che gentile Andrea! La risposta a "durante il lavoro?" e' si' naturalmente. Pelandrone un po' lo sei, dato che non vieni mai ai concerti con noi, comportamento che spero rettificherai dopo aver letto il post. Il paragone con i Beatles mi fa arrossire, ma adesso aspetto di leggere i tuoi "Pet sounds" e "Smile", e di fare come McCartney che durante il concerto di Wilson alla Royal Festival Hall gli ha tributato una standing ovation. I braghettoni a quadretti non vedo l'ora di metterli oggi quando tornero' in Italia (mentre qui a Londra mi sa che in questo fine settimana vi tocchera' il cappotto caldo preferito).

venerdì, 19 maggio, 2006

 
Blogger ele said...

bello.. davvero bello.
e sono contenta per te.
certe cose continuano a brillarci dentro anche dopo tanto tempo che le abbiamo vissute.. spero che questa sarà una di esse.. e che siano molte.

un abbraccio.

lunedì, 22 maggio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

oddio..gelosissima del tuo incontro con H.Gelb..doveva essere un'altro concerto stupendo che mi sono persa..
Comunque..solo per farti sapere: Blackheath fa parte di Londra (SE3) tra Lewisham e Greenwhich, hai fatto piu' strada per vedere Giulio suonare a Margate :)

mercoledì, 24 maggio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

Ho dimenticato, ...ci sono sempre un paio di tizi dei 90 Days Men nei TV on the RAdio? Devo dire che all'inizio li associavo molto a Peter Gabriel ..ed ultimamente sto iniziando ad apprezzarli..

giovedì, 25 maggio, 2006

 
Blogger Byron said...

Io ci vivevo a Blackheath! Di fronte alla chiesetta in mezzo al campo. E' un posto surreale, sembra di vivere in Francia :-)
E comunque sto aspettando una copia di Howe Gelb...

venerdì, 26 maggio, 2006

 

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