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venerdì 5 maggio 2006

Io sono una persona semplice. Mi basta poco per essere contento. Una giornata di sole come oggi per esempio. E un po' di cristallina folk music. Stamattina, sul piano superiore dell'autobus che tutti i giorni mi porta al lavoro, sorridevo da solo ascoltando l'armonica, la chitarra e la voce di quest'uomo meraviglioso.

E pensavo a questo gentiluomo della West Virginia, nato 128 anni fa, scomparso nel 1953 dopo aver scritto e interpretato musiche senza le quali tutto quello che ascoltiamo oggi non potrebbe esistere. Lo sentivo cantare un pezzo ispirato da un paio di vecchie scarpe che chissa' quanta strada avranno fatto. Le strade polverose di un'altra America, rese mitiche attraverso i solchi altrettanto polverosi di un 78 giri trovato da Harry Smith in un mercatino di paese.

Sorridevo commosso mentre davanti a me scorrevano le immagini in bianco e nero di questo poeta che nella sua cabina ai margini di un bosco leggeva Shakespeare e Burns e che, ispirato dalla natura attorno a se, scriveva musiche che certamente non avrebbe pensato che qualcuno avrebbe suonato 100 anni dopo dall'upper deck di un bus fermo nel traffico di una citta' dall'altra parte del grande Oceano.

[Un frammento dell'immensa "Old shoes and leggins" del vecchio Uncle Eck Dunford lo trovate qui,e io continuero' a parlare di folk fino a quando tutti voi, nessuno escluso, avrete in casa questo definitivo box set che vi dara' gioia per gli anni a venire].

5 Comments:

Blogger berso said...

io sono un profano in campo musicale ma la FOLK MUSIC l'adoro.
Genuina, schietta, ETERNA.

...questo poi è il parere di uno che suona padelle e mestoli.

venerdì, 05 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Proprio come dici Berso, eterna. La polvere nei solchi ha un suo perche' e pensa che mi e' capitato di leggere su Mojo una recensione nella quale si diceva che il box set che ho consigliato e' preferibile a non so quale altro perche' si sentono meglio i segni del tempo.

venerdì, 05 maggio, 2006

 
Blogger PiB said...

fabio ovvia-MENTE alla voce segni del tempo ho attivato i sensi..dvedo se lo recupero in biblioteca (qui il sistema bibliotecario è fantastico per questo) lo ascolto e poi provvedo

venerdì, 05 maggio, 2006

 
Blogger artemisia said...

Senti Fabio, mi dispiace ma...io proprio quel tipo di musica non riesco ad ascoltarlo!
Non vorrei fare la guastafeste, ognuno ha i suoi gusti per fortuna, ma con me caschi male. Solo il pensiero di un'ETERNA folk...:D

sabato, 06 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Pib -

E' un disco molto da biblioteca infatti, divertiti a leggere le note di copertina che sembrano entries della Treccani anni '50 (e infatti in quegli anni sono state scritte).

Artemisia -

Vale quello che scrivevo una settimana fa piu' o meno a proposito di tempo musicale oggettivo e soggettivo. Per me il folk e' musica giovanissima, nel senso che come succede a te, anche le mie orecchie lo hanno rifiutato per molti anni. Ora non ne posso piu' fare a meno invece.

domenica, 07 maggio, 2006

 

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