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venerdì 12 maggio 2006

Premetto che non sono tra quelli che sostengono che Daniel Johnston sia un genio. L'hanno detto in tanti, da Kurt Cobain ai Sonic Youth, dai Flaming Lips ai Wilco, da Howe Gelb a Vic Chesnutt, ma io non sono molto d'accordo. Posso anche ammettere di non capirlo, se volete, che tutta quell'approssimazione un po' mi mette a disagio, ma che il problema *sono io* e non lui. Che il fatto che Johnston sia un individuo profondamente disturbato e' la prima cosa che sento nella sua musica, ma che forse per un disagio che *sono io* ad avere dentro di me nascosto tra le pieghe insondate del mio subconscio.

Tutte queste cose le posso ammettere se vi fa piacere, sta di fatto che un disco o un concerto di Daniel Johnston sono esperienze che non fanno completamente per me.

Pero' questo "The Devil and Daniel Johnston", che l'anno scorso ha vinto il Sundance Film Festival e che sta passando in questi giorni al Barbican, in una saletta che si raggiunge dopo aver vagato per un lungo corridoio circolare sospeso su una serra, e' un film di un'umanita' straziante.

Non tanto per Daniel, la cui mente risulta definitivamente bruciata dagli acidi, e che nel film in fondo si conferma come un individuo pericoloso per se' e per chi gli sta vicino. Ma proprio per chi sceglie di credere nonostante tutto in lui e nella sua musica, con completo disinteresse e una passione che vince ogni dubbio.

E' come se il film non fosse su Daniel Johnston, ma volesse essere una dimostrazione della generosita' e dell'assoluta mancanza di pregiudizi della musica indipendente americana che molti di noi hanno amato nel corso degli anni '80 e '90.

I protagonisti del film sono Steve Shelley, che ospita Johnston nel suo appartamento di New York, Jad Fair che con Johnston registrera' i suoi dischi piu' visionari (che verrano riscoperti attorno al 2025 come capolavori del XX secolo, vedrete), il ragazzo del quale non ricordo il nome che fondera' la Stress Records, che ancora oggi vende per corrispondenza le cassette del cantautore di Austin (duplicate una ad una e con le copertine fotocopiate).

Memorabile la scena nella quale si vedono i Sonic Youth vagare in auto di notte per le strade di New York mentre cercano Johnston, del quale si occupavano come ci si prende cura di un bambino. Lo troveranno sperduto nel parcheggio di un ipermercato nel New Jersey, dove lo avevano portato i suoi passi.

Ma la vera, definitiva protagonista del film la vediamo solo nelle prime sequenze, in un frammento in super 8 girato nella sua adolescenza da Johnston. E' Laurie, la ragazza della quale Daniel si innamorera' perdutamente senza venire corrisposto. Laurie, che oggi vive sola da qualche parte in Ohio, nel film non concede nessuna intervista. E proprio questo la rende sfuggente, lontana. Lontana come e' sempre stata per Daniel, che a lei ha dedicato canzoni per tutta la vita senza poterla mai sfiorare, senza riuscire a esprimerle direttamente i suoi sentimenti.

Daniel che cerca sollievo nella musica e finisce per restarne sopraffatto, che implode nelle sue canzoni, che cerca di buttarsi nel vuoto dall'aereo del padre perche' per lui la vita non ha ormai piu' valore della morte.

E' una storia d'amore non vissuta questo film, una di quelle che, proprio perche' non abbiamo mai saputo far nascere, restano impresse dentro di noi come storie che non avranno mai fine. Che sono cosi' belle come il mondo non ha mai visto. Storie d'amore che, ne siamo certi, un giorno, non sappiamo quando, vivremo davvero.

[Qualche informazione in piu' sul film di Jeff Feuerzeig la trovate qui. Il sito ufficiale di Daniel Johnston e' questo].

14 Comments:

Blogger Myriamba said...

Non vedo l'ora di vederlo :)

sabato, 13 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

Non conosco la sua musica, speravo di trovarne qualche nota sul sito ma non ci sono riuscita, neanche sull'ulteriore link, forse non ho saputo cercare. I disegni sono veramente disturbanti. Il film dev'essere commovente, peccato che da queste parti non passerà...l'unica possibilità è forse il Festival dei Popoli che si tiene di solito in autunno.

sabato, 13 maggio, 2006

 
Anonymous Anonimo said...

Lophelia alcune sue canzoni le trovi su myspace,ho visto che ci sono.
Fabio, molto bello quello che hai scritto.
Io forse non lo consco abbastanza per poter esprimere pienamente un'opinione, ma quel che ho sentito mi è piaciuto molto. e ancora di più dopo aver letto quello che scrivi.
Ho letto da poco La notte della cometa, in cui Sebastiano Vassalli ricostruisce la vita di Dino Campana,il poeta morto in un manicomio nel 1932. Una vita straziante,i suoi contemporanei (Papini, Soffici, e gli altri Futuristi) ne escono come personaggi meschini, anticonformisti soltanto per moda, frivoli e incapaci di riconoscere e rispettare la vera genialità. Mentre lo leggevo ho pensato a qualcosa di simile a quello che dici riguardo alla generosità e alla mancanza di pregiudizi di certi ambienti indipendenti attuali, della musica o anche del fumetto. Almeno in questo il mondo oggi mi sembra un posto migliore che in passato. E anche a Campana credo che oggi andrebbe diversamente.
Scrivo una citazione dal libro, che secondo me si addice anche a Daniel:
"Ma forse è proprio vero che i poeti appartengono ad una specie diversa, 'primitiva', 'barbara', da sempre estinta eppure sempre in grado di rinascere come quella dell'araba fenice. I poeti autentici, dico: non i letterati o gli scrittori di poesie, ma proprio quelli per mezzo dei quali la poesia parla. Gli unicorni, i mostri."

raffaella

domenica, 14 maggio, 2006

 
Blogger berso said...

questo non lo conosco, mi informerò.

splendido post su Miles Davis.

oggi c'è il concorso d'artificio, partecipi?

ore 18:30 da me

domenica, 14 maggio, 2006

 
Anonymous Anonimo said...

Lophelia
mi correggo! purtroppo su myspace non c'è più niente di D. J.
sorry

raf

domenica, 14 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

raf: grazie lo stesso.

fabio: che l'essere disturbato di D.J. sia la prima cosa che senti nella sua musica credo sia la prova del tuo NON esserlo...pensa se uno guardasse le foto della Arbus e pensasse "ma che bei quadretti familiari"!

domenica, 14 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Myriam -

Uscira' senza dubbio in DVD presto e credo ti piacera', poi facci sapere.

Lophelia -

Ti ho trovato alcuni frammenti sul sito americano di amazon.com, che e' sempre una bella fonte di piccoli estratti che ti permettono di farti un'idea: http://www.amazon.com/gp/product/B00008W2PF/qid=1147624399/sr=2-2/ref=pd_bbs_b_2_2/002-3512631-2127244?s=music&v=glance&n=5174. Queste sono le sue prime registrazioni, dopo le quali ha aumentato un po' ma non tanto la complessita' senza perdere il senso di "questa e' una cosa che ho scritto in 5 minuti mentre aspettavo che arrivasse il mio turno dal dentista". Tutto approssimativo, come sentirai. Il mio problema e' che se guardo alla mia vita non esiste un "momento perfetto per ascoltare Daniel Johnston". E comunque con il tramonto sulla piana credo non c'entri proprio nulla, correggini se sbaglio.

Sul tuo secondo commento potremmo aprire una discussione che quella che abbiamo fatto sul tuo blog a proposito di Neil Young sarebbe nulla, un semplice inizio. Vale per Nan Goldin, Diane Arbus, Francesca Woodman, ma anche Reiner Werner Fassbinder, Ian Curtis e potremmo scrivere una lista di nomi infinita. Perche' siamo attratti dai loro lavori se non condividiamo, da qualche parte dentro di noi, il loro "essere disturbati"? Pensaci, quante persone di fronte agli scatti di Arbus e Goldin si volterebbero dall'altra parte? A te e a me, invece, piacciono in fondo: conosciamo, approfondiamo, vogliamo capire. E contemporaneamente ne siamo colpiti, disturbati. Perche' questo avviene, se non perche' c'e', da qualche parte, una risonanza interiore (bella sepolta magari?).

Raffaella -

Quello che dici e' vero, ma nel tempo mi sembra di essere giunto alla conclusione che non si tratta di una regola sempre valida. Qualche volta e' cosi', qualche volta no. Ci sono esempi di "poeti autentici" sregolati, scostanti (vedi i nomi nella risposta a Lophelia), ma a me e' capitato di incontrare "poeti autentici" di un'umanita' molto armonica. Ti faccio un paio di nomi? Thurston Moore e Howe Gelb. Non puoi dire che non abbiano scritto capolavori di straordinaria intensita', ma se ti capita di trascorrere un po' di tempo con loro ti rendi conto che sono persone di grande intelligenza ed equilibrio, articolate, con una grande armonia interiore, che cercano una comunicazione non superficiale con te. Poi ci sono anche i geni disturbati, certo, ma sull'identita' genio = sregolatezza ho piu' di un dubbio.
Poi penso anche un'altra cosa, non so se la condividi. Dai tempi di Campana e' proprio cambiato il concetto di "normalita'". Senza andare tanto lontano, ai tempi dei nostri nonni i Rolling Stones forse li avrebbero chiusi in manicomio.

Berso -

Grazie per l'invito. Sono purtroppo di frettissima, quindi sara' per la prossima volta, ma leggero' con interesse.

domenica, 14 maggio, 2006

 
Blogger lophelia said...

in casi come questi soffro il limite di questo mezzo comunicativo...(e mi dispiace ancora di più non aver potuto unirmi al pellegrinaggio di Cinzia!)
Il fatto è che le cose non sono mai bianche o nere, spesso non si può limitarsi a dire "sì" o "no" specie se il tema è sentito...
Quello che dici mi trova d'accordo. Però dici anche che "se guardi alla tua vita non c'è un momento perfetto per ascoltare D.J.". Mi sembra di capire che non ti volti dall'altra parte ma neanche "fa completamente per te".
Forse c'è una soglia per la "quantità" di disagio che ognuno di noi può ospitare dentro di sé. E' verissimo che alcuni artisti disturbati mi coinvolgono, ma altri mi disturbano e istintivamente mi viene da starne lontana. Forse influisce anche la "qualità" del disagio oltre che la quantità...e poi la nostra predisposizione può cambiare a seconda dei periodi. A 17 anni lessi "The bell jar" di S.Plath e ne rimasi affascinata: ancor prima di capirlo del tutto "mi ci sentivo a casa".
In seguito me lo sono spiegato con una depressione latente che stavo attraversando allora. Adesso se lo rileggo ne sento tutta la "pesantezza", e mi viene da dire per fortuna.
Scusa se non sono stata chiara, ho scritto di getto e non si parla del tempo...

lunedì, 15 maggio, 2006

 
Anonymous raffaella said...

Si, è vero.
Però non intendevo parlare proprio dell'identità genio-sregolatezza.
Non esattamente. Ma non so dirlo meglio, mi sa che devo rifletterci su un po' meglio...

ciao!

lunedì, 15 maggio, 2006

 
Anonymous Manu said...

L'ho cercato su Amazon e su EBay, ma niente. Spero di riuscire a vederlo in un modo o nell'altro. Mi incuriosisce molto. Ciao

lunedì, 15 maggio, 2006

 
Blogger ele said...

daniel johnston l'ho sentito a bologna, la scorsa primavera. ne avevo anche parlato in fondo a questo post.
mi ha fatto uno strano effetto. commozione, tenerezza.. e anche la sensazione che io e tutte le persone che erano lì ad ascoltarlo cantare avremmo dovuto essere altrove - come se guardandolo strimpellare il piano e cantare fuori tempo contribuissimo a strappargli via un po' di dignità.
non so. è difficile.

lunedì, 15 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Lophelia -

State scoprendo tutte le carte del mio castello: Auro nel post su Toren ha in parte svelato la parte 2 del post, e tu mi staresti spingendo ad anticipare la parte 3. In piu' Raffaella in una mail che mi ha mandato stamattina con una domanda su un altro tema mi ha condizionato, addirittura, a rivelarle la parte 4 e quindi il significato del titolo dell'intero post. Bello questo "sentirsi a casa" che si comprende razionalmente soltanto anni dopo. Anche a me e' successo piu' di una volta. E' come se il "sentirsi a casa" fosse un sentire primitivo, intuitivo, che non ha bisogno di strutture razionali, di spiegazioni. Un percepirsi naturalmente vicini al sentire di un altro essere umano. E la soglia della quantita'/ qualita' di disagio che desideriamo condividere, come sottolinei tu, e' davvero molto mobile. Si puo' essere affamati di Joy Division un giorno e rifiutarne l'oscurita' il giorno successivo. E' un discorso molto complesso, ed e' davvero un peccato che tu non sia potuta venire con Cinzia (non sapevo nemmeno che fosse una possibilita', altrimenti avrei insistito!).

Manu -

Credo sia una questione di tempo: se provi tra un direi 3 mesi, cioe' appena il film avra' finito di girare nei soliti circuiti di cineteche, centri culturali, ecc., vedrai che lo troverai. Poi fammi sapere se ti e' piaciuto.

Ele -

Come sempre dici una cosa interessantissima, con parole che piu' precise non si potrebbe. Un giorno mi spiegherai com'e' che qualsiasi linguaggio tu usi, dalla tastiera di un computer alla macchina fotografica, sai sempre trovare il modo per scatenare emozioni e desiderare di passare ore a parlare con te. Proprio come dici, si ha l'impressione che per quanta delicatezza si usi nei confronti di Daniel Johnston, gli si sottragga un po' di dignita'. C'e' una scena del film dove il padre racconta la giornata di Daniel, e i particolari che espone sono cosi' poco dignitosi che ti domandi se ha senso essere li', seduto su una poltrona in una sala oscura, a sentire i fatti suoi. Capita a volte, come scrivi tu nel tuo post, che verrebbe voglia di abbracciarlo o almeno parlargli, stare insieme a lui. Ti anticipo che la parte 4 di questo post sara' molto molto Ele. (adesso non vorrei suscitare grosse aspettative, ma ti assicuro che ti piacera').

lunedì, 15 maggio, 2006

 
Blogger Myriamba said...

uhhhhhhh...che bellezza leggere tra le righe...raccomando una bellissima antologia su Daniel Johnston "The late Great Daniel Johnston" 2 cd con originali di D.J e cover rifatte da Gordon Gano, Eels, Tv on the Radio, Beck, Bright Eyes, Mercury Rev, Tom Waits..e altri suoi amici..nel suo cd c'e' anche incluso dvd con video,artworks..pachetto molto interessante..per chi vuole iniziarsi a D.J.

lunedì, 15 maggio, 2006

 
Blogger Fabio said...

Grazie Myriam! Sai che l'ho vista 100 volte e 100 volte mi sono domandato se rimetterla nella vaschetta di Sister Ray (che e' quello che quando tu eri a Londra si chiamava Selectadisc) oppure portarla alla cassa e successivamente a casa? Tra l'altro, parlando di un gruppo che ti piace e c'e' sulal raccolta, ieri sera ho visto i TV On The Radio che suonavano alla University of London Union e sono stati bravi, ma il materiale nuovo, a un primo ascolto, a me non sembra all'altezza del primo album. Magari tra un po' sul concerto scrivo un post, vediamo. Si confermano un grande gruppo dal vivo pero', ti travolgono letteralmente, la loro energia rimbalzava sui muri e ti arrivava addosso amplificata.

martedì, 16 maggio, 2006

 

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