
Com'e' andato il fine settimana? Davvero fatto tante cose e ascoltato molta musica qui. "American recordings", "At Folsom prison" e "At San Quentin" di Johnny Cash, la slam poetry quasi Last Poets/ Linton Qwesi Johnson di Ursula Rucker, i nu soul grooves di Angie Stone, India Arie e Jill Scott, e la mia ossessione Regina Spektor vista dal vivo Sabato sera in uno Shepherd's Bush Empire adorante e completamente sold out. Regina che a Milano forse non riempirebbe neanche la Casa 139, rappresentazione simbolica della distanza che corre tra queste due citta'.
Quello che pero' e' importante, e' che io abbia rispolverato quella vecchia caratteristica personale che mi viene riconosciuta sempre meno in questi giorni, quella di sapere cambiare idea senza tanti problemi. E' una caratteristica di me che mi piace, una delle poche. Se discutete con me vi puo' capitare ancora (succedeva piu' in passato, lo ammetto) che a un certo punto vi dica: "Sai cosa (Pietro, Giacomo, Letizia, Giuseppina, ecc.)? Credo che tu abbia ragione, forse sono io a sbagliare". Cioe', non sempre, ma se avanzate gli argomenti giusti io sono dispostissimo a venire dalla vostra parte e ad ammettere i miei errori. Non lo dico per impressionarvi, chi mi conosce sa che e' cosi'.
Certo dovete essere bravi, bravi come il nostro Ugo Rondinone per dire, il visionario intrappolato nella realta' del quale vi parlavo Venerdi'. Giovedi' sono uscito dalla sua mostra alla Whitechapel con un grande senso di confusione e desiderio di capire. E con l'intento di capire Sabato pomeriggio sono andato alla Sadie Coles HQ, galleria tranquilla e silenziosa a mezzo minuto dalla caotica folla shoppante di oxfordcircusregentstreet.
L'ho gia' detto e scritto altre volte che adoro il bianco. Mi piacciono le pareti bianche, la luce bianca, le camicie bianche, i piatti bianchi, le lenzuola bianche. Il bianco mi rilassa e mi fa pensare, e' spazio che puoi riempire di significati, nel quale puoi inventare forme. In uno spazio bianco ci si sente leggeri, si diventa segni che danno un senso al contesto.
I morbidi tratti di matita di Rondinone sono le uniche perturbazioni nello spazio candido della galleria. Le tre sculture bianche al centro della stanza, grandi vermi che ricordano i quadri di Philip Guston, alterano di pochissimo l'energia luminosa che ci circonda. I nostri passi suonano leggeri, come se ci fossimo smaterializzati.
La stanza nera claustrofobica della quale ci siamo chiesti il significato alla Whitechapel, assume un suo senso, energie che parlano per contrasto. I dialoghi registrati, circuiti chiusi comunicativi, lasciano spazio a un silenzio carico di luminosita', di possibilita'.
E' vuoto, tempo sospeso nel quale galleggiare, prima che il rumore della citta' torni ad inghiottirci.
[Di tutto questo si parlera' domani, Martedi', alle 12.15 a Zoe, Radio Popolare, 107.6].