Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Osservazioni e ascolti

venerdì 28 luglio 2006


E cosi' ieri sera Aurelia, Noah, Sarah e io siamo tornati a visitare la National Portrait Gallery, dopo una vita che non capitavo piu' da quelle parti. Strepitose le foto di Angus McBean: quelle di Vivien Leigh e Audrey Hepburn e soprattutto quelle dei Beatles, di Jarman, dei Run DMC, di Vivien Westwood.

Formidabile anche la sala curata dal mio amato Banjamin Zephaniah, con foto di gruppi punk e reggae (superlativa quella di Siouxsie & the Banshees - ma lo sapete che hanno venduto oltre 50 milioni di dischi? L'ho scoperto leggendo la didascalia) e di animali (Zephaniah e' un convinto vegan).

Bello proprio quello che scrive a proposito del suo rapporto con gli animali:

If someone tells me that I'm acting like an animal, I take it as a compliment: after all, I can do monkey poems, I can talk to squirrels and rabbits, and when the moon is full I can sing with foxes.

***

Il giorno che capii fino in fondo la Bhagavad Gita (titolo che solo se avete letto la Bhagavad Gita potrete comprendere, quindi se nel fine settimana non sapete cosa fare, io un'idea ve l'ho data).

Dovete sapere che in fatto di faccende domestiche sono una chiavica che piu' chiavica non si puo'. Per me cambiare una lampadina e' un'operazione di alta ingegneria e montare un mobiletto per il bagno un cimento titanico. Nei confronti di quelli che vanno all'Ikea e caricano il portapacchi di armadi e letti provo un misto tra una magica reverenziale venerazione e la condiscendente superiorita' con la quale gli intellettuali guardano chi sulla spiaggia invece di leggere Foucault si dedica alla Settimana Enigmistica e a Novella 2000.

Il risultato e' che, dovendo imbiancare le pareti di casa e non volendo rompere (troppo) le scatole ai miei amici, ho deciso di chiedere qualche preventivo.

La prima cosa che ho fatto, un paio di settimane fa, e' stata rivolgermi al negozio di vernici all'angolo, un buco di 30 metri quadri che credo siano i 30 metri quadri piu' densi di materia di tutta Londra, con pile di barattoli di vernice alti fino al soffitto disposte in un equilibrio precario pronto a seppellire da un momento all'altro il proprietario sotto qualche quintale di Dulux.

Il proprietario e' un signore magrissimo e con un filo di voce, pochi capelli color topo sulla testa, vestito color barattolo di vernice al punto che quando entri ti viene da gridare "Hello! Is there anyone in here?" prima di scoprire che ce l'hai a 10 centimetri davanti a te e che ti sta guardando immobile, con sguardo catalettico.

La mia domanda, quando ho scoperto che non stava dormendo, e' stata: "Hi, I need some help to re-paint my flat, do you happen to know a good and cheap house painter in the area?". Dopo alcuni secondi (direi almeno 20) e' arrivata la risposta, in un cockney che era dai tempi dei dischi dei Cockney Rejects e degli UK Subs che non ascoltavo niente di simile: "If you leave me your details mate I'll get someone to call you today. His name is Lee and (lunga pausa, altri 20 secondi direi) well (altra pausa) I am not sure about the quality, but I do believe he's a good chap so I'd recommend that the two of you have a quick chat".

Nel pomeriggio mi ha chiamato questo Lee, accento ancora piu' cockney, tono amichevole anche troppo (mate ogni 3 parole al massimo) e ci siamo messi d'accordo per vederci al mio appartamento Lunedi' alle 9 del mattino.

Lunedi' alle 9 non arriva nessuno. Le 9.15, le 9.20, niente. Alle 9.30 suona il telefono: "Hi mate, it's Lee here, mate I'm so sorry mate but you know mate, yesterday I had a pint too many mate, so I am still in bed mate, can we please re-schedule mate?" e cosi' ci siamo messi d'accordo per il giorno dopo, sempre alle 9.

Martedi', sono le 9 e non si vede nessuno. Alle 9 e un quarto suona il telefono: "Hi mate, it's Lee mate, I think I am in your street mate, but I can't find the building mate". Decido di scendere e andarlo a cercare (anche se dato che il mio numero civico e' l'1, voi capite che non e' poi cosi' difficile trovare casa mia: e' la prima o l'ultima della via, a seconda di da dove la prendi. Ma lasciamo perdere).

Mi guardo attorno e vedo, nella via deserta, questo ometto basso con una tuta che anni fa doveva essere stata bianca, tutti i denti davanti spaccati, che puzzava di alcol e fumo di prima mattina, con un aria troppo eastender, l'aria piu' essenzialmente eastender che io abbia mai visto.

Viene di sopra, gira per casa, vede il lavoro da fare e mi dice che mi avrebbe telefonato nel pomeriggio per comunicarmi il preventivo. Evidentemente continua l'abitudine di one pint too many perche' mi chiama solo una settimana dopo, farfugliando il solito "I'm sorry mate". Decido che forse e' meglio lasciarlo perdere Lee.

Cosi' ieri cerco batto in Google "house painters" e il mio codice postale, e mi esce una bella mappa con tutte le imprese della zona. Comincio a fare i numeri delle imprese piu' vicine a casa, alcuni non rispondono, altri sono pieni di lavoro fino a Settembre.

A un certo punto, a uno di questi numeri mi risponde una donna con un accento esteuropeo, mi dice che non ci sono problemi a farmi un preventivo e ci mettiamo d'accordo per vederci stamattina alle 9. Vederci che per me naturalmente significava "incontrare uno dei pittori, dato che io sono la telefonista dell'impresa".

Stamattina verso le 9 ero sul roof terrace a fare colazione, leggendo un libro, con addosso solo un paio di boxer. Suona il citofono e sento la stessa voce con la quale ho parlato al telefono ieri. Strano, penso, dato che per un qualche riflesso condizionato mi sarei aspettato di trovarmi davanti un altro Lee.

Intanto, metto le prime cose che trovo: un paio di pantaloni corti Converse da skate di 10 anni fa e una maglietta che pesco a caso dal cassetto (una t-shirt nera con il logo del WOMAD di qualche anno fa), e poi vado ad aprire, senza neanche il tempo per abbassare il volume dello stereo, con Iggy che in soggiorno strilla 1969.

Ora, di quello che succede da qui in poi ho un ricordo molto nebuloso. Apro la porta e mi si para davanti la piu' affascinante dea che io abbia mai visto. Alta piu' di me, tacchi altissimi, tailleur grigio perfetto, occhi azzurri da cerbiatta, capelli scuri raccolti dietro e con una frangetta curata sugli occhi, camicia bianca immacolata aperta, orecchini pendenti. "Hi I am Irida" mi dice, porgendomi la mano.

Io balbetto "I am Fabio, nice to meet you", ma davvero poi non riuscivo piu' a dire nulla, sono rimasto davanti a lei come un ebete, con questa creatura divina che aspettava che la facessi entrare, che le facessi vedere l'appartamento, mentre io avrei voluto recitarle una poesia, prenderla per mano e dirle che l'amavo e di sposarmi, lei bella e sorridente e elegante e io cosi' sgorbio nei miei pantaloncini da skate, i capelli ancora arruffati, la maglietta stinta, i piedi nudi.

Poi mi sono fatto da parte e la regina e' entrata, ha appoggiato la sua borsa nera elegante per terra e ha cominciato a girare per casa, prima in soggiorno poi, mentre Iggy strillava "I wanna be your dog", in camera da letto, dove il letto era naturalmente ancora sfatto, e probabilmente era sfatto anche quando l'ha visto Lee, ma davvero allora non me ne fregava niente mentre adesso mi sembrava come se fosse la peggiore mancanza di rispetto che abbia mai dimostrato a un qualsiasi altro essere umano, il segno della mia bassezza morale, della mia plebea pigrizia, uno stigma, un marchio di imperdonabile inferiorita'.

"I'm so sorry" dico sollevando il lenzuolo e lei mi guarda sorridente e professionale dicendomi "No worries" e alla fine riesce anche a farmi sentire a mio agio. Mi chiede il budget, se preferisco il costo orario o una stima del lavoro completo e ci mettiamo d'accordo. Dice che portera' con se' due ragazze pittrici, perche', dice continuando a sorridere, "we girls care about details better".

Ho anche il coraggio di chiederle "Will you take the curtains off too?", dato che anche togliere le tende e rimetterle per me rappresenta un'operazione di impegno concettuale superiore, e mi dice che di quello si puo' occupare lei personalmente, e adesso pero' non cominciate a chiedermi di venirmi a trovare proprio quel giorno.

Poi ci mettiamo a chiacchierare, mi dice che e' lituana, che ha aperto il suo business cinque anni fa, che pensa che la camera da letto non dovrebbe essere proprio bianca, che mi suggerira' lei un colore. Iggy sta salmodiando "We will fall" e mi sembra quasi una canzone allegra.

Io sto quasi colmando la distanza logica siderale che fino a stamattina ha separato il concetto di "pittore di case" e quello di "femme fatale che ti puo' fare perdere la testa per sempre", come se i due idealtipi weberiani stessero viaggiando uno verso l'altro alla velocita' di anni luce/ secondo in pericolosa rotta di collisione.

Non so come sara' il risultato finale, magari Lee sarebbe stato un pittore migliore e io mi sto fidando solo di superficiali apparenze, ma la Bhagavad Gita non diceva che dobbiamo gustare ogni istante del processo, senza preoccuparci di quello che accadra' come risultato delle nostre scelte?

mercoledì 26 luglio 2006

Allora, i dischi che ho ascoltato piu' spesso in questo mese di Luglio sono stati il primo degli Stooges (1969), il primo dei Clash (1977), "London Calling" (1979), "Eat a peach" della Allman Brothers Band (1972) e il primo dei Television (1977).

L'ultimo film (ri)visto al cinema e' stato "Taxi driver" (1976), stasera vado a vedere un film sui Pistols (1976-77) e Domenica prossima andro' a rivedere per la centesima volta "Professione reporter" (1975).

C'e' qualcosa che non va in me, o e' davvero esistita un'epoca d'oro per la musica, il cinema, le idee?

lunedì 24 luglio 2006




E' vero che il reddito pro capite europeo e' in media il 72 per cento di quello americano, ma non perche' gli europei producano di meno, ma perche' lavorano di meno. Che male c'e'? Nella media europea, la settimana lavorativa e' di 39 ore e le ferie pagate sono di sei settimane. Negli Stati Uniti la legge non prevede ferie pagate e due settimane di vacanze all'anno sono lo standard. Insomma: se si misura la qualita' della vita in termini di remunerazione, gli americani sono piu' ricchi degli europei del 29 per cento. Ma se la si misura in termini di tempo libero, gli europei ne hanno a disposizione da quattro a due settimane in piu'. Dove sta lo scandalo? Dove sta la felicita'? "Sul letto di morte nessuno si e' mai lamentato di aver passato poco tempo in ufficio".

da Giorgio Ruffolo, Lo specchio del diavolo, Einaudi.

Settimana scorsa sono tornati alla carica, chiedendomi ancora una volta di trasferirmi a Chicago, e naturalmente ancora una volta ho risposto che non intendo muovermi di qui.

Le foto qui sopra le ho scattate ieri al Lovebox Weekender, in Victoria Park, sdraiato nell'erba.

venerdì 21 luglio 2006

Una sera di questa primavera stavo correndo come un matto attraverso Soho per arrivare da Sister Ray prima che chiudesse. Con la coda dell'occhio, attraversando Wardour Street, vidi un signore che trasportava un voluminoso scatolone e che assomigliava tanto a Ken Loach. Arrivato sul suo stesso marciapiede vidi che sullo scatolone c'era scritto con un pennarello nero KL.

"Ken Loach!" esclamai bloccandomi, e lui mi rispose con un bel sorriso simpatico: "Yes!". "I'd just would like to... thank you for your movies" riuscii a dirgli, prima che lui, continuando a sorridere, appoggiasse a terra lo scatolone e ci stringessimo la mano.

Mi succedesse di ri-incontrarlo, forse gli chiederei di spiegarmi cosa ha davvero voluto dire girando "The wind that shakes the barley". Non che il film sia difficile da capire, la narrazione e' abbastanza lineare, alla fine e' un film che usa un linguaggio piuttosto tradizionale.

Il fatto e' che lascia un amaro in bocca che non riesce ad andare via. Come se il senso ultimo di quello che abbiamo visto fosse "Non importa il periodo storico, e nemmeno la ragione del contendere: la guerra fa parte di questo mondo ed e' destinata a ripetersi perennemente nel corso della storia. E anche chi ha combattuto fianco a fianco per una causa, quando quella causa e' vinta riesce comunque a trovare qualche ragione di dissidio, in un circolo eterno di discordia, violenza, desiderio di prevaricazione".

Se seguite questo blog, sapete che i film di ricostruzione storica non mi appassionano. Ma "The wind that shakes the barley" e' decisamente qualcos'altro. Nel primo quarto d'ora "spiega" le ragioni delle guerre come nessuno era mai riuscito a fare. Trasforma il politico in personale, i grandi ideali in sentimenti intimi, la scelta di combattere per una causa in un istante che cambia per sempre la vita di un uomo o di una donna.

Pero' il messaggio del film e' proprio angosciante, non lascia margini di speranza.

Il trailer lo trovate qui.

mercoledì 19 luglio 2006

Youth, after all, is not a permanent condition, and a clash of generations is not so fundamentally dangerous to the art of government as would be a clash between rulers and ruled.

- dalle note di copertina di "The Clash"


Vi confesso che oggi sono molto triste per la durezza delle condanne inflitte ai compagni che hanno cercato di fermare una manifestazione fascista nel centro di Milano. Soprattutto, ammetto di non capire. La XII Disposizione della Costituzione, dice chiaramente: "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista".

E allora, qualcuno mi sa spiegare perche' il questore aveva quel giorno autorizzato una manifestazione di teste di cazzo, rasate fuori e vuote dentro, a base di saluti romani e camicie nere? Puo' un questore non curarsi di una Disposizione della Costituzione?

Io voglio essere libero di camminare per la mia citta' senza rivivere l'incubo della dittatura, che valorosi partigiani hanno sconfitto. Il fascismo deve essere cancellato dalla storia, per sempre. Non si possono tollerare carnevalate.

Ma questo non lo devo scrivere io in un blog, lo deve dire il questore. E' il suo mestiere, mica il mio. Io casomai sono titolare di un diritto: quello di godere della quiete pubblica, che non deve in alcun modo essere turbata da comportamenti che la Costituzione proibisce.

I ragazzi dei Centri Sociali hanno reagito alla provocazione, e hanno fatto male, ma io credo che vada punito chi alla provocazione ha contribuito: il questore di Milano, chiunque egli sia. Non ha fatto il suo dovere, deve essere rimosso, e' lui che deve pagare per tutti.

E poi mi domando: ma quando finalmente i ruled si ribelleranno definitivamente contro i rulers, in una rivolta capace finalmente di cambiare per sempre le regole del sistema? Io sono stanco di vedere SUV rombanti e persone che chiedono un pezzo di pane per strada. Il sistema va riequilibrato, vanno colpiti i patrimoni, va ridistribuita la ricchezza, in parti eque.

lunedì 17 luglio 2006


Dream me oh dreamer
down to the floor
open my hands and let them
weave onto yours

Feel me completer
down to my core
open my heart and let it
bleed onto yours.

- da Wolf like me.


Capita con questo caldo (anche qui a Londra) che un brano scelga se stesso come "canzone dell'estate" e a me quest'anno e' successo con "Wolf like me" dei TVOTR. Per chi non possiede "Return to Cookie Mountain": e' la traccia che veniva usata nella pubblicita' del disco che andava in onda su Popolare Network un paio di settimane fa.

Ha questo ritmo incalzante che ti fa saltare per aria, energia calda che esce dalle casse dello stereo e si diffonde tutt'attorno, un giro di basso da paura, una chitarra che e' metallo abbagliante, cori che sono assoluto gospel psychedelico. A un certo punto rallenta, giusto il tempo per farci respirare prima di riprendere ancora piu' a perdifiato nella sua corsa verso il centro del Sole, e alla fine, se ascoltate bene, mentre il brano scompare lentamente, si sentono pure alcune note di sax che prima dovevano essere rimaste sepolte nel magma bollente e finalmente trovano la forza di volare verso il cielo.

Avant-metal modernissimo quello dei TVOTR, contorto come un coil preso a martellate da un artista concettuale con grande cura per ogni dettaglio. Ascoltate anche la finale "Wash the day", accarezzata da un sitar elettrico nella migliore tradizione psychedelica. E la voce di Bowie che si mischia perfettamente con le altre in "Province". Bowie che non e' neanche piu' Bowie, diventa parte del progetto TVOTR, si fonde con esso.

Ha detto David Sitek in un'intervista: "The dada movement resonates because, presently, the events of the world lead me to believe no one knows what's going on". Colonna sonora indispensabile di questi tempi, hard rock e art rock con una coscienza sociale, per questa estate incandescente.

(Stage) dive into it senza paura e (anche se e' solo Lunedi') buona estate!

venerdì 14 luglio 2006

Running out of Springfield
she left me with a note saying:
"Bobby don't look back"

- da Springfield, or, Bobby got a shad-fly caught in his hair


C'e' una traccia nell'ultimo album di Sufjan Stevens, che mi fa sentire felice ogni volta che la ascolto. E' la seconda di "Avalanche", si intitola "Dear Mr. Supercomputer" ed e' una specie di incrocio tra un brano dei Neu! e una cosa qualsiasi tratta da "Pet sounds". Dentro c'e' di tutto: noise elettronici, fiati, xilofoni, voci celestiali. Qualcosa di piu' gioioso dei piu' gioiosi Flaming Lips. Una cosa che non fa venire neanche voglia di danzare, ma proprio di allargare le ali e mettersi a volare.

Ma e' proprio tutto "The avalanche" che e' un album strepitoso. Sapete quanto ho amato i dischi dedicati al suo stato e all'Illinois dal simpatico e self-deprecating (dovreste sentire cosa racconta dal vivo a proposito sua devastata vita sentimentale) cantautore del Michigan. Questo secondo volume dedicato allo stato di Chicago non lo amo affatto meno. E non venirci a raccontare che si tratta di "outtakes" Sufjan.

Piccole storie di vita annotate con spirito minimalista, immerse in giardini di suoni che sono fiori coloratissimi. Incontri, addii, tempo che passa, ordinarieta' vista attraverso gli occhi dei sentimenti, niente affatto lontani dallo sguardo cinematografico di Eric Rohmer.

E sullo sfondo un'America che non ha nulla dell'ostile guerrafondaia insularita' alla quale la rivoltante maggioranza catto-capitalista dei suoi abitanti l'ha condannata. E' l'America dei losers, cantata da Guthrie, Dylan e Cohen, quella che con affetto ritroviamo tra i solchi di questo disco, nelle parole di questo poeta gentile.

Capita anche a chi di musica ne ascolta tanta come il sottoscritto di rimanere ancora incantati di fronte a un disco, di suonare una canzone 10 volte di fila per galleggiarci sopra, poi immergersi e dimenticare tutto. Rinnovarsi.

Di Chicago in questo disco ce ne sono 3 versioni, ma potrebbero essercene 15, 20, 100. E' una canzone cosi' bella che fa piangere e sorridere, come quei giorni nei quali piove e contemporaneamente splende il sole. E guardandoci attorno vediamo un bell'arcobaleno.

Tutti abbiamo bisogno di volare.

Grazie Sufjan, grazie.

[Sufjan non ha un suo sito. Quello della sua etichetta, la Asthmatic Kitty, lo trovate qui].

[Mi ha scritto il distributore di Asthmatic Kitty/ Rough Trade, che ha appena letto il post: il disco sara' pubblicato in Italia settimana prossima - grazie per l'informazione!].

giovedì 13 luglio 2006


L’arte è il vivo sembiante non già della sfera intellettuale, ma solo ed esclusivamente della sensibilità. Chi non sa sentire, a lui l’arte rimarrà oscura e muta. Eppure troverà salvezza solo in essa.

-Wassily Kandinsky, Dove va l'arte nuova, 1911


Alla fine e' successo quello che prevedevo. A mettere pace tra questa citta' e me e' intervenuta ancora una volta la Tate. La cattedrale oltre il fiume mi sa sempre dare gioia con i suoi colori, i suoi spazi, il suo abbraccio.

E proprio questo Martedi' avevo un invito per la private view serale della mostra di Kandinsky. Non mi viene in mente un modo migliore per ritornare a fare parte di Londra.

"I cosacchi", una delle opere della collezione Tate che preferisco in assoluto, e' stato scelto come spartiacque in questo percorso da rappresentazione ad astrazione che e' un'avventura per gli occhi.

Tracce di questo mondo cosi' come lo conosciamo (i cosacchi con colbacchi e lance, l'arcobaleno, una colomba) organizzate in geometrie e spazi interiori. Energia e movimento che fluiscono in completa liberta'.

Ricordo la prima volta che vidi questo quadro, appena arrivato in questa citta'. Mi avvicinavo, mi allontanavo, cercavo di "sentire" i suoi colori da tutte le prospettive visuali possibili. Ritrovarlo in una collocazione diversa, in mezzo ad altri capolavori che non avevo mai visto prima, mi ha permesso di osservarlo in un modo ancora diverso.

Ma non e' importante usare la ragione, non e' importante capire. Come suggerisce Kandinsky di fronte alle opere d'arte solo la sensibilita' ci puo' aiutare. Kandinsky, i Velvet Underground, Antonioni: in fondo non e' importante il mezzo espressivo che hanno usato. Scuotono e accarezzano.

Se non capitate a Londra prima di Ottobre, la mostra la potete visitare qui.

***

Una cosa che ho scoperto e' che mi sto involontariamente muovendo da territori astratti ad altri piu' rappresentativi. Mi capita con le arti visuali cosi' come con la musica. Cinque o sei anni fa apprezzavo John Cage e Mark Rothko, oggi preferisco Jimi Hendrix e Keith Haring. E' come se avessi bisogno di riconoscere nell'arte forme ed espressioni tangibili.

Come se finalmente una parte di me stesse cercando di entrare nel mondo. Chissa' se trovero' il modo. Non chiedo porte aperte, solo spiragli di luce che mi indichino percorsi possibili. Anche tortuosi, non ha importanza.

martedì 11 luglio 2006

Tornato a Londra, ieri pomeriggio. Questa citta' ti aggredisce ogni volta, ti stordisce con colori e suoni e persone, tante persone, troppe persone, persone dappertutto. Poi ci fai l'abitudine e ti sembra "normale" (qualsiasi cosa questo aggettivo significhi). L'esperienza di molti ritorni mi ha insegnato che ci vorranno ancora un paio di giorni per trovare tutto questo sopportabile.

Soprattutto perche' ho passato tempo davvero per me. Camminate in collina al tramonto col mio adorato cane, ore passate a leggere in giardino, giri in bici tra campi di grano e di girasoli. E prima Firenze e Sant'Andrea in Percussina, con la vista sulla vallata che porto ancora dentro di me. Qualche puntata a Milano per vedere amici, mostre e film, per passare alla radio (esperienza che rientra comunque nel capitolo "vedere amici").

Non ho molto da raccontarvi, forse sarete anche voi un po' delusi, come le persone che ho incontrato a Londra in questi giorni. Tutti si aspettano racconti, avventure. Qualcuno pretende addirittura che parli di calcio e si stupisce molto quando dico di non aver visto neanche un secondo di partita. Mi chiedono se mi sono ripreso dopo i festeggiamenti e quando rispondo che dormivo tranquillamente e ho saputo il risultato solo il giorno dopo sgranano gli occhi, non mi prendono sul serio.

Insomma sono state vacanze tranquillissime, passate per lo piu' nella casa di campagna dove hanno vissuto i miei nonni, con amici cari, buone letture, la mia collezione di vinili, il mio cane.

Pero' sono sicuro che proprio di queste giornate, di questo tempo dilatato avevo bisogno. Di immergermi nel passato, nei luoghi dove sono stato bambino, vedendo gli amici che qui mi mancano. Quel passato che aiuta a comprendere il presente, come in "Everything is illuminated", il libro di Jonathan Safran Foer (e il film di Liev Schreiber).

"Everything in its right place" adesso dunque? No, forse non avvertire il distacco sarebbe pretendere troppo. Ieri sera mentre per la prima volta dopo quasi 20 giorni cucinavo per me (altri hanno cucinato per me in queste due settimane o io ho cucinato per altri - insomma cucinare e mangiare erano esperienze collettive) sentivo sulle mie spalle il peso di tutta la solitudine del mondo.

Ma in questi pochi giorni sono stato davvero bene. Ho riscoperto un'armonia che non ricordavo. Con le persone, il paesaggio attorno a me, con me stesso. Ogni cosa e ogni esperienza hanno trovato una collocazione, un significato, anche se per poco.

Vorrei che questo fosse un ritorno tranquillo. Ho comprato poco fa il nuovo disco di Sufjan Stevens, e mi piacerebbe proprio che fosse il suo folk gentile a segnare il tempo di questo ritorno.

Ho bisogno, molto bisogno, di prolungare la dolcezza del passato.

***

PS del 12/ 7. Non c'entra molto ma mi e' venuta in mente una cosa che mi sono dimenticato di chiedere mentre ero in Italia.

Allora. Martedi' scorso ero a Milano perche' trasmettevo a Radio Popolare. Poi sono andato a cena a casa del mio amico Paolo, che abita a Brera. Per andare da Brera alla mia zona, Porta Genova, ho preso il tram numero 2. Con la fortuna che mi caratterizza sempre, sono passato in Piazza del Duomo proprio al momento dei massimi festaggiamenti che seguivano (credo) la semifinale.

Il tram si e' fermato proprio in mezzo al tifo, per una macchina sui binari (con i lampeggianti, le portiere aperte, ma nessun proprietario nelle vicinanze!). Quando il tramviere ha aperto le porte, e' entrata un'orda di tifosi, con bandiere e trombe. Tutti saltavano cantando "Chi non salta un tedesco e'", come se poi appartenere alla nazione che ha generato Hesse e i Can fosse un'ignominia, il che e' tutto da dimostrare se ci pensate. Gli unici che non saltavano eravamo io, che continuavo a leggere il giornale, e una modella finlandese che cercava anche lei di leggere il suo libro. Il che naturalmente mi ha permesso di conoscere la modella finlandese.

Ma mentre parlavo con lei e' successa una cosa che non riesco proprio a spiegarmi. Tutti, dico tutti i tifosi hanno iniziato a cantare il giro di basso di "Seven nation army" degli White Stripes! Sono sicuro, sicurissimo di quello che dico. E, pensate, dalla strada, altre persone si sono messe a cantare pure loro lo stesso pezzo.

Ora, la domanda che vorrei fare a chi se ne intende e': sono io che sono impazzito e ho cominciato a sognare, oppure "Seven nation army" e' diventata, in Italia (o nel mondo?) un coro da stadio? E com'e' che e' successo tutto questo?

martedì 4 luglio 2006

In questo caldo pomeriggio estivo mi sono rifugiato nell'aria condizionata dello studio per trasmettere:

BELLE & SEBASTIAN Asleep on a sunbeam (da Dear catastrophe waitress, Rough Trade 2003)

PJ HARVEY Big exit (da Stories from the city, stories from the sea, Island 2000)

SONIC YOUTH Lights out (da Rather ripped, Geffen 2006)

MERCURY REV You're my queen (da All is dream, V2 2001)

GUN CLUB Bill Bailey (da Mother Juno, Red Rhino 1987)

WHITE STRIPES Hypnotize (da Elephant, XL 2003)

WILCO Shot in the arm (da Kicking television live in Chicago, Nonesuch 2005)

WILCO Ashes of American flag (da Kicking television live in Chicago, Nonesuch 2005)

NEIL YOUNG The painter (da Prairie wind, Reprise 2005)

BRUCE SPRINGSTEEN The fuse (da The rising, Columbia 2002)

ROLLING STONES Mother's little helper (da Aftermath, Decca 1966)

SCRITTI POLITTI Petrococadollar (da White bread black beer, Rough Trade 2006)

JOY DIVISION Love will tear us apart (da Love will tear us apart, Factory 1980)

SCRITTI POLITTI Road to no regret (da White bread black beer, Rough Trade 2006)

DONALD FAGEN Brite nitegown (da Morph the cat, Reprise 2006)

SCRITTI POLITTI Robin Hood (da White bread black beer, Rough Trade 2006)

JILSON SETTERS The wild wagoner (da Anthology of American folk music, Folkways 1952)

DOCK BOGGS Country blues (da Anthology of American folk music, Folkways 1952)

ERNEST & HATTIE STONEMAN Mountaineer's courtship (da Anthology of American folk music, Folkways 1952).

domenica 2 luglio 2006

Puntata parecchio Tropicalia quella di questa sera, in linea con le temperature di questi giorni:

1) CAETANO VELOSO Triste Bahia (da Transa, Philips 1972)
2) MUTANTES Panis et circenses (da Os Mutantes, Polydor 1968)
3) MUTANTES A minha menina (da Os Mutantes, Polydor 1968)
4) MUTANTES Baby (da Os Mutantes, Polydor 1968)
5) MUTANTES Ando meio desligado (da A divina comedia ou ando meio desligado, Polydor 1970)
6) MUTANTES Bat macumba (da Tecnicolor, Universal 2000)
7) SONIC YOUTH Reena (da Rather ripped, Geffen 2006)
8) NEIL YOUNG After the garden (da Living with war, Reprise 2006)
9) SCRITTI POLITTI The boom boom bap (da White bread black beer, Rough Trade 2006)
10) SIOUXSIE & THE BANSHEES Poppy day (da Join hands, Polydor 1979).