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Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 29 settembre 2006

Sotto questo cielo color Bert Jansch

Stasera allo Spitz suonano Bert Jansch, Beth Orton e James Yorkston. Biglietti finiti prima ancora di annunciare la data, nessuna speranza di sentire quello che per gli appassionati di musica folk inglese come me suona come il possibile concerto dell'anno.

Mi consolero' ascoltando per l'ennesima volta il meraviglioso "The black swan", capolavoro del bardo inglese, inciso insieme a collaboratori eccellenti, dal nostro Devendra a Beth Orton, dal batterista di Espers e Vetiver Otto Hauser fino a, pensate, David Roback di Rain Parade, Opal, Clay Allison e Mazzy Star. Il disco merita meta' per la musica che contiene e meta' per le foto del libretto. Foto bucoliche: chitarre acustiche, flauti, violoncelli, gatti, il mare. Avete bisogno di altro nella vita? Io no.

E' il disco dell'autunno inglese, piovoso e brumoso, ma non senza qualche raggio di sole e qualche notte stellata (ascoltate il duetto con Beth Orton "Watch the stars", di sconcertante semplicita', e commuovetevi fino alle lacrime). Non manca una bella sarcastica tirata anti-Bush, del resto nei dischi che mi piacciono tanto quella non manca mai.

E in questi giorni alterno le poesie di Jansch con quelle di un giovane di belle speranze del New Jersey. Era il 1973, e Bruce Springsteen pubblicava "Greetings from Asbury Park, NJ", il suo disco piu' dylaniano, album di folk rock struggente (sentite, vi prego, "Mary queen of Arkansas" e "The angel"). Springsteen non sapeva cosa sarebbe successo, non era ancora il boss e le porcherie degli anni '80 erano ancora lontane a venire. "Greetings from Asbury Park, NJ" e' un disco aspro e difficile, che parla di amori impossibili e di speranza di essere assunto per un posto da operaio in fabbrica. E parla di spiriti nella notte, di luce che all'improvviso abbaglia, di com'e' dannatamente difficile essere santi nella citta'.

Potrei passare mesi alternando nel lettore questi due dischi, senza desiderare di ascoltare nient'altro. Anime messe a nudo, poesia del quotidiano, tutto cosi' infinitamente commovente.

Passate un buon fine settimana folks, io qualche consiglio per i vostri ascolti ve l'ho dato, fatene buon uso.

[Ha chiamato Marina Petrillo per invitarmi anche quest'anno a partecipare a Zoe come corrispondente da Londra, con la versione radiofonica del blog.

Il calendario che le ho proposto e' (sempre alle 12.15 ora italiana):

4/ 10
12/ 10
2/ 11
16/ 11
30/ 11
14/ 12.

Piu' altre date varie ed eventuali che concorderemo di settimana in settimana (questi sono solo gli appuntamenti sicuri).

Se vi va di ascoltare mi fa piacere].

giovedì 28 settembre 2006

Mi racconti una storia che non riesco ad addormentarmi?

A good movie is hard to find, ma direi che questi meritano:

Wang Xiaoshuai, Shanghai dreams, visto al Renoir. Ambientato a Guiyang capitale della provincia rurale del Guizhou, ripopolata da Mao per aprire fabbriche strategicamente sicure. Gli abitanti di Shanghai, che furono costretti a trasferirsi in quella sperduta campagna, non hanno mai dimenticato la loro citta', e le riforme di Deng Xiaoping neiprimi anni '80 tornano ad alimentare la speranza di potere tornare. Film struggente. Meravigliosa la figura del bullo locale, rock'n'roll e motocicletta. Tenerissime le protagoniste.

Davis Guggenheim, An inconvenient truth, visto al Cineworld Haymarket. Strepitoso documentario sul tema del riscaldamento globale, narrato da Al Gore. Forse il mio film del 2006. Teorie scientifiche spiegate con chiarezza. Nel sito del film c'e' un test per conoscere l'impronta ecologica di ciascuno di noi. Io ho totalizzato 250 punti. L'impronta ecologica dell'americano medio e' 15mila. Fa paura e fa venire voglia di fare qualcosa in prima persona.

Greg Whiteley, New York doll, visto al Curzon Soho. La storia di Arthur Killer Kane, da bassista dei New York Dolls a fedele mormone. Si apre con un video trasmesso dalla televisione inglese nel 1973, che cambio' la vita a Morrissey e a Mick Jones (il video di "Jet boy") e si conclude con il concerto di reunion alla Royal Festival Hall, anno 2004. Anzi no, si conclude con "Please please please let me get what I want", che uno esce dal cinema e torna a casa ripetendo come un mantra "Haven't had a dream for a long time, see the luck I've had could make a good man bad".

Stephen Frears, The queen, visto al Barbican. Acida satira sulla regina e il giovane Blair, sullo sfondo della morte di Diana Spencer, che mostro' impietosamente la distanza tra la famiglia reale e la societa' civile inglese. Morte che i reali cercarono di ignorare, restandosene in campagna. Blair viscidissimo, come cacchio abbiano fatto a votare quel cretinetto non si sa. Al confronto anche Mastella sembra uno di Lotta Continua. La regina lo considerava gia' allora per quello che e', tecnicamente parlando un pirletta.

Lodge Kerrigan, Keane, visto al National Film Theatre. Un bello studio sull'instabilita' mentale, disturbante come e' giusto che sia. Kerrigan e' la versione americana dei fratelli Dardenne, iper-realismo, tempi reali nei quali apparentemente non succede niente, personaggi che si costruiscono con lentezza estrema, film masticato piuttosto che recitato, costante rumore urbano a coprire le parole.

[E stasera si va a fare guerrilla gardening a Lambeth. Se leggete da Londra e volete unirvi, munitevi di guanti e attrezzi da giardinaggio e ci si vede in Westminster Bridge Road, vicino a Lambeth North tube, davanti al Morley College. Io sono li' a partire dalle 8.30. Another green world e' possibile].

lunedì 25 settembre 2006

Chi va forte va alla morte, e chiedete a Richard Hammond se non ci credete

Qualche giorno fa, un tale Richard Hammond, presentatore di un programma di della BBC chiamato "Top gear" dedicato al culto della velocita', si e' impastato andando a 300 miglia all'ora con una jet car.

Io credo non ci sia nulla di piu' funzionale allo sviluppo del sistema capitalistico rispetto alla velocita', e nulla di piu' trasgressivo della lentezza. Il sistema ha bisogno della velocita'. Velocita' vuol dire produttivita'. Assumo meno persone, perche' tanto quelle che ho fanno lo stesso lavoro sempre piu' velocemente. E le pago meno, anzi non le pago affatto, perche' appena alzano la testa posso sostituirle con altra manodopera a basso costo, disoccupata a causa della velocita', dell'incremento continuo di produttivita'. Aumentare la produttivita', il prodotto interno lordo, vuol dire esattamente questo: avere a disposizione, per i padroni, un esercito di lavoratori di riserva disposti a lasciarsi sfruttare. In fondo, lavorare senza sicurezza e per un salario da fame, e' meglio che un lavoro non averlo affatto.

La velocita', perche' il sistema prosperi, deve anche essere desiderabile. Ci viene insegnato ad amarla la velocita'. La Ferrari. Schumacher. La rossa di Maranello. Mi pare di aver letto che in un recente Gran Premio, un pilota si sia qualificato in pole position per una differenza di un millesimo di secondo. Imparate lavoratori, anche un millesimo di secondo e' importante e fa la differenza, non sprecatelo, lavorate piu' velocemente.

Il manager con l'orologio d'oro il suo tempo non lo spreca mai. Ha il palmare, due cellulari, il Blackberry, l'auto veloce. Che dico, l'auto veloce non basta. Il nano porco, nel manuale dei candidati di Forza Italia, consigliava di avere un autista, in modo da non sprecare il tempo di viaggio e usarlo per telefonare.

A tutto questo si contrappone un altro stile di vita: silenzioso, lento, profondo. Rispettoso dei tempi necessari, tranquillo, in linea con se stessi e con gli altri, con l'ambiente. Disfunzionale al sistema, e quindi che il sistema odia. Al punto da renderlo poco attraente, poco avventuroso. Non sia mai che si diffonda nella societa'. Chi le compra poi le auto veloci, le droghe, gli alcolici, se si scopre che il re e' nudo, che l'uomo che non deve chiedere mai e' un pupazzo nelle mani del sistema, che la vita spericolata e' proprio quello di cui il sistema ha bisogno per crescere e moltiplicarsi?

[Lo sapete, cari lettori, che ogni tanto la mia rabbiosa tirata anti-capitalista vi tocca vero? Mi perdonate?Presto si tornera' a parlare di musica da queste parti, promesso].

venerdì 22 settembre 2006

A hard rain's a-gonna fall, part 3

Oggi, per la prima volta, un rapporto delle Nazioni Unite ha dichiarato che la vita in Iraq e' peggiore oggi rispetto ai tempi di Saddam Hussein:

The situation as far as torture in concerned in Iraq is now completely out of hand. The situation is so bad that many people say that it is worse than in the times of Saddam Hussein. You find these bodies with very heavy and very serious torture marks. Many of these allegations, I have no doubt they are credible.

Bodies often bear signs of severe torture including acid-induced injuries and burns caused by chemical substances, missing skin, broken bones (back, hands and legs), missing eyes, missing teeth and wounds caused by power drills or nails.

mercoledì 20 settembre 2006

A hard rain's a-gonna fall (reprise)

Choice and zappers have affected our attention span. And mobile phones are our reality zappers. We do the same with people that we do with TV.

L'ha detto Grayson Perry (Turner Prize, ricordate?). Leggendo la sua intervista mi e' venuto in mente quello che e' successo a London Calling in questi giorni.

Tutti i commenti al post precedente questo che sono arrivati prima che potessi intervenire, forse con l'esclusione di quello di Prema, a me sono sembrati scritti in grande fretta, senza quasi pensare. Non e' una critica, intendiamoci. Senza i vostri commenti che lo tengono vivo, London Calling sarebbe una serie di note sul mio moleskine, non avrebbe senso tenere un diario online. Quindi ogni commento e' benvenuto.

Pero' io credo anche che se persone come quelli di voi che conosco personalmente, con i quali mi capita di avere discussioni cariche di senso quando abbiamo la fortuna di incrociare i nostri percorsi anche occasionalmente, intervengono senza aggiungere nulla al tema, polemizzando, gettando frasi a effetto, c'e' qualcosa che non va nell'uso che del mezzo blog facciamo. Sono solo io a percepire che la superficialita' che tutti quanti abbiamo dimostrato finira' per portarci, tra un anno o due magari, a considerare l'esperienza blog come una, in fondo, perdita di tempo?

Da pensiero nasce pensiero: i mezzi con i quali oggi comunichiamo (email, telefono mobile che spesso implica conversazioni interstiziali come forse le definirebbe Eco, sms, ecc.) non hanno portato le relazioni a trasformarsi nella rete di zapping umani che Perry sembra prefigurare?

Non ho risposte. Lo zapping puo' anche essere emozionalmente piacevole. Per fare il primo esempio che mi viene in mente, qualche giorno fa un amico italiano mi ha telefonato per dirmi che a Radio Popolare mi hanno citato annunciando un brano di Sufjan Stevens: il fatto che abbia fatto una telefonata internazionale per questo mi ha fatto certamente piacere.

Ma questo zapping di segnali frammentati e parziali, questo attention span di durata brevissima, in quale direzione sta portando le nostre reti relazionali? Abbiamo piu' contatti di prima e con piu' persone. Ma siamo sicuri di approfondirli questi contatti, nella misura in cui possiamo davvero dire di *conoscerci*?

La risposta a voi, io cerco di riconnettermi all'internet point del congresso prima o poi, coda permettendo.

venerdì 15 settembre 2006

A hard rain's a-gonna fall

L'attacco di Israele al Libano e' durato 34 giorni.

I morti sono stati 1,393.

I feriti sono stati 5,350.

1,150,000 persone sono state costrette a lasciare le loro case.

215,413 persone sono ancora oggi senza una casa.



Nel corso degli ultimi 10 anni il prezzo dell'abbigliamento femminile in Inghilterra e' calato del 33%.

Oggi ASDA (Wal-Mart) vende un paio di jeans a 3 sterline (4,5 euro).

Nel corso dello stesso periodo i salari dei lavoratori tessili in Bangladesh si sono dimezzati.

Oggi il salario medio giornaliero di un operaio tessile in Bangladesh e' di 25 centesimi di sterlina (37 centesimi di euro).

Gli operai tessili che lavorano per ASDA sono stati avvertiti: chiunque provera' a formare un sindacato verra' licenziato e consegnato nelle mani della polizia.

giovedì 14 settembre 2006

Oggi non riesco a scrivere nulla

E allora appendo un quadro di Davenport alle pareti di London Calling. Sperando di dare un po' di colore a questa giornata alla quale non sono riuscito a regalare alcun significato.

lunedì 11 settembre 2006

Uno si sveglia col sole, si mette a fare colazione in terrazzo ascoltando il primo Buffalo Springfield, e all'improvviso si imbatte in queste parole

Prima ci sono la curiosita', la divinazione, la sete di confessioni. La fame dell'altro, l'attrazione per i suoi sotterranei. Decifrato il segreto arrivano le parole, spesso pretenziose e categoriche, che dissezionano, stabiliscono, classificano. Tutto diventa comprensibile e rassicurante. Allora puo' cominciare la routine di una relazione o di una indifferenza. Il mistero dell'altro e' addomesticato. Il suo corpo e' ridotto a una meccanica carnale, piu' o meno desiderabile; il suo cuore a un inventario di reazioni prevedibili.

In realta' questa fase e' una specie di assassinio, perche' uccidiamo quella creatura infinita e inesauribile che abbiamo incontrato. Preferiamo aver a che fare con una costruzione verbale piuttosto che con un essere vivente.

- Andrei Makine, La donna che aspettava.

Cosi' uno si ferma a guardare nello spazio vuoto tra la Shakespeare Tower del Barbican e la cupola di San Paolo, con la fetta di pane e marmellata sospesa a mezz'aria e pensa tra se' e se' :"La prossima volta...

sabato 9 settembre 2006

I dischi che ascoltiamo e quelli che ascoltano noi


Era evidente che si trattava di una lettrice. Una di quelle persone che leggono. Con concentrazione, con passione. Con tutta l'anima. Stava leggendo delle poesie e le sue labbra increspate scandevano silenziosamente le parole. Si sfrego' il naso con il bordo della mano, soprappensiero, tanto era concentrata su quello che stava leggendo. Perche' quando si leggono veramente delle poesie, sono le poesie che leggono te.

- Joyce Carol Oates, Three girls.

Ho letto queste parole stamattina, riascoltando il primo disco degli Smiths. E' bello rendersi conto che suoni e parole dei dischi che amiamo emergono da qualche parte dentro noi stessi, come per un fenomeno di assonanza. Si trasformano in immagini di ricordi, fotografie nitide, volti, luoghi. Quando si ascolta davvero della musica, e' la musica che ascolta te, verrebbe da dire.

giovedì 7 settembre 2006

Tempi moderni


Da stamattina quando l'ho letta, sto cercando di capire per quale ragione la notizia che Bob Dylan e' primo nella classifica di Billboard mi abbia reso cosi' felice.

La cosa successe l'ultima volta nel 1976, con l'album Desire. Nel 1976 avevo 11 anni. Quel disco l'avevo ascoltato a casa di un cugino 6 anni piu' grande di me, e decisi che mi sarebbe piaciuto averne una copia. Andai nel triste negozio di dischi e elettrodomestici dell'altrettanto triste cittadina dalla quale sono scappato appena ho potuto, e comprai quel disco con in copertina un giovane zingaro con lo sguardo profondo. Una copertina che, per l'undicenne che sono stato, sapeva di viaggi e liberta', di possibilita' infinite. Desire lo rovinai di ascolti. Lo ricomprai anche in CD, lo tengo nella casa di Londra e lo ascolto almeno una volta al mese. Non mi ha mai stancato, non mi stanchera' mai. E' *il mio disco*, mi riconosco in ogni nota, in ogni sfumatura di suono, in ogni parola pronunciata dal poeta, in ogni schiocco di frusta di quella batteria secchissima.

Trent'anni dopo. "Modern times" e' un assoluto capolavoro. Un disco di blues, rock'n'roll degli inizi, ballate romantiche a cuore aperto. E quella voce raschiata via da quarte parte nella gola, fatta di tempo che passa e lascia segni profondi. Lo dico: e' uno degli album migliori di Dylan, paragonabile ai capolavori dei '60 e '70.

Adesso pero' ditemi una cosa: sono io che non so piu' comprendere il presente, o quest'anno le cose migliori le hanno dette Springsteen, Young e Dylan?

Se non e' cosi', mi dite cosa sto perdendo di importante? Prometto di seguire i vostri consigli.

Un po' piu' di questo, un po' meno di quello

Questo post e' la cassetta dei consigli di Prospettive Musicali. Se ascoltate e avete idee su come il programma dovrebbe essere secondo voi, lasciate un commento. Vale tutto. (Poi non e' detto che noi si realizzino tutti i vostri desideri pero', ovvio). Grazie in anticipo a tutti quelli che parteciperanno.

martedì 5 settembre 2006

Riflessioni sparse su piccoli frammenti di colore che mi fanno capire che l'estate se ne sta andando



Foto scattate camminando da Camogli a Stella Maris e davanti a un suo lavoro (che potete vedere in questi giorni qui). Fuori vedo gli stessi colori, varie tonalita' di grigio, neutralita' cromatica che comunica poche emozioni. Li ritrovo riflessi nel mio cuore e mi domando di cosa avrei bisogno per recuperare dentro di me brillanti colori primari. Basterebbe conoscere una direzione e poi la si potrebbe seguire. Ma la bussola si e' rotta da tempo, il timone gira a vuoto, e questo navigare senza meta non porta da nessuna parte. Come cantava un tipo simpatico incontrato una volta al Lingotto, eri convinto di esserti mosso, ma stavi soltanto girando intorno.

domenica 3 settembre 2006

Prospettive Musicali di Domenica 3 Settembre

Al termine di una Domenica proprio estiva, dopo l'ormai consueto salottino domenicale nella redazione della radio con Tommaso Toma e Maurizio Principato che mi hanno preceduto in trasmissione e con i quali è sempre un piacere discorrere di musica, e prima di tornare a Londra tra qualche ora, abbiamo ascoltato:

1) BAND To kingdom come (da Music from big pink, Capitol 1968)
2) BYRDS I'll feel a whole lot better (da Mr. tambourine man, Columbia, 1965)
3) TOM PETTY Saving grace (da Highway companion, American 2006)
4) SUFJAN STEVENS Dear mr. supercomputer (da The avalanche, Asthmatic Kitty 2006)
5) STOOGES I wanna be your dog (da The Stooges, Elektra 1969)
6) TELEVISION Friction (da Marquee Moon, Elektra 1977)
7) TV ON THE RADIO Province (da Return to Cookie Mountain, 4AD 2006)
8) MUTANTES Panis et circenses (da VV. AA. Tropicalia ou panis et circencis, Philips 1968)
9) CLASH I'm so bored with the USA (da The Clash, Epic 1977)
10) JOY DIVISION Disorder (da Unknown pleasures, Factory 1979)
11) CURE Shake dog shake (da The top, Fiction 1984).