Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Osservazioni e ascolti

martedì 31 ottobre 2006

Da stamattina sto cercando di caricare una foto dei meravigliosi scivoli di Carsten Holler alla Tate Modern, ma Blogger non ne vuole sapere. Riprovo domani.

Io ero andato alla Tate per la mostra di Fischli e Weiss, ma vi assicuro che l'installazione di Holler ruba la scena facilmente ai due svizzeri.

Di Holler ricordo di aver parlato nell'edizione radiofonica del blog, prima ancora che il blog esistesse. Magari qualcuno se la ricorda, London Calling all'interno di Patchanka.

All'epoca Holler aveva riempito una galleria della Tate di frisbee. Entrando, un Sabato sera, trovai i guardiani che si divertivano come matti giocando nella galleria deserta. E naturalmente anche i visitatori erano invitati a giocare.

Ma all'epoca nemmeno immaginavo cosa sarebbe successo solo pochi anni dopo. L'immensa turbine hall trasformata dalla presenza di enormi scivoli. Ci si puo' lanciare da tutti i piani della galleria, e vi assicuro che il tuffo dal quinto piano (di una centrale elettrica con i soffitti molto alti) e' un'esperienza strepitosa.

E gli scivoli sono bellissimi da vedere, da qualsiasi prospettiva all'interno della galleria. E poi ci sono le ombre proiettate sulle pareti a rendere tutto ancora piu' magico.

A slide is a sculpture that you can travel inside. However, it would be a mistake to think that you have to use the slide to make sense of it. Looking at the work from the outside is a different but equally valid experience, just as one might contemplate The endless column by Constantin Brancusi.

E poi Holler si domanda: What would be the result of sliding if it was part of the daily routine?

Gia', come sarebbe fantastico il mondo se al posto di scale e ascensori ci fossero scivoli. Io impazzirei di gioia credo. Questo e' il fun che piacerebbe anche a me.

[Vengono giorni come questo in cui fuori c'e' il Sole, fa calduccio, c'e' un vento primaverile e uno proprio non ha la testa per lavorare. Lavorare si dovrebbe solo quando uno se la sente. Anzi no, dovrebbero lavorare solo quelli che nella vita non hanno nulla da fare, nessun interesse, quelli che sentono i Queen e leggono Dan Brown, quelli si' che dovrebbero lavorare, e poi dividere il loro salario con tutti gli altri. E noi invece dovremmo andare alla Tate, al parco, in libreria, dove ci sarebbero performance artistiche improvvisate, letture, musica, possibilita' di incontrare persone interessanti, dato che quelle poco interessanti starebbero negli uffici a passarsi carte tutto il giorno].

[Adesso scappo: Yo La Tengo al National Film Theatre. Ho un posticino in terza fila e non vedo l'ora proprio].

[PS del 2/ 11: degli scivoli di Holler parleremo oggi a Zoe, per chi desidera ascoltare: Radio Popolare, 107.6].

venerdì 27 ottobre 2006


Maybe,
in some distant place,
everything is already,
quietly,
lost.

Or at least there exists a silent place
where everything can
disappear.

Haruki Murakami, Sputnik sweetheart

mercoledì 25 ottobre 2006

Qualche consiglio musicale oggi.

Cominciando da un concerto che consiglio se lei dovesse passare dalle vostre parti. Carla Bozulich me la ricordo ai tempi dei Geraldine Fibbers. Non immaginavo affatto che si fosse trasformata cosi' radicalmente. Oggi incide per Constellation e dal vivo fa veramente impressione. Immaginate un incrocio tra Patti Smith di Radio Ethiopia e, soprattutto, Lydia Lunch. Un suo concerto genera una tensione che prende lo stomaco. Vista al Luminaire, una piccola soffitta di Kilburn, contatto di occhi continuo con il pubblico e meraviglioso contatto di sguardi tra i musicisti. Una violoncellista che si agitava come un'erinni. La tastierista di ghiaccio che ogni tanto scrutava le nostre reazioni. Caos dal quale si generavano momenti di purissima poesia.

Su "The letting go" di Bonnie Prince Billy (Domino) torno dopo averlo presentato settimana scorsa a Prospettive Musicali, solo per dire che e' probabilmente il capolavoro assoluto di Will Oldham. A partire dalle prime imprevedibili note di archi. Cupa malinconia blues che incontra una sensibilita' profondamente nord-europea. Will Oldham e Dawn McCarthy come due giovani Bob Dylan e Emmylou Harris, periodo "Desire".

Robert Wyatt legge Haruki Murakami nel nuovo lavoro di Max Richter, che alcuni di voi ricorderanno soprattutto per essere stato il produttore dell'ultimo disco di Vashti Bunyan. Il suo "Songs from before" (Fat Cat) e' un delicato album di musica per sestetto di archi e piano, che mi ha ricordato parecchio "Music for Egon Schiele" dei Rachel's. Da ascoltare guardando gli alberi che cambiano colore. Colonna sonora di giornate che si accorciano.

Cecile Schott e' una polistrumentista francese alla quale Radio France Culture ha commissionato un progetto di musiche per carillon. Da quel progetto, a nome Colleen et les Boites a Musique, e' nato un disco con lo stesso titolo (pubblicato dall'inglese Leaf). Per me e' musica oltremodo evocativa. Il primo incontro con la musica che ricordo avvenne grazie a un tavolo per cucito della mia mamma (un tavolino piccolo piccolo, ma che allora mi sembrava enorme). Ogni volta che la mamma apriva il coperchio del tavolino si attivava un carillon, che ricordo ancora benissimo. Fu per me una grande conquista imparare ad aprire quel tavolino. Poi sarebbero arrivati i Technics 1200, il Walkman Sony, l'iPod. Ma il mio primo amore musicale fu quel tavolo capace di generare suoni. Quella magia la ritrovo oggi immutata in questo incantevole disco.

Infine, se avete pressappoco la mia eta', consiglio la versione cinematografica di un lavoro teatrale di Alan Bennett, ultrasettantenne playwriter inglese. "The history boys" lo vidi al National Theatre e non mi impressiono' particolarmente. E' la storia, ambientata nel 1983, di un gruppo di giovani studenti che si preparano ad entrare all'universita' di Oxford. Il racconto, giocato sul filo dell'ironia, sulla difficolta' di crescere, di maturare una propria identita'. Il film che ne e' stato tratto si avvale di una bella colonna sonora: New Order (Ceremony, Blue Monday), Cure (A forest), Smiths (This charming man), Pig Bag (Papa's got a brand new Pigbag). Splendido l'accostamento con le immagini (la severa architettura gotica di Oxford e il basso profondo di "A forest" su tutto). Si sente un po' la mancanza di "Uncertain smile" di The The, sarebbe perfetta in questo contesto.

lunedì 23 ottobre 2006

Quando sono in Italia e ho voglia di ascoltare la radio, non contemplo altra scelta tra sentire Radio Popolare e Radio 3. Mi sono convinto che mi facciano pensare e mi insegnino qualcosa, e che tutte le altre radio invece servano soltanto a impedire ai loro ascoltatori ogni contatto con la realta', interiore o esteriore non importa.

Stamattina mi sono accorto di essermi per molti anni sbagliato. Era ancora buio, e per nulla sveglio mi trovavo su un autobus che mi avrebbe portato all'aeroporto. La radio era sintonizzata su una delle miriadi di stazioni tutte uguali, casualmente quella che si chiama Radio Lombardia, come un altisonante jingle continuava a ricordare. A dirla tutta, dato che sono salito sull'autobus prima di qualsiasi altro passeggero, avrei voluto chiedere all'autista di farmi sentire il notiziario di Radio Popolare. Poi pero' ci ho rinunciato, pensando che mi avrebbe fatto bene dormire un po'.

Quando l'autobus si e' messo in moto, il guidatore ha alzato un po' il volume, giusto quel tanto che bastava per impedirmi di chiudere gli occhi e assopirmi. Cosi' mi sono messo a osservare la citta' che si stava svegliando passando davanti al finestrino.

Proprio in quell'istante, dopo una raffica di pubblicita' e una volta ancora il jingle della stazione radio, e' partita una canzoncina che peraltro sono sicuro di avere gia' sentito. Una vocina petulante e acuta perforava su un coretto che ripeteva ossessivamente "Fun, fun, just wanna have fun, fun" e cosi' via. Proprio la vocina, come a proclamare un manifesto programmatico, strillava su quel coretto la parola "Girls" e poi seguiva anche lei piu' o meno il coretto, solo in modo piu' acuto e leggermente sfasato. Insomma, l'insieme diceva, anzi ripeteva senza tregua, "Girls just wanna have fun", "Le ragazze vogliono solo divertirsi".

In quel momento, nella grigia mattina milanese, ho capito tutto. Si', perche' quella canzoncina, apparentemente innocua, mi metteva impietosamente davanti al mio leggendario insuccesso con la meta' femminile del mondo. E certo. Le ragazze vogliono solo divertirsi, come ho fatto a non pensarci prima. Io con i miei discorsi fatti di libri, dischi, politica, filosofia, arte posso anche andarmi a fottere. Le ragazze vogliono solo divertirsi, e non sanno che farsene di ragionamenti, domande, dubbi.

La prossima volta che nasco col cavolo che leggo Wire e seguo i cineforum all'ICA. La prossima volta che nasco, lo prometto a tutti voi, divento un asso della macarena, un imitatore della televisione, il Grande Fratello fatto persona, divento Jerry Scotti, compro tutti i dischi di Zucchero, faccio l'istituto tecnico alberghiero, guido un SUV, voto Fini.

Baker Street tube station, Agosto 2006

domenica 22 ottobre 2006


Serata di piacevoli discussioni nella redazione della radio: su Saviano con Bruna Miorelli, sui suoi esordi nei profondi anni '70 con Giancarlo Nostrini, di musica con Maurizio Principato.

E poi sono entrato in studio a trasmettere:

1) Bonnie Prince Billy Love comes to me (da The letting go, Domino 2006)

2) Bonnie Prince Billy I see a darkness (da I see a darkness, Domino 1999)

3) Bonnie Prince Billy Cursed sleep (da The letting go, Domino 2006)

4) Wilco Hell is chrome (da A ghost is born, Nonesuch 2004)

5) Yo La Tengo Pass the hatchet, I think I'm goodkind (da I am not afraid and I will beat your ass, Matador 2006)

6) Yo La Tengo Our way to fall (da And then nothing turned itself inside-out, Matador 2000)

7) Yo La Tengo The race is on again (da I am not afraid and I will beat your ass, Matador 2006)

8) Sonic Youth Reena (da Rather ripped, Geffen 2006)

9) Sandro Perri Requiem for a fox (da Sandro Perri plays Polmo Polpo, Constellation 2006).

mercoledì 18 ottobre 2006

In un'agendina del 2007, ho segnato tutti i miei ritorni in Italia dell'anno prossimo, fino all'inizio del 2008. La scusa la potete immaginare: prenoto i voli in largo anticipo, cosi' li pago pochissimo.

Ma l'impressione e' che si tratti di un pretesto. C'e' questo processo regolare, questo respiro di ritorni cadenzati che mi fa pensare che ci sia dietro qualcosa.

Il desiderio di una proiezione lineare del tempo forse, senza cambiamenti fuori controllo, senza perturbazioni.

La difesa da eventi negativi, che protegge anche da eventuali, e in fondo desiderabili, piacevoli sorprese, di quelle che portano aria nuova.

Portero' con me l'agenda del 2007 con tutte le date dei ritorni, ma se le avro' rispettate, alla fine dell'anno la considerero' una sconfitta personale.

Nulla ferisce piu' duramente della banalita' della passione amorosa in una donna che abbiamo idealizzato.

- Andrei Makine

domenica 15 ottobre 2006

Domenica 15 Ottobre a Prospettive Musicali abbiamo ascoltato:

1) Sandro Perri Sky histoire (da Sandro Perri plays Polmo Polpo, Constellation 2006)

2) Polmo Polpo Farewell (da Like hearts swelling, Constellation 2003)

3) Sandro Perri Dreaming (da Sandro Perri plays Polmo Polpo, Constellation 2006)

4) Sufjan Stevens Dear Mr. Computer (da Sufjan Stevens presents the avalanche, Asthmatic Kitty 2006)

5) Low Two step (da Secret name, Tugboat 1999)

6) Coco Rosie Terrible angels (da La maison de non reve, Touch & Go 2004)

7) Antony & the Johnsons Hope there's someone (da I am a bird now, Secretly Canadian 2005)

8) Susanna & the Magical Orchestra These days (da Melody mountain, Rune Grammofon 2006)

9) Deathprod Journey to the centre of the first 1.1 (da Biosphere/ Deathprod Nordheim transformed, Rune Grammofon 1998)

10) Susanna & the Magical Orchestra Condition of the heart (da Melody mountain, Rune Grammofon 2006)

venerdì 13 ottobre 2006



Un po' di corsa perche' sto per perdere l'aereo, ma insomma volevo solo ricordarvi i prossimi appuntamenti a Prospettive Musicali, Domenica 15 e Domenica 22, alle 22.35, sui soliti 107.6. Se ci siete, buon ascolto.

mercoledì 11 ottobre 2006

Non esco mai di casa senza la mia macchina fotografica. E' sempre con me, da qualche parte nella mia borsa, anche quando esco per andare al lavoro o a fare la spesa. Fotografo tutto, senza sapere cosa faro' di queste fotografie. Non hanno alcuna pretesa artistica, molte le cancello prima ancora di scaricarle, molte altre subito dopo averle guardate ingrandite. La maggior parte sono mosse, dato che detesto le foto fatte col flash.

Pero' ormai la collezione e' cresciuta. Che farne? Ho pensato a un fotoblog, ad aprire un account in Flickr (fosse solo per la funzione slideshow). Per il momento ne inseriro' qualcuna qui, poi vedremo.

Questa l'ho scattata all'Istituto di Arti Contemporanee, Domenica scorsa. L'Istituto di Arti Contemporanee non e' una scuola, nonostante il suo nome, ma e'un luogo dove si impara molto. Soprattutto a pensare. Uno spazio che mi fa sempre venire idee e dove le energie si mettono in movimento.

Nei prossimi giorni mi capitera' di pubblicare altre mie foto nel blog, alcune delle quali senza commento, ma desidero iniziare da questo muro scrostato, e da queste "big windows to let in the Sun" (chi individua la citazione si porta a casa la mia sempiterna stima), ai quali e' dedicata la mia corrispondenza di domani a Zoe. Loro sono stati cosi' gentili da linkare il mio blog. Andate a visitare il loro nuovo sito, e' ben fatto e pieno di idee.

Ci si sente, se desiderate, domani, Giovedi', alle 12.15 sui 107.6 di Radio Popolare.

martedì 10 ottobre 2006


Non mi interessa sapere come vi guadagnate la vita.

Voglio sapere cosa vi fa spasimare e se osate sognare l'incontro con l'anelito del vostro cuore.

Non mi interessa sapere quanti anni avete.

Voglio sapere se accettate il rischio di fare la figura degli stupidi per amore, per il sogno, per l'avventura di essere vivi.



Non mi interessa sapere quali pianeti sono in quadratura con la vostra luna.

Voglio sapere se siete arrivati al nucleo della vostra sofferenza, fino a toccarla, se i tradimenti della vita vi hanno fatto sbocciare o se vi siete inariditi e chiusi in voi stessi per paura di altro dolore.

Voglio sapere se riuscite a restare in compagnia del dolore, il mio o il vostro, senza cercare di nasconderlo, cancellarlo o di farlo tacere.

Voglio sapere se sapete essere con la gioia, la mia o la vostra, se siete capaci di danzare con frenesia e farvi colmare dall'estasi, da cima a fondo, senza esortare all'attenzione, a stare coi piedi per terra, senza ricordare i limiti dell'essere umani.


Non mi interessa sapere se la storia che mi raccontate è autentica.

Voglio sapere se riuscite a deludere un'altra persona per amore di autenticità verso voi stessi; se riuscite a sopportare l'accusa di tradimento senza tradire la vostra anima; se riuscite ad essere infedeli e per questo affidabili.

Voglio sapere se riuscite a vedere la bellezza ogni giorno, anche quando non è piacevole, e se la sua presenza è fonte di ispirazione per la vostra vita.

Oriah Mountain Dreamer

lunedì 9 ottobre 2006

In occasione del secondo compleanno di London Calling va ora in onda una versione commentata di "Nel mio mangiadischi"


Per tutti quelli che gia' ricordano con nostalgia la colonnina che fino a qualche settimana fa trovavate qui di fianco, torna "Nel mio mangiadischi", in versione commentata.

Sandro Perri Plays Polmo Polpo (Constellation). Secondo disco del chitarrista e musicista elettronico canadese. Versioni interamente elettro-acustiche di 4 tracce presenti sull'esordio a nome Polmo Polpo (che usciva nel 2003 sempre su Constellation), piu' un inedito. Il riferimento piu' prossimo e' John Martyn, ma immaginate una sua versione de-tuned, come se Martyn fosse stato folgorato dall'ascolto di Rafael Toral. Arpeggi e glitches che definiscono un'atmosfera meditativa (vengono in mente i primi A Silver Mt. Zion). Splendida copertina di cartone nella tradizione dell'etichetta di Montreal, disegnata dallo stesso Perri. In attesa di vedere qui a Londra Hrsta (il gruppo di Mike Moya ex Godspeed e componente della band che accompagna la meravigliosa Elizabeth Anka Vajagic).

Susanna & the Magical Orchestra Melody mountain (Rune Grammofon). Dalla Norvegia, un disco di silenzio, voce celestiale e strumenti suonati uno alla volta. Dieci cover che vanno da Leonard Cohen ai Joy Division, da Bob Dylan ai Depeche Mode (una versione superlativa e irriconoscibile di "Enjoy the silence"). E pure un brano degli AC/ DC, trasformato per clavicembalo e voce. Lo ascoltavo ieri sera sul tardi questo disco, con la porta del terrazzo aperta a fare entrare il suono del vento che giocava con le foglie, ed era tutto cosi' magicamente perfetto.

Yo La Tengo I am not afraid of you and I will beat your ass (Matador). Gli Yo La Tengo li ascoltavo quando facevo l'universita' e li trasmettevo in un settimanale musicale che andava in onda in una piccola radio di paese, quando collaborare con Radio Popolare mi sarebbe sembrata fantascienza. Vent'anni dopo mi piacciono ancora. E in effetti non sono mica tanto cambiati. La prima e l'ultima traccia del loro ultimo disco ricordano parecchio gli esordi, distorsione e poesia, brani dilatati sui quali costruiscono muri di rumore colorato. Il resto, come al solito deve parecchio ai Velvet, dei quali riprendono anche l'eclettismo. Amici di Thurston, mica per niente.

mercoledì 4 ottobre 2006

Chi cerca emozioni da trasmettere a Prospettive Musicali tra un paio di domeniche trova


Un po' di cose che sto ascoltando con piacere in questi giorni:

una traccia dal secondo album di Alexander Tucker e una dal secondo Joanna Newsom le trovate nell'office ambience di Wire

un pezzo con la voce di Cat Power su musica di Ensemble lo potete ascoltare nel sito di Fat Cat.

Materiale emotivamente molto coinvolgente, vi avverto.

Poi se avete tempo fatemi sapere che ne pensate, nello spazio commenti.

lunedì 2 ottobre 2006

Roadrunner e' come se Sister Ray aspettando il suo uomo iniziasse a vedere la luce


Il primo album dei Modern Lovers e' uno dei dischi fondamentali della storia della musica.

Poi sarebbero arrivati i Talking Heads di 77 (con Jerry Harrison, ex Modern Lovers), i Devo, gli XTC, ma ad aprire la strada a un certo modo pulito e onesto di fare musica fu il gruppo di Jonathan Richman. Capelli corti e camicia stirata, Richman cantava canzoni su cibo sano e amore per i propri genitori. Il pubblico voleva sentire i Grand Funk Railroad, bere e farsi droghe, non prestava attenzione? E allora Richman fermava la musica e declamava le sue liriche, per essere sicuro che tutti capissero bene. Soprattutto "I'm straight". L'avete letto il testo di "I'm straight"? Lui che dice a lei che i suoi amici sono stonati di droghe e quindi stupidi? Letto davanti proprio a quella gente? Immaginate la reazione. Punk ante-litteram Jonathan Richman, appunto.

Nel fine settimana me lo sono ricomprato su CD "The modern lovers" e l'ho ascoltato tutto il tempo.

E allora, con le lacrime agli occhi, ancora una volta, tutti insieme:

1, 2, 3, 4, 5, 6

Roadrunner, roadrunner
Going faster miles an hour
Gonna drive past the Stop 'n' Shop
With the radio on

I'm in love with Massachusetts
And the neon when it's cold outside
And the highway when it's late at night
Got the radio on

I'm like the roadrunner
AlrightI'm in love with modern moonlight

128 when it's dark outside
I'm in love with Massachusetts
I'm in love with the radio on

It helps me from being alone late at night
It helps me from being lonely late at night
I don't feel so bad now in the car
Don't feel so alone, got the radio on

Like the roadrunner
That's right

Said welcome to the spirit of 1956
Patient in the bushes next to '57
The highway is your girlfriend as you go by quick
Suburban trees, suburban speed
And it smells like heaven

And I say roadrunner once
Roadrunner twice
I'm in love with rock & roll and I'll be out all night

Roadrunner
That's right

Well now
Roadrunner, roadrunner
Going faster miles an hour
Gonna drive to the Stop 'n' Shop
With the radio on at night

And me in love with modern moonlight
Me in love with modern rock & roll
Modern girls and modern rock & roll
Don't feel so alone, got the radio on

Like the roadrunner
O.K., now you sing Modern Lovers

(Radio On!)
I got the AM
(Radio On!)
Got the car, got the AM
(Radio On!)
Got the AM sound, got the
(Radio On!)
Got the rockin' modern neon sound
(Radio On!)
I got the car from Massachusetts, got the
(Radio On!)
I got the power of Massachusetts when it's late at night
(Radio On!)

I got the modern sounds of modern Massachusetts
I've got the world, got the turnpike, got the
I've got the, got the power of the AM
Got the, late at night, rock & roll late at night
The factories and the auto signs got the power of modern sounds
Alright

Right, bye bye!

[Jonathan Richman suona alla Union Chapel il 16 Ottobre].