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giovedì 26 aprile 2007

[Man Ray, Woman (1931)]


Viviamo ancora sotto il dominio della logica... Ma in questo momento ed epoca i metodi logici sono applicabili solo per risolvere problemi di secondario interesse.

[Andre' Breton, dal Manifesto Surrealista (1924)].



Di "Surreal things: Surrealism & Design" (prossimamente a Zoe) mi sono piaciute tante cose: le ceramiche di Arp e Miro', i mobili di Noguchi e Mollino, ma piu' di tutto le (purtroppo poche) foto di Man Ray. Nulla di nuovo, d'accordo, ma quella delle associazioni spontanee e del sogno come chiavi interpretative della realta' e contemporaneamente come strumenti per trascenderla e' una storia che ci si fa raccontare sempre volentieri.

Man Ray ha parecchi punti di contatto con la musica che ci piace: REM ("It's a Man Ray kind of sky. Let me show you what I can do with it", da "Feeling gravity's pull"), Naked City (le foto sulla copertina di Radio), Damon & Naomi (la copertina di "More sad hits" con la celeberrima foto "Tears"). E chissa' quanti collegamenti sto dimenticando.

Si faceva definire pittore, ma il meglio lo espresse con la fotografia.


[Saluti da New York, torno a Londra stasera].

4 Comments:

Blogger Viola said...

Buon rientro a Londra caro Fabio.
La foto dell'occhio che piange è emozionante...la finzione dell'occhio truccato pesantemente contro la realtà delle lacrime (son finte anche quelle...ma simboleggiano lo stato di sensibilità umana)..

sabato, 28 aprile, 2007

 
Blogger Fabio said...

Lessi da qualche parte che Man Ray scatto' quella foto nel suo periodo parigino, quando ruppe la relazione con Lee Miller. Non credendo alla sincerita' delle sue lacrime, decise di rappresentarle nel modo meno naturale possibile. Resta una foto meravigliosa, di lacerante romanticismo.

Tornato alla base, sano e salvo, grazie.

sabato, 28 aprile, 2007

 
Blogger lophelia said...

Il surrealismo nell'arte all'epoca deve avere avuto un impatto dirompente, tanto quanto ora appare inesorabilmente "passato". Man Ray è stato uno dei primi di cui ho comprato un libro quando ho iniziato a fotografare. Ma anche uno dei primi che ho smesso di guardare.
Mi sembra che qualsiasi tipo di traduzione iconica del simbolismo alla fine risulti troppo ridondante rispetto alla capacità di sintesi del simbolo in sé. Non so se riesco a spiegarmi.
A quando Zoe, o c'è già stata? riemergo oggi dopo un po' di assenza.

domenica, 29 aprile, 2007

 
Blogger Fabio said...

Bentornata Lophelia!

Nei confronti del surrealismo provo lo stesso tipo di attrazione/ repulsione che mi coglie all'ascolto di un brano di musica contemporanea scritto in quegli stessi anni. Attrazione per la complessita' e per la profondita', repulsione perche' spesso le soluzioni importanti da trovare sono molto piu' semplici di certe artificiose complessita' e profondita'. Resto istintivamente un minimalista, con la costante necessita' di semplificare la realta' fino ai suoi elementi primari (non necessariamente simbolici - sul simbolismo credo tu abbia piu' che ragione). Proprio per questo, l'opposto di questa attitudine mi attrae, e pero' poi inevitabilmente sento la necessita' di prendere le distanze, "tornare alla base".

Tutto questo per dire che probabilmente a Zoe non ne parlero' mai. E invece, da convinto realista, Giovedi' parlero' della relazione tra questa citta' e l'ancora per poco primo ministro Tony Blair. Come si e' passati da amore a distacco e infine a diffuso fastidio.

lunedì, 30 aprile, 2007

 

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