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Ambiente Uguaglianza Tempo

lunedì 13 agosto 2007

Time is on my side

[Spitalfields, Agosto 2007]


L'ultima volta che sono stato in Italia, non sono passato da Milano, o quasi. Troppo caldo. Me ne sono stato tranquillo a leggere e a fare passeggiate in bici, o a piedi col cane, attorno al mio eremo nell'Oltrepo' Pavese, con frequenti puntate in Liguria per camminate su sentieri con conseguente tuffo in mare.

Mi e' dispiaciuto per tutti gli amici che avevo allertato del mio arrivo, ma l'idea di trovarmi tra asfalto al punto di scioglimento e zanzare fameliche (la mia casa milanese da' sul Naviglio, quindi figuratevi che vittima dei malefici insetti divento in estate) mi ha fatto rimandare fino a quando e' stata ora di prendere un volo e tornare qui.

Le mie puntate milanesi sono state solo quelle "contrattuali" per andare a trasmettere a Radio Popolare, con una sola eccezione molto piacevole, un pranzo con una ex fidanzata dei miei 20 anni, che ormai mi capita di vedere ogni certo numero di stagioni. Cosi' diverse e distanti le nostre vite adesso: lei felicemente sposata con due bambini, abitante nell'hinterland di Milano; io completo randagio, migrante in questa megalopoli a volte non so nemmeno perche'.

E' stato un incontro davvero bello: pizza in una specie di trattoria per muratori, poi passeggiata sotto il sole del mezzogiorno in quella periferia residenziale silenziosa (eravamo appena fuori Milano ma sembrava di essere, che so, a Mede Lomellina).

Quando ho preso la metro per tornare in centro, mi sono trovato a domandarmi come sia stato possibile decidere, tutti questi anni fa, che dividere le nostre strade sarebbe stata una bella idea. Nel momento in cui accetti una cosa simile, che cosa hai in mente? Che persone con le quali stai davvero bene le incontri ad ogni passo? Che non ti importa piu' di tanto di stare bene? Che cosa?

Questo fine settimana, e' capitata qui a Londra una persona con la quale ebbi una relazione parecchio travagliata finita un anno e mezzo fa. Ricordo che quando tutto fini' provai rabbia e il desiderio di non rivederla piu'.

Ieri, invece, siamo stati a fare una lunga camminata, da Angel fino a Limehouse lungo il canale di Regent e poi, dove il canale si butta nel Tamigi, abbiamo proseguito lungo il fiume per tornare a Londra, passando per i docks di Wapping e arrivando dritti dritti a St. Katherine's Dock, dove ci siamo schiantati esausti su una panchina del porticciolo. Poi, una volta riusciti a rialzarci, siamo andati a prendere un te' a Spitalfields.

Quella che alla fine della relazione mi sembrava un mostro che mi faceva addirittura paura, mi e' apparsa come invece, probabilmente, e' davvero: una persona sensibile, con la quale e' stato bello passare la giornata a esplorare quei tentacoli remoti della citta' protesi verso il nulla ex-industriale, prima di salutarci e vederci magari tra un altro anno.

In entrambi i casi, cosi' comunque diversi tra loro, viene da pensare che bisogna prendere le distanze temporali giuste per vedere davvero.

Considerazioni un po' banali, lo so. Questo post e' uscito un po' da solo mentre volevo parlare di tutt'altro.

17 Comments:

Anonymous Anonimo said...

considerazioni tutt'altro che banali. Non è facile mantenere (o recuperare) un buon rapporto dopo che ci si è lasciati, ci vuole una notevole maturità, visto che di solito ci sono rancori entrambe le parti.
ciao
Auro

martedì, 14 agosto, 2007

 
Blogger lophelia said...

E' incredibile come, cambiando le coordinate, ti appaiano diverse le persone. Ci sto pensando anch'io molto ultimamente. A me a volte stupisce aver proiettato tanta emozione su qualcuno che, svanita l'aura dell'innamoramento, ci appare improvvisamente "normale". Non succede con chi hai amato davvero, anche se è finita, e allora ti chiedi cos'era nel resto dei casi tutta quell'emozione.

martedì, 14 agosto, 2007

 
Blogger artemisia said...

Ogni tanto ti "escono" di questi post, quando uno meno se l'aspetta...
Bellissimo, questo.

A me sono capitate entrambe le cose (quella che dici tu e quella che dice Lophelia). Il che sottolinea in discorso della distanza temporale come cartina al tornasole. Io continuo a dire che vivo nell'epoca sbagliata. In questi casi, cosa ci sarebbe di meglio di un "Grand Tour" ottocentesco, attraverso il quale l'eroina si allontana dall'eroe per un periodo, e attraverso il viaggio capisce veramente cosa provava, e attraverso milioni di lettere i due si ritrovano?
Perchè dobbiamo fare sempre tutto così alla svelta, innamorarsi e disamorarsi, e capire sempre troppo tardi?

martedì, 14 agosto, 2007

 
Blogger Fabio said...

Auro -

Sono cose che possono capitare o no, ma non abbiamo molto controllo credo. Se capita significa che probabilmente c'era qualcosa, e' quando non capita che uno si pone delle domande non credi?

Lophelia -

Esatto, stessa cosa qui. A me e' capitato di soffrire tantissimo anche per persone con le quali una relazione sentimentale non e' nemmeno iniziata, di incontrarle dopo anni e domandarmi: ma davvero ho sofferto per questa persona? Ma cos'avevo visto in lei?

Non conosco la risposta. Proiezioni forse?

Artemisia -

Ma guarda che non me l'aspettavo nemmeno anch'io. Avevo giurato a me stesso: mai piu' nulla di personale nel blog. Solo musica che compro in rete e che non si trova nei negozi, fino a quando il contavisite va a zero :-)

Bella la tua ipotesi (anche se adesso credo che il Grand Tour sarebbe spesso interrotto dai beep beep degli SMS tipo "Dove 6?").

Sulla distanza pero', parlando seriamente, non so. Credo che la distanza temporale abbia un potere rivelatore ben superiore a quella geografica, la quale invece per esperienza personale a volte porta a fraintendimenti, al sentirsi davvero distanti, al non potere condividere veramente le cose semplici e belle della vita.

martedì, 14 agosto, 2007

 
Blogger Fabio said...

"Nemmeno anch'io" non e' affatto male.

martedì, 14 agosto, 2007

 
Blogger artemisia said...

Bè, succede quando uno esagera con le negazioni...non, nemmeno, mai più...come dire, mai dire mai!

Il Grand Tour purtroppo sarebbe improponibile, hai ragione. E la distanza geografica è una grandissima trappola che spesso peggiora la situazione. Comporta sì troppa lontananza per un rapporto reale, ma abbastanza lontananza per un rapporto virtuale, che per molti versi è peggio.

E qui mi fermo, e parliamo di musica!

martedì, 14 agosto, 2007

 
Blogger Fabio said...

Come sempre capisci tutto. E adesso via con un bel post su Kawabata Makoto!

martedì, 14 agosto, 2007

 
Blogger Bloggointestinale said...

che tu abbia scritto qualcosa di personale a me fa molto piacere, che la musica va bene, però anche queste cose "avvicinano molto". io non so cosa dire in merito, le relazione sentimentale per me restano un mistero, cerco solo di non guardare troppo al passato e di togliermi di dosso perdoni (da dare o ricevere) e sensi di colpa. si prende la propria roba e si cambia strada. certo che rivedere è sempre una grande emozione, ma siamo persone diverse per cui è normale che non comprendere a pieno le sfumature passate.

mercoledì, 15 agosto, 2007

 
Blogger Fabio said...

Ah guarda Matteo, io parlerei di me anche tutti i giorni, il problema e' che i post personali che ho scritto fino a oggi mi hanno sempre attratto critiche da parte delle persone coinvolte, e dato che i post personali implicano sempre l'analisi di aspetti di relazioni, quindi il coinvolgimento di altre persone, ho preferito lasciare perdere. Spero non succeda ancora, altrimenti qui si parlera' davvero solo e soltanto di musica.

Come dici tu, cambia l'ottica di riferimento perche' noi cambiamo. Non so fino a che punto abbia senso porsi certe domane infatti. Il fatto e' che sorgono spontanee, si tratta di decidere se ricacciarle la' da dove sono venute o tentare di dare una risposta, riconoscendo tutti i limiti delle risposte elaborate ad anni di distanza. E' chiaro che su un passato che non e' avvenuto puoi proiettare tutte le fantasie possibili, poi bisogna fare i conti con la realta' presente (alla quale domani daremo interpretazioni diverse, e cosi' via).

Buon Ferragosto, che in Svizzera credo esista (qui no).

mercoledì, 15 agosto, 2007

 
Blogger artemisia said...

Neanche qui esiste! Si lavora!

Ho appena finito di leggere un libro bellissimo come tutti quelli di Agota Kristof: "Ieri".
È un libro sul passato, sul presente, sul non vissuto e sul non vivibile.
Consiglio caldamente.
(Altro che Linn Ullmann, Lophe!)

mercoledì, 15 agosto, 2007

 
Blogger Fabio said...

Devo averlo a Milano. Se e' un libro breve, lo lessi quando usci', circa ormai 8-10 anni fa. Non lo ricordo pero'. Lo recupero a fine mese, quando torno in Italia, poi ne parliamo.

mercoledì, 15 agosto, 2007

 
Blogger artemisia said...

È quello.

giovedì, 16 agosto, 2007

 
Blogger lophelia said...

Grazie Arte, lo leggerò anche se il "non vivibile" mi fa un po' paura (se non è vivibile meglio non sapere cosa ci si perde! scherzo).
Non è che volessi esaltare Linn Ullmann, è solo che tempo fa lessi "Prima che tu dorma" e non mi dispiacque, tutto qui.

Fabio grazie del post.

giovedì, 16 agosto, 2007

 
Blogger Fabio said...

Basta, solo post personali adesso, cosi' c'e' un po' di vita qui :-) Ho sentito via mail Pib oggi e come sempre poche sue parole sono fonte di grande ispirazione su cosa fare di questa cosa strana chiamata blog.

giovedì, 16 agosto, 2007

 
Blogger artemisia said...

Eh, l'oracolo pibbiano lascia sempre il segno...
I know it too well.

@Lophelia: Ma sai che a me "Prima che tu dorma" non è piaciuto per niente?

venerdì, 17 agosto, 2007

 
Anonymous gio said...

Leggendo, in occasione del decimo anniversario di questo blog, che il primo post ha ricevuto il suo primo commento a quattro anni di distanza dalla sua pubblicazione, mi è venuta voglia, a distanza di anni, di lasciare un commento a questo, di post.

Sono passati oltre sette anni dal giorno della sua pubblicazione e dal giorno in cui lo lessi per la prima volta.

Oggi, a distanza di oltre sette anni, posso affermare che il post di Fabio del 13 agosto 2007 ha cambiato il corso della mia e della nostra vita.

Se Fabio non avesse scritto di quel nostro incontro di luglio di quell'anno, non so dire se oggi saremmo dove siamo.

Infinite volte ho riletto mentalmente quelle domande:
"Quando ho preso la metro per tornare in centro, mi sono trovato a domandarmi come sia stato possibile decidere, tutti questi anni fa, che dividere le nostre strade sarebbe stata una bella idea. Nel momento in cui accetti una cosa simile, che cosa hai in mente? Che persone con le quali stai davvero bene le incontri ad ogni passo? Che non ti importa piu' di tanto di stare bene? Che cosa?"-

Ho provato, abbiamo provato insieme, Fabio ed io, a dare una risposta.
Una risposta, vera e definitiva, credo non l'avremo mai, per il solo fatto che vent'anni li abbiamo avuti una volta e mai li riavremo.
Ma il solo fatto di essercele poste, ha dato il via ad una serie di piccoli ed insieme immensi sconvolgimenti e il "Grand tour" ottocentesco di cui parlava Artemisia è cominciato davvero e ci ha portati dove forse mai avremmo pensato di arrivare.

Non è stato un ritorno sui nostri passi. E' stata la ripresa di un cammino interrotto, forse per caso e forse per sbaglio, che ci sta portando alla scoperta di una vita ogni giorno più degna di essere vissuta perché finalmente condivisa.

In sette anni abbiamo percorso tanta strada insieme, con il desiderio costante di percorrerne sempre di più. Questo blog, che ha continuato ad esistere ne è in parte testimone, a volte silenzioso e a volte esplicito.

Ringrazio Fabio per la cura che ha continuato a dedicargli e lo esorto a continuare così.
Se oggi siamo "noi" è merito anche di queste pagine.

Con un po' di ritardo,
Buon compleanno London Calling!

Gio

sabato, 11 ottobre, 2014

 
Blogger Fabio said...

Mi hai dato l'occasione di rileggermi a distanza di anni. Che fa un effetto sempre abbastanza strano. In questo caso abbastanza cinematografico, un po' come quei film che ci piace andare a vedere all'Istituto Francese quando sei qui.

Il senso del post e' tutto in quel "In entrambi i casi, cosi' comunque diversi tra loro, viene da pensare che bisogna prendere le distanze temporali giuste per vedere davvero".

E' uno delle miriadi di post di questo blog dedicati al tempo.

Io credo che se quel percorso non fosse stato interrotto non sarebbe stato cosi'. Sarebbe stato diverso, e mi piace pensare che le diversioni di percorso sono cio' che rende i percorsi interessanti.

Che le strade con tante curve siano piu' belle di quelle tutte dritte. Che abbiamo visto piu' cose e abbiamo piu' cose da condividere.

E che gli errori maggiori e inevitabili li abbiamo fatti con altre persone e abbiamo capito a quali conseguenze portano e come non ripeterli.




martedì, 14 ottobre, 2014

 

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