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domenica 30 dicembre 2007

Prospettive Musicali del 30 dicembre 2007

Se leggete London Calling, dovreste essere grati a un post come questo. Tutte le volte che ho pensato di chiudere il blog, mi sono sempre domandato: e poi dove le scrivo le scalette di Prospettive Musicali? E sempre ho deciso di cambiare idea e continuare l'avventura...

Stasera abbiamo ascoltato:

1) SISTER FLEETA MITCHELL & REV. WILLIE MAE EBERHART Satan, your kingdom must come down (da Art of field recording volume 1 disk 1: survey, Dust-To-Digital 2007)

2) REV. HOWARD FINSTER Medley (da Art of field recording volume 1 disk 2: religious, Dust-To-Digital 2007)

3) BROOKS BERRY & SCRAPPER BLACKWELL Brooks' blues (da Art of field recording volume 1 disk 3: blues, Dust-To-Digital 2007)

4) DANIEL BELTESHAZZAR HIGGS Love abides (da Metempsychotic melodies, Holy Mountain 2007)

5) BONNIE PRINCE BILLY I came to hear the music (da Ask forgiveness, Drag City 2007)

6) PROPINQUITY People come (da Propinquity, Owl 1973, rist. * 2007)

7) MOBY GRAPE Mr. Blues (da Moby Grape, Columbia 1967, rist. Sundazed 2007)

8) JAH LLOYD Lama (da Lama, Upsetter 1974, rist. in VV. AA. Jamaica funk original Jamaican funk and soul 45's, Soul Jazz 2007).

Qui invece trovate la scaletta della puntata speciale di Prospettive Musicali (il meglio del 2007) andata in onda Giovedì 27 dicembre alle 14.

A tutti gli amici che hanno avuto la pazienza di seguire questo blog, la sua versione radio all'interno di Zoe, e Prospettive Musicali, grazie per la pazienza e i migliori auguri di un buon 2008: Coll'anno nuovo, il caso inizierà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non ho dubbi.

domenica 23 dicembre 2007

Prospettive Musicali del 23 Dicembre 2007

Arrivato in redazione davvero all'ultimo momento stasera, ma è stata proprio una bella giornata grazie a Billy, Paolo, Enrico, Giulia, Alessandro, Paola e Ines, che hanno reso ancora una volta accogliente il mio ritorno a Milano.


Stasera su Radio Popolare e Milano e Radio Popolare Roma (il mio debutto romano!) abbiamo ascoltato insieme:


1) ANDREW MANZE/ RICHARD EGARR Praeludium (da Heinrich Ignaz Franz Biber the rosary sonatas, Harmonia Mundi 2004)


2) VASHTI BUNYAN I want to be alone (da Some things just stick in your mind, Decca 1965, rist. in Some things just stick in your mind, Fatcat 2007)


3) PJ HARVEY The Devil (da White chalk, Island 2007)


4) ROBERT WYATT You you (da Comicopera, Domino 2007)


5) LOREN CONNORS Sorrow in the house (da Hell's kitchen park, Black Label 1993, rist. in As roses bow: collected airs 1992 - 2002, Family Vineyard 2007)


6) VERA NOVEMBER Our last night together (da VV. AA. Four songs by Arthur Russell, Rough Trade 2007)


7) KATHY SMITH What nancy knows (da Some songs I've saved, Stormy Forest 1970, rist. Fallout 2007)


8) HENRY FLYNT & NOVA'BILLY The international (da Henry Flynt & Nova'Billy, Locust 2007)


9) JIM FORD I'm gonna make her love me (da Harlan County, Sundown/ White Whale 1969, rist. in The sounds of our time, Bear Family 2007)


10) PYLON Dub (da Cool, Caution 1979, rist. in Gyrate plus, DFA 2007)


11) JIM FORD Handy's danady candy (da Harlan County, Sundown/ White Whale 1969, rist. in The sounds of our time, Bear Family 2007).

Grazie per l'ascolto e buon Natale.

mercoledì 19 dicembre 2007

E se poi il 28 Dicembre a sorpresa esce il nuovo Antony rifacciamo tutto

[Clerkenwell, Dicembre 2007]

Proprio come da tradizione.

Il 2007 in 10 dischi...

1) ROBERT WYATT Comicopera (Domino)
2) MICHAEL CASHMORE The snow abides (Durtro Jnana)
3) PJ HARVEY White chalk (Island)
4) BONNIE PRINCE BILLY Ask forgiveness (Drag City)
5) ALELA DIANE MENIG The pirate's gospel (Holocene)
6) TOQUINHO Boca da noite (RGE)
7) TINARIWEN Aman iman (Independiente)
8) CHRIS MCGREGOR'S BROTHERHOOD OF BREATH Brotherhood (Fledg'ling)
9) COLLEEN Les ondes silencieuses (Leaf)
10) BISMILLAH KHAN First LP (Saregama).

[E' stata un'annata musicalmente eccezionale, finalmente. Tirare fuori soltanto dieci titoli dal mucchio e' stata un'impresa. E' uscita tanta fantastica musica in questo 2007. Ci sono state importanti conferme: Robert Wyatt, PJ Harvey, Bonnie Prince Billy. Un po' di nomi nuovi: il folk rurale di Alela Diane Menig e la magia acustica sospesa e silenziosa di Colleen. L'estate l'ho passata ascoltando suoni dal Brasile, riempiendo gli scaffali di splendide ristampe. Qui ho incluso Toquinho, ma devo almeno citare anche Jorge Ben (autore della mia canzone preferita di tutti i tempi: Take it easy my brother Charlie) e il suo fenomenale Forca bruta. E c'e' stata tanta bella musica arrivata da lontano: il soul africano dei meravigliosi Tinariwen, il jazz sudafricano via Notting Hill '70 dei Brotherhood of Breath, la magica ristampa del primo album del maestro indiscusso del shehnai, Bismillah Khan. I suoi raga hanno accompagnato momenti di concentrata lettura e silenziosa meditazione].

... 5 concerti...

1) DAVID SYLVIAN Royal Festival Hall
2) SPIRITUALIZED Union Chapel
3) BRIGHTBLACK MORNING LIGHT Cargo
4) JOANNA NEWSOM Barbican
5) ALELA DIANE MENIG Arts Depot.

[Il principe Sylvian ha trasformato la Royal Festival Hall in un silenzioso salotto dove ascoltare versioni acustiche dei suoi classici. Degli Spiritualized ricordo l'emozione di venire travolto da quel coro gospel che mi ha ricordato il potere trasformativo e la capacita' di elevare l'anima che la musica possiede. Brightblack Morning Light sono quasi stati un'audizione privata. Un pubblico di non piu' di 20 persone (in una citta' di sette milioni) e loro persi nel loro mondo psichedelico a tinte cangianti. Joanna Newsom e Alela Diane arrivano dalle fiabe].

... 5 libri...

1) STUART SIM Manifesto for silence (Edinburgh University Press)
2) STEVE LAKE, PAUL GRIFFITHS Horizons touched (Granta)
3) MARC MASTERS No wave (Black Dog)
4) ROBERT KLANTEN, HENDRIK HELLIGE Supersonic (Die Gestalten Verlag)
5) MARIO BERTONCINI Arpe eolie and other useless things (Die Schachtel)

[Nel 2007 ho preso l'abitudine di alzarmi un po' prima la mattina e leggere per almeno mezz'ora prima di iniziare ad affrontare gli impegni della giornata. Un'abitudine che consiglio. Ho letto sia libri che giornali (il sempre migliore Independent, imbattibile per copertura dei temi che mi interessano: ambiente, pace, arte, musica) e riviste (Wire, Arthur e Artforum su tutte). E poi libri, e se la narrativa non mi ha detto molto di nuovo, la saggistica ha suscitato parecchio interesse da parte mia.

Palma d'oro a Stuart Sim per avermi ricordato quanto il silenzio e' prezioso e importante e quanta arte sa generare. Horizons touched e Supersonic sono libri pieni di fotografie, belli da sfogliare: il primo racconta la storia della ECM, etichetta visualmente insuperata. Supersonic invece ha come sottotitolo Visuals for music, ed e' una rassegna dei migliori grafici contemporanei associati alle copertine di dischi e ai manifesti di concerti: sfilano davanti agli occhi capolavori di Heads of State, Sasha Barr, Jason Minn, Small Stakes. Imperdibile. Marc Masters, con l'editing del sempre fantastico Rob Young (editor di Wire) racconta il periodo piu' interessante della new wave newyorkese. Mario Bertoncini ci ricorda l'importanza della casualita' nella musica, e la capacita' del vento di suonare melodie meditative].

... 5 film...

1) KELLY REICHARDT Old joy
2) ANDREW BUJALSKI Funny ha ha
3) STEPHANE BRIZE Not here to be loved
4) ALAIN RESNAIS Private fears in public places
5) ERAN KOLIRIN The band's visit.

[Dov'e' Le vite degli altri, si domanderanno i lettori piu' fedeli del blog. Lo so, e' il film migliore del 2007. Pero' nella mia lista ho voluto includere quei film nei quali mi sono visto sullo schermo. Quelli che hanno toccato temi che vivo nel quotidiano. Il desiderio di ricreare una felicita' che ci siamo lasciati scivolare tra le dita come sabbia (Old joy). La confusione che trasforma quello che davvero desideriamo in cio' dal quale fuggiamo, e viceversa (Funny ha ha). Il longing per una relazione profonda (Not here to be loved). La consapevolezza che quello che davvero cerchiamo e' solo il longing, che ci permette di avere sempre qualcosa da desiderare (Private fears in public places). La dolcezza degli incontri casuali e pero' il bisogno di partire (The band's visit)]

... e 5 mostre.


1) POP ART IS Gagosian Gallery
2) ALAN FLETCHER Design Museum
3) ALVAR AALTO Barbican
4) LUCAS CRANACH Courtauld Institute
5) ELLIOTT LANDY Exposure.

[Adesso che la Whitechapel e' chiusa per ristrutturazione quello aperto da Larry Gagosian a King's Cross e' il migliore spazio espositivo di questa citta'. Pop art is e' stata la piu' bella rassegna sull'arte contemporanea vista in tutto l'anno. Fantastico anche perdersi nei colori primari (e nei taccuini) di Fletcher. La retrospettiva su Alvar Aalto al Barbican e' stata molto piu' che una rassegna di progetti. Ho capito che Aalto e' un filosofo che sapeva parlare con lo spazio. Lucas Cranach mi ha fatto entrare nel suo Eden con grazia e mi sono perso nei colori del suo giardino. Elliott Landy mi ha fatto entrare in casa Dylan, fine anni '60, e per quel viaggio gli sono grato e lo cito qui].

Ora, se volete, c'e' a disposizione un bello spazio commenti qui sotto. Se volete raccontarmi cosa vi ha emozionato nell'anno che si sta concludendo, vi leggo molto volentieri.

~~~

Un po' di appuntamenti prima di risentirci dall'Italia:

Domani mattina alle 11.35 va in onda l'ultima puntata del 2007 della versione radiofonica di questo blog, all'interno di Zoe, su Radio Popolare Milano. Non so ancora di cosa parlero', ma immagino che daro' qualche consiglio a chi passa di qui durante le feste.

Venerdi' 21 Dicembre alle 14 partecipo a un ricordo di Joe Strummer, raccontando la Londra del cantante dei Clash, durante la puntata di Yalla Yalla, su Radio Popolare Milano.

Domenica 23 Dicembre alle 22.35, su Radio Popolare Milano e Radio Popolare Roma va in onda una puntata di Prospettive Musicali condotta da me.

La vigilia di Natale vedo Alessandro e Gigi per farci gli auguri e soprattutto per registrare una puntata riepilogativa di Prospettive Musicali, con le nostre musiche del 2007. Andra' in onda Venerdì 28 alle 14 su Radio Popolare Milano e Radio Popolare Roma e altre radio del network.

Domenica 30 Dicembre alle 22.35, sempre su Radio Popolare Milano e Radio Popolare Roma condurro' un'altra puntata di Prospettive Musicali.

Gli auguri via blog ce li facciamo questa Domenica.

lunedì 17 dicembre 2007

He's a soul man

[Covent Garden, Dicembre 2007]

Ha fatto davvero freddo nel fine settimana. E le giornate quassu' sono ormai brevissime. Alle tre e mezza tutto e' ormai avvolto nell'oscurita'. I danni procurati da questo periodo dell'anno sul mio umore gia' instabile di suo sono incalcolabili.

A venirmi in soccorso in questi giorni e' un disco del 1969 che sto ascoltando ossessivamente da quando ho ricevuto la notizia della scomparsa del suo autore, Jim Ford. Si intitola Harlan County, ed e' l'unico album inciso da questo soul brother che il 18 Novembre scorso ci ha lasciati.

Jim Ford se lo erano dimenticati tutti, fino a quando la tedesca Bear Family ha deciso che era finalmente arrivata l'ora di ristampare Harlan County. I curatori della ristampa per un po' non hanno saputo proprio dove andarlo a recuperare Ford per chiedergli i diritti. Una volta scoperto che viveva in un trailer park del Nord della California sono partiti dalla Germania e si sono trovati di fronte a un irriconoscibile vegliardo un po' panciuto e malmesso ma molto disponibile. Anche a cercare sotto il letto nastri registrati molti anni prima e dimenticati per trent'anni. Cosi' la ristampa di Harlan County uscita quest'anno contiene ben 15 tracce in piu' rispetto alle 10 originali, e dura una bell'ora e un quarto.

Quello di Jim Ford e' soul bianco molto prossimo al suono che in quegli anni fece la fortuna di Van Morrison. Jim Ford pero' era troppo selvaggio per costruire una carriera nel mondo della musica disco dopo disco come avrebbe fatto Van the man.

Era decisamente piu' interessato a passare notti senza fine tra cocaina e belle ragazze insieme al suo migliore amico, Sly Stone. Una dipendenza, quella dalla cocaina, che lo accompagnera' dagli anni '60 fino al 2004, quando finalmente riesce ad avere la meglio. Torna in se', riprende a scrivere musica e a suonare. E infatti, poco prima che ci lasciasse, il suo fan numero 1, Nick Lowe, sognava di portarlo in tour qui in Inghilterra nel 2008. Aveva gia' organizzato la data del ritorno, che sarebbe stata il 18 Maggio. Io ero gia' pronto.

La ristampa di Harlan County purtroppo non si trova facilmente, nemmeno qui a Londra. La Bear Family e' nota per pubblicare poche copie dei suoi dischi. A dire il vero la Bear Family e' famosa soprattutto per i suoi stravaganti e carissimi box set. Tipo, per fare qualche esempio, 7 CD che contengono 195 versioni di Lili Marlen. 10 CD dedicati al calipso della fine degli anni '30. E, adesso tenetevi davvero forte, uno di 52 CD intitolato "La storia della musica pop". Ti procuri quello e sei a posto per alcuni mesi. Hai anche arredato il soggiorno perche' immagino che la confezione sia formato cassapanca. Eppure se si prendono la briga di stamparli si suppone che qualcuno che li compra lo trovano. Incredibile.

I punti piu' alti di Harlam County sono quelli che anticipano Temptations, Earth Wind & Fire e tutto il suono Motown "maturo" degli anni '70 (per farvi esempio la formidabile I'm gonna make her love me), prendendo le distanze da certo country soul oggi seriamente datato.

E' un periodo di feste di Natale qui a Londra. Dovreste vedere cosa succede alla prima nota di Back to black. Non provo nemmeno a descrivere quello che questi occhi vedono. Le radici di tutto quell'entusiasmo le trovate anche in un album come questo. Da scoprire assolutamente - e tenere da parte per l'estate.

[Jim Ford, I'm gonna make her love me]

venerdì 14 dicembre 2007

Sono il proprietario del caffe' del pinguino, ti diro' cose a caso

[Penguin Cafe Orchestra, Union Chapel, Dicembre 2007]

Sono dieci anni che uno dei piu' grandi compositori che quest'isola abbia espresso ci ha lasciato. Non aveva ancora compiuto cinquant'anni quando un tumore al cervello l'ha portato via. Era la notte dell'11 Dicembre 1997. Si chiamava Simon Jeffes.

Per ricordare suo padre, esattamente dieci anni dopo il figlio Arthur ha riformato per tre concerti la leggendaria orchestra del caffe' del pinguino.

Sono il proprietario del caffe' del pinguino, ti diro' cose a caso inizia una poesia di Simon, scritta nel 1972. Alla quale si ispira per dare il nome alla sua erratica formazione. Che e' strana di quella eccentricita' inglese, e un po' casuale, con componenti che vanno e vengono, fanno un giro e poi ritornano.

Ci mettono quattro anni a incidere il primo disco, che pero' esce niente meno che su Obscure, l'etichetta di Brian Eno. Altri cinque per incidere il suo seguito, l'omonimo Penguin Cafe Orchestra del 1981. Si trova a 5 sterline da Fopp, quello che ha riaperto in Covent Garden, ed e' un ricostituente formidabile. Non smetti di sorridere per alcune ore dopo averlo preso.

C'e' dentro un brano che ti piace la prima volta che lo ascolti e rimane con te per il resto della tua vita. Quando te lo dimentichi lo ritrovi in giro, su Radio 3 o in qualche pubblicita'. Si intitola Telephone and rubber band. Un giorno Simon solleva la cornetta del telefono e sente questa combinazione di tono libero ed occupato insieme. Chiama immediatamente il suo amico George, lo invita a casa, e i due costruiscono su quei toni registrati con una segreteria analogica quello che rimarra' per sempre un piccolo gioiello di architettura sonora minimalista deliziosamente accessibile. Quel tono telefonico non esiste piu' tra l'altro, proprio come tante persone e cose che ci accompagnano per un pezzo di strada e poi spariscono. A me tutte le volte che lo ascolto viene in mente quando studiavo qui da ragazzino e chiamavo la mia famiglia in Italia una volta alla settimana, e la aspettavo per tutta la settimana quella telefonata.

Di ricostituenti Simon ne ha inventati tanti. Music for a found harmonium (davvero scritta su un harmonium trovato per le strade di Kyoto), Perpetuum mobile e Scherzo and trio sono quelli dei quali io mi servo piu' spesso. Fanno passare tutto: malinconie, paure, sindrome da cuore che non riesce a corrispondere con altri cuori. Stai bene appena fanno effetto.

E l'altra sera era davanti a me la Penguin Cafe Orchestra. Li vedi sul palco che suonano e sorridono tra di loro e per conto proprio mentre suonano questi gioielli di folk etnico minimale che sembrano caduti dalla cartellina delle idee di Brian Eno e Philip Glass.

Il pubblico merita una nota a parte. Quaranta-qualcosa e cinquanta-qualcosa educatissimi e silenziosi. Arrivano da Hampstead, Highgate, Highbury, Barnsbury. Insegnano, compongono, scrivono. Concentrati fino all'ultimo e pronti a esternare il loro entusiasmo all'ultima nota di ogni brano con un generoso scroscio di applausi, prima di rimettersi silenziosamente all'ascolto. Gente che i dischi della Penguin li ha rovinati di ascolti e alla quale non sembra vero trovarseli davanti in una fredda notte londinese. Uno non ci spera mica che certe cose possono succedere.

E in questo blog gli inglesi si e' detto spesso che sono casinisti e che bevono fino a quando vomitano e che sono chiusi e ti ignorano eccetera eccetera. Poi vai a sentire la Penguin Cafe Orchestra alla Union Chapel, Richard Thompson al Barbican, Jonathan Coe da Foyles, e inizi ad amarlo questo popolo. Capisci da dove arrivano certe idee e perche' e' bello stare qui nonostante tutto.

E che in una notte d'inverno quando non te lo aspetti si puo' aprire una porta, e un pinguino ti invita a entrare, e un'orchestra ti accoglie con archi ukulele harmonium trombone flautini. E tutti sorridono. E capisci perche' un giorno di tanti anni fa, quando hai scoperto quella cosa meravigliosa che si chiama musica, hai deciso che non l'avresti lasciata mai piu'.

[Penguin Cafe Orchestra, Music for a found harmonium]

mercoledì 12 dicembre 2007

Se stasera non riesco a parlare con Dio smetto di provarci


[Jason Pierce, Union Chapel, Dicembre 2007]

Io Jason Pierce lo colloco nell'Olimpo della seconda ondata psichedelica inglese, lassu' insieme a Julian Cope e a Ian McCulloch. E considero Ladies and gentlemen we are floating in space allo stesso livello di Fried e Heaven up here.

Affermazioni importanti, lo so. Figuratevi come mi sono sentito un paio di sere fa. Concerto acustico degli Spiritualized, e in una chiesa gotica di Islington, niente meno. Suonano sempre in posti fantastici gli Spiritualized. L'altra volta che li vidi suonarono in un parco, in una calda serata di piena estate.

La Union Chapel di Islington uno non so se la puo' raccontare. Ci vorrebbe uno storico dell'arte specializzato in architettura gotica. Io non ne sono mica capace. E' una chiesa di medie dimensioni, sovrastata da una bella cupola lignea che si trova proprio sopra l'altare. Ci dicono ancora la messa la Domenica, ma poi durante la settimana ci fanno concerti per lo piu' acustici. Io ci ho visto un po' tutti in questi anni, da Sparklehorse ai Low.

I posti non sono preassegnati, per cui se arrivi un po' presto ti siedi in una delle prime panche e vedi proprio bene perche' non c'e' divisione tra l'abside e il resto della chiesa. Sei a un metro dai musicisti. E l'acustica quella proprio e' indescrivibile. E a parte l'abside, la chiesa e' illuminata solo da candele. Rendo un po' l'idea?

Gli Spiritualized adesso sono in due, ma per l'occasione erano accompagnati da un quartetto d'archi e da un trio gospel. Tutto rigorosamente acustico naturalmente.

E quando sei li' in quell'atmosfera silenziosa e irreale, e ascolti il coro gospel, e quegli archi che rimbalzano sul legno della cupola e se ne stanno li' a volteggiare che le note non le ascolti, le vedi attorno a te come onde colorate, allora capisci che la spiritualita', sentire il trascendente dentro di te in modo non mediato da preconcetti, attraverso la musica e' possibile.

Gli Spiritualized non sono soltanto gli eredi della tradizione psichedelica. Sono anche l'ultimo anello di una storia millenaria: il tentativo di comunicare, attraverso l'arte, con la trascendenza. Quando Jason Pierce ripete Lord can you hear me when I call?, rinnova la ricerca di un contatto che affonda le proprie radici nel misticismo della tradizione paleo-cristiana e poi medioevale. Lo fa con il linguaggio del gospel, che e' commosso e gioioso e immediato e semplice.

Un concerto degli Spiritualized, Jason Pierce lo costruisce a poco a poco, senza fretta, senza strappi. Ti avvolge piano piano nella sua ragnatela senza che tu te ne accorga. Scivola dentro di te la loro musica, e tu dentro di lei, e alla fine limiti e confini non sono piu' chiari. Alla fine quel contatto col cielo lo cercate insieme. Il suono diventa il mezzo, la ricerca di un'altra dimensione il fine.

E succedono cose, sembra impossibile ma e' cosi'. Da qualche parte quella musica arriva. Molto in profondita' o molto in alto, non importa. Ma viaggia, si muove, sprofonda, si eleva. Forse, viene da pensare, e' questo il compito della psichedelia, e forse di tutta la musica vera e importante che sia mai stata scritta. Metterti in contatto con dimensioni impossibili da raggiungere.

Davanti a te passano classici come Cool waves, Walking with Jesus, Broken heart, Think I'm in love, Lord can you hear me, ma alla fine diventano semplici variazioni su un tema, sfumature diverse di uno stesso colore. Gradazioni diverse di una stessa luce.

Quando Jason, i suoi compagni di strada e la sua musica celestiale tornano sul palco, non ci sono altre possibilita' che Silent night e Oh happy day.

E' stato un giorno felice, quello in cui sono stati lavati via i miei peccati canta il coro gospel. Se stasera non riesco a parlare con Dio smetto di provarci dice il mio amico Boris. Esco dalla chiesa, metto nella borsa la maglietta con una grande aspirina, che non vedo l'ora che sia estate. Cammino per Upper Street cantando sottovoce oh happy day. E' stata una serata felice quella in cui sono stati lavati via i miei peccati.

[Spritualized, Broken heart]

lunedì 10 dicembre 2007

Am I demon? Need to know

[Bonnie Prince Billy, Gennaio 2007]

Quando usci' il primo disco di Danzig, prodotto da Rick Rubin, avevo 25 anni e l'energia per trascinare un treno. Facevo un programma in una radio di paese. Era prima di trasferirmi a Milano e di proporre l'idea a Radio Popolare. Si chiamava Rockville, duro' tre anni, e di quei tre anni mi rimane, in tutto, una C90 che il tempo sta impietosamente smagnetizzando. E tanti di quei ricordi che di blog non ne basterebbero dieci per scriverli tutti. Quella C90 si apre con me che saluto e sparo nell'etere Am I demon di Danzig. Sparo nell'etere proprio, neanche trasmetto. Ululati e chitarre elettriche proiettati nel cielo.

Sono passati tanti anni ma tanti e dove sono finiti non lo so. E adesso Am I demon Bonnie Prince Billy l'ha riscritta completamente in versione acustica, ora che l'energia per trascinare un treno non l'ho piu', che mi sciolgo quando ascolto una bella canzone voce e chitarra, e che invece di sparare ululati e elettricita' nell'etere cerco qualsiasi giustificazione per trasmettere quanto piu' silenzio possibile.

Bonnie Prince Billy e' il folk singer per eccellenza della nostra generazione. Io lo adoro Bonnie Prince Billy. Non statemi a sentire quando parlo di lui, perche' non riesco a mettere una briciola di razionalita' in quello che dico. Qualcuno la' fuori ha visto Old joy, il film con due attori (e un cane), uno dei quali e' Bonnie Prince Billy? Io non volevo uscire dal cinema quando e' finito. Volevo vederlo ancora e ancora. Il mio amico che era con me alla fine del film ha esclamato che e' troppo Fabio questo film, ti rendi conto che eri tu su quello schermo? Io non gli ho risposto perche' non riuscivo piu' nemmeno a parlare.

Ask forgiveness non ce la faccio a toglierlo dal lettore. La gentile elettricita' che Greg Weeks degli Espers (meravigliosi gli Espers) aggiunge al silenzioso strumming di Bonnie, e la voce di Meg Baird al controcanto, una voce pura come il vento che arriva dal mare, rendono queste sette cover riscritte (e un originale inedito) assolutamente imperdibili.

Avete letto la bella intervista a Michael Gira, su Wire di Dicembre? A un certo punto Gira a proposito del nuovo folk dice

I think in a way it's very healthy, as it's about people playing their instruments and expressing something through words, rather than being all dolled up with rock elements or volume.

What I look for in music is people whose music can be reduced down to a guitar and voice or a piano and voice, basically, and it has to be strong that way.

Words e people. Il folk e' questo: persone che cantano parole che sentono, e che attraverso una chitarra si trasformano naturalmente poesia.

Lo sapete se leggete questo blog che con la poesia, cosi' come con il teatro, ho un rapporto altamente conflittuale. A me piace leggere racconti nella lingua che si usa per comunicare la mattina col panettiere e il giornalaio. E mi piace il cinema. Il resto a me sembra finzione e deliri. A me sembra ho detto, adesso non e' che non capisco e rispetto il punto di vista di altre persone e i loro gusti. Ho detto a me sembra.

Il folk e' un linguaggio musicale parlato e quotidiano. Parole cantate da persone, con una chitarra o un pianoforte. Basta, tutto qui. A me basta e avanza. E devono essere forti le parole e la musica, perche' non c'e' trucco e non c'e' inganno nel folk. Non c'e volume, non ci sono effetti speciali ne' bei vestiti. La forma e' ridotta al minimo, per dare risalto alla sostanza. E' per questo che mi piace il folk, e che i dischi ai quali sono legato maggiormente nella mia collezione sono quelli contenuti in una scatola di tela rossa. Anthology of American folk music, Smithsonian Folkways. Toglietemi tutto, ma lasciatemi quella scatola di tela rossa.

E io non lo sapevo ma quando avevo 25 anni stavo gia' ascoltando un grandissimo pezzo folk. Ha dovuto spiegarmelo Bonnie Prince Billy. Folk gotico, perche' il folk puo' essere anche questo. Scuotere i fantasmi che abbiamo dentro. Farli uscire. Lasciarci puri. Lasciarci liberi.

venerdì 7 dicembre 2007

Lettori dai campi e dalle officine

[Vyner Street, Dicembre 2007]

Stanotte c'e' stato il vento. Dalla mia camera da letto sui tetti, quando di notte c'e' il vento lo senti che mulinella e ingaggia una battaglia feroce con le piante in terrazzo. Senti loro che cercano di resistergli e pero' delle volte si arrabbia e vince lui. E infatti la prima cosa che ho visto appena sveglio e' stata un oleandro rovesciato e un bel vaso di terracotta in frantumi. Che grande inizio di giornata.

Pero' il vento ha spazzato, almeno momentaneamente, tutto quel grigio che stringeva la citta' come una morsa da giorni, e stamattina si e' visto finalmente il sole.

Ho in mente un post sul vento, e oggi sarebbe proprio il giorno giusto per scriverlo, ma vorrei aspettare che quelli della Die Schachtel mi mandino il volume sulle arpe eoliche di Mario Bertoncini. Credo sia in viaggio, appena arriva ne parliamo.

E in ogni caso, stamattina, con tutta quella energia che si era liberata e la battaglia durata per buona parte della notte, ho scelto di svegliarmi con qualcosa di bello fragoroso.

Provate a immaginare. Un jam session tra Bo Diddley, Sonics, Fugs, Velvet Underground e Cramps sul tema dell'Internazionale, con Tony Conrad e Captain Beefheart che fanno a pugni per dirigerla. Un disco cosi' esiste.

La cosa incredibile e' che a pensarla una cosa del genere non e' stato un musicista, e' stato un filosofo ed economista. Naturalmente tutto questo non succede oggi, in questi sonnolenti anni 2000 nei quali musicalmente si riciclano minestre riscaldate e pre-digerite. No. Succedeva nella Manhattan pre-No New York, attorno alla meta' degli anni '70. Che anni quelli, lo sapete.

Il pazzo che aveva messo insieme uno scalcinato settetto chiamato Nova'Billy si chiama Henry Flynt, e arriva da lontano. Gli anni '70 infatti, non lo si ricordera' mai abbastanza, sono stati il compimento di una rivoluzione iniziata nei '60 e repressa nei maledetti anni '80 (il decennio che ha riportato quella normalita' che piace alla gente che piace). No New York, per dire, era il portato di Fluxus, proprio via George Maciunas e Henry Flynt. Mi piace che mi e' venuto da scrivere era il portato di, devo imparare a dirlo piu' spesso, fa la sua porca figura era il portato di.

Negli anni '50, Flynt e' uno studente ad Harvard. Qui conosce Tony Conrad, il quale gli presenta La Monte Young. Che culo ti viene da dire, che dopo che hai scritto era il portato di riconduce il post a una dimensione piu' calda e confidenziale e da tavolata di amici, ma un po' ti toglie quell'immagine da professorino intellettuale che a certi lettori sento che piace.

Gli anni '60, Flynt li passa a fare tante cose. Musicalmente collabora con Yoko Ono, Tony Conrad e i Velvet Underground. Inizia una personale battaglia contro il mondo compiacente dell'arte contemporanea e la musica accademica, facendo picchetti al Lincoln Center e dimostrando contro Stockhausen. Diventa attivista marxista-leninista, prima di incontrare le teorie libertarie di Marcuse.

Gli anni '70 sono quelli dell'impegno musicale. Mischiato a una miriade di altre cose: lavora per una societa' di consulenza economica, si isola dal mondo per studiare, forma un gruppo, appunto i Nova'Billy, segue corsi di musica etnica.

I Nova'Billy incidono diversi dischi e pero' Flynt decide che va bene cosi', non e' necessario pubblicarli. E rimangono nel cassetto. Fino a, chissa' perche', quest'anno. Quando decide di fare uscire una dozzina di dischi di suoi progetti, tutti registrati una trentina di estati fa. Perche' tutti insieme non e' dato sapere. Ma va beh, stiamo parlando di Henry Flynt, mica di Zucchero.

Erano in sette i Nova'Billy, e insieme a Flynt suonavano anche Peter Gordon, poi fondatore della Love of Life Orchestra, e Don Christensen, il batterista dei Contortions. Che io sappia, tutto quello che di loro e' possibile ascoltare si trova in un album intitolato Henry Flynt & Nova'Billy, uscito quest'anno sulla Locust di Chicago (detto per inciso la mia etichetta indipendente preferita dell'anno insieme a Holy Mountain e Family Vineyard).

Con titoli come Amphetamine rhapsody e Stoned jam sapete gia', immagino, cosa aspettarvi. Ma solo in parte, perche' e' un album davvero pieno di sorprese, con momenti stordenti che lasciano il tempo per lavoro di cesello. Sentite per esempio i dettagli di slide guitar all'inizio proprio di Stoned jam.

La tradizione americana resta il punto di riferimento di Flynt. Blues, garage punk, psychedelia. Comprensibile per uno che la musica europea la vedeva come accademica, intellettuale, poco adatta ad elaborazioni spontanee. Del resto, faccio solo un altro breve inciso qui, anche John Cage e Christian Wolff all'inizio degli anni '60 espressero posizioni molto prossime alla critica radicale e anti-artistica di Flynt (che loro poi a un certo punto abbandonarono completamente).

Pero' e' una tradizione rivista attraverso la lente dei Dream Syndicate (quelli di John Cale e La Monte Young, non quegli altri) e dei Velvet Underground, con il violino di Flynt che cigola gighe futuribili proprio come quello di Conrad e la viola di Cale. Il blues, il jazz, il folk restano sullo sfondo, forniscono una cornice di riferimento. Si parte di li', ma dandoli per conosciuti. Poi si va avanti.

Il punto piu' alto del disco resta la lettura personalissima e jazz dell'Internazionale, che avvicina parecchio i Nova'Billy alle esperienze anglo-sudafricane di quegli anni (Brotherhood of Breath e simili).

E allora il buon fine settimana oggi ce lo auguriamo cosi':

Compagni avanti,
il gran Partito
noi siamo dei lavorator.
Rosso un fiore in petto ci è fiorito,
una fede ci è nata in cuor.
Noi non siamo più nell'officina,

entro terra, nei campi, in mar
la plebe sempre all'opra china
senza ideali in cui sperar.

Su, lottiamo! l'ideale
nostro fine sarà
l'Internazionale
futura umanità.

[Henry Flynt & Nova'Billy]

mercoledì 5 dicembre 2007

Scene da un matrimonio

[Taraf de Haidouks, South Bank, Novembre 2007]

La casa dove stanno i miei genitori e' esattamente al confine tra Piemonte e Lombardia. Tipo che se te ne stai in soggiorno a leggere un libro sei in Piemonte e se ti alzi e vai in cucina a prendere un bicchier d'acqua sei gia' in Lombardia.

La cosa ha i suoi innegabili vantaggi. Per esempio. Io adoro i telegiornali regionali. Quelli nazionali no, mi fanno schifo, ma le notizie sulle feste patronali e la vecchina che compie 104 anni e la vedi in una baita di montagna senza riscaldamento e con un bel fiasco di quello buono davanti, quelle le trovo irresistibili, non vedrei altro.

A casa dei miei genitori di TG regionali ne vedi addirittura due. Su canali diversi: sul canale 3 vedi la Lombardia, su uno un bel po' piu' avanti, il 16 mi pare, vedi il Piemonte. Quando ti rompi di sentire parlare della crisi dei trasferimenti regionali negli asili infantili di Brescia giri e opla' ti vedi un bel servizio su una rapina all'ufficio postale di Cuneo.

Ovvio che quando torno in Italia e passo dai miei, alle 19.25 sono gia' li' semi-ipnotizzato sul divano con la bottoniera stretta in mano che aspetto che finiscano le notizie di sport del TG3, per godermi finalmente un bel pezzo sull'albanese ubriaco con la Mercedes che ha travolto a 170 all'ora una mamma con carrozzina a Boario Terme e poi opla' un'intervista all'allevatore di Susa che ha una mucca che fa 40 litri di latte al giorno.

Un giorno, non ricordo piu' se era primavera o gia' estate, mentre sono li' che salto dal Piemonte alla Lombardia e opla' ritorno, non credo ai miei occhi. Stanno parlando del rapporto dei lombardi con il sistema sanitario, e salta fuori lei, la Isa C.

Uno choc dal quale mi devo ancora riprendere. La Isa C. non la vedevo da almeno dieci anni. Era una mia collega quando eravamo entrambi giovani ricercatori all'istituto del mio prof di psicologia sociale. Eravamo vicini di ufficio. Isa hai preso tu il registratore dalla mia scrivania?, Isa mi rivedi la traccia di intervista che dobbiamo passare a Claudio?, Isa sai quando Claudio passa in istituto?, tutto cosi' per anni. Poi piu' nulla. Fino a quando te la rivedi in televisione. E ti viene voglia di domandarle Isa ma cosa stai facendo li' dentro, e poi di chiederle di fermarsi a cenare con noi, mamma prepara un piatto di riso in piu' che abbiamo un'ospite, adesso le dico di venire fuori dalla televisione.

Della Isa ricordo, piu' di ogni altra cosa, il suo matrimonio. Che aveva tenuto segreto a tutti. Un Lunedi' arriva, e ciao Isa, com'e' andato il fine settimana, bene, mi sono sposata. E poi via con quella risata che era completamente copyright Isa C. e che mi ricordo ancora come se stesse ridendo in questo momento.

Il matrimonio della Isa C. resta per me l'ideal-tipo weberiano di ogni matrimonio, un esempio che tutti quelli che vogliono sposarsi dovrebbero seguire senza pensarci un secondo. Solo la Isa, il marito e i testimoni. Basta. A Levanto, nell'ufficio comunale. E poi, immediatamente dopo la frugale cerimonia in abiti rigorosamente civili, corsa sulla spiaggia e bagno in mare. Finito.

Lei era li' alla tele che stava parlando di cure ospedali specialisti diabete ipertensione e io invece me la vedevo in quel matrimonio che era capolavoro minimalista e gioia e rivoluzione e andate tutti a cagare questo e' un momento del tutto nostro e ce lo godiamo noi e affanculo i fotografi i ristoranti le bomboniere il karaoke i baci in pubblico e la zia Pinuccia.

Ecco, allora. Io alla mia veneranda eta' ormai mi sa che non trovo piu' nessuno che pensi anche lontanamente di sposarsi con me. Sapete quelle mele un po' ammaccate che restano nella cesta del supermercato per ultime e non le vuole piu' nessuno, io sono cosi'.

Se pero' mai dovesse succedere per qualsiasi ragione, vorrei che succedesse in riva al mare, senza invitati rompicoglioni e preti e chiese e pranzo di nozze e vestito e regali che delle vostre pentole non me ne faccio un cazzo che ne ho gia' finche' voglio di pentole. Un bel bagno e via che si parte per un bel viaggio, una roba tipo i vecchi interrail con gli zaini e le mete che te le pensi di giorno in giorno a seconda del tempo e di come ti gira quel giorno li' e degli altri viaggiatori che incontri e ti dicono dovete andare li' che per arrivarci c'e' un sentiero che e' una figata e poi quando scendete c'e' un posto dove fanno delle torte buonissime.

Solo una cosa pero' dopo il bagno e prima di salire sul treno mi piacerebbe. Lo sapete gia' se leggete questo blog. Un po' di musica, ovvio. Li' sulla spiaggia. Che sia di violini e fisarmoniche e velocissima e danzabile e chiassosa e suonata da zingari veri. Con in testa tutti i miei Pere Ubu e Lou Reed e Joanna Newsom, pero' per me la musica delle feste e' comunque solo quella degli zingari, quella che appena la senti ti fa sorridere e saltare e battere le mani ed essere felice senza ragione.

Poi partirei tutto contento.

Adesso aspettate un attimo che torno con i piedi per terra, mi ci vorra' un po' ma poi come sempre dovrei farcela.

[Taraf de Haidouks, Latcho drom]

lunedì 3 dicembre 2007

Perche' lo-fi

[Clerkenwell, Novembre 2007]

Qualche settimana fa, finalmente, e' arrivata la nuova libreria. Una parete intera, niente meno: un sacco di spazio. E cosi' dopo 2 anni di prigionia ho finalmente potuto liberare i miei libri dagli scatoloni nei quali erano stati reclusi dopo l'ultimo di una serie di traslochi.

Un divertimento senza fine aprire quegli scatoloni. E' saltato fuori di tutto. Ordinare i libri nella nuova libreria e' stata in assoluto la cosa piu' divertente che ho fatto da molto tempo in qua, perlomeno dall'inizio di quest'anno.

Ci ho messo settimane, e non ho ancora finito. Ogni libro che sistemo come minimo prima lo sfoglio, ne rileggo le parti sottolineate, cerco di ricordare quando l'ho letto e chi me lo ha regalato.

Stanotte, saranno state le 2, mentre me ne stavo seduto a gambe incrociate sul parquet circondato dai miei libri (e lo so che tutti i libri del mondo non valgono un caffe' con un amico, non e' che adesso uno deve sprecare un commento per ricordarmelo), mi e' capitata tra le mani questa cosa qua:

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrera' un giorno una donna che, da sempre, e' la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenita'. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sara' bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle

- Ti aspettavo.

Lei aprira' la scatola e lentamente, quando vorra', leggera' le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prendera' gli anni - i giorni, gli istanti - che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, gia' le aveva regalato. O forse, piu' semplicemente, capovolgera' la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorridera' dicendo a quell'uomo

- Tu sei matto.

E per sempre lo amera'.

E sara' stata la tarda ora, e il fatto che ieri pomeriggio avevo un po' di febbre e pero' sono uscito lo stesso, saranno state tante cose, concedetemi tutte le attenuanti che potete signori giudici che leggete, ma insomma a me e' venuto in mente che questo blog e quella scatola di mogano hanno davvero molto in comune.

[Oceano mare]