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venerdì 7 dicembre 2007

Lettori dai campi e dalle officine

[Vyner Street, Dicembre 2007]

Stanotte c'e' stato il vento. Dalla mia camera da letto sui tetti, quando di notte c'e' il vento lo senti che mulinella e ingaggia una battaglia feroce con le piante in terrazzo. Senti loro che cercano di resistergli e pero' delle volte si arrabbia e vince lui. E infatti la prima cosa che ho visto appena sveglio e' stata un oleandro rovesciato e un bel vaso di terracotta in frantumi. Che grande inizio di giornata.

Pero' il vento ha spazzato, almeno momentaneamente, tutto quel grigio che stringeva la citta' come una morsa da giorni, e stamattina si e' visto finalmente il sole.

Ho in mente un post sul vento, e oggi sarebbe proprio il giorno giusto per scriverlo, ma vorrei aspettare che quelli della Die Schachtel mi mandino il volume sulle arpe eoliche di Mario Bertoncini. Credo sia in viaggio, appena arriva ne parliamo.

E in ogni caso, stamattina, con tutta quella energia che si era liberata e la battaglia durata per buona parte della notte, ho scelto di svegliarmi con qualcosa di bello fragoroso.

Provate a immaginare. Un jam session tra Bo Diddley, Sonics, Fugs, Velvet Underground e Cramps sul tema dell'Internazionale, con Tony Conrad e Captain Beefheart che fanno a pugni per dirigerla. Un disco cosi' esiste.

La cosa incredibile e' che a pensarla una cosa del genere non e' stato un musicista, e' stato un filosofo ed economista. Naturalmente tutto questo non succede oggi, in questi sonnolenti anni 2000 nei quali musicalmente si riciclano minestre riscaldate e pre-digerite. No. Succedeva nella Manhattan pre-No New York, attorno alla meta' degli anni '70. Che anni quelli, lo sapete.

Il pazzo che aveva messo insieme uno scalcinato settetto chiamato Nova'Billy si chiama Henry Flynt, e arriva da lontano. Gli anni '70 infatti, non lo si ricordera' mai abbastanza, sono stati il compimento di una rivoluzione iniziata nei '60 e repressa nei maledetti anni '80 (il decennio che ha riportato quella normalita' che piace alla gente che piace). No New York, per dire, era il portato di Fluxus, proprio via George Maciunas e Henry Flynt. Mi piace che mi e' venuto da scrivere era il portato di, devo imparare a dirlo piu' spesso, fa la sua porca figura era il portato di.

Negli anni '50, Flynt e' uno studente ad Harvard. Qui conosce Tony Conrad, il quale gli presenta La Monte Young. Che culo ti viene da dire, che dopo che hai scritto era il portato di riconduce il post a una dimensione piu' calda e confidenziale e da tavolata di amici, ma un po' ti toglie quell'immagine da professorino intellettuale che a certi lettori sento che piace.

Gli anni '60, Flynt li passa a fare tante cose. Musicalmente collabora con Yoko Ono, Tony Conrad e i Velvet Underground. Inizia una personale battaglia contro il mondo compiacente dell'arte contemporanea e la musica accademica, facendo picchetti al Lincoln Center e dimostrando contro Stockhausen. Diventa attivista marxista-leninista, prima di incontrare le teorie libertarie di Marcuse.

Gli anni '70 sono quelli dell'impegno musicale. Mischiato a una miriade di altre cose: lavora per una societa' di consulenza economica, si isola dal mondo per studiare, forma un gruppo, appunto i Nova'Billy, segue corsi di musica etnica.

I Nova'Billy incidono diversi dischi e pero' Flynt decide che va bene cosi', non e' necessario pubblicarli. E rimangono nel cassetto. Fino a, chissa' perche', quest'anno. Quando decide di fare uscire una dozzina di dischi di suoi progetti, tutti registrati una trentina di estati fa. Perche' tutti insieme non e' dato sapere. Ma va beh, stiamo parlando di Henry Flynt, mica di Zucchero.

Erano in sette i Nova'Billy, e insieme a Flynt suonavano anche Peter Gordon, poi fondatore della Love of Life Orchestra, e Don Christensen, il batterista dei Contortions. Che io sappia, tutto quello che di loro e' possibile ascoltare si trova in un album intitolato Henry Flynt & Nova'Billy, uscito quest'anno sulla Locust di Chicago (detto per inciso la mia etichetta indipendente preferita dell'anno insieme a Holy Mountain e Family Vineyard).

Con titoli come Amphetamine rhapsody e Stoned jam sapete gia', immagino, cosa aspettarvi. Ma solo in parte, perche' e' un album davvero pieno di sorprese, con momenti stordenti che lasciano il tempo per lavoro di cesello. Sentite per esempio i dettagli di slide guitar all'inizio proprio di Stoned jam.

La tradizione americana resta il punto di riferimento di Flynt. Blues, garage punk, psychedelia. Comprensibile per uno che la musica europea la vedeva come accademica, intellettuale, poco adatta ad elaborazioni spontanee. Del resto, faccio solo un altro breve inciso qui, anche John Cage e Christian Wolff all'inizio degli anni '60 espressero posizioni molto prossime alla critica radicale e anti-artistica di Flynt (che loro poi a un certo punto abbandonarono completamente).

Pero' e' una tradizione rivista attraverso la lente dei Dream Syndicate (quelli di John Cale e La Monte Young, non quegli altri) e dei Velvet Underground, con il violino di Flynt che cigola gighe futuribili proprio come quello di Conrad e la viola di Cale. Il blues, il jazz, il folk restano sullo sfondo, forniscono una cornice di riferimento. Si parte di li', ma dandoli per conosciuti. Poi si va avanti.

Il punto piu' alto del disco resta la lettura personalissima e jazz dell'Internazionale, che avvicina parecchio i Nova'Billy alle esperienze anglo-sudafricane di quegli anni (Brotherhood of Breath e simili).

E allora il buon fine settimana oggi ce lo auguriamo cosi':

Compagni avanti,
il gran Partito
noi siamo dei lavorator.
Rosso un fiore in petto ci è fiorito,
una fede ci è nata in cuor.
Noi non siamo più nell'officina,

entro terra, nei campi, in mar
la plebe sempre all'opra china
senza ideali in cui sperar.

Su, lottiamo! l'ideale
nostro fine sarà
l'Internazionale
futura umanità.

[Henry Flynt & Nova'Billy]

10 Comments:

Blogger borguez said...

uomo di parola il Fabio e di pugno teso!
leggo con ammirazione e prendo l'invito al volo per approfondire informazioni che erano sommarie e per loro natura insoddisfacenti!
buon week end a te e tutti!

venerdì, 07 dicembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Grazie Borguez. Esiste una specie di portale dove trovi tutto quello che vuoi sapere sul buon Henry: http://www.henryflynt.org/. Buona lettura!

sabato, 08 dicembre, 2007

 
Anonymous moya said...

Ciao!
Senza essere [auto]referenziale, ho scritto più che un post, una postilla sul pomeriggio al Coram Cafe ...e penso che un pò ti ci saprai ritrovare.
A presto ;)

domenica, 09 dicembre, 2007

 
Blogger mr.crown said...

mi costringi a documentarmi.

domenica, 09 dicembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Moya -

Adesso pero' il nostro tour anti-pub dei caffe' che servono buone torte a Londra non puo' prescindere assolutamente dal London Review Bookshop Cafe. La prossima volta anche se hanno un black-out sfondiamo la porta :-)

Questa settimana ci aspettano le feste birraiole del Natale. Che incubo. Il pub, che per loro e' un luogo di socialita' per gli astemi e' il tempio dell'esclusione.

Mr. Crown -

Ti suggerisco il link che ho copiato a Borguez qui sopra: c'e' da leggere per settimane intere.

lunedì, 10 dicembre, 2007

 
Anonymous Anonimo said...

i tuoi racconti sfiorano ormai la leggenda, sia come stile che come storie
però dell'Internazione preferisco di gran lunga la versione di Billy Bragg / Pete Seeger
ciao
Auro

martedì, 11 dicembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Gran bella versione. L'ha fatta anche dal vivo l'ultima volta che sono andato ad ascoltarlo (all'Istituto di Arti Contemporanee, ormai direi un quattro anni fa).

martedì, 11 dicembre, 2007

 
Blogger Myriamba said...

avresti potuto fare un bell'articolo su Blow Up :)
Vado subito a cercare...grazie per riportare questi gruppi alla memoria.

martedì, 11 dicembre, 2007

 
Blogger Chiara said...

off topic

mi piace la controtendenza di post luunghi.
Qualcuno preferisce un post come si deve ad un post(icino).
;)

martedì, 11 dicembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Myriamba -

Grazie, ma non credo di avere voglia di impegnarmi per scrivere piu' seriamente di cosi'. Le riviste musicali non riesco piu' a leggerle (tranne Arthur e Wire, che pero' non definirei nemmeno piu' riviste musicali). Secondo me i Nova'Billy ti potrebbero piacere molto.

Chiara -

L'idea e' quella di scrivere molto velocemente e vedere quello che salta fuori. Poi fai un editing veloce. Di solito i post vengono un po' lunghi, e non so nemmeno in quanti li leggano in tempi di Tumblr e Twitter. Pero' uno puo' anche guardare le foto, o cliccare i link senza stare a leggere tutto. Ci sono vari modi per usare London Calling, pero' se uno legge mi fa piacere :-)

martedì, 11 dicembre, 2007

 

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