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Osservazioni e ascolti

venerdì 29 giugno 2007

In un mondo che

Piu' scavo tra le ristampe post-Tropicalia, piu' trovo pietre preziose, come se la vena aurea non avesse mai fine. La mia scoperta della settimana si chiama Casa Das Maquinas, dei quali la gloriosa Som Livre (etichetta che in quegli anni pubblicava dischi memorabili di Toquinho, Novos Baianos, Trio Mocoto'...) ha ristampato il primo album.

Uscito originariamente nel 1974, il loro esordio "Casa Das Maquinas" li fa sembrare una versione sudamericana dei nostri Formula 3/ PFM/ Orme, ma senza un'identita' precisa: un gruppo sospeso tra psichedelia e forma canzone, glam e hard rock, indeciso su quale direzione prendere. Un po' troppo impegnato a lasciarsi alle spalle le proprie radici brasiliane, per la verita'. Infatti poi naufragarono nel prog con il secondo album, prima di cercare una tardiva redenzione con il loro terzo e ultimo lavoro.

E pero' questo loro primo album e' un disco che ascolto in continuazione.

Vediamo se riconoscete questa cover. Scusate la qualita' abominevole sia della traccia sonora che del video, quest'ultimo composto da spezzoni d'epoca mal combinati. E poi, se volete, andatevi a sentire la versione originale di questo assoluto capolavoro che scalda il cuore.

mercoledì 27 giugno 2007

Where romantic love and divine love meet

Chissa' dov'e' adesso Judee Sill. Me lo domandavo ieri sera, ascoltando le sue splendide, romantiche, purissime canzoni nelle versioni essenziali per piano e chitarra acustica contenute in questo "Live in London: the BBC recordings 1972 - 1973", appena pubblicato dalla Water di San Francisco. L'etichetta, ricordiamolo, che ha da poco ristampato anche il superlativo "Amore e non amore" di Lucio Battisti, fondamentale acquisto per tutti i lettori di London Calling.

Chissa' quale delle sue personalita' ha prevalso nel giudizio divino di questa cantautrice dolcissima e donna infinitamente travagliata: che nella sua breve vita fu eroinomane, si prostitui', fu condannata per rapina a mano armata. E che nelle sue infinitamente dolci poesie cantava di redenzione attraverso un amore romantico che forse non conobbe mai.

La musica la salvo' da una vita completamente caotica, ma fu una salvezza momentanea. Dopo avere inciso due incredibili album per la Geffen (che in quegli anni pubblicava Crosby Stills & Nash, Joni Mitchell, America...), si scontro' con lo stesso David Geffen, che non si fece problemi a scaricarla all'istante. Come non bastasse, Judee, senza piu' un lavoro e coperta di debiti, ebbe un grave incidente che la costrinse a una serie di dolorose operazioni.

Per il suo passato di dipendenza, i medici le rifiutarono analgesici di qualsiasi genere. Per calmare i dolori, Judee ricorse ancora una volta alle droghe. Che ebbero la meglio sulla sua fragile persona. Judee Sill mori' di overdose nel 1979, povera e sola.

Ci resta la sua musica. "Where romantic love and divine love meet", come canta in "Down where the valleys are low". Musica intensamente spirituale eppure cosi' semplice. Fragile come era fragile lei.

Ascoltatela qui, e poi, vi prego, cercate questo disco. E fatelo ascoltare a piu' persone possibili. Ne sono certo: il mondo sarebbe un luogo pieno d'amore se fossimo in tanti ad ascoltare Judee Sill.

lunedì 25 giugno 2007

La felicita'

[Papa', Regent's Park, Giugno 2007]

Nella mia eterna ricerca di dischi che almeno lontanamente ricordino la magia dei primi due album dei Mutantes, qualche giorno fa mi sono imbattuto in una raccolta di un gruppo di Montevideo chiamato El Kinto.

El Kinto vissero per una breve stagione, tra il 1967 e il 1969, e la Lion di Geneva, Illinois, e' riuscita a far stare in un CD tutto quello che questi perdenti assoluti incisero. Immaginate la mia sorpresa quando dalle casse del mio stereo e' uscita una loro versione di "La felicita'" dell'immenso Antoine.

Chi se lo ricorda Antoine? Ognuno di noi ha un primo impatto con la musica, e il mio primo ricordo musicale risale a un 45 giri che mio padre era solito suonare quando ero proprio piccolo piccolo. Sul lato A c'era una traccia intitolata "Pietre" (Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai... il tutto ispirato a "Rainy day women 12 & 35" di Dylan), ma il vero gioiello era proprio "La felicita'", che occupava il lato B.

La storia e' piu' o meno questa, per come la lessi piu' tardi. Il simpatico Antoine, un ragazzo dotato di un irresistibile sorriso, con un caschetto di capelli molto caratteristico, perennemente vestito con camicie a fiori, non riusciva ad avere molto successo nella sua Francia, cosi' cerco' fortuna in Italia. In Francia aveva cercato di affermarsi come cantautore di protesta, mentre in Italia il sistema discografico l'aveva messo subito in riga, riciclandolo come cantante non impegnato, giocando sulla sua immagine cosi' riconoscibile. E naturalmente, il nostro Antoine fu spedito dritto dritto al festival di Sanremo. Dopo pochi successi, pero', Antoine saluto' tutti e parti' per una serie di giri solitari in barca a vela attorno al mondo, mantenendosi scrivendo libri e facendo fotografie. Oggi, per quello che e' dato sapere di lui, l'ultra sessantenne ex-cantautore vive organizzando viaggi nei mari del Sud.

Tutto questo per spiegare come mai la sua "Porquoi ces canons", che in Francia era una canzone pacifista in qualche modo "di protesta" (Perché questi cannoni? Per fare lavorare le fabbriche. Perché queste fabbriche? Per dare lavoro agli operai. Perché questo lavoro duro e faticoso? Per guadagnare il denaro. Perché questo denaro, a cosa serve? Per comprare i cannoni) si trasformo', quando arrivo' in Italia, in "La felicita'":

Dimmi babbo che cos'è la felicità? Figlio mio è un frutto che mangi solo in libertà. Dimmi babbo dove sta questa libertà? Sta di casa in un paese che si chiama verità. Dimmi babbo alla mia età posso andarci anch'io? Se ti porti la bontà per pagarlo. Dimmi babbo la bontà quanto peserà? Pesa quanto il mondo ma, da' coraggio a chi ce l'ha. Ma il coraggio a che servirà? Lo vedrai lungo il cammino verso la felicità.

"La felicita'" doveva essere rimasta ancora in qualche angolo abbandonato della mia memoria, quando la versione degli El Kinto mi ha fatto sobbalzare. Il giorno dopo, mio padre e' venuto a trovarmi qui a Londra. Mentre mi aiutava a trapiantare alcuni alberi sul terrazzo gli ho chiesto "Papa' ma tu te la ricordi "La felicita'" di Antoine? Ti piacerebbe riascoltarla?". Il che detto da un figlio che lui e' solito ascoltare mentre trasmette a Radio Popolare This Heat e Pop Group gli deve essere sembrato quanto meno strano.

Cosi' mi sono alzato, sono andato allo stereo e ho fatto partire quella canzone cosi' infinitamente pura. Abbiamo ripreso a trapiantare i nostri oleandri, e mi sono accorto che entrambi, immersi nei nostri ricordi, sorridevamo felici.

lunedì 18 giugno 2007

C'e' vita sul pianeta


Tornato a Londra da Miami Sabato mattina alle 6 e mezza, il comandante che scendendo sulla citta' parla di pioggia e 14 gradi centigradi, io che guardo la mia maglietta leggera di Other Music e i miei combat corti mimetici con una certa preoccupazione, avendo tutto con me tutto tranne che qualsiasi cosa anche solo remotamente impermeabile.

Quello che toglie improvvisamente gioia e speranza e' il grigio che ti circonda, la mancanza di contrasto tutt'attorno. Tutto degrada in varie tonalita' dello stesso grigio, nulla si staglia, e' colore che non sa vibrare, sordo e spento, che non dice nulla.

In tutto quel vuoto cromatico emozionale, il primo disco che ascolto, appena tornato a casa, mi lascia senza fiato. I Life On Earth! sono un supergruppo messo in piedi da Mattias Gustavsson dei non eccezionali Dungen, ma caspita siamo ad anni luce di distanza da quella formazione svedese in termini di coinvolgimento emotivo.

Nei Life On Earth! collaborano con Gustavsson Mia Doi Todd e componenti di formazioni che ho amato (e molto trasmesso, se ricordate, ai tempi ormai lontani di Tropici e Meridiani): gli US Maple (che incidevano per la gloriosa Skin Graft) e i Town & Country (sospesi incredibilmente a strapiombo tra post rock e folk fingerpicking degli Appalachi).

I Life On Earth! pero' c'entrano abbastanza poco con tutti questi riferimenti. Pensate piuttosto a una sorta di punto d'incontro tra psychedelia inglese (Move, Action, Misunderstood, Barrett) e Tropicalia (soprattutto i gloriosi Mutantes), sul quale aleggia lo spettro del nostro Devendra. Con abbondanza di flauti, sitar, archi a decorare chitarre acustiche ed elettriche.

Il loro unico album si intitola "Look!! There's life on Earth!", esce per la svedese Subliminal Sounds, e se siete curiosi a questo punto di ascoltarli potete farvi un giretto sul loro Myspace.

Come dicono loro: The basic idea is to make music that celebrates the incredible and absolutely wonderful phenomenon of life on Earth, hoping to spread some joy to any possible listeners.

May beauty, love and joy prevail allora, nonostante tutto, e buon ascolto.

sabato 16 giugno 2007

Lavorare stanca






O meglio, quello che stanca e' quello che chiamano networking, il fare relazione con persone dei cui discorsi non ti puo' importare nulla. Il chiacchiericcio. Ma in fondo basta alzarsi all'ultima parola del relatore, o mentre si ha ancora in bocca l'ultima cucchiaiata di pudding. E andare sulla spiaggia, con la propria macchina fotografica, per me una compagnia ben piu' valida di quella di molti esseri umani.

In fondo non e' andata troppo male questa settimana di lavoro a Miami Beach, temevo peggio. L'oceano e' stato determinante, un buon alleato che mi ha aiutato a resistere. Quando non ce la facevo piu', sapevo che lui era li' ad aspettarmi. Di giorno e, soprattutto, di notte, quando il legame con tutto quel nero profondo diventa ancora piu' intimo. Sei nelle sue mani, e per me perdermi in quell'abbraccio con la natura e' la sensazione piu' bella che conosco. Il silenzio, gli echi misteriosi quando sei sott'acqua, le luci lontane della skyline a darti quel poco di orientamento necessario. Le note di piano di Nightswimming che ti tornano in mente e ti fanno sorridere mentre ti lasci galleggiare leggero.

Tornato a Londra ora, cosi' diversa dalla luce abbagliante della Florida. Londra che oggi sembra cosi' grigia e bisognosa di raggi di sole e calore e silenzio e palme e oceano.

venerdì 8 giugno 2007

Mi sono svegliato ascoltato il disco nuovo di Christian Fennesz e Ryuichi Sakamoto stamattina, e la mia giornata da quel momento ha avuto un andamento liquido, lento, meditativo, tranquillo.

Cendre (Touch 2007) e' uno degli album piu' belli usciti quest'anno. Le gymnopedie di Satie che incontrano l'ambient music di Eno sotto un cielo stellato. Musica che esalta vuoti e silenzi, astratta, magica, fragilissima.

Stamattina presto lo ascoltavo con le finestre aperte, mentre entrava il suono del vento tra gli alberi e il canto di un usignolo. Tutto cosi' naturale e perfetto.

Ma ditemi, a proposito di Sakamoto, sono l'unico a commuovermi, da anni, ogni volta che ascolto questo suo brano?

[Lo ammetto: non riesco a decidere se preferisco la versione strumentale o quella con il divino Sylvian alla voce...].

[Resta il fatto che in questo periodo sono queste le cose alle quali do istintivamente piu' importanza quando penso alla qualita' del vivere: lentezza, silenzio, spazio, vuoto. Sento sempre maggiormente il bisogno di isolarmi da un mondo che ne' capisco ne' mi piace. Oggi ho ordinato un paio di dischi di musica per liuto e un doppio album di silenzio meditativo suonato dalla sublime ricercatrice buddista zen Elaine Radigue. Indicativo che questa musica la si deve ordinare online dalle etichette, nemmeno si trova su Amazon. I negozi debordano di spazzatura, qui e' tutto un caisercifarticmanchisfranzferdinandoesis stomachevole. Sono tornati i rivoltanti anni '80. Via, via, alla larga: lentezza, silenzio, spazio, vuoto].

[Settimana prossima sono nel regno dei pistoleri paranoici, ricordate? Cerco di scrivere comunque qualcosa da li', ma non riusciro' a postare molto regolarmente].

[Ho letto che il pistolero cagasotto non va a Trastevere. Ha paura poverino, lui che per tutta la vita ha fatto sterminare e torturare innocenti. Naturalmente, con tutto il fiato che posseggo, come fossi a Roma, da questo blog si alza un urlo roboante: BUSH GO HOME!!!].

giovedì 7 giugno 2007


Anni fa, quando iniziai a collaborare con Radio Popolare c'era un programma notturno, magari qualcuno se lo ricorda, che si intitolava Notturnover. Si trattava di andare in giro con un oggetto che allora un po' ci si vergognava ad usare, un telefono portatile, fare una cosa interessante, e poi farsi chiamare da chi era in studio e raccontarla.


In genere io mi occupavo di concerti. Si faceva un vero e proprio 13 se, quando ti chiamavano, eri li' con il musicista che aveva suonato quella sera e lo intervistavi. Io ci provavo sempre, a volte mi andava bene, altre no. Altre volte il musicista dava segni di impazienza, ed erano le situazioni peggiori. Regolarmente chiamavi la radio per chiedere di anticipare un po' la corrispondenza e nessuno ti dava ascolto. Anche perche' all'epoca non conoscevo quasi nessuno: adesso sarebbe probabilmente un po' diverso.


Una sera andai a sentire Bill Callahan al Tunnel. Concerto fantastico, silenziosissimo. Si sentiva addirittura il rumore dell'impianto di condizionamento, mai successo al Tunnel. Quando questo giovane Leonard Cohen scese dal palco, mi avvicinai e gentilmente gli chiesi se avessi potuto intervist... "No" mi disse senza ulteriori spiegazioni, voltandosi dall'altra parte, prima che avessi finito la domanda.


Non ho mai capito se gli fossi risultato istintivamente antipatico o se avesse la Luna storta quella sera. Non l'ho piu' incontrato, anche se l'ho ascoltato dal vivo ogni volta che ho potuto, a Milano e qui a Londra. L'ultima volta fu al Barbican, sul palco con Joanna Newsom, la sua compagna ("Prima di lei, lo sapete, la sua meta' era Cat Power", ha dichiarato a London Calling il direttore di Novella 2000).


Mai pero' avrei pensato di definire estivo un suo disco. E invece, con questo "Woke on a whaleheart" (Drag City, 2007) succede. Musica da ascoltare nelle notti d'estate, gustando il silenzio e il suono del vento tra gli alberi. O il canto dei grilli in campagna.


Disco strepitoso di ballate acustiche, sostenute da chitarra, piano, violino. Ritmi sussurrati, solita voce baritonale, accenti gospel, nessun particolare inutile. Tocco leggero e gentile, estivo appunto.


Sul suo myspace non c'e' nessuna traccia dei brani di questo disco, e' fermo a "A river ain't too much to love" che a me non era neanche piaciuto tantissimo. Io, come sapete, sono un disastro a trovare i dischi in rete e compro tutto quello che ascolto. Voi che siete piu' bravi di me pero' secondo me riuscite a trovarlo facilmente.


martedì 5 giugno 2007

Ecco un resoconto del mio ritorno a Londra di ieri:

1) L'aereo parte con 50 minuti di ritardo, e fin qui tutto piu' o meno normale

2) Arrivati a Stansted, veniamo informati che l'aeroporto e' stato evacuato per un allarme di sicurezza, senza ulteriori informazioni su quando potremo lasciare l'aereomobile. Viene ripetuto piu' volte di restare al proprio posto, mentre l'aereo e' fermo a un passo dal terminal

3) Passano i minuti, ogni tanto il comandante informa in buona sostanza di non sapere nulla: ne' cosa e' successo, ne' quando potremo finalmente scendere dall'aereo

4) Dopo un'ora e 20 minuti finalmente ci dicono che possiamo lasciare l'aereo e che, pero', c'e' un inconveniente: nel periodo di chiusura dell'aereoporto sono arrivati circa 40 voli e stanno tutti sbarcando i passeggeri contemporaneamente. Il comandante informa che dobbiamo attendere lunghe code all'interno del terminal

5) La situazione descritta e' molto piu' rosea della realta'. Entrati nel terminal veniamo incanalati in una coda della quale non e' possibile vedere la fine, che si muove di un paio di centimetri al minuto: bambini che strillano e spingono, gente che si lamenta in circa 25 lingue

6) La coda prosegue, si fa per dire, lungo corridoi, una scala mobile ferma e poi in un lunghissimo tunnel alto direi 2 metri e 20 nel quale la percentuale di ossigeno e' di circa l'1% (il rimanente 99% e' formato da sudore ed altri odori corporei). Un paio di inservienti muniti di radio gracchianti sparate a un livello di circa 120 decibel continuano a prelevare famiglie con bambini, donne e anziani che non si sentono bene, tutti si muovono in pratica tranne i maschi adulti di 20-50 anni, categoria alla quale ho la sfortuna di appartenere

7) Finalmente, dopo una curva, si inizia a scorgere il traguardo di quell'imprevista maratona, rappresentato dai banchi della security. Come mai l'Inghilterra non abbia aderito al trattato di Schengen e' una domanda che nel corso di quel paio d'ore mi pongo circa ogni 30 secondi senza trovare risposta nei miei ricordi

8) La security e' meticolosa: digita su una tastiera il nome di ogni passeggero in arrivo e aspetta la risposta su un terminale dotato di collegamento paleolitico da 36 bit all'ora: se telefonassero all'interpol ci metterebbero molto meno

9) Il mio bagaglio deve arrivare, o e' arrivato, non si capisce, al nastro 4. Mi avvicino al nastro 4 per scoprire che a quel nastro stanno arrivando, o sono arrivati boh, i bagagli di 6 voli. Il nastro continua a sparare una valigia dopo l'altra in quello che e' una specie di frullato rollercoaster di bagagli, tutti rigorosamente neri con le rotelle, perfettamente indistinguibili. Il folto pubblico, come se non bastasse l'entropia nella quale siamo tutti immersi, preleva valigie e poi le rimette sul nastro. Nessuno capisce nulla

10) Dall'altra parte del nastro, due energumeni prelevano a caso valigie per fare posto a quelle che vengono continuamente sputate fuori, e le buttano in giro senza alcun ordine. Risultato: nessuno capisce piu' se le sue valigie sono gia' arrivate e magari sono semplicemente in fondo alle cataste generate dai due energumeni o se invece devono ancora atterrare sul nastro

11) Circa un'ora dopo, scorgo il fiocco colorato che ho legato alla maniglia della mia valigia, che spunta da sotto una delle cataste, tra bagagli arrivati da Ankara e da New York, e finalmente riesco a lasciare l'aeroporto.

Tempo del viaggio tra la casa di Milano e quella di Londra: 10 ore tonde.

***

Vi ho raccontato tutto questo solo per dire una cosa. Nel corso della mia vita ho amato piu' di ogni altra cosa viaggiare. Ho visitato tutti i continenti: Nord America, Sud America, ogni Paese d'Europa, Africa, India, Estremo Oriente, Australia. Viaggiare e' stato, per molti anni, un piacere.

Poi e' successo qualcosa, e oggi prendere un aereo e' un'esperienza che evito volentieri quando posso. Quello che mi e' capitato ieri e' una catena inevitabile di eventi. Inevitabile, certo, in un Paese che ha attaccato uno stato sovrano devastandolo, e che oggi vive nel terrore di quella che sarebbe una giusta reazione. Evitabilissima, pero', se questo Paese si fosse allineato alla civile Europa che e' rimasta fedele ai propri principi e ha rifiutato di piegarsi al volere del paese dei pistoleri e dello squilibrato che hanno per due volte votato presidente.

Saddam Hussein non ha mai, mai, minacciato l'Inghilterra. Se anche fosse successo, il Regno Unito avrebbe dovuto rispondere civilmente, indagando le ragioni del risentimento, cercando il dialogo. Niente di tutto cio'. Saddam Hussein non ha mai minacciato l'Inghilterra e pero' questo Paese si e' preso il diritto di invadere, sterminare, distruggere, torturare, condannare a morte una nazione e un popolo.

Come scrive Anthony Giddens, ci vorranno ora parecchi decenni prima che il risentimento e il desiderio di giustizia, sacrosanto, rientri.

Fino ad allora, alcune generazioni vivranno con la paura permanente di un attacco. Il piacere di volare, viaggiare, esplorare ci e' stato forse per sempre negato da questa cricca di bastardi petrolieri pistoleri capitalisti guidati da Bush e Blair.

domenica 3 giugno 2007


[Guido legge il GR delle 22.30 dallo studio 1 mentre dallo studio 2 aspetto di andare in onda, Milano, Giugno 2007].

Alla fine di una settimana di silenzio-isolamento-sospensione, appena prima di immergermi nello stimolo-rumore-densità della città, ho cercato di inventarmi un confortevole percorso ritmo-armonia-suono che abbiamo affrontato insieme a Prospettive Musicali:

1) Bebel Gilberto Close to you (da Momento, Ziriguiboom 2007)

2) Alton Ellis The well run dry (da VV. AA. Studio One kings, Soul Jazz 2007)

3) Patti Smith Are you experienced? (da Twelve, Columbia 2007)

4) James Knight & the Butlers Save me (da Save me, Cat 1972, rist. in VV. AA. Florida funk funk 45's from the alligator state, Jazzman 2007)

5) Pop Group Thief of fire (da Y, Radar 1979, rist. Rhino 2007)

6) Camberwell Now Cutty Sark (da Meridian, Duplicate 1982, rist. in All's well, Duplicate 2006)

7) A Hawk & a Hacksaw & the Hun Hangar Ensemble Zozobra (da A Hawk & a Hacksaw & the Hun Hangar Ensemble, Leaf 2007, anche in The Wire tapper 17, Wire)

8) Blonde Redhead 23 (da 23, 4AD 2007)

9) Blonde Redhead Symphony of treble (da Fake can be just as good, Touch & Go 1997)

10) Bismillah Khan Raga todi (da First LP record, Saregama 1961, rist. 2005).

[Prospettive Musicali torna tra 7 giorni, io torno in trasmissione Domenica 15 Luglio - fino ad allora ci si sente via blog].