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domenica 26 agosto 2007

Prospettive Musicali dell'ultima Domenica d'Agosto

Entro in redazione e sono accolto da una bella sorpresa. A precedermi in onda c'e' una conduzione musicale di Marco.

Ricordo bene la prima volta che ci incontrammo, qualche mese fa. Entro' in redazione e io ero seduto davanti al computer dal quale sto scrivendo in questo momento. "Chi è Fabio Barbieri?" chiese. E poi, con grande gentilezza si presentò, dicendomi che era stato incaricato da Claudio di ordinare l'archivio discografico della radio. "Ti ascolto da parecchio, posso stare in studio mentre trasmetti cosià vedo come si fa?".

Da allora, ogni tanto Marco è stato in studio, di fianco a me. Stasera, invece, sono entrato io in studio a salutare lui e ora, dalla redazione, lo sto ascoltando trasmettere. Sta parlando di Paisley Underground. Il proverbiale discepolo che supera il maestro!

Tra poco tocca a me.

La scaletta che ho preparato per questa sera è questa:

ART BRUT Pump up the volume, da It's a bit complicated - Virgin 2007

GANG OF FOUR Natural's not in it, da Entertainment! - EMI 1980

ART BRUT Late Sunday evening, da It's a bit complicated - Virgin 2007

JAMES BLACKSHAW Running to the ghost, da The cloud of unknowing - Tompkins Square 2007

COLLEEN Sun against my eyes, da Les ondes silencieuses - Leaf 2007

JORGE BEN Domenica domingava num domingo toda de branco, da Força bruta - Philips 1970, rist. Dusty Groove 2007

MICHAEL HEARTS Ice cream!, da Songs for ice cream trucks - Bar/ None 2007

MARISSA NADLER Mexican summer, da Songs III: bird on the water - Peacefrog 2006

ESPERS Meadow, da Espers - Locust 2003

MARISSA NADLER Bird on your grave, da Songs III: bird on the water - Peacefrog 2006.

mercoledì 22 agosto 2007

We can be heroes forever and ever, ma speriamo di no

Oggi faccio anch'io come fa Beppe Grillo. Pubblico una cosa che ho ricevuto.

Dopo aver letto il mio post del 13 Agosto, un'amica italiana mi ha mandato un paio di frammenti tratti da "L'Enneagramma", di Helen Palmer, pubblicato in Italia da Astrolabio.

Mi e' venuto in mente di postarli qui, solo per capire quanti di voi che leggete London Calling vi riconoscete in questo "tipo psicologico". Secondo me, e posso sbagliarmi, e' un po' il ritratto di tanti frequentatori di questo blog.

In cosa vi ritrovate? In cosa invece non vi riconoscete? La parola, se volete, passa a voi.

Io mi assento per qualche tempo, ma ci sentiamo a Prospettive Musicali, questa Domenica e la prossima alle 22.35 su Radio Popolare.

Buona lettura e a presto.


Tipo Quattro: il Romantico-tragico

I tipi Quattro hanno vissuto da bambini un'esperienza di abbandono, e di conseguenza soffrono di un senso di perdita e di mancanza. La loro situazione interiore è impersonificata nel prototipo del romantico che, pur disponendo di riconoscimenti e successi materiali, resta incrollabilmente legato all'amore perduto, all'amore impossibile, all'amore perennemente atteso e a una idea di felicità che solo l'amore potrà portare.

Per comprendere questa visione, dovrete calarvi in uno stato mentale in cui le decisioni dipendono dalla mutevole chimica dell'umore, più che dal'analisi dei fatti reali, e in cui le conversazioni sono ricordate più per il tono e i sottintesi che per le parole realmente dette. La depressione è un umore frequente, e può portare a quella vita sospesa in cui si passano i giorni a letto rimuginando qualche errore passato. "Se soltanto....". L'attenzione si inceppa, come la puntina di un disco che gira sempre nello stesso solco mentale: "Se solo avessi agito diversamente, se solo avessi un'altra possibilità..."

I Quattro parlano unanimamente della cupezza della depressione: alcuni l'accettano con fatalismo, chiudendosi in lunghi periodi di isolamento. Altri la combattono diventando iperattivi, sempre in corsa. Altri ancora elaborano la depressione attraverso una profonda esplorazione delle ombre dell'anima umana. Tutti i Quattro intervistati in questo libro hanno conosciuto la depressione, ma parlano anche di un umore che chiamano malinconia, uno stato d'animo molto attraente che sembrerebbe il rifugio emotivo alla perdita e al dolore.

La malinconia genera un'atmosfera di dolce rimpianto. Come la depressione nasce da un senso di perdita, ma assomiglia più a un velo di foschia su lidi desolati. I Quattro si sentono intensamente vivi nelle folate delle nebbie emotive: niente è permamente, perchè lo stato d'animo di oggi può essere diverso domani. Il sentimento centrale è quello della perdita, con la conseguente diminuzione dell'autostima ("Sarei stato abbandonato se non fossi stato inadeguato?").

I Quattro vivono nella convinzione dell'esistenza di una fonte originaria d'amore che gli è stata sottratta. Nella storia personale figura spesso un abbandono reale o perdite precoci, ma in ogni caso, nell'età adulta i sentimenti di abbandono sono dolorosamente ricreati attraverso l'attrazione coatta per l'irraggiungibile e attraverso l'abitudine, generalmente riconosciuta, di rifiutare ciò che è facile da ottenere.

I Quattro concentrano inconsciamente l'attenzione sui lati migliori dell'oggetto perduto, per cui al confronto, il reale oggetto a disposizione diventa molto meno attraente. Desiderano soprattutto un rapporto passionale e totale, e assumono l'atteggiamento dell'amante in spasmodica attesa. Uno dei lati più dolci della malinconia è l'unione della tristezza per l'amore perduto con la prefigurazione romantica del compagno ideale che arriverà in un futuro.

C'è la sensazione che il presente sia soltanto una prova per la realtà che verrà "quando il mio io autentico sarà risvegliato dall'amore". Quando inizia a profilarsi una situazione reale, benchè preparata in anni di fantasie e di sforzi, l'attenzione andrà ai suoi lati manchevoli. Arriva il lavoro e si vuole il compagno; arriva il compagno e si vuole la solitudine; arriva la solitudine e si vuole di nuovo il lavoro e il compagno. L'attenzione va ripetutamente alla cosa bella e perduta, e in paragone ciò che è disponibile sembra scarno e privo di valore.

I Romantici tendono a sabotare ciò che hanno. Quando l'attenzione è rivolta agli aspetti quotidiani di un rapporto i Quattro possono ritrovarsi rabbiosamente delusi dal dover raccogliere le calze del compagno lasciate in giro o dal doverne tollerare le idiosincrasie. L'immagine di un futuro radioso che l'amore prometteva è minacciata dagli aspetti fastidiosi del rapporto reale. Delusioni minime possono diventare intollerabili irritazioni: "Sei politicamente incolta" , "Non hai oreccho per la musica", "Come fai a lasciare lo spazzolino nel bicchiere?". Doversi adattare alla mancanza di sensibilità del commpagno scatena la rabbia e il feroce bisogno di mantenersi liberi per il futuro risveglio che opererà l'amore.

.................


Se il rapporto sembra richiedere la rinuncia a livelli ideali, il Quattro cercherà di allontanare il compagno o di costringerlo a lasciarlo prima che l'immagine di un rapporto prezioso e autentico venga sporcata da aspetti realistici negativi. La colpa è chiaramente del compagno.

Amaramente deluso, il Quattro saprà dire le cose peggiori perchè sia chiara la sua delusione. Poi, quando sarà a distanza di sicurezza dal rapporto, inizierà a rimpiangerlo. I suoi rapporti sono del modello tira-e-molla: mollare ciò che è disponibile e tirare verso ciò che è inottenibile. L'erba del vicino è sempre la più verde, e i lati migliori appartengono sempre a una persona che non c'è.

I Quattro si tengono a distanza di sicurezza dalla vita, ma alla distanza di un braccio: non troppo distanti, a meno che l'atteggiamento di attesa non si trasformi in cupa disperazione, ma certamente non troppo vicini. Benchè abbiano un enorme bisogno di intimità, l'intimità reale fa scattare la paura di farsi trovare inadeguati, e quindi potenzialmente abbandonati di nuovo.

I Quattro dicono che gli alti e bassi della loro vita emotiva portano ad un'intensità molto superiore a quella della felicità ordinaria, un livello molto più ricco di quello comunemente desiderato. C'è il senso di essere "alieni" alla realtà ordinaria, di essere unici e atipici. Per un Quattro la prospettiva della felicità è sentita come minaccia all'intensità del suo mondo emotvo o, peggio ancora, come il rischio di cadere in una visione prosaica e in una vita qualunque.

Le preoccupazioni del Quattro comprendono:
-Il senso che alla vita manchi qualcosa. Gli altri hanno ciò che io non ho.

-Attrazione per il lontano e l'irraggiungibile. Idealizzazione del compagno assente.
-Umoralità, gentilezza, lusso e buon gusto come sostegni dell'autostima.
-Attaccamento all'umore malinconico. Lo scopo non è tanto la felicità quanto l'intensità dei sentimenti.

martedì 21 agosto 2007

Un post che qualcuno giudichera' lacrimevole e buonista, ma vedrete il prossimo






[Holland Park, Agosto 2007]

Sabato scorso sono stato a Photofusion, per vedere questa mostra. Dopo tutto il vociare e i colori del mercato afro-caraibico di Brixton, ho sentito improvvisamente l'esigenza di fare una passeggiata nel verde e nel silenzio. E cosi', prendendo un paio di bus a due piani, in meno di un'ora mi sono trovato in quella che e' la mia via preferita della citta'.

Holland Walk costeggia il magnifico Holland Park. A sinistra hai i muraglioni di sontuose residenze patrizie, a destra gli alti alberi secolari del parco. Tutt'attorno silenzio e canti di uccelli. Sei nel centro di Londra eppure ad anni luce di distanza. Da Holland Walk si puo' entrare nel parco, attraversare l'Orangerie, fermarsi per una tazza di te' sotto il porticato, e poi proseguire per la cascatella dei Kyoto Gardens.

Mentre camminavo in una Holland Walk deserta (se si fa eccezione per un David Toop che mi e' passato di fianco con una borsa di vinili di Honest Jon's), si e' aperto un cancello. Ne sono usciti un signore e una signora molto distinti, con una bambina.

La bambina, direi di cinque o sei anni, non camminava. Era bloccata su una di quelle sedie a rotelle elettriche che lei stessa muoveva grazie a una leva.

Mi sono trovato a domandarmi se avra' mai camminato in passato, se mai camminera'. E, come mi capitava tanti anni fa quando ero obiettore di coscienza, improvvisamente mi sono reso conto di tutte le fortune che possediamo, delle quali ci dimentichiamo cosi' facilmente.

[Ah, gia' che ci sono e per ricordarmi anch'io: tra mezz'ora sono in diretta a Radio Popolare per raccontare il Camp for Climate Action]

venerdì 17 agosto 2007

Il seminterrato di velluto










[Wapping Project, Agosto 2007]

Le foto non rendono (le dimensioni, per esempio), ma la mostra ispirata da Andy Warhol nel seminterrato di questa centrale elettrica per molti anni abbandonata e poi trasformata in ristorante chic, a pochi passi dal fiume, nella periferia est, merita una visita.

Se non altro per il video dei Velvet e la loro musica che si diffonde elettrica e libera in quello spazio buio illuminato solo da spotlights da teatro.

Piu' ci penso piu' concludo che questa e' una citta' da esplorare senza una meta precisa, lasciandosi sorprendere. Non servono piani e disegni, servono occhi aperti e un bel paio di All Star rosse, sfondate quanto basta per diventare comodissime. E' un po' cosi' per la vita se ci pensate, non solo per Londra.

Non ho voglia o tempo per scriverne ora, ma in settimana ho visto un film che mi continua a tornare in mente, Cuori, di Resnais. Qualcuno la' fuori l'ha visto e vuole scrivermi le sue impressioni nei commenti cosi' Lunedi' ne parliamo?

Intanto, a tutti buon fine settimana, e buon rientro per chi, tornato dalle vacanze, e' passato a farmi visita.

mercoledì 15 agosto 2007

Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati e altre musiche

Il mio modo per augurarvi buon Ferragosto? Rispolverare la compianta rubrichetta "Nel mio mangiadischi".

IRON AND WINE Boy with a coin - Sub Pop 2007. Il singolo apripista del prossimo album di Sam Beam include due b-sides strepitose. "Carried home" e' post-folk spettrale, "Kingdom of the animals resuscita il fantasma dei Flying Burrito Brothers.

TINY VIPERS Hands across the void - Sub Pop 2007. Da Seattle, Tiny Vipers e' il moniker di una cantautrice sospesa tra le rimuginazioni della prima Cat Power e il folk letterario della Handsome Family. "Forest on fire" con il suo finale elettrico totalmente deragliato fa paura quanto il suo titolo.

ST. VINCENT Marry me - Beggars Banquet 2007. Ancora un nome collettivo per un progetto solista, e' la terza volta oggi. Tra i dischi piu' spinti da Rough Trade di Brick Lane in questi giorni, un esordio molto simile a Joan As Policewoman, da parte di una collaboratrice di Sufjan Stevens. Un po' troppo pop tradizionale per queste orecchie, e un po' troppo prodotto, ma non un brutto disco.

MICHAEL HEARST Songs for ice cream trucks - Bar/ None 2007. Il titolo dice tutto, musica per i camioncini dei gelati. Un disco per grandi e piccini. Titoli come "Tones for cones", "What's your favorite flavor?", "Chocolate, vanilla or swirl?", "Where do ice cream trucks go in winter?" ne fanno un classico della stagione. La musica e' valzerini e marcette pieni di glokenspiel. Un dovere morale per i lettori di London Calling cercare questo disco.

KAWABATA MAKOTO Hosanna mantra - A Silent Place 2007. Dopo esserci pappati un bel gelato, ci concediamo un po' di meditazione. O una pennica, a seconda delle preferenze personali. Colonna sonora ideale di entrambe, questo nuovo lavoro del chitarrista di Acid Mothers Temple. Quattro tracce, di cui due lunghissime ruminazioni psycho-narcolettiche ispirate proprio da "Hosianna Mantra" dei Popol Vuh.

lunedì 13 agosto 2007

Time is on my side

[Spitalfields, Agosto 2007]


L'ultima volta che sono stato in Italia, non sono passato da Milano, o quasi. Troppo caldo. Me ne sono stato tranquillo a leggere e a fare passeggiate in bici, o a piedi col cane, attorno al mio eremo nell'Oltrepo' Pavese, con frequenti puntate in Liguria per camminate su sentieri con conseguente tuffo in mare.

Mi e' dispiaciuto per tutti gli amici che avevo allertato del mio arrivo, ma l'idea di trovarmi tra asfalto al punto di scioglimento e zanzare fameliche (la mia casa milanese da' sul Naviglio, quindi figuratevi che vittima dei malefici insetti divento in estate) mi ha fatto rimandare fino a quando e' stata ora di prendere un volo e tornare qui.

Le mie puntate milanesi sono state solo quelle "contrattuali" per andare a trasmettere a Radio Popolare, con una sola eccezione molto piacevole, un pranzo con una ex fidanzata dei miei 20 anni, che ormai mi capita di vedere ogni certo numero di stagioni. Cosi' diverse e distanti le nostre vite adesso: lei felicemente sposata con due bambini, abitante nell'hinterland di Milano; io completo randagio, migrante in questa megalopoli a volte non so nemmeno perche'.

E' stato un incontro davvero bello: pizza in una specie di trattoria per muratori, poi passeggiata sotto il sole del mezzogiorno in quella periferia residenziale silenziosa (eravamo appena fuori Milano ma sembrava di essere, che so, a Mede Lomellina).

Quando ho preso la metro per tornare in centro, mi sono trovato a domandarmi come sia stato possibile decidere, tutti questi anni fa, che dividere le nostre strade sarebbe stata una bella idea. Nel momento in cui accetti una cosa simile, che cosa hai in mente? Che persone con le quali stai davvero bene le incontri ad ogni passo? Che non ti importa piu' di tanto di stare bene? Che cosa?

Questo fine settimana, e' capitata qui a Londra una persona con la quale ebbi una relazione parecchio travagliata finita un anno e mezzo fa. Ricordo che quando tutto fini' provai rabbia e il desiderio di non rivederla piu'.

Ieri, invece, siamo stati a fare una lunga camminata, da Angel fino a Limehouse lungo il canale di Regent e poi, dove il canale si butta nel Tamigi, abbiamo proseguito lungo il fiume per tornare a Londra, passando per i docks di Wapping e arrivando dritti dritti a St. Katherine's Dock, dove ci siamo schiantati esausti su una panchina del porticciolo. Poi, una volta riusciti a rialzarci, siamo andati a prendere un te' a Spitalfields.

Quella che alla fine della relazione mi sembrava un mostro che mi faceva addirittura paura, mi e' apparsa come invece, probabilmente, e' davvero: una persona sensibile, con la quale e' stato bello passare la giornata a esplorare quei tentacoli remoti della citta' protesi verso il nulla ex-industriale, prima di salutarci e vederci magari tra un altro anno.

In entrambi i casi, cosi' comunque diversi tra loro, viene da pensare che bisogna prendere le distanze temporali giuste per vedere davvero.

Considerazioni un po' banali, lo so. Questo post e' uscito un po' da solo mentre volevo parlare di tutt'altro.

venerdì 10 agosto 2007

Promesse mantenute

Operazione meritoria quella di Touch & Go, che ha da poco ristampato il primo formidabile album dei leggendari For Carnation, uno degli episodi piu' intensi e coinvolgenti della scuola di Chicago/ Louisville.

Per chi avesse bisogno di un piccolo ripasso di storia, For Carnation erano il gruppo di Brian McMahan di Squirrel Bait e Slint, insieme a componenti di Eleventh Dream Day e Tortoise. Il loro primo album era un semplice assemblaggio di due EP usciti su Matador nel periodo d'oro di quel suono, 1995 - 96.

Ascoltare "Promised works" e' ancora oggi un'esperienza intensissima. Slo-core oltre ogni soglia di narcolessia fino ad allora conosciuta, elettriche reiterazioni con microtonali variazioni minimaliste, ruminazioni chitarristiche sospese attorno alla soglia dell'udibilita', pensieri appena sussurrati a se stessi.

Vengono in mente esplorazioni di paesaggi urbani spettrali fatte con tutto il tempo del mondo a disposizione. Edifici industriali innevati o seccati dall'aridita', non importa. Muri scrostati, natura che riprende i propri spazi.

Era la musica di domeniche lungamente attese e che poi non finivano mai.

Fuori stagione magari, ma ditemi se dopo l'ultima nota di "Preparing to receive you" non vi viene voglia di ricominciare il viaggio da capo, e ancora e ancora.

mercoledì 8 agosto 2007

Piccoli grandi eroi di guerre finite

[Grant Lee Phillips, Dingwalls, Agosto 2007]


Grant Lee Phillips, Steve Wynn, Frank Black, Mark Kozelek salgono su piccoli palchi ormai, vendono una frazione dei dischi che vendevano con i loro gruppi, eppure non hanno perso un grammo di entusiasmo e passione.

Indipendentemente dalla loro musica, sono da ammirare come uomini. Comunicano amore, dolore, lacrime, sangue, elettricita', intensita', umanita'.

Non scrivono piu' capolavori, ne hanno perso la capacita' e lo sanno ammettere. Deliziano un pubblico di fedeli estimatori legati a ricordi. Ripropongono memorie, le fanno rivivere, proiettano immagini sempre piu' lontane nel tempo.

Ascoltarli e' come sfogliare album di fotografie: esperienza dolce, tempo sospeso.

lunedì 6 agosto 2007

Sky blue sky

[Kensington Gardens, Agosto 2007]


[Kensington Gardens, Agosto 2007]


[Hampstead Heath, Agosto 2007]


[Hampstead Heath, Agosto 2007]


[Hampstead Heath, Agosto 2007]

E' stato un fine settimana di sole qui a Londra. Tempo per gustare gli spazi verdi della citta'.
Fuggire da tutto, leggere un libro di Auster sul prato davanti alla Kenwood House al tramonto. Non accorgersi che il parco si sta spopolando, che si e' spopolato del tutto. Aggirarsi tra gli alberi nel buio tra il canto di gufi e civette, e una miriade di conigli selvatici che si riappropria del proprio territorio. Il basso di Gallup nella testa, sempre piu' galoppante al crescere dell'oscurita'. Il silenzio. Il cancello. Fare attenzione a evitare gli aguzzi spuntoni e poi giu' dall'altra parte.
Eppure avrei giurato di non essermi ricordato che il parco chiude dopo l'oscurita'. E' singolare e sempre sorprendente vedere l'inconscio in azione.
Ci vorrebbe un amico, come cantava quello la'.
[Un post per i fedelissimi questo].

venerdì 3 agosto 2007

Capisci che e' finalmente arrivata l'estate quando leggendo l'etichetta Kranky su un disco un po' ti viene da voltarti dall'altra parte

E' buffo come in un Venerdi' di sole la concentrazione della popolazione di questa citta' segue un modello "ad isola". La densita' delle persone cioe' e' inversamente proporzionale al crescere della distanza dai pub. Piu' ti avvicini a un pub piu' trovi tutt'attorno un assembramento di inglesi, ognuno con la sua pinta in mano. Bello eh, ma gli astemi come me si sentono un po' esclusi da tutta questa celebrazione di una bevanda della quale mi da' fastidio anche solo l'odore. Perche' la birra mi viene da domandarmi e non, per esempio, i frullati di frutta o il te' verde, che mi piacciono tanto?

In ogni caso e' anche un segno che l'estate e' finalmente arrivata anche qui. Mi dicono infatti che quando ero in Italia e' piovuto tutto il tempo e il sole non si e' visto che occasionalmente.

Tempo di tirare fuori dall'armadio i bermuda e mettere nel lettore un po' di musica brasiliana. Per esempio questo "Forca bruta" di Jorge Ben, che sto ascoltando parecchio in questi giorni. Usciva nel 1970, e' il suo sesto album del "periodo Philips" (che va da "Samba esquema novo" del 1963 a "Africa Brasil" del 1976), e viene finalmente ristampato da Dusty Groove. Etichetta collegata al negozio di Chicago del quale devo necessariamente avervi gia' parlato, specializzato in funky, soul e suoni tropicali, con pareti di mattoni a vista che vorrei averle a casa mia.

E' samba con colorazioni Tropicalia e funky, il suono dell'estate e del sole.

Take it easy my brothers, e date un'occhiata a questo video del 1972, un brano dedicato a Rita Lee degli immensi Mutantes, che fa letteralmente saltare per aria.

mercoledì 1 agosto 2007

Zabriskie 2000

Inevitabile di questi tempi ripensare al mio film preferito di tutti i tempi, Zabriskie Point. Oggi riflettevo su che musica avrebbe scelto il maestro Antonioni se invece che nei '60 quel film l'avesse girato negli anni 2000.

Effettivamente avrebbe avuto una buona scelta di suoni che starebbero bene con quelle immagini e stati d'animo: Six Organs of Admittance, Devendra Banhart, Vetiver, Animal Collective. Per la scena dell'esplosione finale probabilmente Matt Valentine & Erika Elder. E per le scene di viaggio nel deserto Sun City Girls e, soprattutto, Richard Bishop, che e' per l'appunto un terzo di quella formazione.

Il suo ultimo disco, registrato da Paul Oldham, fratello del nostro Bonnie Prince Billy, e pubblicato dalla minuscola Locust di Chicago, e' assolutamente miracoloso. Si intitola "While my guitar violently bleeds". Tre tracce in tutto. Si apre con un brano nella tradizione dell'ultimo John Fahey, con parecchi echi anche di Django Reinhardt. Si prosegue con una lunga litania psichedelica elettrica che mi ha tanto ricordato "Amarillo Ramp", il lavoro solista di Lee Ranaldo dedicato al genio di Robert Smithson, e le atmosfere liquide del disco di Matt Valentine e Erika Elder uscito all'inizio di quest'anno su Ecstatic Peace. E si conclude con quasi mezz'ora di mantra meditativo, nel quale la chitarra di Bishop galleggia con naturalezza sulle onde di un sitar.

Sul sito di Bishop trovate un'eccellente raccolta di links per passare il vostro pomeriggio.

E per ascoltare qualcosa, cliccate con fiducia qui.