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Osservazioni e ascolti

mercoledì 31 ottobre 2007

Ma di Londra non ci parli piu'?


[Hyde Park, Ottobre 2007]

Si puo' trovare pace e silenzio nel cuore di una grande citta'? Si puo'. Mi e' successo recentemente a Milano, contemplando foto di Yamamoto Masao, sonorizzate da musica delle Amiina, in una galleria deserta.

Frammenti in bianco e nero di istanti. Pieni di vuoto. Silenzio che fa risaltare forme che sono haiku.

Once you have learnt the sense of "active passiveness", it means that you have acquired a solid state of treating your mind and body. Being at one with the world, your body experiences a pleasant feeling, by which just naturally, you will have respect and humble thoughts for the universe. I have learnt that martial arts (photography) involve very profound sensory, spiritual experiences.

Tutta la fragile eleganza delle note di Sylvian, pero' trasformata in immagini.



lunedì 29 ottobre 2007

Bandiera gialla


Ieri sera ho visto un film sugli anni '80. Non degli anni '80, un film di fatto girato l'anno scorso, ma che ricostruiva storicamente quel periodo. Vorrei scriverci sopra un post e lo faro', ma ora il ricordo e' troppo fresco e non riesco a organizzarlo nel linguaggio delle parole scritte.

Vi ho raccontato questa cosa solo per dire che appena tornato a casa ho sentito l'esigenza di liberarmi immediatamente di quegli anni, di quelle atmosfere, di quei ricordi. E non ci sono storie. Per liberarti dagli anni '80 non puoi andare avanti, puoi solo andare ancora piu' indietro, a prima che gli anni '80 li inventassero.

Cosi' mentre mi preparavo una tazza di te', nel dubbio se mettere nel lettore un disco dei Byrds o qualcosa dei Buffalo Springfield, alla fine ho scelto il primo album dei Moby Grape. Il migliore del gruppo di San Francisco. Anno 1967. Ristampato dalla Sundazed. Che, lo so, e' meno simpatica di Numero, Water e Sunbeam, e in piu' e' associata alla Sony, ma il cui catalogo e' superlativo.

E' un disco che ogni volta che riascolti ti dice delle cose nuove. L'attacco ti prende sempre e comunque all'improvviso. Non c'e' preavviso, e' un getto di acqua ghiacciata. Non oso immaginare cosa potesse essere ascoltarlo allora, nei profondi anni '60. Non siamo ancora preparati adesso per una cosa del genere. Era punk, come punk erano Standells, Shadows of Knights, Blues Magoos. Solo che non lo sapevano.

Skip Spence arrivava dai Jefferson Airplane, ma non doveva starci troppo bene. Gli Airplane erano la summer of love, lui e i Grape dei ribelli senza causa. E le chitarre dei Moby Grape il ponte tra country rock e primigenio hard rock. Ci sono frammenti elettrici spezzati in questo disco che avremmo trovati anni dopo nei dischi di Steppenwolf, Led Zeppelin, Deep Purple, Cream. E pero' anche melodie che sono pura sognante California psychedelica, come dei Byrds virati a colori acidi.

Fin qui tutto bello. Poi c'e' il down naturalmente. Perche' that was then but this is now, e un po' di tristezza questo pensiero inevitabile lo porta con se' quando finisce l'ultima nota e torna il silenzio. E le bandiere piu' che gialle un po' le vedi ingiallite dagli anni. E alle volte, non sai mica piu' se fanno tanto bene queste operazioni nostalgia, e scaldarsi tanto, come volerla fare al presente che pero' e' qui, e ora, e non si scappa.

[MOBY GRAPE - Hey Grandma+Sitting by The Window]

venerdì 26 ottobre 2007

In questo mondo libero

[Manifestazione di precari, Chicago, Agosto 2007]

Settimana scorsa sono stato qualche giorno a fare il bravo figlio, ospite dei miei genitori. Una sera, mentre me ne stavo a leggere nella mia ex-cameretta, ho sentito arrivare fino a me una voce nota, dalla TV che loro stavano vedendo. Sono sceso a controllare ed era proprio lui, invecchiato mica male ma sempre lui, Michele Santoro.

Io ero rimasto evidentemente indietro, ricordavo che era stato espulso dalla televisione. Mi pareva addirittura che fosse stato eletto deputato al parlamento europeo.

A me Santoro e' uno che e' sempre piaciuto. Nel 1989, giovane e fresco di laurea, gli mandai una lettera. Michele Santoro Samarcanda RAI Roma. Mi piace tanto la vostra trasmissione, come posso fare a collaborare? Non mi rispose mai. Vi immaginate se l'avesse fatto? Adesso invece di leggermi qui mi vedreste alla TV in qualche fabbrica o piazza a intervistare operai e disoccupati. Sarebbe stato il mio mestiere in effetti. E' solo che invece di intervistarli forse li avrei abbracciati e poi ci saremmo messi insieme a tirare sanpietrini contro Montezemolo.

Anche Santoro alla fine del programma lo avrei abbracciato. Perche', in buona sostanza, tutta la trasmissione prendeva le parti di quel 18% di operai che hanno votato contro l'accordo sul welfare. Diceva, in pratica, che si', era solo un 18%, ma avevano ragione loro e torto tutti gli altri, e a sostenere la loro causa c'era in studio il ministro Ferrero, che sull'accordo in consiglio dei ministri si era giustamente astenuto (o aveva votato contro, non ricordo, ma insomma non era a favore). Uno con occhi simpatici e onesti Ferrero.

E poi c'erano operai, precari, gente che aveva subito scorpori aziendali e adesso lavorava per padroni misteriosi che li avevano internalizzati, cose che fino a qualche anno fa se uno provava a fare lo mettevano in prigione. E adesso sono diventate normali grazie alla legge Biagi di merda.

Gente onesta, costretta a lavorare per 500 euro al mese e tacere, che altrimenti prendiamo un altro. Con contratti di un mese per volta. Il profitto a me sembrava che dovesse essere, tecnicamente parlando, la remunerazione del rischio d'impresa. Ma quale cazzo di rischio se viene interamente scaricato sui lavoratori, qualcuno me lo sa spiegare?

E poi in studio c'erano Travaglio e Vauro, bravi e simpatici come sempre. E infine, quello che proprio mi ha fatto sobbalzare, come se tutto quello che avevo visto prima non fosse bastato, con nonchalance Santoro ha fatto scivolare nel programma pure una scena di "It's a free world" di Ken Loach, quella del dialogo tra il padre vecchio laburista pieno di buoni principi e la figlia spregiudicata kapo' di un'agenzia di lavoro interinale per stranieri meglio se senza permesso di soggiorno. Voglio dire, mica una scena qualsiasi, quella piu' bella di tutto il film.

Ma poi pensavo. Quello che mi e' piaciuto proprio tanto e' stata la sua capacita', di Santoro intendo, di dire: va bene, ha votato cosi' l'82% della gente, ma sapete, avevano torto. E invece il 18% aveva ragione. Mi spiace ma e' cosi' e ve lo dimostro.

E'per quello che lo avrei abbracciato. Perche' ha portato avanti un principio che in televisione, e spesso nella vita, non esiste, quello della difesa di chi per una ragione o per l'altra e' sempre in minoranza. Lo sapete, avete perso ma avevate ragione, avete pensato con la vostra testa, non avete seguito il gregge. Venite qui da me, che adesso lo spieghiamo a tutti gli altri.

Per questo il programma mi e' piaciuto. Per questo e' bello che Santoro sia tornato alla televisione, e se fossi in Italia tutti i giovedi' sarei li' davanti a guardarlo, non perderei una puntata.

[In questo mondo libero]

mercoledì 24 ottobre 2007

Lassu' sulle montagne


[Oltrepo', Ottobre 2007]

E l'altro disco che ho ascoltato davvero tanto in questo periodo lontano dalla citta' e' stata una ristampa, una di quelle ristampe che compro appena riesco a metterci sopra le mani, anni '70 naturalmente, questa volta arrivata dal Colorado. Un gruppo davvero locale, che suonava per un pubblico di sciatori e alpinisti delle Montagne Rocciose.

Si chiamavano Propinquity, erano in cinque, sembravano parecchio Crosby Stills Nash & Young, ma ancora piu' soffici e hippie. Musica che da' conforto, esclusivamente acustica. Ballate sepolte nella polvere del tempo. Io lo sapete che di fronte a queste cose mi sciolgo. Adesso che li ascolto bene ci trovo molto anche i Byrds in queste melodie. E nei brani scritti dalla chitarrista violinista flautista Carla Sciaky un chiaro riferimento al folk inglese di quegli anni, pensate ai Fairport Convention.

Il loro unico album viene ristampato in questi giorni dalla *, una piccola sussidiaria della Numero di Chicago. Ve lo dovete fare mandare, come ho fatto io, perche' nei negozi non si trova, ma e' garantito che lo ascolterete e riascolterete e donera' pace alla vostra mente come capita a me. Anzi a me la * verrebbe anche da ringraziarla, perche' il fatto che ci sia qualcuno che si mette a cercare un disco stampato in una manciata di copie trentacinque anni fa in un paesino di montagna e lo rende di nuovo disponibile, e' un regalo di per se'.

Vanno oltre ogni giudizio album come questo. Non e' solo la musica. Sono le montagne, l'aria pulita, i ruscelli e gli alberi innevati che queste chitarre ci permettono di vedere e sentire.

Pensate che sono ancora tutti e cinque grandi amici, dopo tutti questi anni. Ascoltare i Propinquity e' condividere la loro armonia con tutte le cose.

[PROPINQUITY Propinquity]

martedì 23 ottobre 2007

Stories from the woodland, stories from the hill

[Oltrepo', Ottobre 2007]

Monocromatico, come lo ha definito qualcuno, l'ultimo album di PJ Harvey non e'. Sarebbe come definire monocromatico l'autunno, per dire.

Io l'ho ascoltato ossessivamente per tutta la scorsa settimana, passeggiando sulle colline dell'Oltrepo' che stanno cambiando colore, convinto di essere nel Dorset e di scorgere oltre l'orizzonte il mare. PJ la cui migliore fotografia e' quella a pagina 32 di Wire di Settembre, quella nella quale si vede una collinetta sotto un cielo grigio e sembra quasi di sentire il suono del vento.

With all of the songs I create this little film in my head, mostly in woodland, or on hills, or mountains.

Lei che dice che se ne andra' sempre via per poi ritornare, nel suo Dorset. L'ispirazione delle undici ballate di calce bianca arriva da li', da quei cieli grigi e prati verdi. Vengono in mente ascoltando questa musica a tinte seppia vecchie cassettiere di ciliegio piene di lettere e fotografie ingiallite, di quelle con i bordi irregolari che non esistono piu'. Rivela, ma in modo laconico, indefinito. Per assonanze con ricordi che sono i suoi, eppure cosi' simili ai nostri. Forse, il desiderio e' la memoria, il piacere di ritornare in luoghi e tempi trascorsi.

Nel disco suonano solo PJ, il solito John Parish e poi Jim White dei Dirty Three (del quale abbiamo parlato qui recentemente presentando la sua collaborazione con Nina Nastasia) e Eric Drew Feldman (Captain Beefheart, Pere Ubu, Residents, Snakefinger). Ci sono piano, zither, mellotron e un po' di altre cose, ma non chitarre, se non per sbaglio e tenute bene a distanza.

In silenzio, ascoltiamo.

[Silence - PJ]

domenica 21 ottobre 2007

Prospettive Musicali di Domenica 21 Ottobre 2007

La banda Nostrini è scesa al Chicobar (o come si chiama adesso), immagino a suonare qualche trallallero al pubblico domenicale.

La redazione è tranquilla e la colonna sonora salsa di Carlos mi tiene compagnia.

Playing or listening to Morton Feldman leads you to very unique moments, like those you feel when you look at a starry Summer sky, unable to measure its dimensions because this is beyond your understanding ha scritto il pianista belga Stephane Ginsburgh. E noi stasera esploreremo il cielo terso di questa fredda serata ascoltando una composizione del genio newyorkese. Composizione che cresce col tempo, e quindi penso di trasmetterne almeno 40 minuti, con un'introduzione parlata di una decina. Non sono tempi classicamente radiofonici, lo so, ma Prospettive Musicali è nata proprio per proporre un'altra idea di radio. Nonostante tutto, non si tratta di musica particolarmente difficile. Spero ascoltiate in tanti, anzi facciate esperienza in tanti perchè non di semplice ascolto si tratta.

La scaletta che ho in mente è proprio essenziale:

1) ANGELS OF LIGHT Black river song, da We are Him (Young God 2007)
2) MORTON FELDMAN For Bunita Marcus (Sub Rosa 2007).

Se volete, nello spazio commenti fatemi sapere cosa pensate dei suoni di Feldman. Suoni con infiniti gradi di libertà, che generano silenzio, lentezza, pace e una geometria melodica tutta loro.

Buon ascolto.

giovedì 18 ottobre 2007

Mi piacciono i tuoi quadri grigi le luci gialle i tuoi cortei


[Roberto Masotti, Fondazione Mudima, Ottobre 2007]

Redazione della radio. Lo dicevo prima, pranzando con Marina: io quando sono qui sono felice. Però fuori c'è il sole, e ho voglia di uscire. E' che ho visto un PC libero e non resisto a scrivere un post. Su cosa non lo so ancora.

Potrei parlare della mostra che ho visto l'altra mattina alla Fondazione Mudima. Che è in via Tadino. E dove ci sono le foto che Roberto Masotti (un amico di Prospettive Musicali) ha scattato negli anni a John Cage. E io mi sono divertito a fare un ritratto fotografico di Roberto, che lui ha pure approvato. Adesso non ho con me il cavo, ma insomma appena torno a Londra la foto la posto qui sopra. A me sembra venuta bene, e poi la foto a un fotografo ha un che di suo fascino meta-fotografico. John Cage, diceva Roberto, era uno proprio simpatico. E Morton Feldman, gli ho chiesto. Anche lui, erano persone in realtà molto normali, con le quali si stava davvero bene.

Però affrettatevi perchè la mostra resta aperta solo fino a Venerdì prossimo. E poi se siete lì in zona potete andare a fare un giretto anche alla libreria sulla stessa via, appena più su. Non ho idea di come si chiama, ma vendono libri di grafica, magliette e riviste straniere per cui non vi potete sbagliare. Vendono anche Wire. La mia rivista preferita, ho detto alle due ragazze snob e antipatiche che gestiscono la libreria, e poi mi sono messo a parlare di Magma, di un paio di libri di grafica appena comprati e loro mi guardavano annuendo ma pensavano sicuramente che me la tirassi, si vedeva. Così i miei tentativi di instaurare un briciolo di dialogo sono malamente falliti. Peccato perchè oltre a snob e antipatiche sono carine e la libreria merita. Se ci andate dite che vi ha mandati quello che ha detto che Wire è la sua rivista preferita e se la tirava, capiranno, anche se vi giuro che dicevo solo quello che mi veniva in mente in quel momento.

Adesso esco perchè questo sole non me lo voglio perdere. Dico solo un'altra cosa ed è che ieri sera bevendo una tisana con la mia amica R. (quella dell'Enneagramma), senza dubbio involontariamente ha detto una frase che mi dice sempre mio padre quando vuole farmi capire le cose. "Ti sei mai domandato come si possa essere sentita l'altra persona?". No, a volte non me lo domando e solo quando sento quella frase capisco. E allora chiedo scusa a tutti i miei amici di Milano (e italiani in genere) che non riesco a vedere questa volta. Davvero, vorrei avere molto più tempo da trascorrere insieme a tutte le persone alle quali voglio bene, quando torno in Italia.

Basta, vi ricordo Prospettive Musicali questa Domenica, e un servizio per Zoe che Marina ed io abbiamo appena registrato e che andrà in onda Lunedì 22 proprio mentre starò volando verso casa. E adesso vado a godermi il sole.

[Fondazione Mudima]

venerdì 12 ottobre 2007

Si prega di allacciare le cinture, di controllare la chiusura del tavolinetto e di fare attenzione all'apertura delle cappelliere ecc. ecc.


[South Bank, Ottobre 2007]

Un giorno qualcuno mi dovra' spiegare chi usa al di fuori della cabina di un aereo le parole "tavolinetto" e "cappelliere", ma non stiamo troppo a sottilizzare: si parte.

Il che significa che per una settimana dovrete fare a meno dei miei deliri, anche se sono sicuro che sopravviverete senza grossi traumi.

Una cosa che mi sono dimenticato di dire ieri nella mia corrispondenza all'interno di Zoe, e' che magicamente, qualche sera fa, visitando la mostra alla Hayward Gallery della quale parlavo, ho compreso a chi si e' ispirato Bonnie Prince Billy per il suo look.

Ci si sente tra una settimana, fate i bravi.

[ ROBERT BECHTLE '61 Pontiac, 1968]

mercoledì 10 ottobre 2007

Lui ha perso il controllo

[Macclesfield, Luglio 1982]


[Curzon Soho, Ottobre 2007]

Il primo di una lunga serie di Interrail che feci fino a quando mi fu possibile (per ragioni di eta', e perche' credo oggi non esista piu' nulla di simile), risale al 1982. L'Interrail, per chi non l'ha mai sperimentato e non avra' piu' la possibilita' di farne esperienza in futuro, se fatto bene era una cosa davvero punk.

Ti vendevano a un prezzo ridicolo (che per me significava alcune serate a fare il cameriere in una birreria di Montebello della Battaglia che nemmeno esiste piu') un biglietto valido su tutti i treni d'Europa per un mese. Che voleva dire, spesso, che i treni diventavano, per un mese, la tua casa: il luogo dove dormivi e mangiavi, incontravi persone locali e altri viaggiatori, raccoglievi e scambiavi informazioni.

In quel modo, negli anni a venire, visitai tutta l'Europa, dormendo dove capitava, mangiando come capitava, ma senza mai perdermi un'esperienza di incontro interessante, una mostra, un concerto. Se dicessi che e' cosi' che ho imparato a diventare quello che leggete qui, non direi una cosa tanto sbagliata - nel bene e nel male naturalmente.

Il primo Interrail lo feci con 3 amici di allora: Paola, Fabrizio e un'amica di Paola della quale per quanto mi stia scervellando non ricordo il nome, pur avendo la certezza che era abbastanza inusuale e iniziava per O.

Attraversammo la Svizzera e la Francia, fino a Cherburg, poi con un traghetto arrivammo in Irlanda. Di quell'isola mi innamorai e ci sarei tornato davvero tante volte negli anni successivi. Ricordo che per visitare la costa Ovest ci spostavamo soprattutto in autostop: non facevamo in tempo a sporgere il pollice che qualche contadino o pescatore simpatico ci caricava tutti e 4, e con i nostri pesanti zaini, su macchine e furgoni.

Tornati a Dublino, ripartimmo per la Gran Bretagna, arrivando con il traghetto, se non ricordo male, dalle parti di Liverpool. L'idea era quella di andare, a quel punto, in Scozia. Il piu' rompiscatole dei 4, cioe' io, aveva gia' ritardato il piano, avendo voluto andare a visitare la casa di un allora piuttosto sconosciuto cantante irlandese, tale Bono Vox, che allora viveva a Bray in una Martello Tower, le fortificazioni sulla costa irlandese che erano state con gli anni trasformate in abitazioni.

Ma, appunto, il piu' rompiscatole dei 4, arrivato a Liverpool propose una nuova deviazione.

"Sentite, ehm, che ne dite se facciamo tappa a Macclesfield?"
"Macclesfield? E dove cavolo e'?"
"Vicino a Manchester, non tanto lontano da qui..."
"E cosa ci sarebbe di cosi' interessante a Macclesfield da vedere? Non e' nemmeno segnato sulla carta!"
"Un cimitero. Il cimitero dove e' sepolto Ian Curtis, il cantante dei Joy Division".

A quella nuova proposta di deviazione il gruppo si divise. Paola e Fabrizio decisero di proseguire alla volta della Scozia, dove li avremmo raggiunti. O. decise di darmi fiducia e di restare con me.

Il percorso da Manchester a Macclesfield su un vecchio treno me lo ricordo come fosse ieri. Una distesa di casette operaie tutte uguali come gocce d'acqua, intervallate da villaggi fatti di una chiesa, un pub, un negozio di alimentari, l'ufficio postale.

Appena scesi dal treno, nella giornata grigia e piovosa, chiedemmo al capostazione la direzione per il cimitero. Che era, mi pare di ricordare, un po' fuori dal grigio e sonnolento centro abitato.

Io mi sarei aspettato di trovare una tomba vera e propria. E invece Ian aveva voluto essere cremato, e le sue ceneri erano state raccolte sotto una piccola pietra allineata a tante altre in quello che sembrava quasi il bordo di un marciapiede. Nel silenzio rimanemmo a contemplare la scritta "Love will tear us apart" per parecchi minuti. I miei occhi ricordo che si riempirono di lacrime di emozione. Nessuno di noi due poteva rompere quel silenzio, fino a quando tirai fuori la mia macchina fotografica dallo zaino e chiesi a O. di scattare una foto della mia mano che accarezzava con affetto quella piccola pietra tombale, una foto che conservo ancora come uno dei ricordi piu' emozionanti di quel lungo viaggio.

Tutto questo mi e' passato nella mente mentre, ancora una volta, lacrime di commozione scorrevano sul mio viso, alla fine di Control di Anton Corbijn. Che si conclude con l'immagine del crematorio di Macclesfield, mentre la voce di Ian intona Atmosphere.

Se vi capita, non perdetelo. La ricostruzione dell'Inghilterra dell'epoca, in bianco e nero, e' superlativa. La storia di Ian la racconta uno che i Joy Division li ha conosciuti in prima persona, e al film hanno collaborato Debbie Curtis (qui interpretata da una strepitosa Samantha Morton) e il compianto Tony Wilson.

Non so dire di piu', se non che il film mette i brividi: le immagini, la musica, le ambientazioni, la storia che del resto gia' conoscete.

Anzi, una cosa la voglio aggiungere. Che i Joy Division sono stati il piu' grande gruppo musicale di tutti i tempi.

[Corbijn Interview + Control footage (Joy Division) subtitled]

[Mi stavo dimenticando di segnalare che domani a Zoe si parla di Hayward Gallery e che le prossime due domeniche tocca a me condurre Prospettive Musicali. Questa Domenica, il 14, credo di trasmettere quasi per intero "For Bunita Marcus" di Morton Feldman, composizione pianistica prossima al silenzio della quale vi ho gia' parlato da queste parti e che figura qui di fianco nella colonnina Emozioni. Domenica 21 non lo so ancora che trasmettero', dipende da tante cose.]

[11/ 10/ 07: stop press. "Caro Fabio, mi spiace dirtelo solo ora, ma solo ora è stato deciso a livello di Network, salta la trasmissione di domenica 14.10. Ti ho lasciato un messaggio anche sulla segreteria. Ciao, Ezio"]

lunedì 8 ottobre 2007

Delle volte sto London Calling sembra lo scriva Mario Rigoni Stern sulla sedia a dondolo con il laptop sulle ginocchia da una baita di alta montagna

[Holland Park, Ottobre 2007]

Qui a Londra e' arrivato improvvisamente l'autunno. Per certi versi un cambiamento sismico, nella percezione del tempo, che sembra passare in qualche modo piu' lentamente, piu' pigramente. Viene voglia di rallentare la propria velocita' vitale, di mangiare passati di verdura e leggere libri restandosene avvolti in coperte di lana con "Automatic for the people" in loop nello stereo.

[Domani questo blog compie 3 anni. Li festeggio ringraziando Ele e Zoe, che scrivono blog ben piu' letti del mio, ma hanno recentemente scelto di segnalarmi ai loro lettori.

E ringrazio tutti coloro che mi leggono e partecipano: alcuni di voi passano di qui regolarmente da 3 anni: grazie per la pazienza.

London Calling probabilmente cambiera': diventera' sempre piu' un fotoblog credo, con qualche riflessione di contesto. Resteranno i post musicali, che troverete di tanto in tanto quando mi sembrera' di volere segnalare dischi che mi sono piaciuti particolarmente, e le scalette di Prospettive Musicali. Ho introdotto una colonnina intitolata "Emozioni", qui a destra, dove troverete un breve elenco (3 o 4) di cose che davvero mi hanno colpito: musiche, visioni, letture . Sono consigli: usateli se volete, da parte mia cerchero' di fare una buona selezione.

In sostanza vorrei dare un aspetto molto piu' free form a questo diario on-line, piu' immediato e personale. Parlare meno e trasmettere di piu'. Non so ancora come, ma ci sto pensando e appena trovo una soluzione la sperimentiamo insieme].

venerdì 5 ottobre 2007

La nonna me lo diceva sempre: dammi retta Fabio, fa' il prete

[Soho, Ottobre 2007]

Soho e' una zona bellissima di questa citta': caffe' con tavolini all'aperto, negozietti indipendenti di dischi e vestiti, piccoli studi di design e produzioni media.

Questo di giorno. Al calare delle tenebre, Soho cambia completamente e viene presa d'assalto da una popolazione piuttosto rowdy, come solo gli inglesi (e soprattutto le inglesi) sanno essere. Quelli il cui vocabolario ruota attorno alle parole drink e fuck, per intenderci, le uniche attivita' che destano in loro un qualche interesse, e solo se combinate nel giusto ordine (rigorosamente prima drink in abbondanza per noi inimmaginabile, e poi fuck).

Lo spettacolo offerto dalla componente femminile dovrebbe, almeno credo, attrarre l'attenzione maschile: esibizione di carne, cornine da diavolette, tacchi, trucco. Un'immagine femminile che al di fuori dell'Inghilterra non esiste piu' da prima del '68, qui e' di gran moda.

Ieri sera, saranno state le 11.30 - mezzanotte, ho dovuto attraversare la zona piu' o meno in diagonale e insomma, dopo essermi lasciato alle spalle la fiera bovino-avicola di Soho by night, ho visto passare il 55 e ho fatto una corsa per prenderlo al volo. Mentre stavo per salire, con la coda dell'occhio ho notato una ragazza normalissima, maglioncino rosso girocollo e jeans, immersa nella lettura del Guardian. L'approfondimento delle cose del mondo, contrapposto all'escapismo di massa.

L'ho trovata, lei si', immensamente attraente.

mercoledì 3 ottobre 2007

Adesso che Devendra veste Cavalli e che sto per diventare ricco vendendo i disegni che fece su un mio vecchio moleskine

E soprattutto che mi manca il tempo e la pazienza per sentire 71 minuti di ego-trip, mentre il tempo per "Oh me oh my" e "Rejoicing in the hands" quello non manca mai, ecco cosa sta girando nel mio lettore:

SUSANNA WALLUMROD Sonata mix dwarf cosmos (Rune Grammofon 2007). Disco leggero come una foglia che ondeggia nell'aria autunnale trasportata dal vento. Minimo nella composizione e semplicissimo negli arrangiamenti, con Susanna sempre piu' simile allo stile del fratello Christian che partecipa come ospite. Superlativa la copertina di Kim Hiortoy, ma questa non e' piu' una sorpresa.

BUD POWELL Live at the Blue Note Cafe', Paris 1961 (ESP Disk, 2007). All'inizio degli anni '60 Powell viveva a Parigi e si esibiva frequentemente al Blue Note. Alcol, droghe, depressione e elettrochoc avevano minato le sue capacita' virtuosistiche, e la critica lo dava ormai per finito. Poco dopo avrebbe contratto la tubercolosi che lo avrebbe ucciso. Questo disco fotografa uno dei momenti piu' difficili della sua tormentata carriera. Si tratta per lo piu' di classici del bebop, scritti dai sui amici Dizzy Gillespie, Charlie Parker e Thelonious Monk, eseguiti con uno stile sparso molto prossimo proprio a Monk. Restava comunque grandissimo.

THE WIRE TAPPER 18 (Wire, 2007). Il giorno che esce Wire io sono felice. Mi precipito a pagare la rivista e poi trovo un posto per sfogliarla subito, anche in piedi, dovunque mi trovo. Se poi c'e' in allegato il CD, allora cancello qualsiasi impegno e corro a casa ad ascoltarlo. E neanche questa volta la raccolta delude, anzi. La traccia che proprio trovo irresistibile e' la numero 16, di Luciano Cilio, superlativo compositore napoletano che si tolse la vita nel 1983 a soli 33 anni, e del quale la milanese Die Schachtel ha ristampato il fondamentale "Dell'universo assente". Eccellenti anche i contributi del compositore John Luther Adams, dei sempre fantastici Ex e di Damon & Naomi, ma tutto il CD merita la vostra "undivided attention" come direbbero qui. Ottima anche l'intervista a Robert Wyatt, in copertina di questo numero.

E infine una segnalazione, per chi ha voglia di ascoltare questo blog alla radio: domani a Zoe si parla di Georg Baselitz. Quest'anno sono sempre il Giovedi' ma ad inizio trasmissione, le 11.35 italiane. Sempre a Radio Popolare naturalmente.

lunedì 1 ottobre 2007

Visions of Joanna


[Royal Albert Hall, Settembre 2007]

Ecco, per dare l'idea a chi l'ha vista alla Casa 139, a Londra ha suonato qui.

Annunciata da Roy Harper, che dopo averle dedicato dalla prima all'ultima nota Stormcock (1971, per capirci, e disco preferito della principessa), ha voluto presentarla dicendo che in questo mondo c'e' un grande bisogno di individui e che lei e' davvero un personaggio assolutamente unico.

Appena salita sul palco ha ringraziato Roy Harper, si e' seduta all'arpa e ha aperto con una traccia da "The milk-eyed mender".

Poi, nel silenzio, ha intonato "The meadowlark and the chim-choo-ree and the sparrow...", e a me si e' annebbiata la vista e confesso che mi sono commosso come non mi capitava da tanto tanto tempo.

Anche senza la London Symphony Orchestra ad accompagnarla, come successe all'inizio di quest'anno al Barbican, Ys ha mostrato la statura solenne di un classico arrivato da non si sa dove e che continuera' ad affascinare per molti anni ancora.