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Ambiente Uguaglianza Tempo

lunedì 28 gennaio 2008

E nel 2043 tutti a dire che pero' in fondo in fondo quella Rihanna non era poi cosi' male e anzi sapeva catturare lo spirito del suo tempo

Nuova settimana e, sara' il fatto che stiamo vivendo alcune belle giornate di sole qui a Londra, a London Calling si torna ad ascoltare e a parlare di soul music.

Negli scorsi giorni il mio lettore si e' sorpreso ad ospitare con regolare frequenza un po' di ristampe di Stevie Wonder, tutti dischi della prima meta' degli anni '70 come lo strepitoso Talking book (You are the sunshine of my life, Superstition...), Innervision (Living in the city, Don't you worry 'bout a thing...), Music of my mind (Superwoman...).

Nel fine settimana ho invece recuperato i primi due dischi di Syreeta Wright che proprio in quegli anni era la moglie di Stevie Wonder. In tutto e per tutto si tratta di dischi di Stevie Wonder: solo scritti, prodotti e suonati con in mente la delicata voce di Syreeta. Li trovate in una ristampa limitata e numerata Motown, uscita nel 2004 in concomitanza con la prematura scomparsa della sfortunata cantante. Sono dischi deliziosi e eleganti, impreziositi da arrangiamenti ricercati e innovativi.

Syreeta Wright arriva alla Motown come segretaria, prima di interpretare alcune tracce scritte da Nick Ashford e Valerie Simpson (altro duo formidabile da riscoprire assolutamente) per Diana Ross, e per qualche ragione rifiutate dalla star delle Supremes. Addirittura pensate che quando Diana Ross lascia il suo gruppo, qualcuno alla Motown ha pure in mente di farla sostituire proprio da Syreeta.

Sara' proprio Stevie Wonder a fare in modo che Syreeta uscisse dall'ombra di Diana Ross, con una manciata di canzoni scritte con e per lei che comporranno il suo primo disco pubblicato dalla Motown nel 1972. Quel disco che si intitola semplicemente Syreeta contiene anche un paio di eccellenti cover, She's leaving home dei Beatles e What love has joined together di Smokey Robinson. Gioiello dell'album e' un brano da ascoltare in loop mille volte di fila, Black maybe, leggero come una piuma e romantico come una notte stellata estiva. Ma tutto l'album e' formidabile, fino alla conclusione, To know you is to love you, un brano uptempo piu' Stevie Wonder di Stevie Wonder con una coda strumentale di archi da lasciare senza parole.

Il secondo album, intitolato Stevie Wonder presents Syreeta e uscito nel 1974, segue un percorso piu' accidentato. Contiene momenti di sensuale assoluta eleganza, come Spinnin' and spinnin' che usci' come singolo e che riconoscerete immediatamente per averla ascoltata almeno qualche volta alla radio attorno alla meta' dei '70. Ma anche qualche scivolata eccessivamente commerciale e un po' troppo "polished", come il reggae sciocchino di Your kiss is sweet.

Nessuno di questi due dischi avra' successo di pubblico: le vendite si attesteranno su livelli molto piu' bassi del previsto. Del resto perche' sorprendersi, e' musica decisamente troppo elegante e ricercata per i gusti del grande pubblico. Dopo il secondo, la relazione sentimentale e professionale di Stevie Wonder e Syreeta naufraga. Solo all'inizio degli anni '80, la cantante vivra' finalmente il suo momento di gloria grazie a un celeberrimo brano eseguito con Billy Preston, prima di scivolare in un inesorabile oblio (fatto tra l'altro di partecipazioni a dischi di Michael Bolton e Irene Cara, diciamo non tra i nomi piu' apprezzati in questo blog).

E pero' non pensiamo a cosa sarebbe successo dopo. Il percorso umano e artistico di un musicista e' fatto di decisioni che a volte si rivelano sbagliate. Concentriamoci invece su queste prime raccolte di canzoni, che anticipavano una brillante carriera artistica che non si e' mai realizzata. Il talento, a volte, non basta.

[1MC Podcast: Black Maybe]

32 Comments:

Anonymous the poppettaro journo said...

Beh, "Umbrella" è grande soul pop della nostra era, altroché. Debitore tanto a chi la rpodotto quanto lo erano i gruppi di Spector, del resto. E, ovviamente, Stevie era dio. O un suo emissario, che fa lo stesso.

jc

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Weekend a Londra con sole e vento, e nuvole velocissime che solcano il cielo. Fai la tua Oyster Card e ti illudi di essere un Londoner pure tu, ti accorgi che la differenza più eclatante rispetto all'Italia è che qui le cose FUNZIONANO e che tutti fanno il proprio dovere, vedi il grande Vladislav Delay (aka Luomo e Uusitalo) su Wire e sorridi, l'aria di Hampstead Heath al mattino è meravigliosa e le paste di Gail's sublimi, e la skyline notturna lungo il Tamigi ti fa capire perchè questa città è il centro pulsante del mondo. All'outlet Rough Trade di Brick Lane pensi al carissimo Fabio (e speri di che sia lì, e ti dici che certo lo riconosceresti comunque) ma già al tuo arrivo a Stanstead avevi realizzato che non hai il suo telefono e che quindi non hai modo di contattarlo, e ti dai dello stupido.
Schizzi come una pallina da pinball lungo la rete della Tube e senti mille accenti diversi di quella lingua così semplicisticamente chiamata inglese; e ti rendi conto che, anche se conosci bene la grammatica e sai leggere qualunque tipo di testo, l'inglese sostanzialmente non lo sai, e non capisci quasi nulla delle conversazioni di strada, quelle quotidiane, quelle della gente comune, e questo ti rattrista non poco.
Ma poi passeggi nei parchi, vedi che qui andare in bicicletta non significa rischiare la vita, che le librerie sono ovunque, che il verde pubblico viene considerato una risorsa da rispettare, e nel complesso invidi chi a Londra è nato o chi (come Fabio) ha deciso di scegliere questa città come sua residenza.
Nicola

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Anonymous Myriam said...

gia funziona tutto : sistema sanitario pubblico disastroso, tasso di mortalita' infantile, poverta' al tasso piu' alto di tutta l'Europa, occupazione fittizia, non-esistenza dei sindacati,..funziona tutto per i piu' ricchi, certo!

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Anonymous Myriam said...

un bel libro e' "Le Royaume Enchante de Tony Blair" P.Auclair, ti da delle buone statistiche su l'Inghilterra odierna, anche se il libro ha gia' un paio d'anni oramai

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Myriam,
non pretendevo di sintetizzare in uno slogan lo status del welfare inglese o di dipingere una rappresentazione perspicua della situazione sociale e del tenore di vita dei cittadini britannici.
La mia visione, quella rapida e superficiale del viaggiatore che si reca a Londra da tanti anni per periodi brevi, è ovviamente limitata a quello che posso percepire alla superficie delle cose: stazioni pulite e ordinate, treni puntuali, efficienza e cortesia in negozi, alberghi, ristoranti (saranno di circostanza e tutto si paga, certo, ma spesso a Milano e ancor più a Verona, mia città natale, si viene derubati e pure maltrattati dai commercianti).
Come tutti ho visto gli homeless ai bordi delle strade, ma non i bivacchi di facce da galera balcaniche che stazionano perennemente in Centrale a Milano; immagino le falle e le ingiustizie del sistema sanitario ed è ben noto l'elitismo di quello scolastico, ma in Italia ce la passiamo meglio ? Abbiamo una scuola allo sbando e da Roma in giù ospedali agghiaccianti, completamente in mano a mala politica e criminalità organizzata.
Vogliamo parlare del traffico ? Non credo che Londra conosca il livello di inquinamento di Milano, né che un inglese si faccia 2-3 ore di coda al mattino su qualche tangenziale a passo d'uomo.
Perdona la retorica, ma sappiamo bene che in tutto il mondo chi è ricco vive meglio, e quanto ai poveri, onestamente la Gran Bretagna non mi pare il posto peggiore in cui essere poveri.
Nicola

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

PS. Ti ringrazio per la segnalazione bibliografica, e anche per il tuo punto di vista, certo migliore del mio su Londra. Confrontare opinioni e livelli di conoscenza diversi è sempre utile.
Nicola

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

JC -

Quella canzone l'ho scoperta per caso, cantata da una segretaria australiana del posto dove lavoro che e', fisicamente e come espressione del viso, identica a Joanna Newsom. Per un po' ho fantasticato che pure lei suonasse l'arpa e che un giorno venisse scoperta da Bonnie Prince Billy e finisse per suonare alla Royal Albert Hall. Poi un giorno ho sentito che citava questa Rihanna e quando la sua collega le ha chiesto chi fosse ha risposto: ma si', quella di Umbrella, il pezzo che fa... (e si e' messa a cantarla). E l'altra: ah si', ma certo, e' un pezzo bellissimo.

E li' capisci tante cose: quando una canzone colpisce le orecchie delle segretarie e' un pezzo pop perfetto. Il test e' quello. Tutto il resto non puo' davvero chiamarsi pop.

Nicola -

Ma io ti avevo scritto, ho pure chiesto alla Sissi se aveva un indirizzo alternativo tuo rispetto a quello che ho, e ho scritto pure a quello, e nella mail ho incluso il mio numero di telefono. Peccato non esserci incontrati accipicchia. E si', a Rough Trade sono stato settimana scorsa, mi pare Lunedi' o Martedi'.

Nicola e Myriam -

Il mio punto di vista sta esattamente a meta' strada tra i vostri due commenti. Londra e' l'una e l'altra cosa. Una citta' che non puo' mai stancarti, dove ti senti in perenne viaggio, dove trovi tutto e il suo contrario. Una citta' piena di sorprese, mai ferma su se stessa.

E pero' anche una citta' molto dura, come duri possono essere gli inglesi. Ultra-liberista per esempio, che non ti offre alcuna garanzia di sicurezza: di un lavoro, di una casa, addirittura di cure sanitarie (qui tutti hanno assicurazione sanitaria privata, pensione privata, ecc.).

E un articolo dell'Independent di un mesetto fa, che peraltro sosteneva orgogliosamente che questa e' la capitale del mondo, si concludeva con una dichiarazione di una conduttrice di un programma giornalistico di Radio 4 che diceva: certo, Londra e' il centro pulsante del pianeta, ma non vorrei per nessuna ragione al mondo essere povera a Londra.

E infatti le zone dove vivono i poveri poveri sono ben lontane dai percorsi turistici, e sono autentici ghetti che poco hanno a che fare con una metropoli occidentale: pericolose e sporche (penso a certe zone di Peckham e Hackney).

E non smettero' mai di sostenere che ci sono due Londre, che vivono vite piuttosto distinte. La Londra degli inglesi, fatta di pub e binge drinking come ragioni di vita, e spesso di freddezza emotiva che degenera in caciara alla quinta pinta. E la Londra interessante di chi ha scelto di vivere qui, fatta al contrario di comunita' di persone spesso colte, aperte e curiose, che rendono bello vivere in questa citta'.

Concordo su traffico (che qui e' lentissimo ma solo perche' tutti sono oltremodo disciplinati), inquinamento, e sul fatto che nelle zone centrali hai certamente una sensazione di sicurezza superiore a quella che hai a Milano.

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Ho in programma di tornare a breve, carissimo Fabio, e questa volta non mancherò certo di farmi portare date per negozi di dischi e luoghi a te cari. Non sai quanto mi sono arrabbiato con me stesso per la mia negligenza, ho la testa tra le nuvole più del solito in questo periodo.
Perfetta come sempre la tua sintesi su Londra.
Nicola

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Anonymous myriam said...

D'accordo con Fabio, come al solito...vorrei solo aggiungere la Londra dove nel 2007 sono morti piu' di 20 giovani per rivalita' tra gangs (di cui 1/4 sotto l'eta di 18 anni). Parlando di traffico, la M25 (la tangenziale di Londra) puo' essere un incubo come la tangeziale di Milano...si, si c'e' meno inquinamento, visto che qui abbiamo le centrali nucleari.

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Nicola -

Ci conto. Porta un paio di scarpe comode!

Myriam -

Vero quello che dici, pero' per quanto non simpatizzi molto con Livingstone per altre ragioni (il suo supporto a un'espansione edilizia indscriminata prima di tutto), le statistiche dicono che criminalita', inquinamento e traffico sono in calo negli ultimi anni. Il supporto all'energia nucleare da parte di Brown peraltro prende le mosse da una delle ultime decisioni di Blair (quella di promuovere l'apertura di una nuova generazione di centrali nucleari e' stata in assoluto l'ultima iniziativa di Blair prima di dimettersi).

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Myriam,
ribadisco che è del tutto ovvio che tu conosca meglio di me Londra e le sue problematiche; e che non volevo certo fare il buon selvaggio Venerdì che resta a bocca aperta di fonte alle "moderne sorti e progressive", né scrivere luoghi comuni sostanzialmente errati nello stile di quel (furbissimo) pirla di Severgnini.
La mia è stata solo un'impressione epidermica e "volante" di una megalopoli di cui è sin troppo semplice scrivere tutto e il contrario. E come sai spesso le impressioni più istintive e poco meditate tendono ad avere un "positivebias", come direbbero gli studiosi di sociologia, nei confronti dell'oggetto osservato (per inciso, vale spesso anche per le persone, giusto o sbagliato che si riveli in seguito).
Tutto qui, niente di più.
Certo il tuo tenace sforzo di "avvocato del diavolo" fa sorgere la legittima suspicione sulle ragioni di una critica, assolutamente legittima, che in alcuni passaggi pare tuttavia sfiorate i territori dell'astio.
Ma qui meglio fermarsi, ovviamente.
Nicola

martedì, 29 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Sarà un'eresia, ma preferisco il pop di Rihanna del new celtic della Newsom. È solo un 'prodotto' ben confezionato, è vero, ma - come ironizzi nel titolo - credo che i pezzi migliori di tutto questo genere (perché gli album di questo tipo contengono più che altro riempitivi) ben figurerebbero in futuro in una best of. Il genere, se vogliamo, è una evoluzione del rithm & blues e contiene ancora molti degli ingredienti che lo caratterizzavano (ritmo, sensualità, groove, etc.), e inoltre non deve essere per nulla facile costruire un brano pop azzeccato. P.s.: oltretutto Rihanna non dev'essere nemmeno tanto stupida, visto che in un'intervista ha preso le distanze dal glamour distruttivo di quel mondo (vedi la Spears, Whinehouse, etc). Q.

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous alessandro said...

Myriam, ma il Philippe Auclair autore del libro "Le royaume enchanté de Tony Blair" è lo stesso Philippe Auclair che fa il musicista, cantante, arrangiatore (ecc.) con lo pseudonimo di Louis Philippe?

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Nicola -

Lascio che sia Myriam a risponderti, ma vorrei anche dire la mia a proposito di quello che definisci astio. L'Inghilterra, non solo Londra quindi, e' un sistema (sociale, economico, politico) completamente a se' stante. Io non credo che chi ha vissuto nell'Europa continentale sia completamente preparato per affrontare lo stile di vita individualista/ liberista britannico. Ti ci devi abituare, ma anche dopo anni la sensazione di insicurezza qui resta totale. Se perdi il lavoro o ricevi un ordine di sfratto (e puo' succedere in ogni momento perche' l'orizzonte temporale medio qui e' di 4 settimane: con 4 settimane di preavviso ti puo' venire detto e fatto di tutto), devi fare i conti con un sistema spietato che non e' stato disegnato per proteggere i deboli. Non ci sono sindacati (la Thatcher li ha di fatto azzerati), ne' ammortizzatori sociali.

Quando succede, e succede il primo Gennaio di ogni anno, che i prezzi dei trasporti aumentano del 50% per volta, nessuno si lamenta. E' come se nulla fosse successo. Stessa cosa per i prezzi di elettricita' e gas, per le tasse comunali, ecc. Ma tu ti ricordi, per fare un confronto, cos'e' successo a Milano quando il biglietto della metropolitana e' aumentato, mi pare di ricordare, da 1,700 a 2,000 lire? A momenti scoppiava la rivoluzione. Qui nessuno dice beh.

Io non sono sicuro di provare astio nei confronti di questo sistema (astio che poi sarebbe piu' che compensato da tutte quelle piccole e grandi gioie che tu citavi nel tuo primo commento). Certo che avverto un grande senso di insicurezza. Le centrali nucleari, una intera nuova generazione sparsa per tutta l'Inghilterra promossa da Tony Blair, sono un altro esempio. La decisione e' stata presa in un giorno. Nessuno ha detto una parola. Se provi a farne cenno in qualunque discussione ti guardano come fossi un marziano. A me certe volte tutto questo sembra surreale e, purtroppo, un po' inquietante.

Q -

Non sono pienamente d'accordo con te nel definire Joanna Newsom neoceltica, io credo che sia una delle realta' piu' originali e non definibili della musica di questo decennio. Detto questo, concordo sul fatto che Rihanna rappresenti un anello nell'evoluzione dell'R'n'B. Puo' piacere o no (e a me di fatto non piace) ma sa interpretare il suo tempo, su questo non credo ci siano dubbi. Per fare un confronto in ambito R'n'B, credo che Rihanna abbia molto piu' talento e originalita' della sopravvalutata macchietta revivalista Amy Winehouse.

Alessandro -

Lascio che sia Myriam a risponderti perche' non ne ho proprio idea. Sono curioso anch'io di sapere.

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous the 4ever afro Journo said...

Eh, però c'è una canzone di Amy (non so il titolo, sorry: è quella del video col funerale) che mi piace parecchio. mi sa di un Chris Isaak femmineo in chiave soul retro. Poi è vero: brand new, you're retro. Ma trovatemi uno che dopo 50 anni di rock e derivati non lo sia...il trucco è mescoalre bene le carte del già esitente.
Ed è un gran bel rassegnarsi, eh...

lol

JC

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous MOYA said...

Dunque, tralascio il bellissimo post di Fabio, che da quando e' iniziato il 2008 ci sta facendo compiere dei viaggi musicali incredibili. Mi soffermo invece sul dibattito inaugurato da Nicola.
Nicola mi ricorda me stessa, quando a Londra ci venivo in vacanza e mi esaltavo e sognavo di venirci a vivere. Quando sono emigrata, mi sono trovata di fronte alla realta', alla durezza di questa citta', che se le citta' avessero un sesso, sicuramente direi che Londra e' un algido uomo d'affari. Comunque, superate le dicotomie e le difficolta' iniziali, posso dire di amare questo posto, non ho certo + il cieco entusiasmo della ragazzina che pensava che tutto fosse perfetto, ma sono felice di essere qui e ci sono momenti che mi esalto, come ogni mattina, quando attraverso il ponte sul Tamigi e vedo il panorama da cartolina.
I trasporti non sono perfetti, la mia linea di treni ha un servizio pessimo, ma ogni anno aumentano le tariffe di almeno 2 sterline, e NESSUNO si lamenta, NESSUNO protesta. In certi casi sarebbe meglio vivere in Francia, haha!
Anyway, W la Londra interessante, vero Fabio?

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous the socially engaged jurno said...

Del resto, cari amici, la differenza la si potrebbe riassumere nel fatto che i francesi han fatto la Rivoluzione, gli inglesi ne hano proposto una variante non sanguinosa, e noi italiani ancora dobbiamo farla. Mi viene il dubbio che mai la faremo, però...

JC

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous myriam said...

ambasciatore non porta pena, ho solo riportato la realta' dei fatti. Io amo alla follia Londra, tanto che dopo 3 anni di vita di campagna nel Kent sto per ritornarci perche' non ne potevo stare lontana. Penso che si debba vivere in una citta' per sapere quello che succede veramente e ho apprezzato il tuo commento su Londra che trovo molto bello. Penso che Fabio come altri siano si da invidiare per avere scelto Londra come propria residenza, di certo si vive che a Milano. Nel mio commento volevo soltanto mettere parte della realta' molte volte dura di Londra come hanno ben sottolineato Moyra e Fabio.
Per lati si vive meglio a Londra, per altri si vive meglio in Italia e per molti altri in Svezia o nel paese di Sarko, peccato non ci si possa fare un lego ;)
La prossima volta che vieni a Londra, magari ne parliamo un po' di piu' davanti ad una tazza di the con Fabio. Myriam

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous Myriam said...

a proposito anch'io preferisco il pop di Rihanna del "celtic" della Newsom.... facciamo una petizione!!!!!

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Posso soltanto dire, in attesa del nostro the, che ringrazio tutti voi per il contributo di conoscenza da "insider" che mi offrite e per la qualità e il peso specifico delle vostre osservazioni.
Ho la sensazione che se avessi, come voi, scelto ( o semplicemente potuto) vivere stabilmente a Londra, le mie impressioni e valutazioni non sarebbero così distanti dalle vostre.
Probabilmente anche l'altamente probabile avvento di un nuovo tragico quinquennio berlusconiano ha influito sulla mia tre giorni londinese.
Seriamente, è sempre bello constatare l'elevato livello del dibattito in questo spazio così mirabilmente gestito da Fabio. Merito suo, senza dubbio, ma anche di molti interlocutori, come Myriam in questo caso (ma anche Moya e altri) sempre aperti ad un confronto a tutto campo. Ad un visitatore occasionale potrebbe spesso sembrare di trovarsi di fronte a persone che si conoscono tutte bene tra loro, tale è l'intensità della dialettica tra gli interlocutori.
Anche una semplice carrellata di impressioni buttate giù rapidamente, come la mia di ieri l'altro, ha innescato un approfondimento per me senza dubbio utilissimo, oltre che piacevole.
Nicola

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous the country gentlejourno said...

io vivo sul limitare della provincia di Bergamo con quella di Brescia e so quel che succede lo stesso. Azni, posso dire che il puto d'osservazione provinciale garantisce un certo distacco e una maggiore oggettività. Ho barattato la banda larga con le passeggiate tra i campi e lungo il fiume.
non è male.

JC

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous myriam said...

ecco il vantaggio di Londra e' che puoi fare anche le passeggiate tra i campi e lungo il fiume..

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

JC -

Si' pero' perche' ascoltare Amy Winehouse quando posso riascoltare le Supremes, Martha & the Vandellas, ecc.? Mi stai facendo venire l'idea per un post sul tema.

In certi ambiti, e penso a molto indie rock che tu e io abbiamo iniziato a seguire piu' di vent'anni fa, il mescolamento a me sembra sia arrivato al punto che non c'e' nemmeno piu' nulla da rimescolare. Quante combinazioni Young Marble Giants/ Joy Division/ Smiths si possono ancora ottenere?

E' davvero "un bel rassegnarsi" oppure non esistono alternative e allora ci si rassegna un po' per forza?

[La soluzione che il mio iPod ha elaborato per me e' lo shuffle random di generi e decenni, che sta iniziando a diventare la mia modalita' d'ascolto preferita].

Sulla rivoluzione, sai che ho sempre pensato che invece la differenza tra noi e gli Inglesi e' che noi abbiamo avuto una dittatura e la resistenza, e continuiamo a portare con noi le ferite di una guerra civile mai del tutto rimarginate, e invece loro no? Paradossalmente, questa e' una societa' molto piu' divisa in classi che non si parlano, eppure molto piu' unita politicamente (nel segno di un esasperato pragmatismo, vedi sotto la risposta a Moya).

Sul punto di vista provinciale e distaccato al punto giusto non potrei essere piu' d'accordo. La vita di provincia fornisce un'interpretazione di quello che succede nelle metropoli del mondo. Non ne e' una rappresentazione secondo me, ma una vera e propria "interpretazione di parte". La rivoluzione Rough Trade vista dalla mia cameretta, la interpretavo un po' come piaceva a me (la' a Londra sono tutti come me, la' si' che mi troverei bene e avrei tanti amici, ecc.). Da vicino e' un'altra cosa, ma non e' mica detto che la distanza giusta per comprendere davvero non fosse proprio quei 1000 chilometri che dividevano la mia cameretta da Ladbroke Grove.

[Dopo quello che hai scritto mi ti immagino come Andy Partridge adesso].

Moya -

Anche io mi ritrovo moltissimo nelle parole di Nicola: le sue impressioni di viaggiatore sono le stesse che provavo io prima di trasferirmi. Sulla rappresentazione algida e maschile sono d'accordo, anche se mi risulta difficile proiettare una citta' complessa come Londra su una singola personalita'. C'e' la City e c'e' Dray Walk, c'e' Chelsea e c'e' Peckham. Nelle sue contraddizioni e' certamente una citta' tenuta insieme da un pragmatismo, per noi, esasperato (in questo e' rappresentata bene dal suo sindaco, non trovi?). Credo che, come fai tu e come faccio io, qui si vive bene se trovi tuoi percorsi e luoghi (che per noi sono la Tate, il BFI, i parchi, i caffe' e per altri potrebbero essere, che so, i centri sportivi, i pub, i ristoranti di lusso, Selfridges, ecc.). Altrimenti ti perdi, e non e' una bella cosa perche' poi a ritrovare la strada verso se stessi ci si mette un po' e non e' detto che la si trovi davvero.

Myriam -

D'accordo per la tazza di te' e molto d'accordo sul fatto che qui a Londra si possa passare interi giorni "in campagna" (a Hampstead, lungo i canali, passeggiando verso Greenwich, ecc.).

Nicola e tutti gli altri -

Non sapete che piacere mi fa questa discussione, che e' anche per me un motivo di riflessione e di scambio. Poi mi piace il fatto che si parli tra lettori del mio blog, e' per me un po' come avere aperto le porte di casa a un gruppo di amici. A Nicola un grazie di cuore per avere iniziato la discussione.

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous the optimistic in spite of it all journo said...

Heh,

un triplo lol al sottoscritto come Andy Partridge. Anche se ho un gatto (Oliver Everett) e non un cane, anche se non riesco a fre canzoni pop perfette.

Se vuoi sapere come butta dal lato artistico, qui trovi qualcosa in streaming e scusate la pubblicità:
profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=194281319

Sull’eterno ritorno mi trovo in parte d’accordo: se per certe cose smaccataemtne retro si può parlare di copia carbone, è vero che se non ci scappa la grande canzone - del calibro che sono sempre in meno a saper scrivere – si fa una brutta fine. Lo sappiamo che gli Oldham, i Dylan, i Van Zandt eccetera non crescono sugli alberi. A Maggior ragione oggi che il rock non ha più confini di sviluppo illimitati. Però: anche i grandi di un tempo prendevano dal passato, e non è mistero che lo Zimmie pescò dal repertorio folk e da Odetta e da Guthrie. Il segreto è nel render le cose “proprie” in modo che se le seni dici “ah, è Mark Lanegan” anche se sta cantando un brano di O.V. Wright o dei Leaving Trains. O Cat Power con i Moby Grape e Cave con Leadbelly.

Credo che anche l’ultima semi-rivoluzione arrivata nel “rock” avesse evidenti radici in infiniti passati: anche i post-rockers si abbeveravano a fonti illustri, però ne veniva fuori una miscela che non ricalcava. Poi, come in ogni campo, l’ortodossia è arrivata pure lì. Per ogni Exploited ci sono dei relativi A minor Forest, insomma, e amen.

Il mio è un “bel rassegnarsi” quando pesco su delle cose belle o addirittura splendide, ma mi capita quelle 10 volte l’anno se è grassa. E non è solo indie rock che non si evolve più. E’ che adesso le evoluzioni vanno per piccoli passi, poco alla volta, per sottintesi. C’è una frammentazione culturale e sociale talmente pronunciata anche nella pop music che i ribaltamenti copernicani non sono proprio più possibili. Sai, per delle Rings che aggiornano il Ritonrno delle Giganti Slits, degli Psapp che fanno surrealismo pop post elettronico e degli Earth che mandano a spasso Neil Young coi Sabbath sul set di “Paris, Texas” provo emozioni anche forti nonostante i 22 anni passati ad ascoltare musica. E non mi accontento, no: a volte mi esalto pure. Vedi nel 2007 coi Tinariwen o gli Wilco o Vic Chesnutt. E’ un bel panorama sonoro, anche se viaggia a velocità più lenta nonostante l’iperproduzione e non sa dove sta andando.
Sarebbe un discorso lunghissimo e già lo è, per cui tronco qui.

JC

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous myriam said...

oh..io amo Mark Lanegan!
ad ogni modo, secondo me, le cose innovative vanno pescate nell'elettronica e nell'hip hop..si si mo scatenatevi..vado a guardarmi il profilo qui sopra sul murdochiano my space!

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

JC -

Letto tutta la vostra storia e sono molto molto curioso, ma purtroppo il mio PC di lavoro ha una qualche diavoleria di firewall che mi impedisce di scaricare musica dalla rete. Ma ascoltero'.

Condivido ogni tua parola. Dopodiche' la musica resta un gran bel divertimento se uno, fatti i ragionamenti che stiamo facendo noi, poi li dimentica. Sono sicuro che non mi devo spiegare ulteriormente e che ci siamo gia' capiti. In fondo, ma chi se ne importa se oggi non ci sono rivoluzioni in corso, se la crescita e' incrementale anziche esponenziale, quando possiamo accedere a tutte le numerose rivoluzioni del passato.

Posso sentire Cat Power E i Moby Grape, Dylan E la Carter Family, le Bikini Kill E le Raincoats. Mark Lanegan E Leadbelly.

Lo trovo sempre piu' un percorso circolare. Quando inizi ad ascoltare la musica non possiedi criteri di catalogazione (temporale, stilistici): la musica e' musica e basta. Poi li apprendi ed e' quando i tuoi ascolti si fanno focalizzati (su un genere, e di solito sul presente). Per me e' stato il periodo Rockville. Poi inizi a incuriosirti su cosa c'e' al di la' del muro. Per me e' stato il periodo Tropici e Meridiani. E infine, i muri ti diverti ad abbatterli. E cosi' torni al punto di partenza (con in piu' la consapevolezza acquisita lungo il percorso). Per me e' il periodo Prospettive Musicali.

E' un gran bel viaggio, ed e' bello vedere ogni fotografia di quel viaggio e riviverne tutti i momenti, anche perche' il viaggio non finira' mai.

Myriam -

Ognuno cerca dove vuole, ci mancherebbe. Sul concetto di "innovativo" ti rimando all'ottimo post pubblicato da Borguez il 24 Gennaio.

Dopodiche' se vogliamo proprio filosofeggiare, mi e ti domando: cosa e' innovativo? Solo cio' che e' innovativo oggi, qui e ora? Cioe' Y del Pop Group, l'installazione Tropicalia di Oiticica, l'Arco di Castiglioni, un quadro di Rothko, sono innovativi o no?

Io tendo a preferire una definizione ampia: e' innovativo tutto quello che e' o e' stato innovativo al momento della sua realizzazione.

Se pero' sposi questa interpretazione, allora perche' limitarsi al presente?

mercoledì, 30 gennaio, 2008

 
Anonymous myriam said...

parlavo d'innovativo per il 2008! non innovativo passato..stavo seguendo la linea di pensiero:"si puo' ancora oggigiorno innovare musicalmente?"..il discorso e' molto lungo, ne parleremo davanti alla famosa tazza di the' ;) e boh, poi non sono una critica quindi non ho mezzi per risponderti, le mie sono opinioni personali. molto carino il my space di"the optimistic in spite of it all journo"!

giovedì, 31 gennaio, 2008

 
Anonymous the sometimeswhocares journo said...

E dunque:

in primis scusa Fabio se abbiamo trasformato entusiasticamente il tuo blog in una message-board ad alto contenuto culturale (what? really?! omegod…); poi grazie a Miriam per i complimenti e l’amicizia di myspace, alla quale contraccambio per le foto sue e in special modo - amore sconfinato che dura da una vita - quelle di felini.

More 2 the point:

la questione è, per come la metti tu Fabio nell’ultimo post, in primo luogo di “attitudine alla fruizione”. Ovvero come e perché ci mettiamo di fronte a un disco per ascoltarlo, svelarne i significati e contestualizzarlo. Questo varia da individuo a individuo: c’è chi le cose le sente con la pancia, chi si affida al “mi piace/non mi piace” e chi ci ragiona sopra (spesso anche a vanvera: non David Toop, Greil Marcus o Simon Reynolds, comunque; sebbene l’ultimo ogni tanto pigli qualche cantonata…).

Dipende cosa uno preferisce: personalmente, ragionarci su non mi ha mai precluso la gioia dell’ascolto “a squarciagola e le finestre aperte” così tipicamente adolescenziale. Nemmeno quanto facevo parte della categoria anagrafica. Neppure al tempo della mia conduzione radiofonica e dunque nemmeno ora che di musica ne scrivo. Anzi, più ci ragiono sopra e vado indagarne i fili rossi che si nascondono dietro alle cose, più certe musiche mi intrigano, appassionano, entusiasmano.

A prescindere dal fattore cronologico e stilistico. Poi, è verissimo che su certa robetta non puoi imbastire nulla perché è musica senza valore né plusvalore, priva di struttura e sovrastruttura. Evanescente come lo yogurt lasciato aperto fuori dal frigo.

Inoltre: o sono solo canzonette e non vale la pena di ragionarci sopra in modo rigoroso e adeguato, o se si tratta di Arte merita l’approccio di cui sopra.

Non credere che no mi capiti spesso di metter su un disco per puro piacere e fregarmene di tutto. Oh, se succede. E, a scanso di equivoci, sul ripiano dello stereo che c’è in camera da letto ci trovi, tra le cose recentemente messe lì nel mucchio – questo sì, davvero “selvaggio”: Kevin Ayers, il primo Daft Punk, Baobab Orchestra, i due omonimi di Caetano Veloso, la ristampa dell’anno passato dei True West, Roots, Joe Lally, Judee Sill, “Starsailor” di Buckley Sr., l’ultimo Gallon Drunk.

JC

giovedì, 31 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Myriam -

Scusa i miei frequenti voli pindarici! In realta' credo che Borguez dica una cosa giusta quando dice che per lui certe cose di folk primigenio sono oggi piu' innovative di molto indie uscito ieri. Nel senso che poi alla fine a me interessa fino a un certo punto che cosa e' innovativo oggi, mentre mi preoccupo soprattutto di cercare esperienze che sono, per me, innovative. E le posso trovare, come mi e' successo recentemente, in un disco di field recordings delle minoranze etniche del Sud del Laos (arrivato fino a me via Subliminal Frequencies). O in certo folk pastorale inglese, o nelle sonate per violino di Biber. Per me, che non la conoscevo prima, quella e' musica stimolante e innovativa, addirittura in senso rivoluzionario, anziche' incrementale.

JC -

Quell'"entusiasticamente" dice tutto, ed e' un entusiasmo che condivido. La differenza fondamentale tra un blog e un tumblr e' proprio che con il blog dialoghi, con il tumblr non ne hai la possibilita'. Se poi un blog diventa un message board, tanto meglio.

A proposito, gia' che siamo in tema, ma ti rendi conto di quanti mesi di lettere mandate avanti e indietro tra Palazzolo e Voghera al ritmo di una a settimana avremmo dovuto scambiarci, quando quello era il nostro mezzo di comunicazione, per avere un dialogo come quello che abbiamo avuto solo ieri?

Quello che dici e' ancora una volta condivisibile, e non mi stupisce scoprire nel mucchio sul ripiano della camera da letto una collezione apparentemente random ma di grande qualita'. E' sempre stato cosi' per te, e mi deluderebbe il contrario.

Nel momento in cui i ragionamenti sulla musica non precludono l'ascolto a 360 gradi, perche' non farli, ovvio. C'e' giornalismo buono (i nomi che citi tu, Rob Young, Alan Licht, Howard Mandel, ecc.) e pessimo (l'NME per dire). Il giornalismo buono ti aiuta a scoprire e a capire, e a trovare fili rossi come dici tu. Quello cattivo costruisce e smonta freneticamente senza nemmeno sapere cosa.

Piuttosto, io oggi provo un certo disagio per il consumo frenetico di musica nel quale siamo immersi: il download del disco leaked, la corsa per accaparrarsi un posto a un concerto, che qui a Londra deve partire mesi prima del concerto stesso (con effetti comici, perche' poi magari quella sera che devi andare a vedere gli Eels sei cosi' felice e stai cosi' bene che il nostro E ti verrebbe da prenderlo a sberle), ecc.

In questo senso, la fruizione approfondita a me sembra un ottimo antidoto a tutto cio'. Se fatta male, preclude il piacere dell'ascolto, ma siamo noi a potere decidere cio' che e' bene per noi in ogni dato momento.

Stiamo dicendo cose molto simili mi pare.

giovedì, 31 gennaio, 2008

 
Anonymous the agreeing journo said...

Fabio, ti ultra-quoto come dicono i ragazzi di oggi. Ed è fi troppo chiaro che prima o poi ci saremmo (re)incontrati, noi due.

Slow listening: il diritto a riprendersi il tempo della vita, nonostante tutto e tutti.

JC

giovedì, 31 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Yo!

giovedì, 31 gennaio, 2008

 
Anonymous Myriam said...

verissimo...la musica etnica e' una fonte unica d'ispirazione ed inesauribile, hai proprio ragione...parlando di cui, tempo fa una persona mi aveva consigliato la compilation "Congotronics vol.2", che e' stupenda!

venerdì, 01 febbraio, 2008

 

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