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Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 11 gennaio 2008

How does it feel?

E' da un po' che volevo farvi una domanda. Ma voi, come vi rapportate con i regali delle ex fidanzate? Quelli belli intendo, che quelli brutti e' facile ignorarli, buttarli, riciclarli, ecc.

E' da un po' che ci sto pensando, da quando tengo lo Scrapbook 1956 -1966 di Dylan sul davanzale della finestra, di fianco al letto, pronto ad afferrarlo quando mi sveglio di notte e tutti i problemi reali e immaginari del mondo si danno appuntamento per non lasciarmi riaddormentare.

Lo Scrapbook di Dylan immagino che molti lettori l'abbiano nella loro biblioteca. Per tutti gli altri: e' un volume illustrato, piu' o meno quadrato del formato di un LP, che contiene solo una sessantina di pagine scritte, ma quasi ogni pagina ha una tasca, un risvolto, qualcosa con cui giocare. Nelle tasche ci sono volantini, riproduzioni di biglietti di concerti, foglietti manoscritti, appunti e poesie scritte da Dylan.

L'equivalente per appassionati di musica di quei libri che si regalano ai bambini, quelli con la mucca che fa mu, i carillon che suonano quando giri la pagina, gli spazi da colorare.

Lo leggi proprio come si leggono le fiabe. E' scritto in grande, i capitoli sono corti e avvincenti. Ognuna delle fiabe si riferisce a un momento della vita del nostro eroe: la prima chitarra, l'incontro con Woody Guthrie, Newport, l'incidente in moto.

E come le fiabe, anche se le conosci e' bello sentirtele raccontare una volta di piu'. Un libro come quello e' un gioiello: puoi leggerlo mille volte, e non finirai mai di aprire le tasche e fermarti per interi minuti sulle foto, tutte bellissime, tutte scelte con grande gusto.

Lo leggi un po', poi lo rimetti nella sua custodia, spegni la luce e ti riaddormenti come un bambino.

Il problema di quel libro per il sottoscritto, pero', e' che appartiene alla categoria maglioni/ cose da usare in cucina/ dischi/ libri/ poster che ti sono stati regalati da una persona che non fa piu' parte della tua vita. Lontana anni luce, legata ad altri luoghi, persone, stati d'animo, climi, colori, tutto. E uno puo' non pensarci (o fare finta di) ma la sostanza non cambia. Quell'oggetto e' in qualche modo "nato" in quel momento, quando hai scartato la carta nella quale era stato amorevolmente avvolto e hai pensato ma come cavolo ha fatto a sapere che proprio questo maglione/ cosa da usare in cucina/ disco/ libro/ poster mi avrebbe reso felice.

E in qualche modo quegli oggetti la loro data di nascita la portano per sempre dentro di se', non va mai via. La puoi ignorare, certo, ma quel momento resta incorporato per sempre all'interno di quel maglione che ti tiene caldo in un giorno d'inverno, di quel poster che arreda una parete del tuo soggiorno, di quel libro che ti rimette in pace con te e ti permette di spegnere la luce e riprendere a dormire come nulla fosse successo.

E si' il maglione tiene caldo, il poster arreda, il libro ti rimette in pace con te stesso. Ma questi oggetti contengono anche un senso malinconico di passaggio del tempo, il solito cosa sarebbe successo se io invece di, adesso che saprei cosa dire adesso che saprei cosa fare.

Lo neghiamo, ma finiamo per affezionarci a quegli oggetti piu' che a tutti gli altri, come a fotografie sbiadite nelle quali i personaggi sorridono per sempre.

[I'M NOT THERE - Trailer]

31 Comments:

Anonymous Anonimo said...

...ci pensavo giusto l'altro giorno, quando mi è capitato tra le mani il regalo di laurea del mio ex. Una cosa che desideravo tanto. Una cosa che non metto piu'.
Perchè mi ricorda tante cose belle, ma anche no.
Da un canto mi sento stolida, dall'altro ferita, dall'altro ancora mando in culo tutto e lo rimetto nella scatola sepolta da altre scatole fin quando mi tornerà tra le mani e la ferita farà un po' meno male. Un po' mi dispiace, perchè quel regalo mi piaceva veramente un sacco.

Tiziana

sabato, 12 gennaio, 2008

 
Blogger mr.crown said...

davvero non mi sembra un problema.
i regali rimangono le donne passano.
e il tempo: beh quello ce lo siamo inventati noi con passato presente e futuro.
prova ad immaginare come un'unica tela ancora da completare. c'è posto per tutto e per tutti.

poi mi rifaccio ad un paio di post fa: il libro di reynolds mi piace assai e mi piace consultarlo ripetutamente. semplicemente non condivido tutti i suoi giudizi, ma mi parrebbe impossibile il contrario.

sabato, 12 gennaio, 2008

 
Anonymous meristemi said...

Restano pur sempre piccole, più o meno saporite, madeleinettes. Fanno sempre parte di noi, perchè rinunciare?

Meristemi (fu Wiseacre)

domenica, 13 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

...io conservo tutto ..quasi maniacalmente; i regali degli ex sono come tante piccole coperte di Linus; mi riempiono il cuore di bei ricordi e non li butterei per niente al mondo......pensa che conservo addirittura un lecca-lecca a forma di cuore ( ormai quasi decomposto) che mi regalò il mio primo fidanzato all'uscita da scuola ( si parla ci circa 15 anni ga!!!)!!!Sarò scema?!
baci
claudia

lunedì, 14 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Nel mio caso, li considero come se fossero miei tout-court, e solo raramente mi capita di provare nostalgia su queste basi. Piuttosto, la mia ex mi ha lasciato un insano piacere - ed è il colmo rispetto ad un blog che presenta musica raffinata come questo - nell'ascolto di Antonacci, Ramazzotti, Carboni & company. Spero di guarire, prima o poi! Q.

lunedì, 14 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Tiziana -

E invece sai che secondo me dovresti metterlo? Nel senso che dovresti associare il regalo al momento, anziche' alla persona. Poi dipende quanto ancora la ferita brucia ancora naturalmente. A me le perdite danno spesso un senso di nostalgia, e pero' piu' ci penso e piu' mi sembrano tutte piu' o meno inevitabili.

Mr. Crown -

Bella questa idea del tempo non lineare, come uno spazio da definire continuamente.

Reynolds in effetti e' un po' assertivo nel libro giallo, e pero' credo che sia un'assertivita' profondamente legata alla sua passione. Io lo trovo di gran lunga il suo libro migliore.

Meristemi -

Formidabile il tuo blog erboristico. All'inizio mi e' sembrata una trasformazione a 360 gradi, ma invece adesso tutto mi torna. A me comunque Wiseacre e' mancato. E tra l'altro ti devo mandare un disco da almeno un anno...

Claudia -

Non sei affatto "scema", anzi, buon per te che riesci a godere di tutti quei ricordi. Leggendo la storia del lecca-lecca ti confesso che mi si sono materializzate nella mente le note di chitarra di apertura di Heart-shaped box.

Q -

Beh tutti abbiamo scheletri negli armadi. E le musiche servono proprio a fissare ricordi. Perche' volere "guarire", sarebbe perdere qualcosa no?

lunedì, 14 gennaio, 2008

 
Blogger francesco said...

io recentemente ho fatto una cosa che è stata giudicata riprovevole e scandalosa, peraltro da persone del cui comportamento può dirsi altrettanto se non di più.
ho messo tutto - o meglio tutto quello che non avevo distrutto precedentemente - in una bella busta imbottita e l'ho restituito via posta.
tengo a precisare che è la prima volta che lo faccio, di solito butto via tutto (se ne deduce il mio stato d'animo, credo...).
non era proprio una ex-fidanzata ma spero che tu lo accetti lo stesso per il sondaggio...

lunedì, 14 gennaio, 2008

 
Blogger francesco said...

errata corrige:
al posto di "butto via tutto"
leggi "conservo tutto"

aggiungo che parallelamente ho bruciato un paio di lettere.

scusate il lapsus, a forza di frequentare le "ragazze di S.Freudiano"...

lunedì, 14 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Pero' non capisco perche' tu l'abbia fatto. Cioe', gli oggetti ti davano cosi' tanto disagio? O e' un modo per "vendicarti" di qualcosa? O per richiedere attenzione?

lunedì, 14 gennaio, 2008

 
Blogger francesco said...

non so, forse le tre cose insieme.

lunedì, 14 gennaio, 2008

 
Blogger francesco said...

tanto per bilanciare vorrei raccontare invece di una delle cose più care fra quelle che conservo, forse la più cara, anzi senza forse.

"Stevie Wonder - Complete Vol.1": un vecchio spartito, tutto distrutto, le pagine che volano via, una reliquia, ce lo siamo passati di mano per anni, tutti a imparare gli accordi jazz quando ancora non sapevamo cos'era il jazz, quanta fatica per recuperarlo, ora non esce di casa neanche se mi pagano.
pensavo fosse per la rarità e per il precario stato di conservazione ma ho capito che non è per questo.
mentre cercavo un pezzo da fotocopiare per un'allieva sgallettata (che vuole cantare, appunto, "Superwoman") ho aperto la prima pagina.
un tuffo al cuore leggendo la dedica, scritta da chi me l'ha regalato più di vent'anni fa e che da allora vive nella città in cui tu vivi ora.

"to know you is to love you, is to see you being free as the wind. S.W.
I hope so, your f."

lunedì, 14 gennaio, 2008

 
Blogger Myriamba said...

gli unici regali che ho ricevuto dai miei exi erano un po' bruttini...quindi la maggior parte sono stati buttati nei miei traslochi...a parte la biografia di Charles Mingus "Peggio di un bastardo" e altri due libretti a cui oramai do solo il valore di libro...anche se la persona che me li ha regalati era veramente una bella persona. Non penso li terrei sul comodino pero'..magari lo potresti tenere in salotto. se lo leggi di notte quando ti svegli per quel che Bob Dylan e questo libro siano fonte d'ispirazione..forse c'e' qualcosa di piu' profondo dietro legato ai tuoi sentimenti.ma a questo punto..non sono piu'affar miei ed entrerei nella sfera del privato. Io cercherei comunque di spostarlo di posto e comprerei un'altro libro per il comodino. Spostalo, vedrai ti fara' bene.

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Francesco -

Un gran bel ricordo, perche' condiviso, non soltanto regalato. E' un passo addirittura oltre secondo me. L'importante e' che si rimanga affezionati al momento, e al gesto della condivisione, piu' che alla persona, sei d'accordo?

Myriamba -

Gran bel libro la biografia di Mingus! Per quanto mi riguarda, nel caso specifico non c'e' nulla di piu' profondo di quanto ho scritto. Oltre al valore del libro in se', indiscutibile, c'e' il fatto che mi e' stato regalato in un bel momento al quale sono affezionato ma che rimane tranquillamente parte di un passato che e', appunto, passato. Fine. Nulla di piu' personale di cosi'. L'effetto di leggere quel libro di notte e' infatti solo positivo: mi addormento pensando a come e' bella quella fiaba di un ragazzo la cui passione e' stata cosi' forte che lo ha trasformato in un formidabile mito dei nostri giorni che di miti come lui avrebbero ancora piu' bisogno.

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Io ho una cura quasi maniacale per ciò che mi è stato regalato dagli ex fidanzati.Questo denota la mia "forse-passata-tenera-età" e il ristretto numero di persone con cui sono veramente stata bene e di cui ho un buon ricordo. La t-shirt del mio novio spagnolo dell'Erasmus,il primo regalo del primo fidanzato (una sciarpa),i fumetti del boyfriend nerd,ecc..La stanza nella casa dei miei genitori raccoglie tutto,foto e oggetti in bella mostra.Mi servono, quando ci torno, per ricordarmi chi sono e cosa ho fatto fino ad ora.Per che strade sono passata,come intendi tu. Francesca

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Bisognerebbe in effetti scrivere un post sulle ex-camerette, quei luoghi dove abbiamo vissuto la nostra adolescenza e che sono rimasti cristallizzati a quegli anni. Sono tempo che si e' fermato. Luoghi belli da visitare proprio perche' contengono quei ricordi. Ci torni nella tua cameretta e vedi pezzi della tua vita che ti sembravano dimenticati.

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

ovviamente:ampi cassetti che contengono solo il tenibile..va beh che sono una pulciofila,però
:-P...
Francesca

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Scrivi un post sulle ex camerette!!
hihi ciao Francesca

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Beh ma in un certo senso anche quello che ho pubblicato oggi fa un riferimentino alla mia cameretta. Devo cercare l'ispirazione...

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Blogger francesco said...

beh la condivisione dello spartito è stata casuale.
allora (più di vent'anni fa) quella raccolta probabilmente si trovava a Londra e a Milano.
e così quando si è saputo che ce l'avevo tutti ci si sono buttati sopra.
ma la dedica non credo l'abbiano guardata.
quella lo so solo io che c'è e me la tengo stretta.
salvo scriverla su un blog vent'anni dopo ma questo è un altro discorso.
quella della cameretta-museo, detta così, mi sembra un po' agghiacciante, ma forse è solo un problema di età.
io ho una casa-museo, ahimé, infatti il titolo del mio prossimo blog "usa e getta" sarà: il museo delle cere.

:-)

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Blogger francesco said...

errata ri-corrige:

a Londra sì e a Milano no.

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Avevo letto male, e infatti avevo capito che ve la eravate passata quella dispensa tu e la tua ex. Da qui il mio commento.

La mia ex-cameretta un giorno verra' scoperta da qualche collezionista feticista di dischi e memorabilia e la trasformera' nel museo internazionale della musica indie, lo sento.

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Blogger Irene said...

Io con la mia cameretta ho sempre avuto un pessimo rapporto tranne, forse, a diciassette anni. E' un luogo che non ho mai vissuto, che non ho mai sentito come mio. I ricordi, per quanto belli, sono inscatolati e li sopporto solo finchè sono chiusi nel cassetto. Un ragazzo una volta mi ha detto che ero inquieta. Mi conosceva appena e gli ho stretto la mano. Da quel giorno io che ero super feticista del passato ho cominciato a guardare solo avanti. Forse perchè domani sarà sempre meglio.
Irene

martedì, 15 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Ma davvero domani sara' sempre meglio? Cioe', ieri e' stato meglio dell'altro ieri? Il mese di Dicembre meglio di Novembre, il 2007 meglio del 2006?

A me sembra tutto cosi' altalenante, e in ogni caso non so, forse la soluzione sta nel combinare un vivere bene il presente portando con se' i bei ricordi del passato. Che aiutano a vivere bene il presente infatti.

L'inquietudine da cosa deriva, se posso chiedere, se hai voglia di raccontare, ecc. naturalmente.

mercoledì, 16 gennaio, 2008

 
Blogger Irene said...

Domani sarà sempre meglio non perché alla fine della giornata conti i più e i meno e tiri le somme. Quello che fa la differenza sei tu, e tu solo, che dai significato a quello che sei. Nel 2006 subivo le situazioni difficili più del 2007, a giugno ero irruente e non sapevo aspettare ma a dicembre ho raggiunto una serenità zenica (guadagnata con le unghie e con i denti).

Non vorrei sembrare patetica, non ho avuto un’infanzia da Senza Famiglia (anzi..), ma i ricordi che mi porto dietro sono pochi. Ieri è ieri, e sta dietro. Forse sono solo stanca delle apparizioni dei fantasmi. Sono troppi e non mi fanno crescere.

He,l’inquietudine. Da cosa deriva. He. In quel periodo non mi sentivo la terra sotto i piedi ed ero spaventata, intollerante, intransigente e arrabbiata. Poi ho capito che sarebbe stato sempre così, e allora la terra sotto i piedi ho cominciato a metterla io, a chiedermi chi ero e che cosa mi dava gioia e cosa non me ne dava, e a comportarmi di conseguenza. Si tagliano i rami vecchi e se piantano di nuovi (pochi).

i.

giovedì, 17 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Non sembri affatto patetica. Non so molto di te, se hai 20 anni o 30 o 40, ma sei sicura di non avere molti ricordi da portarti dietro? Sto parlando di quei momenti che ancora irradiano una luce luminosa capace di rischiarare il presente quando scende l'oscurita'.

Viaggi, persone, frasi che rimangono annidate in qualche spool di memoria e che ti fanno sorridere ogni volta che quei cassetti li apri.

Io credo che i ricordi siano legati a momenti. E chi se ne importa se poi con quella che credevi fosse la tua migliore amica hai litigato. Pero' in quel momento, quella notte dopo quel concerto, quel Sabato pomeriggio in quel mercatino, quella sera che avete incontrato per caso quella persona, si saranno generati ricordi piacevoli no?

Io la teoria che i ricordi ti impediscono di andare avanti non sono mai riuscita a capirla davvero. I ricordi danno ispirazione, ti possono dare una direzione quando non sai bene da che parte andare.

Sull'ultima parte del tuo commento, ti copio un frammento di Hesse che porto sempre con me: "Percio' pianti il tuo giardino e decori la tua anima invece di aspettare che qualcuno ti porti fiori. E impari che puoi davvero sopportare che sei davvero forte e che vali davvero".

venerdì, 18 gennaio, 2008

 
Blogger Irene said...

Capisco il tuo punto di vista, ma a me i ricordi non danno consolazione alcuna, né ispirazione per alcunché, per quanto belli e scintillanti siano. Forse perché sono venati sempre di quella tristezza delle cose che non sono più. O semplicemente è una mia risposta ad anni e anni di cammino con la testa rivolta indietro.

Adesso quando arrivano i giorni bui e sono a letto sotto le coperte, penso a tutte le cose che posso fare, i libri da leggere, una mostra da vedere, un cuscino su cui disegnare..il “prima” non mi ha mai aiutato a trovare una risposta, la via d’uscita è sempre domani, un traguardo.
Poi ci sono anche i giorni sereno-variabile in cui prima di dormire rido da sola per una frase, una situazione che affiora, ma è un divertissement e nulla più.

Sai qual è il punto? Che devo capire chi sono, e per farlo devo essere sola. Ogni ricordo ti inchioda ad un punto della tua vita, e io non mi ci riconosco mai. Forse è questa la sensazione sgradevole che non voglio provare.
Ma tu davvero riesci a cogliere l’ispirazione dai ricordi?
E: quando i pensieri ti fanno svegliare nel cuore della notte, davvero prendi in mano il libro di Dylan e dormi?

Credo che mi copierò la frase di Hesse e la porterò con me. Grazie :)
i.

venerdì, 18 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Si', forse piu' che l'ispirazione nei ricordi riesco a trovare una direzione. Da quelli positivi e da quelli negativi.

E si', quando i pensieri mi assalgono di notte leggo di musica. Wire, la mia rivista preferita, la leggo soprattutto in piena notte. La cosa peggiore e' restare coricati, perche' i pensieri sanno dove trovarti. Devi muoverti, andare in soggiorno, bere dell'acqua e leggere. Se leggi qualcosa che conosci gia' e che sai che ti piace, i pensieri lo sanno che come altre volte non avranno scampo e se ne vanno.

Il discorso solitudine mah. Davvero si riesce a conoscere se stessi piu' in solitudine che dal confronto? Non lo so, non ho una risposta. Credo che si debbano trovare equilibri. Io, che pure passo molto tempo da solo, della solitudine ho molta paura. Per andare avanti nella comprensione di noi stessi serve, anche, il confronto. Che e' poi quello che tu e io stiamo avendo adesso, per esempio.

Da te imparo il coraggio per esempio. Aggrapparsi ai ricordi e' anche una strategia di resistenza alla paura del futuro, ma il futuro va affrontato.

venerdì, 18 gennaio, 2008

 
Blogger Irene said...

E’ interessante che i ricordi riescano a darti una direzione. Non riesco però ad immaginarmi come, mi manca lo scenario.

Il confronto è fondamentale, la (auto)critica è fondamentale, cambiare idea è fondamentale.
Non volevo dire che da soli si cresce meglio o più in fretta, ma che per crescere bisogna liberarsi dalle voci che provengono dall’esterno, come gli altri ci vedono, come pensano che siamo. Ci vuole silenzio. Quante sono le persone con cui parli e che davvero ti danno qualcosa? O, ancora più difficile, ti hanno inquadrato? A volte il confronto è fuorviante. E allora è meraviglioso voltare pagina e ricominciare. E’ come l’aggiornamento dell’anitivirus: Norton è sempre Norton, ma è aggiornato, nuovo (che poesia..). Anche tu, in fondo, lo hai fatto quando ti sei trasferito a Londra,no? Forse la lontananza fisica dà anche una distanza diversa dalle cose/persone e, almeno io, divento un po’ nostalgica.

Snobbare la solitudine è un lusso: puoi farlo solo quando non sei disperatamente solo.

E questo confronto mi piace molto :)

i.

sabato, 19 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Certo che i ricordi possono ispirare. Ricordi, foto. Rivedi com'eri in un momento di felicita' e ti muovi per ritrovarla. A me il me stesso di quando avevo vent'anni sa dare molta ispirazione per esempio. Non e' necessario guardare, sempre, avanti.

Quello che scrivi mi ha fatto venire in mente l'insegnamento di un maestro, Aldo Carotenuto, ex professore di Psicologia della Personalita' alla Sapienza. In Amare tradire, uno dei suoi libri piu' interessanti, sottolinea proprio come e' necessario tradire le aspettative nei nostri confronti, per potere realizzare noi stessi.

E si', Londra e' stato per me un nuovo inizio, nel mezzo del cammino della mia vita (avevo 35 anni), e non vorrei per nessuna ragione non avere fatto quest'esperienza: con tutto il bagaglio di ricordi negativi e di immensa solitudine dei primi tempi.

Pero' se sono cresciuto lo devo al confronto con gli altri, non alla chiusura. Alla capacita' di buttarmi, anche nell'acqua gelata, piuttosto. Poi dopo un po' che ti muovi il freddo non lo senti piu'.

lunedì, 21 gennaio, 2008

 
Blogger Irene said...

Mmm, il libro di Carotenuto mi fa molta voglia..al prossimo giro lo prendo.
L’altro giorno ho ritrovato degli articoletti che scrivevo anni fa per un giornale..mamma mia! Che risate, ero proprio io ma ancora più gigetta.
Credo che l’ispirazione i ricordi non me la daranno mai (anche se never say never), ma almeno le risate di cuore sono garantite. Ecco, da questo scambio di opinioni potrebbe essere emerso un ritratto di Irene un po’ emopunk, con grugno e lametta e invece adoro quella sensazione meravigliosa che regala una risata.
Spero che Londra sia ospitale con me e che non mi riservi troppa acqua gelata.
i. :)

lunedì, 21 gennaio, 2008

 
Blogger Fabio said...

No, che emopunk. Piu' da libro e te' in un giorno di pioggia casomai. Ma non ti conosco, come faccio a dirlo.

Londra riserva sempre un po' di pioggia, se no non sarebbe Londra, sarebbe Acapulco. Pero' offre anche tanti ripari dalla pioggia, e giorni di sole belli come oggi.

martedì, 22 gennaio, 2008

 

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