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giovedì 28 febbraio 2008

Nemmeno un cowboy in tutta Bloomsbury

Largo all'avanguardia pubblico di merda ha detto ieri un Pippo Baudo convinto di presentare il Sonar. Tutto dipende dalla prospettiva con la quale si guardano le cose immagino. Uno puo' pure convincersi che There will be blood e No Country for old men siano capolavori e dicano chissa' che. A me hanno detto molto poco. Mi hanno intrattenuto, certo. Ma, in fondo, che cazzo me ne frega di seguire la vita di un petroliere americano dell'inizio del secolo scorso o la fuga di un cowboy che scappa da un serial killer con una borsa piena di soldi e poi alla fine muore. Bravi, ma basta.

Il cinema che amo e' un altro. Parla del presente, il presente me lo sgrana davanti agli occhi con le sue contraddizioni. E' profondamente personale e intensamente politico. E' figlio di Fassbinder e Antonioni. Quando esci dalla sala lo continui a vedere tutt'attorno.

The edge of Heaven di Fatih Akin ne e' un bell'esempio. Non tanto la prima mezz'ora, che c'entra relativamente con il resto del film rappresentandone una premessa non necessaria, quanto piuttosto la storia dell'amore tra Ayten e Lotte. Ayten che scappa dalla Turchia dove e' indagata per terrorismo, arriva nel campus di Amburgo e qui incontra la bella e idealista Lotte.

Ho paura di rivelare troppo e mi fermo qui. E' questo sempre il limite che si incontra parlando di cinema su un blog. Vorrei raccontarvi cosa succede, perche' Ayten e Lotte si ritroveranno in Turchia, il rapporto della madre di Lotte (Hanna Schygulla, spettro degli anni '70 che si aggira per tutto il film) con le due ragazze, che e' il rapporto tra due generazioni diverse ma per certi versi simili. La madre che a Istanbul era stata mentre cercava di raggiungere l'India in autostop (Negli anni '70 era la cosa giusta da fare dice) e la figlia che in quella citta' arriva all'inseguimento di un amore impossibile.

Poi esci dal Renoir, cammini per Bloomsbury, passi vicino alla sede dell'unione studentesca, e Ayten e Lotte ne vedi quante ne vuoi.

Di petrolieri e cowboy con borse di denaro invece nemmeno l'ombra.

[The Edge of Heaven (Auf der anderen seite) by Fatih Akin]

24 Comments:

Anonymous Anonimo said...

..non ho visto il petroliere, e neppure il film dei due fratelli!
Il primo non mi attira mentre il secondo lo andrò a vedere nonostante i pareri discordanti di amici "fidati per gusti cinematografici".
Anch'io preferisco i film che descrivono la contemporaneità,
compresi quelli degli anni '50, '60, ecc che descrivevano un tempo da me non vissuto ma probabilmente molto vicino e reale.
di Fatih Akin la sposa turca è inarrivabile, ma anche crossing the bridge è molto bello
hrudi v. bakshi

giovedì, 28 febbraio, 2008

 
Blogger lophelia said...

bello anche se alcune coincidenze erano un po' irrealistiche...
una delle scene più vere è quella della Schygulla nella stanza d'albergo.
Di Akin, se hai modo, consiglio di recuperare Solino. Lo vidi al cinemino che conosci, e alla fine della proiezione un omino seduto dietro di me esclamò commosso: "questo sì che è cinema!"

giovedì, 28 febbraio, 2008

 
Blogger mr.crown said...

io invece proprio ieri ho avuto la fortuna di vedere un cowboy che nasconde il malloppo nello stivale.
e credo che andrò a vedere il film dei coen.

venerdì, 29 febbraio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Condivido in pieno le tue impressioni. Di Fatih Akin ho visto solo 'La sposa turca', e l'ho trovato stupendo, nella sua crudezza e poesia. Il cinema dei Coen è in genere 'cinema per cinefili', pieno di citazioni, sicuramente ben fatto, spesso divertente, ma un po' troppo accademico. Q.

venerdì, 29 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Hrudi v. Bakshi -

Fai benissimo ad andare a vedere No Country for old men. E' cinema che va comunque visto, per farsi un'idea di dove sta andando il cinemone. Poi pero' ancora una volta e' il cinemino a dire le cose piu' interessanti e a descrivere in modo non banale la contemporaneita'. Detto tutto questo, e' evidente che di un messaggio sono portatori anche film come quelli che hanno vinto gli Oscar, questo non va dimenticato. There will be blood in fondo racconta la greediness del capitalismo americano. E' solo che lo fa in modo davvero poco incisivo, attento a non scalfire la superficie del presente. E quindi, il messaggio e' debole. E a prevalere finiscono per essere la recitazione, la ricostruzione storica, ecc. Criteri fondamentalmente estetici quindi. Questo, naturalmente e' il mio parere di spettatore. Poi ne ho letti in rete altri opposti ma altrettanto validi.

Lophelia -

Le coincidenze sono la parte debole del film. Le ho trovate fondamentalmente inutili. Meglio sarebbe stato sondare piu' in profondita' l'amore tra Ayten e Lotte, e forse descrivere un po' piu' in dettaglio le emozioni dell'insegnante universitario che diventa libraio. La Schygulla resta grandissima, una regina.

Mr. Crown -

Fai benissimo, e sono sicuro che hai capito il senso di quello che ho scritto. Si tratta di preferenze personali. Il cinema dei Coen resta esteticamente eccellente, ma a mio parere dice poco sulla realta'. E' un lungo inseguimento, che ti tiene incollato alla sedia, ma poi se non mi sono perso qualcosa finisce li'.

Qohelet -

Le citazioni sono contemporaneanmente la forza e la debolezza del cinema dei Coen, un po' come succede per la musica di Devendra Banhart. Questo film e' molto meno accademico dei precedenti, totalmente accessibile e molto spettacolare. Girato con la consueta maestria, alcune scene sono dei tableaux che restano nella memoria e non vanno piu' via. Il limite che trovo e' che non dice nulla sul presente, potrebbe essere stato girato trent'anni fa o tra trent'anni. Pero', ancora una volta, si tratta di gusti personali, molte persone preferiscono andare al cinema per rimuoverlo il presente. Come si puo' dare loro torto.

venerdì, 29 febbraio, 2008

 
Anonymous punck said...

beh..pero' il cinema, cosi' come la musica,la letteratura....deve ANCHE parlare di magia ,raccontare storie e favole.
Se avesse solo gli occhi puntati verso la realta' perderebbe buona parte del suo fascino.

venerdì, 29 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Eh, appunto, e' quello che dicevo nell'ultimo commento. A molte persone piace immergersi in favole e storie. Io credo di non esserne capace, non riesco a partecipare a storie che sono evidentemente inventate. E' un mio limite, dev'essere una mancanza di immaginazione. Una volta provai anche a vedere un episodio del Signore degli anelli e dovetti uscire dopo essermi reso conto che non sarei mai riuscito ad arrivare alla fine di quello che per me era uno strazio insopportabile. Per alcuni e' un capolavoro. Il mondo e' bello per questo no? Sad, but beautiful.

venerdì, 29 febbraio, 2008

 
Anonymous deana said...

Il film dei Coen inventato? ....tu non conosci il mio ex!

venerdì, 29 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Aveva lo stesso taglio di capelli di Bardem? Nooo!

venerdì, 29 febbraio, 2008

 
Anonymous deana said...

diciamo che probabilmente ciò che differenzia un serial killer da un potenziale serial killer è.... è... non so cos'è!
Quello che voglio dire comunque è che al mondo esistono persone capaci di far del male senza un apparente motivo...anche se far del male non significa poi uccidere! C'è un sacco di gente con la mentalità un pò contorta...che si nasconde tra di noi...più di quanta noi stessi possiamo immaginare! Non si spiegherebbero altrimenti i "Vicini di Erba" o l'omicidio della ragazza inglese a Perugia. Forse sto estremizzando.. ma diciamo è un pò l'interpretazione che ho dato al film...
(e non dire che è solo perchè sono incazzata col mio ex....)

venerdì, 29 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Tu sei molto incazzata col tuo ex. Per altro non mi hai ancora detto se portava il caschetto alla Bardem/ Shadows of Knights/ Count V. Hi poi deciso che farai a Londra?

venerdì, 29 febbraio, 2008

 
Anonymous moya said...

Fabio, io ho visto sia il petroliere che il killer spietato, e pure il negozietto di videotape di Michel Gondry. Il film di Fatih Akin lo vado a vedere prossimamente, quindi sono contenta che nn hai raccontato la fine. Mi piacciono le foto della scuola di tango, mi fanno pensare a quel film francese, che hai visto anche tu (je ne suis pas la pour etre aime/ not here to be loved) e che ci e' piaciuto. Io a quel film devo molto, perche' la vita e' fatta di cose che bisogna saper imparare a riconoscere. Spero di vederti presto per un te' da piccolo chimico. ;-)

sabato, 01 marzo, 2008

 
Anonymous deana said...

in alcuni posti del tuo elenco sono già stata...vedo se riesco a fare una scappata in qualcuno di quelli chi mi mancano...obbligatorio un giretto per Soho... ma anche qui avrei bisogno di una dritta... e a Camden Market dato che, come dice Moya nel suo carinissimo blog, potrebbe esserci il pericolo di non avere più l'occasione...
Caschetto?...no, non ricordo caschetti...

lunedì, 03 marzo, 2008

 
Blogger Irene said...

Ciao Fabio,
da super svegliona, l'altro giorno non avevo realizzato che Fatih Akin fosse lo stesso regista della sposa turca, che ho visto e mi ha colpito come pochi altri film.
quindi sono qui con foglio alla mano (si, sono una di quelle che ancora non riesce a rinunciare ai foglietti volanti) che mi scrivo i titoli e le indicazioni che sono emersi dai vari commenti :)
un ultima cosa: io di bombe, finti eroi che salvano il mondo, storie strappalacrime a tutti i costi, tanto banali da risultare irritanti..non ne posso piu'.
Forse e' anche per questo che vado poco al cinema ma guardo tanti film-scelti con cura.

lunedì, 03 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

Moya -

Ma il negozietto di videotape com'e'? Dopo Eternal sunshine che mi era piaciuto da pazzi, The science of sleep mi aveva deluso. Riprovo?

Anche a me manca un bel te' da piccolo chimico (adesso pensa cosa staranno immaginando gli altri lettori, ai quali specifichiamo quindi che si tratta di un te' al gelsomino che viene servito in strane ampolline al caffe' della London Review of Books, a Bloomsbury - quest'ultima annotazione geografica ci riporta cosi' in topic).

Deana -

Soho e' in costante perenne trasformazione. Ieri ci ho scoperto un posto troppo inglese che fa mash, il pure' insomma, con salsicce (compresa un tipo di salsiccia fatta di soia e verdure per i vegetariani come me). Ogni volta che passo di li' scopro qualcosa di appena aperto, o che mi era sfuggito. Davanti a Mother Mash, per esempio, hanno appena aperto un caffe' molto carino con dentro una specie di tabernacolo, appropriatamente chiamato Sacred Cafe'. Non so se queste informazioni ti possono essere utili. Fondamentale un giretto a Sounds of the Universe, gia' che sei da quelle parti (Sounds of the Universe che ha finalmente scoperto Philip Cohran, evviva!).

Irene -

Condivido. Per me l'ideale e' scivolare dalla realta' al film e poi ancora alla realta' senza avvertire alcun distacco.

lunedì, 03 marzo, 2008

 
Anonymous Meristemi said...

Devo fare lobbying per farmi portare a bere il tè nelle ampolline.

lunedì, 03 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

Tu ti sentiresti troppo a casa! :-)

lunedì, 03 marzo, 2008

 
Anonymous Myriam said...

mah..sai Fabio tutto dipende dai gusti. Da un punto di vista prettamente "oggettivo" - No country for old me - resta un grande film, che puo' piacere o meno. A me e' piacciuto da matti, la regia, l'acting, la fotografia..
Il tutto e' una questione di gusti. Mia cugina dice che "Romanzo Criminale" e "Volver" sono dei capolavori..a me hanno lasciato completamente indifferente come pure "Il Bagno Turco" e "Le fati ignoranti" che tutto il pubblico italiano ha incensato...per la mia vita personale sono stati uno spreco di tempo come pure il Signore degli Anelli..e di Cormac MC Carthy che dici? non ti piacciono i suoi libri? Stanno gia' faccendo l'adattazione di "La Strada" con Vigo Morgensten, vedi c'e' anche un link tra il "Signore degli Anelli" e "No contry for old men". Poi anche sui "veri cowboy" bisognerebbe chiedere a mia cugina ;)

martedì, 04 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

Il post e' volutamente un po' provocatorio, come poi ho cercato di spiegare nei commenti. E' chiaro che No Country for old men e' un film di pregio, per le ragioni che dici (fotografia, acting). Resta, a mio parere, grande intrattenimento, e comunque intrattenimento e basta. A volte si cerca altro.

Cormac McCarthy e' naturalmente uno scrittore straordinario, anche se il libro dal quale e' tratto il film non l'ho mai letto.

martedì, 04 marzo, 2008

 
Anonymous myriam said...

ok ! :)
non so perche' e non c'entra forse niente ma quando guardavo il film, a momenti mi veniva in mente Marcello e la sua passione per Russ Meyer :)..l'ho visto sotto quell'ottica li..erhm..non so se fa senso..

martedì, 04 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

Marcello! Ma che fine ha fatto? Salutamelo se siete ancora in contatto.

martedì, 04 marzo, 2008

 
Blogger artemisia said...

Leggo solo ora questo post.

"Auf der anderen Seite" è splendido, io dopo averlo visto ci ho subito fatto un post, no so se l'hai letto.
Concordo assolutamente, è la storia d'amore la parte più bella.
Le "coincidenze" sono un gioco, un'allusione secondo me alla vita come mancanza di coincidenze, sul fatto che non ci incontriamo veramente mai...corriamo su binari paralleli...
Il fatto che le cose siano più o meno irrealistiche non mi ha mai disturbata in un film, non so, non me ne importa molto.

giovedì, 06 marzo, 2008

 
Blogger artemisia said...

Non so fare il link, ma il mio post è del 15 gennaio.

:)

giovedì, 06 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

Ma non e' che il fatto che le cose siano irrealiste svela il trucco, ti fa sentire al cinema?

Come la recitazione teatrale, spesso cosi' sopra le righe per far sentire anche i duri d'orecchio all'ultima fila. E cosi' ti rendi conto che e' finzione, mentre a me piace dimenticarlo.

giovedì, 06 marzo, 2008

 

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