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mercoledì 20 febbraio 2008

Rialzati, Africa!



[Barbican, Febbraio 2008]

Io sono sempre un po' a disagio quando vado a un concerto di world music, un po' come se andassi a casa di amici di amici di amici che non ho mai visto. Non e' la mia musica, e' una storia che non mi appartiene, della quale non faccio parte. Sono cresciuto con quella cosa anglo-americana che si chiama rock, nelle sue forme e varianti piu' indipendenti e meno classificabili se volete, ma insomma ho sempre ascoltato/ scritto di/ trasmesso quella cosa li' e non altre.

E a me il pubblico della world music fa pure un po' impressione. Tipo che se Giovedi' suona Baba Maal li vedi arrivare con collanine senegalesi, borse dell'artigianato somalo, acconciature preparate il pomeriggio stesso da una parrucchiera di Bow immigrata dal Mali. E se poi Domenica vanno a vedere uno dei sopravvissuti del Buena Vista Social Club ecco invece spuntare le magliette del Che, i cappellini di Fidel e sigari lunghi un metro. Fai un po' fatica a riconoscerli ma sono sempre loro, gli affezionati lettori di Songlines, gli orfani di Andy Kershaw (che in caso non lo sapeste e' passato direttamente da BBC Radio3 alle patrie galere), equi e solidali e quartomondisti in trasferta al Barbican e al South Bank dai four bedrooms patrizi di Hampstead e Highgate.

Io non e' che ci tenga a mischiarmi, in genere se posso evito. E' che ho due vicini olandesi tanto simpatici, ai quali per Natale ho regalato una copia di Aman iman dei Tinariwen. E loro hanno ricambiato con un biglietto per la serata African Soul Rebels, al Barbican un paio di sere fa.

African Soul Rebels e' un festival che sta girando l'Inghilterra, un triple bill che comprende Tony Allen, Salif Keita e Awadi.

Awadi e' il gruppo di Didier Awadi, dal Senegal. Che dice What I'm trying to do is use hip-hop as an entertaining way to get Africans to re-appropriate their history. Io quando sento la parola hip-hop di solito giro molto, molto alla larga. La mia mente tira automaticamente fuori dai suoi cassetti immagini dei rappers di East London, tutti catene e pistole bum bum. E invece questi Awadi sono proprio un'altra cosa, e mi hanno fatto ricredere. E' hip-hop ma molto africano, con tanto di kora, suonata da un giovane ultravirtuoso che salta col suo strumento a tracolla come un ventenne Flavor Flav, trascinando il pubblico in danze sfrenate. Sul posto, dato che tutto quello che puoi fare al Barbican e' alzarti dalla poltroncina e usare i 5 centimetri quadrati a tua disposizione. Il finale e' un grido collettivo di George Bush is a criminal Tony Blair is a criminal. Tutti in piedi.

Intervallo, e poi sale sul palco Salif Keita. L'avevo gia' visto alla Union Chapel qualche anno fa, e in quell'occasione i suoi lamentosi ululati mi avevano abbastanza annoiato. Stavolta, non so se e' cambiato lui o sono cambiato io, invece mi ha molto coinvolto. Sara' forse stata la versione unplugged, con i musicisti tutti seduti a pizzicare i propri strumenti con delicatezza. I always wanted to do acoustic music with a lot of heart and soul. E ci sono entrambi, in larghe quantita' nella musica dell'albino musicista del Mali. Che a un certo punto rivolge pure un saluto a David Gilmour che si trova tra il pubblico (anche se io non l'ho mica visto, se no figuratevi che bottone gli avrei attaccato, povero Gilmour).

Altro intervallo, e sale sul palco Tony Allen. Ora, Tony Allen e' la terza volta che lo vado a sentire, e se mi posso permettere, e' la terza volta che mi annoia dopo 20 minuti. Io rispetto quello che dice Brian Eno, che Tony Allen e' il piu' grande musicista vivente. E ammiro il fatto che riesce a tenere 4 ritmi diversi contemporaneamente, uno per arto. E immagino che se hai inventato un ritmo, l'afro-beat, poi a quel ritmo rimani legato, e la gente vuole sentire quello, e ricordare i tuoi giorni con Fela Kuti, The core is the rhythm, my rhythm and the rhythm is afro-beat, e tutto quello che volete. Pero' cacchio, un po' di varieta'! Un'attenuante che gli concedo e' il gruppo, certamente non all'altezza (e pero' il gruppo l'avra' pur scelto lui). Perche' se andate in Youtube, di performance eccellenti di Tony Allen ne vedete quante ne volete, registrate soprattutto in Africa con musicisti locali. Pero caspita, che porti qualcuno di quei musicisti anche qui a Londra la prossima volta.

Tony Allen torna per il bis, mentre un po' di pubblico ha gia' lasciato la sala. Poi si spengono le luci sul palco, e il pubblico colorato esce ordinatamente, pronto a cambiare divisa al prossimo evento world. Mi fermo a fare un po' di foto al banchetto dell'artigianato africano. Mi riempio gli occhi di rossi e verdi e gialli e blu, prima di immergermi nella grigia fredda notte nebbiosa londinese.

12 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Scusa se vado vuori argomento, ma ti risulta che Anthony (di A. & the Johnsons, suppongo ci sia qualche h di troppo) abbia collaborato con qualche gruppo? C'è in giro una canzone che si chiama "Blind" cantata da un certo Hercules and the Love Affair che ha la voce molto simile, ma lo stile è dance, e per questo non mi quadra. Per la musica 'etnica', a me in genere piace, ma c'è in giro molta roba 'normale', che offusca delle cose eccellenti. Per esempio c'è uno dei Traoré (non ho ancora capito chi, accidenti) del quale ho sentito delle cose stupende, oppure Les Amazons de Guinée, sentiti su RP tanto tempo fa, etc. Q.

mercoledì, 20 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Avevo letto di quella collaborazione in Pitchfork. Hercules and the Love Affair e' il progetto solista di un tipo di Brooklyn che incide per DFA (l'etichetta di LCD Soundsystem, Hot Chip, ecc.) e si', la voce e' quella di Antony.

In quanto a musica etnica tendo a preferire quella molto pura, poco contaminata. Fanno eccezione i Tinariwen, ma loro non sono nemmeno piu' musica etnica, sono su un altro pianeta del tutto.

mercoledì, 20 febbraio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Sulla musica "etnica" (aggettivo oramai tanto abusato da avere perduto gran parte della sua valenza semantica), africana in particolare, concordo quasi del tutto con le tue osservazioni, anche se qualche lavoro regge i ripetuti ascolti e di quando in quando ci ritorno.
Il disco più divertente ed efficace (e magnificamente suonato) che posseggo è quello dei Toure Kunda, leggendaria ban senegalese (ma con solide radici in Francia). Si tratta di un doppio live intitolato "Paris-Ziguinchor" e il sound è debitore tanto alla tradizione centrafricana che ai timbri urbani newyorkesi (non a caso vennero definiti all'epoca, in modo forse semplicistico ma non del tutto errato, i Talking Heads africani).
Ne consiglio l'ascolto, se già la tua enciclopedica cultura musicale non lo ricomprende.
Nicola

giovedì, 21 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

L'enciclopedia e' piena di buchi, e infatti alla voce Toure Kunda ci sono frammentarie note tracciate a matita e nessun file musicale. Rimediero' nel fine settimana. Al momento i nostri estensori sono piuttosto concentrati sui volumi dedicati alla black music anni '70, in questa Londra scialba che celebra per l'ennesima stanca volta Amy Winehouse e i Take That, incredibile.

giovedì, 21 febbraio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Nella battaglia all'ultimo sangue per catturare l'attenzione dei possibili consumatori, i produttori e i fornitori di beni e servizi si contendono le briciole di attenzione disponibile tra un consumo e l'altro e cercano di riempirle di ulteriori messaggi pubblicitari [...] Quella della produzione di consumatori è l'industria più dannosa che si possa trovare.
(Zygmunt Bauman, Homo Consumens)
Take That forever !
Nicola

giovedì, 21 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Pero', superando Bauman a sinistra :) sto sempre piu' pensando che il problema non siano i produttori e fornitori di beni e servizi. No, almeno nel mio caso non sono loro. Il problema sono gli altri consumatori, i consumatori felici, i convertiti al dio consumo. Quelli che ti fanno sentire strano se metti nella borsa le bottigliette vuote dell'acqua in attesa di trovare un contenitore della plastica, cosi' come se ascolti Bill Dixon invece di Adele. I produttori sono lontani, i consumatori sono tutt'attorno.

giovedì, 21 febbraio, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

In realtà Fabio Bauman sposa assolutamente la tua idea. In un altro passo di questo splendido libretto (4 brevi saggi densi e acutissimi) scrive:
"Per una cultura consumista, coloro che si accontentano di ciò di cui credono di avere bisogno, e che si sforzano di realizzare quello e nulla più, sono dei "consumatori avariati": quasi dei reietti sociali, rispetto alla società dei consumi." [...] La cultura consumista, invece, racchiude in sè una inestirpabile pressione a essere qualcun altro."
Come dire, chi resta se stesso è un alieno destinato alla perdizione.
Nicola

giovedì, 21 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Io pero' non sono pessimista. Mentre stavo pensando a cosa risponderti, mi e' arrivato un sms da un amico che abita a Parigi e che oggi era nella valle di Cognac. Te lo ricopio: "On the river near Cognac. Beautiful Sun filled day. I see men walking their dogs, riding a bike etc. and I think: that's life!". La felicita', o almeno la serenita', nascono da cose molto semplici in fondo. Si puo' essere consumatori avariati, ma persone molto felici. Alla fine se qualcuno ci considera alieni, il problema e' suo, non nostro. Non posso salvare il mondo, ma ho l'assoluta intenzione di salvare me stesso e le persone alle quali voglio bene.

giovedì, 21 febbraio, 2008

 
Anonymous deana said...

Approposito di rimanere se stessi... a marzo passerò qualche giorno a Londra ...il turismo "consumistico" l'ho già fatto almeno 4 volte... qualcosa di alieno da consigliare?

venerdì, 22 febbraio, 2008

 
Anonymous Meristemi said...

I peperoncini e le miscele aromatiche di The Spice Shop in Blenheim Crescent? Prezzo proporzionale al grado di piccantezza, alas.

lunedì, 25 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Deana -

Questo e' il tipo di domanda che mi manda nel panico. Nel senso che a Londra c'e' assolutamente tutto, e senza sapere cosa ti piace fare non ti so consigliare. Guarda comunque la colonnina Luoghi, qui di fianco, dove ci sono parecchi links di luoghi "alieni". Se mi dai indicazioni piu' precise provo ad aiutarti.

Meristemi,

Ecco, vedi: sei stato qui 3 giorni e hai gia' scoperto un negozietto che non conosco. Ci faro' un giretto se lo consigli, magari dopo che mi e' stato accreditato lo stipendio di Febbraio :-)

martedì, 26 febbraio, 2008

 
Anonymous Meristemi said...

Dai, il punteggio cos'è, 1000 a 1? The Spice Shop è il mio gol della bandiera :-)

giovedì, 28 febbraio, 2008

 

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