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lunedì 3 marzo 2008

A man at Tate Modern, listening

[Tate Modern, Febbraio 2008]


Sunlight falls, my wings open wide. There's a beauty here I cannot deny. Cammino in fretta tra le luci del Millennium Bridge lasciandomi alle spalle San Paolo mentre la Tate diventa sempre piu' imponente davanti a me. Cattedrale che dorme, ma solo in apparenza.

Un centinaio di persone arrivate nella notte prendono posto ordinatamente sul ponte della Turbine Hall, illuminata da pallide luci che ne accentuano la profondita'. Quello che ti colpisce e' tutto quello spazio attorno a te, che vuoto sembra ancora piu' immenso. Con il solco tracciato nel cemento da Doris Salcedo, a rendere il tutto ancora piu' irreale.

Gavin Bryars e' un monumento vivente della musica contemporanea britannica. Ha collaborato con John Cage e Merce Cunningham, Carolyn Carlson e Robert Wilson.

Io ho scoperto da poco che The North shore, che posseggo nella bella versione pubblicata dalla fiorentina Materiali Sonori una decina di anni fa, e' stato da Bryars dedicato al lavoro dello scultore spagnolo Juan Munoz. E che la Tate, che a Munoz sta dedicando una imperdibile retrospettiva, ha chiesto a Bryars di eseguire proprio The North shore, insieme a una collaborazione del musicista con Munoz, intitolata A man in a room, gambling.

A man in a room, gambling si compone di una serie di movimenti della durata di 5 minuti, per quintetto d'archi e voce recitante. La voce descrive strategie impiegate nei giochi con le carte, con un tono che ricorda il Bollettino dei naviganti o un qualsiasi programma notturno delle reti radio nazionali. Formale, distante, emotivamente neutro.

A casa non mi avrebbe fatto un grande effetto. Li', nella Turbine Hall, di notte, e' diverso. Il suono e' la cosa che ti colpisce di piu'. La sua purezza assoluta. E il rapporto tra puro suono e puro spazio, che finiscono per diventare una cosa sola, liquida, nella quale galleggi. Trattieni il respiro e speri che non debba mai finire.

Quello che senti, attorno e dentro di te, e' la notte. Il cielo stellato immenso al di la' di quella copertura di ferro e mattoni, che ti avvolge di oscurita' e silenzio.

Nell'oscurita' e nel silenzio, un centinaio di persone concentrate ascoltano.

11 Comments:

Blogger mr.crown said...

è sempre un piacere leggerti.

"La voce descrive strategie impiegate nei giochi con le carte, con un tono che ricorda il Bollettino dei naviganti..."

un cortocircuito mi ha immediatamente riportato ai giochi nell'acqua di greenway.

martedì, 04 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

E chissa' perche' Greenaway preferiva Nyman. Io confesso di non amarlo Nyman, lo trovo un po' un'imitazione semplificata della musica minimalista. Greenaway e Bryars sarebbe stata un'accoppiata vincente, ma che se non mi sfugge qualcosa non si e' mai realizzata. (Sento che arrivera' qualcuno a smentirmi).

martedì, 04 marzo, 2008

 
Anonymous myriam said...

a me Nyman mi fa scendere un po' il latte alle ginocchia!!!!! ah ah

martedì, 04 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

Ammetto pero' di conoscerlo poco. Credo che alcune delle sue cose della fine anni '70/ primi '80 potrebbero piacerci.

Sai che credo sia un mio vicino di casa? L'ho incrociato almeno 4 o 5 volte a Islington e al Barbican.

martedì, 04 marzo, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Anche a me Nyman non fa impazzire, ma per esempio questo brano, appunto di 30 anni fa, non è mica male. Q.

martedì, 04 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

Mi riferivo proprio a quel periodo. Peraltro dal tuo link vedo che il pezzo e' stato composto per il Balanescu Quartet. Alexander Balanescu e' il violinista della seconda foto qui sopra.

martedì, 04 marzo, 2008

 
Anonymous myriam said...

che bello ritorneremo a vedere i concerti assieme fra un po'...mi manchi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

martedì, 04 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

Ma quindi torni a Londra? Quando?

martedì, 04 marzo, 2008

 
Anonymous punck said...

la risonanza della turbine hall puo' suonare anche da sola..si autogenera.

http://auraldiary.splinder.com/post/15200810/Resonance+in+the+Turbine+Hall-

immagino un quartetto d'archi che suona un unico e immobile drone...

ma immagino che lo spettacolo al quale hai assisitito sia stato anche meglio...sei un uomo fortunato!!

mercoledì, 05 marzo, 2008

 
Anonymous punck said...

scusa...qui il link

mercoledì, 05 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

E tu sei un ascoltatore finissimo. Proprio come dici, il drone della turbine hall ha fatto da sottofondo a tutto il concerto, e legato un movimento con l'altro. E' un drone che aggiunge profondita', senza una sorgente sonora identificabile. E' stato parte integrante della performance.

Il link, subito il link a Aural Diary, blog strepitoso.

mercoledì, 05 marzo, 2008

 

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