Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 30 maggio 2008

E comunque la maglietta di Magic quella nemmeno se me la regalano

[New York, Aprile 2007]

Alcuni anni fa, atterrato a New York e procuratami una copia del Village Voice, scoprii che quella stessa sera al Tonic suonavano John Zorn e Ikue Mori. Il Tonic, che ha chiuso l'anno scorso, era un piccolo tempio dell'underground newyorkese. Entravi, scendevi le scale, e ti trovavi in un caffe', dove potevi anche mangiare qualcosa. Li' vicino c'era una piccola sala con un palco e qualche sedia.

Quella sera, arrivato in anticipo e completamente jetlagato, presi una zuppa che mi ricordo ancora mi servirono con alcune fragole. Mentre ero seduto al bancone con la mia zuppa, si sedette di fianco a me un tipo che, me ne accorsi solo dopo un po', era proprio John Zorn.

Io in quei casi non so mai se rivolgere la parola o fare finta di niente. Poi, chissa' perche', alla fine barro sempre l'opzione 1. Lo sapete. E infatti, come da copione, mi presentai e gli chiesi a che ora lui e Ikue Mori fossero saliti sul palco. Lui mi rispose con gentilezza, poi mi chiese di dov'ero, e fini' che rimanemmo a parlare fino a poco prima del concerto. Ricordo che tutti quelli che passavano si fermavano a salutarlo, e che conosceva tutti, sembrava di partecipare a una festa privata. A me non sembrava vero essere li' in mezzo a loro. Pure Ikue Mori si mise a chiacchierare con noi, e dopo il concerto entrambi permisero con amichevolezza che li fotografassi.

E a me fa sempre sorridere che certi giganti della musica quando li incontri ti rendi conto che sono persone deliziosamente amichevoli, e invece i pellegrini miracolati componenti dell'ultima next big band proclamata dallo strasputtanato NME, in genere in virtu' del taglio di capelli ggiusto, beh lasciamo proprio stare e andiamo avanti.

John Zorn non e' che uno con uno stipendio normale riesce a stargli dietro. Delle volte lo perdi e poi lo ritrovi, e tutto sommato va bene cosi', bisogna pur fare una selezione tra le 10 uscite mensili della Tzadik. Poi pero' ti accorgi che la Tzadik pubblica proprio dei bei dischi.

Tipo i dieci volumi del Book of Angels. In pratica, nel 2004 Zorn ha scritto piu' di 300 pezzi per il suo progetto Masada. Che, lo sapete, e' un collettivo aperto di musicisti in giro da attorno al 1990, con l'obiettivo di rifondare la musica ebraica. O, come dice Zorn, di mettere insieme musica klezmer e Ornette Coleman.

E tante altre cose, a dire il vero: musica latina, caraibica, surf, contemporanea e aggiungete voi a piacere. Delle volte, quando Zorn non perde il senso della misura, vengono fuori cose eccellenti.

Come nel volume 10 del Book of Angels, che sto ascoltando da giorni senza riuscire a toglierlo dal lettore. Questa volta tocca a Lucifero, l'angelo caduto, essere al centro dell'ispirazione. In tutto sono 10 strumentali di straordinario equilibrio, nei quali e' spesso protagonista la chitarra di Marc Ribot. Un po' come se Lucifero, perse le ali, decidesse di sostituirle lasciandosi scivolare sulle onde del mare con un surf.

Oltre a Ribot, nel disco troviamo nomi di fidati collaboratori di Zorn: Mark Feldman al violino, Erik Friedlander al violoncello, Greg Cohen al contrabbasso, Joey Baron alla batteria e Cyro Baptista alle percussioni. Insieme, lo sapete, si fanno chiamare Bar Kokhba.

Non capita spesso di sentire musica da camera contemporanea di questa gradevolezza, sospesa tra amore per la tradizione e proiezione verso qualcosa di totalmente originale. Un altro tassello di un prezioso songbook, in tutto ormai oltre 500 composizioni, destinato a restare nel tempo e a vedere riconosciuto sempre maggiormente il proprio valore.


[E ieri sera, mentre me ne stavo a sentire i Bar Kokhba e a leggere un libro, saranno state le 10, suona il telefono. Vedo sul display il nome di una persona con la quale lavoro e esito a rispondere. Poi la telefonata la prendo.

M: mi ha appena telefonato la segretaria di E.
F (scocciatissimo): e che vuole alle 10 di sera?
M: no, aspetta, lasciami parlare. Dice che E. domani sera doveva andare a sentire Springsteen ma non puo' piu'. Ha due biglietti dei quali non se ne fa niente. Dice che se li vogliamo ce li regala.
F (dubbioso): uhm. Springsteen a me francamente non interessa. Pero' va beh, se non si paga niente. Dove suona?
M: Emirates Stadium, lo stadio nuovo dell'Arsenal.
F: ...

Io che vado allo stadio. Auguratemi buona fortuna. Lunedi' vi racconto].

[Bar Kokhba - Hazor]

mercoledì 28 maggio 2008

This is Poppy

[Kidbrooke, Maggio 2008]

Qualche giorno fa e' stato il London Better Together Day. In Italia non c'e' nulla di simile mi pare di ricordare. Quel giorno puoi scegliere se andare a lavorare normalmente, oppure dedicare la tua giornata a un'attivita' di volontariato. Io naturalmente ho scelto il volontariato, ovvio.

Di prima mattina ho preso un treno da Farringdon a Blackfriars, poi un altro che mi ha portato a Peckham Rye e infine un ultimo fino a Kidbrooke. Treni deserti perche' tutti i pendolari a quell'ora entravano a Londra e io invece uscivo. Kidbrooke, che nemmeno sapevo che esistesse fino a pochi giorni fa, e' un agglomerato di casermoni popolari anni '60 e '70 non lontano ma separatissimo dall'enclave ricca, felice e leafy di Greenwich. Il compito che era stato assegnato al mio gruppo di volontari era quello di dipingere un paio di aule di una scuola.

Scendo dal treno e raggiungo la scuola nell'aria frizzante della periferia di prima mattina. Lo staff aveva preparato a noi volontari un'accoglienza che nemmeno se fosse arrivata la regina. Deliziosa colazione all'inglese, e dato che avevo segnalato di essere vegetariano, espressamente per me le salsicce erano state sostituite con squisite polpette di soia.

E poi via, nella prima aula, tutto il giorno a pulire, imbiancare, rullare, diluire, pennellare. E ogni tanto le maestre e i bidelli ci venivano pure a portare delizioso te' al latte appena preparato.

I bambini ci guardavano divertiti, noi quasi tutti bianchi con i vestiti a ogni mezz'ora piu' inzaccherati, e loro tutti quanti neri, arrivati li' chissa' da quale Paese, con quale storia alle spalle, incidentalmente tutti riuniti in quella piccola scuola.

E non la faccio lunga, ma e' stata una giornata indimenticabile, di lavoro certo, ma anche di scambi, conoscenze, osservazioni.

Quell'atmosfera, per me cosi' inusuale, l'ho rivissuta qualche giorno fa, vedendo al cinema Happy-go-lucky, l'ultimo film del regista inglese Mike Leigh. Quello di Segreti e bugie, per intenderci.

Che e' la storia di Poppy, insegnante elementare di North London, ma che e' soprattutto un film sulla felicita'. Su quanto il fatto di vivere felici dipenda cosi' poco dalle circostanze esterne e cosi' tanto dalla capacita' di cogliere l'aspetto gentile, sereno di ogni situazione.

Polly che contrappone alla grigia Londra i suoi vestiti colorati, come una sorta di lower class Amelie che continua a ripetere per tutto il film It makes me laugh, anche se da ridere c'e' pochissimo. Poppy che francescanamente avvicina un homeless che tutti scansano. E c'e' tutto questo nel film di Leigh: la poverta' gli abusi, la violenza, il razzismo.

Tutt'attorno, ma non nel cuore di Poppy. A lei si contrappone la visione cupa della realta' del suo insegnante di guida, un razzista dogmatico perennemente ingrugnato. Che pero' alla risata cristallina di Poppy non restera' indifferente. E pero' Poppy si innamorera' di Tim, assistente sociale della scuola.

E il resto non ve lo racconto naturalmente. Film godibilissimo, leggero come una piuma, che resta dentro per giorni. Dove non succede nulla, anzi succede tantissimo, ma sono proprio le cose che accadono ogni giorno, sulle quali non abbiamo mai tempo di riflettere. E sbagliamo, ce lo fa capire cosi' bene questa deliziosa storia.

Straordinario l'episodio in cui Poppy visita la sorella sposata, che vive in una villetta suburbana. Che differenza tra le due sorelle. Helen preoccupata, tesa, nervosa. Che accusa Poppy di essere in ritardo su tutto: il matrimonio, il mutuo, la vita adulta. E Poppy che la lascia ai suoi impegni, e torna a giocare con leggerezza con la vita.

Da vedere, concluderebbe una recensione vera del giornale.

[HAPPY GO LUCKY TRAILER] [Brushing up on volunteer skills]

martedì 27 maggio 2008

Lui ha perso il controllo ancora

[Regent's Park, Febbraio 2008]

Domenica mattina visto il tempo, cielo grigio e pioggia battente, ho pensato di andare al Curzon Soho a vedere il bel documentario di Grant Gee dedicato ai Joy Division.

Che e' un serrato montaggio di frammenti video, spezzoni di concerti, interviste, programmi TV e radio. Si apre con una gracchiante ripresa del leggendario concerto dei Pistols, 1976, che ispiro' prima i Buzzcocks e poi tutti gli altri.

Il problema e' che quando li senti parlare quegli altri tre, Albrecht Morris e Hook, un po' ti cascano le braccia. Viene da pensare che non abbiano ancora capito adesso cos'e' successo. Hook racconta che quando gli hanno telefonato per dirgli che Ian si era suicidato stava per mettersi a tavola, e che dopo la telefonata ha mangiato il suo arrosto domenicale come se nulla fosse successo.

E il film ha infatti confermato la mia teoria che i Joy Division erano Ian, Martin Hannett, Peter Saville, Tony Wilson e forse Annik Honore', ancora oggi fascinosissima, per l'ispirazione di Closer. E gli altri erano comparse. Quello che hanno fatto dopo Movement purtroppo lo conosciamo tutti molto bene.

Era Ian quello che osservava, leggeva, e trasformava la grigia realta' che aveva intorno in lancinante poesia. Le sue ispirazioni erano Burroughs (Interzone), Ballard (Atrocity exhibition), Kafka (Colony), Gogol (Dead souls) e chissa' quanti riferimenti letterari adesso mi sfuggono.

Nel documentario ci sono tutti: Paul Morley, Pete Shelley, Richard Kirk, Genesis P-Orridge, piu' tutti quelli che ho nominato piu' sopra. Manca solo Deborah, che appare solo con dichiarazioni scritte. C'e' pure un frammento audio di John Peel che suona Love will tear us apart a 45 giri e se ne accorge a meta', tanto per cambiare. Tra tutti loro non mi ricordo piu' chi dice: il punk diceva fuck you, i Joy Division arrivarono e dissero I'm fucked.

A Macclesfield ci andai solo una volta, molti anni fa. Ne ho gia' parlato nel blog e ho postato una foto della pietra tombale di Ian che scattai allora (trovate tutto nell'archivio, 10 Ottobre 2007). E quando nel documentario la tomba di Ian l'ho rivista mi sono commosso davvero. E mi sono venute in mente molte cose, tutte insieme: la prima volta che ascoltai i Joy Division, 1980, buttati nella mia cameretta nella notte da una piccola radio che trasmetteva da Busto Arsizio. Il treno per Milano il giorno dopo e la ricerca dei loro dischi. I bootleg che potevo guardare e toccare e desiderare senza allora potermeli permettere. I miei compagni di liceo con i quali i Joy Division (e quei gruppi che sembravano ed erano cosi' lontani: i Buzzcocks e i Bauhaus e gli XTC e i Killing Joke) iniziai a condividerli, e con i quali di li' in poi avrei condiviso tante cose, con loro che ascoltavano i Joy Division e non con tutti gli altri. Il senso che I'm fucked e che lo siamo un po' tutti, cambia solo il livello di consapevolezza.

Un documento fondamentale. Purtroppo e' in programmazione per pochi giorni, solo una volta al giorno, all'1. Datevi malati domani, e correte al Curzon Soho.

[joy division]

venerdì 23 maggio 2008

La Stefania C.


[Julie's, Holland Park, Maggio 2008]

Stanotte ho sognato la Stefania C. Non ci sarebbe nulla di male nel sognare la Stefania C., devo averlo anche fatto parecchie volte in passato, senonche' al risveglio ho calcolato che la Stefania C. non la vedo da 24 anni.

Nel sogno incontravo la Stefania C., e per quello che mi sembra di ricordare non era un incontro casuale, perche' lei mi stava gia' aspettando. Era sera, il luogo era abbastanza tetro. La Stefania C. era seduta su una sedia, a un tavolino di quello che sembrava essere un caffe' deserto un po' Hopper e un po' Carpenter. Di fianco al tavolino, vicino a dove era seduta la Stefania C. stava una sedia a rotelle. La Stefania C. era ancora lei, ma il suo volto e il suo corpo erano deformati e terribilmente invecchiati.

La Stefania C. la conobbi in una scuola di un sobborgo di Londra, West Wickham, che entrambi frequentavamo quando avevamo 13 anni. Era una ragazzina bellissima, dai folti riccioli biondi, estroversa. Aveva la mia stessa eta', ma era molto piu' matura di me. E non so perche' quella ragazzina circondata dall'ammirazione di tutti avesse a un certo punto deciso di adottare quel ragazzo magrolino e timido che ero io in quegli anni. Ma fu cosi': inizio' a coinvolgermi in tutto quello che faceva, un po' come se desiderasse proteggermi dal mondo.

Tornati in Italia qualche volta riuscimmo a rivederci. Lei stava a Milano, io a Voghera, ci separava solo un'ora di treno. In piu' i suoi genitori avevano una casa a Salice Terme, dove stava il mio nonno. Stefania C. ci passava qualche fine settimana, e in estate anche un paio di settimane.

In quegli anni Stefania C. mi insegno' una cosa fondamentale. A scrivere per il puro piacere di scrivere. Una parola tira l'altra all'inizio non arrivano facilmente Fabio ma vedrai che ti piacera'. Iniziammo a scriverci lettere, lunghissime, una o due alla settimana. Cominciai a tenere un diario, sul quale scrivevo ogni giorno. Le parole iniziarono ad arrivare sulla carta facilmente e con naturalezza.

Le conservo ancora tutte quelle lettere, nella cameretta dove mi rintanavo per ore a rispondere. Non le rileggo da secoli, ma ce n'e' una che ricordo ancora come se l'avessi ricevuta ieri. E avevo 14 anni. Devi leggere questo libro Fabio. Si intitola Il lupo della steppa, e' di uno scrittore tedesco che si chiama Hermann Hesse. Dentro ci ho trovato te, con tutte le tue contraddizioni. E pero' non soffrire per quelle contraddizioni. Ci sono persone che sono capaci di vivere due volte, anche se attraverso mille conflitti interiori.

Quella lettera mi e' venuta in mente qualche giorno fa, al termine di XXY, il bel film argentino di Lucia Puenzo che racconta la storia di una ragazzina dalla doppia sessualita'. Perche' per come l'ho capito io, e' sostanzialmente un film sull'io diviso, e sulle sue implicazioni emotive. E lo so che in Italia e' uscito da parecchio tempo, ma se l'avete perso consiglio di recuperarlo in DVD. E' una visione disturbante ma coinvolgente, forse necessaria.

La Stefania C. la persi di vista che avremo avuto diciannove anni. Le nostre strade ci portarono ad allontanarci progressivamente. Lei inizio' a frequentare i figli della buona borghesia milanese, io scoprii il punk, i Joy Division, la poesia anarchica dei Crass. Smisi di mangiare carne, mi feci crescere i capelli tutti ingarbugliati oltre le spalle, partecipavo a tutte le manifestazioni possibili. Ero diventato un'altra persona per lei, e lei per me.

Un paio di anni fa scrissi una mail a una serie di suoi indirizzi possibili (nomecognome@hotmail.com; nome.cognome@hotmail.com, stessa cosa con yahoo e gmail). Tornarono tutte indietro. Guglando il suo nome scoprii che insegna francese in un liceo di Milano, ma il sito del liceo indica solo il suo orario di ricevimento.

Una sera d'estate nella quale mi trovavo a Salice Terme, salii in collina fino alla sua casa di allora. Sul campanello, proprio come allora, lessi il cognome della sua famiglia, ma non ebbi il coraggio di suonare, e in ogni caso la casa sembrava disabitata da tempo.

Non credo la rivedro' mai piu' la Stefania C. La immagino felice, con una bella famiglia, dei bei bambini, tanti amici come allora, in una bella casa con un bel giardino. And what a terrible mess I've made of my life, oh what a mess I've made of my life. Meglio non lo sappia mai. Pero' quando penso a lei sorrido, e so che la mia vita sarebbe diversa, e che forse adesso non esisterebbe nemmeno questo blog, se non l'avessi mai incontrata.

mercoledì 21 maggio 2008

Risorse semi-umane

[Istituto Culturale Francese, Maggio 2008]

I Francesi di Londra sono scatenati con le celebrazioni del Maggio '68. Tra l'altro, per dire di come certi valori sono ancora piuttosto diffusi nella societa' francese, leggevo qualche giorno fa una statistica riguardante l'accordo sull'affermazione "Il libero mercato e' il miglior sistema economico possibile". La Francia e' l'unico Paese europeo nel quale prevale il dissenso. In Italia, il consenso e' del 62%, un po' sotto l'America (70%). Just so you know.

Il cinema francese a carattere di critica sociale e' ancora fortissimo. Ottimo esempio e' questo La question humaine di Nicolas Klotz, che soprattutto all'inizio puo' ricordare Ressources humaines di Laurent Cantet, uscito solo qualche anno fa.

La tesi del film e' che la corporate culture, specialmente la gestione scientifica delle persone organizzata dalle aziende, mascheri forze brutali, barbariche. Il regista francese isola alcuni elementi dell'organizzazione aziendale scientifica del lavoro, e li accomuna alle tecniche scientifiche di controllo sociale nazista.

Questo uno dei due disturbanti film che ho visto negli ultimi giorni. Dell'altro parliamo magari domani. Il trailer lo trovate qui sotto.

[E domani, come spesso accade il Giovedi', il blog va in onda alla radio. Alle 11.30 e in replica alle 21, su Radio Popolare Milano. Si parlera' del rapporto tra arti visuali e libri].

[Heartbeat Detector Trailer (UK)]

Veltruscosevic

[Ospedale di London Bridge, Maggio 2008]

Mattinata con visita dal dermatologo, per un'infezione che mi ha disintegrato un'unghia. Decido di uscire di casa con largo anticipo e di camminare fino all'ospedale di London Bridge, attraversando le sopraelevate del Barbican, girando attorno alla cattedrale, percorrendo il Millennium Bridge e poi camminando sul lungofiume. Una bella passeggiata, confondendomi tra gruppi di turisti e coppie felici.

Appena uscito di casa mi fermo a gustare una bella tazza di porridge col miele e un buon te' col latte da Nusa, in Old Street. Sotto i portici del Barbican decido di comprare Repubblica, per ingannare l'attesa prima della visita. Ho voglia di leggere qualcosa in italiano, e il Guardian l'ho gia' sfogliato da Nusa.

C'e' il sole e le persone che incontro sembrano rilassate. Chi doveva andare al lavoro e' gia' andato, e in giro incontro mamme con bambini, anziani, studenti.

Arrivo all'ospedale con un po' di anticipo, all'impiegato alla reception dico il mio nome e confermo la mia data di nascita e il numero della mia assicurazione sulla salute. Mi chiede di aspettare fuori dalla consultation room 1, dice che il dottor O'Doherty arrivera' a momenti.

La sala d'aspetto e' pressoche' deserta. Solo uno yuppie inglese dall'aria antipatica, e un vecchietto che anziche' parlare grida e agita il bastone, accompagnato dall'aria apprensiva delle due figlie.

Mi siedo su una poltroncina e apro Repubblica:

La maggioranza degli Italiani, molto aiutata dalla televisione, non ritiene piu' da un bel pezzo che artisti e intellettuali siano punti di riferimento, e considera il cosiddetto "impegno" come il ridicolo sfogo di professori spocchiosi e miliardari viziati, i famosi "radical-chic" che sono il nuovo punching-ball dell'odio sociale e dei pestaggi giornalistici.

Zucchero cita la tournee pro-Kerry fatta da Springsteen, REM, Ben Harper, Pearl Jam, "almeno loro ci hanno provato, anche se e' andata male". Viene da dire che forse sarebbe andata meglio se quella tournee non ci fosse stata, tanto forte e' ormai l'idea che parole come "diritti", "pace", presto magari "democrazia", sono generi di lusso, roba per chi ha la pancia piena. Roba da snob.

Cosi' Michele Serra. Prima che il dottor O'Doherty arrivi imparo anche quanto segue:

- che la Chiesa ha pagato Saatchi & Saatchi, per la campagna pubblicitaria sull' 8 per mille, 9 milioni di euro: il triplo di quanto il Vaticano ha donato alle vittime dello tsunami. Scopro anche che sul totale dell'8 per cento che i fedeli italiani donano alla Chiesa, solo il 20% viene usato per attivita' caritative

- che, dato dell'Osservatorio Nazionale sui Rifiuti, la percentuale degli imballaggi sul totale dei rifiuti nel 2005 e' stata pari al 41.3%

- che il parlamentare leghista Mario Borghezio ha proposto il reato di "associazione a delinquere delle famiglie rom". Come dovrebbe differire dall'associazione a delinquere per tutti gli altri il giornale non lo dice

- che il parlamentare Luca Romagnoli della Fiamma Tricolore ha proposto la creazione di uno Stato Rom. I colleghi del Parlamento Europeo gli hanno ricordato che l'idea non e' nuova, l'aveva proposta un certo Joseph Goebbels

- che dopo cotanto illuminati interventi, la parlamentare liberale olandese Elly De Groen ha affermato che la tattica politica di Berlusconi assomiglia alla pulizia etnica di Milosevic.

Si apre la porta e arriva il dottor O'Doherty. Mi fa entrare, da' un'occhiata alla mia unghia. Mi chiede di non guardare, che deve prelevare un pezzo della mia unghia con una lametta. Che mi fara' un po' male, di cercare di resistere. All'inizio non sento quasi nulla, poi una fitta lancinante. "Mi sembrava che stesse andando tutto troppo bene" dice. Continua ad armeggiare con le sue lamette sulla mia povera unghia. Incide, gratta. Finisce e tolgo la mano sana da davanti agli occhi. Vedo il mio sangue, che e' sempre una cosa che mi da' un sacco di disagio. Era una parte di me. Mi medica.

Mi metto a girare per l'ospedale, e a scattare foto ai particolari architettonici. Che e' il mio modo per convincermi che e' tutto finito, e per distrarmi, che il giornale non serve.

lunedì 19 maggio 2008

E gridare aiuto aiuto e' scappato il leone

[South Kensington, Maggio 2008]




Che poi dare le perle ai porci delle volte e' pure divertente. E vedere di nascosto l'effetto che fa. Tu ti aspetti di sentire i Portishead, quelli del Martini a notte fonda, e ti trovi tra le mani atmosfere This Heat, ritmi Neu! e chitarre Sonic Youth. Voglio proprio vederli bere l'aperitivo sui Navigli ascoltando Silence. Un po' come allegare Y del Pop Group a Sorrisi e Canzoni o trasmettere l'Aleksandr Nevskji in russo la Domenica pomeriggio su Canale 5.


E i Massive Attack che ti organizzano un festival e fanno suonare Mark Stewart e i Gang of Four. E la Yellow Magic Orchestra. E i Gong.


Quel ritmo cardiaco sincopato e soulful lo trovi ancora ma devi cercare altrove. Ieri per dire ho cercato di ricostruire cos'avevo da fare di cosi' importante il 2 Novembre. L'agendina riporta l'appuntamento con un amico alle 19. Non risultano prelievi bancomat tra il 30 Ottobre e il 4 Novembre, entrambi fatti allo sportello locale della mia banca. La carta di credito indica l'acquisto di un biglietto da 10 sterline via Ticketweb, ma non dice per cosa.


Insomma boh. E' che mi sono perso un concerto davvero superlativo. Alla Royal Albert Hall per di piu', con orchestra e tutto quanto. Ho contato tutti i nomi. 40 in tutto. Archi, fiati, cori, tutto. Cinematic Orchestra, loro. Che io nemmeno li conoscevo anni fa, e poi Tom Chant che avevo conosciuto a un concerto improv nella chiesa locale di dove vivevo allora mi mise in lista per un loro concerto e pure la festicciola subito dopo, allo Shepherd's Bush Empire.


Io che delle volte in musica sono di un conservatorismo spettacolare a vedere un gruppo Ninja Tune non ci volevo nemmeno andare. Ma era quando a Londra non conoscevo nessuno e non sapevo che cacchio fare. E andai.


La Cinematic Orchestra dal vivo e' una roba che se non li hai mai visti non so proprio come descrivere. Come se l'Art Ensemble di Chicago rinascesse in versione soul jazz, con ritmi drum & bass soffici e appena suggeriti. La classe e' quella. Radici jazz colte e profondissime le loro, una coesione e un'abilita' strumentale impressionanti. Dei Jaga Jazzist di lusso.


Come questo Live at the Royal Albert Hall conferma, dal vivo le tracce dei dischi vengono dilatate, permettendo maggiori espressioni individuali, che restano sempre pero' molto misurate.


Gioielli del disco: All that you give, che apre questo live e apriva pure Every day, il loro album che preferisco. Flite con i suoi ritmi drum & bass suonati e contrappuntati per tutto il tempo dalla chitarrina funky, con quei fiati solenni. Breathe, che in questa versione commuove fino alle lacrime. Familiar ground che viene introdotta da overdrive intestellari e poi una chitarra che arriva dal lato oscuro della luna. Man with a movie camera che e' metamorfosi e trasformazione citazionista. Time & space, con Lou Rhodes alla voce. In pratica un po' tutto l'album.


Ecco, se proprio il nuovo Portishead non riuscite a digerirlo, London Calling vi ha appena suggerito l'Alka Seltzer.



[To Build a Home - The Cinematic Orchestra]

Che fare, anno primo numero 3


Maggio

19:
SWEDISH OUTSIDERS, in giro per la citta’ (festival con Mats Gustafsson + Evan Parker, nuovo cinema indipendente scandinavo, ecc.)

23:
PUBLIC ENEMY, Brixton Academy

23 - 25:
THE LONG WEEKEND, Tate Modern (festival con Konono No. 1, concerti ispirati all'arte Fluxus, ecc.)

24:
RICHARD THOMPSON, Royal Festival Hall

28:
BREAKING BOUNDARIES, Roundhouse Studios (classici del cinema muto con colonna sonora suonata dal vivo)


Giugno

2 - 20:
SPITALFIELDS FESTIVAL, Spitalfields (festival con Rolf Hind, Exaudi, Clerks, ecc.)

5:
VETIVER + MEG BAIRD, St. Pancras Parish Church

5:
STEPHEN MALKMUS & THE JICKS, Shepherd’s Bush Empire

6:
SUNBURNED HAND OF THE MAN, St. Giles Church

12:
WAITING FOR THE BARBARIANS, Barbican (prima esecuzione in Gran Bretagna di un’opera di Philip Glass)

13 – 19:
SOUNDWAVES, Brighton (festival con esecuzione di lavori di Terry Riley, John Cage, Arvo Part, ecc.)

14 - 22:
MELTDOWN, Southbank (festival curato dai Massive Attack)

15:
SUNBURNED HAND OF THE MAN, Corsica Studios

17:
DECLINING WINTER, Bardens Boudoir

18:
FAUST, Amersham Arms

20:
SUNBURNED HAND OF THE MAN, Institute of Contemporary Arts

27:
ORAMICS, Purcell Room (serata dedicata a Daphne Oram)

29:
PENTANGLE, Royal Festival Hall

30:
LOU REED, Royal Albert Hall


Luglio

3:
108 PIECES DEMOLITION, Laban (festival di arte sonora con Janek Shaefer, ecc.)

4 - 13:
LEDBURY POETRY, Ledbury (festival di poesia e musica)

6:
JAH WOBBLE - CHINESE DUB, Royal Festival Hall Ballroom

11 - 13:
SUPERSONIC, Birmingham Custard Factory (festival con Wooden Shjips, Battles, Guapo).

mercoledì 14 maggio 2008

The wind in my heart the dust in my head


[Una passeggiata in collina, Maggio 2008]

Durante la mia settimana in Italia sono riuscito a leggere con un po' di calma Arpe eolie e altre cose inutili di Mario Bertoncini, pubblicato l'anno scorso dalla sempre ottima Die Schachtel. Bertoncini e' stato dal 1965 al 1972 prima componente e poi direttore del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza. In seguito ha insegnato composizione contemporanea in giro per il mondo, con particolare attenzione alle tecniche compositive casuali teorizzate da Cage. Negli ultimi anni si e' dedicato alla costruzione di arpe eolie, che sono sculture, alcune delle quali di dimensioni notevoli, preparate per essere suonate dal vento. E scrive, soprattutto dialoghi ispirati alla forma platonica classica.

Nel suo ultimo libro ho trovato questa poesia:

Tu che passi,
non agitarti e ascolta: e' il vento.

Lascialo dire.
Vano e' sperare di fissarne la forma o di fermarne
il tempo.

Se sei musico
non spiare nel suo canto gli accenti convenzionali
cui sei avvezzo - il suo ritmo e' il respiro della Natura!

E non esserne invidioso:
quel respiro e' infinito.

L'ho portato con me durante una bella passeggiata il libro di Bertoncini. Mi sono seduto in cima a una collina, a sentire il suono e il profumo del vento, e sarei stato lassu' per sempre.

I luoghi ai quali appartieni davvero li scopri sempre per caso. Sono li' che ti stanno aspettando, e ti accolgono dentro te stesso.

[Die Schachtel]

martedì 13 maggio 2008

Ora non vorrei avere sollevato aspettative troppo elevate nel senso che non e' che uno riparte in quarta

[Sculture di Kris Ruhs, Milano, Maggio 2008]


Si inizia con qualche foto, domani cerco di scrivere qualcosa.

lunedì 12 maggio 2008

Happiness e' entrare da Rough Trade, scoprire che stanno ascoltando Giant Steps, ricordare i '90 col commesso di turno e comprare il nuovo Wire


E domani si ricomincia a scrivere sul blog, promesso. Baci.

domenica 11 maggio 2008

Prospettive Musicali, 11/ 5/ 2008


Arrivato in radio di corsa e un po' all'ultimo minuto, giusto il tempo di salutare Roberto Festa che non vedevo da troppo, e di catapultarmi in studio a trasmettere:

1) CEDRIC IM BROOKS Hop merry hop (da From mento to reggae to thirld world music, Doctor Bird 1973, rist. 17 North Parade 2008)

2) EARTH, ROOTS & WATER Liberation (da Innocent youths, Summer 1977, rist. Light in the Attic 2008)

3) LULA CORTES E ZE' RAMALHO Bailado das muscarias (da Paebirù, Solar 1974, rist. Mr. Bongo 2008)

4) QUARTETO EM CY Imagem (da Som definitivo with Tamba Trio, Forma 1966, rist. in Aleluia 1964 - 66, El 2008)

5) TALKING HEADS Born under punches (the heat goes on) (da Remain in light, Sire 1980, rist. in VV. AA. Funky Nassau the Compass Point story 1980 - 1986, Strut 2008)

6) HAL SINGER & JEF GILSON Chant inca (da Soul of Africa, Chant du Monde 1974, rist. Kindred Spirit 2008)

7) MATANA ROBERTS Exchange (da The Chicago project, Central Control 2007)

8) MARGIE JOSEPH Come with me (da Sweet surrender, Atlantic 1974, rist. 2007)

domenica 4 maggio 2008

Prospettive Musicali, 4/ 5/ 2008


Arrivato in radio un po' prima, sono stato contento di collaborare con una lettura commemorativa di Albert Hoffman per Melting Pop, il bel programma di Maurizio Principato che va in onda il Martedi' alle 23.30.

E poi, una volta in studio, ho trasmesso:

1) ANGEL Effect of discovery, test, alarm, catastrophy (da Kalmukia, Editions Mego 2008)
2) JAMES BLACKSHAW Celeste pt. 1 (da Celeste, Celebrate Psi Phenomenon 2004, rist. Tompkins Square 2008)
3) JAMES BLACKSHAW Clouds collapse (da The cloud of unknowing, Tompkins Square 2007)
4) CROWNS Jerking the dog (da VV. AA. Black is soul, Pama/ Wah - Wah 2007)
5) NATURAL FOOD Siren song (da Natural Food, Seeds 1972, rist. Porter 2007)
6) GREG DAVIS Sleep architecture (da VV. AA. Imaginational anthem volume three, Tompkins Square 2008).

Ci sentiamo ancora Giovedì alle 11.30 e in replica alle 21, all'interno di Zoe, con la versione radiofonica di questo blog. Parleremo delle polemiche che hanno circondato recentemente la programmazione dell'Istituto di Arti Contemporanee, e di una mostra di fotografie di Linda McCartney curata da sir Paul in una galleria di Mayfair.

E poi ci si risente Domenica prossima, alle 22.35 per una nuova puntata di Prospettive Musicali, sempre su Radio Popolare Milano e Radio Popolare Roma.