Three Sounds high and rising

In una Londra gelida (ieri sera e' nevicato e stamattina il tavolo sul terrazzo era ancora inutilizzabile causa strato di neve che pero' poi purtroppo si e' sciolta al primo raggio di sole), ci si prepara per il London Jazz Festival, che quest'anno coinvolgera' davvero tutta la citta' - a partire dal 14 Novembre, quando Keith e Julie Tippett inaugureranno le danze al Southbank. Concerto imperdibile, ho gia' un posto in seconda fila.

Tutta questa introduzione perfettamente inutile, per dire che tra gli acquisti jazz delle ultime settimane, uno su tutti mi sta ossessionando. Un disco pubblicato nel 1970 su Blue Note da un formidabile trio soul jazz che arrivava dal Midwest.

Si facevano chiamare Three Sounds, e incisero un bel po' di dischetti tutti per Blue Note alla fine degli anni '50 e attraverso i '60. Il loro capolavoro pero' lo realizzarono appena prima di sciogliere la formazione. Disco ambiziosissimo, Soul symphony e' esattamente quello che il titolo indica. Una lunga composizione di soul orchestrale divisa in cinque movimenti, uno dei quali occupa per intero la prima facciata dell'album.

Come tutte le sinfonie, anche questa Soul symphony si muove tra diversi stati d'animo, diventando a seconda dei momenti blues, languida, vivace, danzabile.

I Three Sounds non lo sapevano, ma inventarono con quel disco parecchie cose di la' da venire: dalla Love Unlimited Orchestra, nei suoni, fino ai De La Soul, nello spirito.

Daisy age ante-litteram. Da quel disco ci ascoltiamo la traccia che apre la seconda facciata, intitolata Repeat after me:

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