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Ambiente Uguaglianza Tempo

lunedì 29 settembre 2008

Rohmer est le Racine du XXème siècle

Non pensavo che la chiusura, fortunatamente temporanea, del cinemino dell'Istituto Culturale Francese avesse un impatto cosi' drammatico sulle mie serate. Non mi ero bene reso conto dell'elevato numero di film che vedo ogni anno nella vecchia sala di South Kensington, prima che decidessero che era giunto il momento di darle una rinfrescata: una mano di bianco alle pareti, sostituire le poltroncine un po' scomode, fare un po' piu' spazio tra le file per permettere di distendere un po' le gambe e non alzarsi soddisfatti del film ma anchilosati.

Fortunatamente tra Barbican e Renoir, il mio amato cinema francese rigorosamente in lingua originale posso continuare a seguirlo, in attesa della riapertura della mia sala cinematografica preferita, che se capisco bene dovrebbe avvenire in Gennaio.

In entrambe le sale stanno programmando l'opera prima di un regista che si chiama Philippe Claudel. Si intitola Il y a longtemps que je t'aime, l'ho visto ieri sera, ed e' per me il miglior film francese, anzi europeo, visto negli ultimi mesi.

Impressionante quanto il miglior cinema francese deve praticamente tutto al genio di Eric Rohmer - a quel suo modo gentile di raccontare storie quotidiane di banale leggerezza che ti restano dentro per giorni. A quel suo inventare personaggi che si scostano solo in misura e modi trascurabili da te stesso e dalle persone che frequenti. Al riproporre sullo schermo ambienti fisici e sociali che risuonano con quelli appena fuori dalla sala. A quel porre domande aspettandosi che sia tu a cercare una risposta dentro di te. Finisci quasi per non ricordare se hai visto un film o hai letto un libro - e le citazioni letterarie infatti in questo capolavoro minimalista abbondano, da Racine a Giono.

Straordinario film sul tempo, su relazioni perdute che finiscono per intrecciarsi ancora magicamente nel richiamo di una vita che chiede una possibilita' di affermarsi. Tutto con linguaggio understated, dialoghi che si costruiscono a poco a poco, emozioni che si fanno strada con naturalezza e leggerezza. Senza forzature o colpi di scena.

Bellissimi i personaggi. Juliette che esce di prigione dopo 15 anni e prova a confrontarsi con una vita che non sa minimamente come affrontare. La sorella di Juliette, Lea, con quella gentile aria da collegiale francese e una aggraziata e non intrusiva sensibilita'. Il marito di Lea, che lentamente, con i suoi tempi, abbassa le difese. Le figlie di Lea che impareranno a conoscere e amare una zia inizialmente distante. Il nonno che vive tra i libri, rappresentazione della cultura francese classica.

Straordinaria la scena che si svolge nella casa di campagna. Il cibo, il vino, i racconti, le domande. L'atmosfera che degenera, proprio come accade nella vita.

Film straordinario, da non perdere, credetemi.

venerdì 26 settembre 2008

Una delle poche certezze della vita, quattro anni dopo

Continua la fase Algol, sapete. Non riesco a smettere di ascoltare Chemical chords, da giorni e giorni. Non cambiano nulla da secoli gli Stereolab, ma va bene cosi'. Gentili strappi krauti sul tessuto multicolorato del pop gallico di BB e Sylvie Vartan. E un po' di Brasile, nei ritmi. A proposito del discorso che si faceva qualche tempo fa su sobrieta' e leggerezza, ecco una eccellente combinazione.

E adesso tutti insieme: Le message est toujours le meme il faut observer les lois de la gravite' e ancora, e ancora, e ancora.




[Avvisi ai naviganti sui canali di Milano e Roma.

Questo blog torna alla radio, per un'altra stagione. Voi siete i primi a saperlo, e io sono davvero contento.

Qualche anteprima. Si comincia Giovedi' 2 con un pezzo su Hirst, il 16 parliamo di Rothko, il 31 di Antony che avra' suonato la sera prima al Barbican. In mezzo non si sa ancora, vediamo.

Come sempre in diretta telefonica da Londra alle 11.30 del Giovedi' mattina e poi credo in replica alle 9 di sera, come l'anno scorso, all'interno di Zoe, quotidiano culturale di Radio Popolare.

Altro avviso ai naviganti. Alessandro, Gigi e io abbiamo fatto anche il calendario di Ottobre di Prospettive Musicali.

> 28/09 Longo

> 05/10 Achilli

> 12/10 Barbieri

> 19/10 Barbieri

> 26/10 Longo.

Cosi' adesso sapete quando trovate chi. Come sempre la Domenica alle 22.35 su Radio Popolare, a Milano e a Roma].

martedì 23 settembre 2008

White van in Germany



Neu! e' un furgone Wolkswagen che dal 1971 si muove con ritmo regolare sul nastro d'asfalto di un'autobahn tedesca. A bordo ci sono Michael Rother e Klaus Dinger, provenienti da un laboratorio musicale minimalista chiamato Kraftwerk. E i loro cani, e i loro zaini militari e i loro sacchi a pelo.

Incisero tre dischi: Neu!, Neu! 2 e Neu! 75. E se l'ultimo resta il loro lavoro piu' compiuto, sono i nove minuti di Hallogallo che aprono Neu! a immortalarli per sempre nella storia della musica. Ripresi da tutti: Kraftwerk, Bowie, Eno, Moroder, Stereolab, Radiohead.

E il video qui sopra e' come per me dovrebbero essere tutti i video girati su questo pianeta. Quando questo accadra; prometto di comprare anch'io la televisione (un Algol Brionvega in bianco e nero, ovvio).

lunedì 22 settembre 2008

Take it easy my brother Walter



C'e' sempre una ragione, per tutto. Il mio scarso entusiasmo di settimana scorsa verso qualsiasi cosa infatti annunciava la prima influenza della stagione, e spero anche l'ultima.

Conseguenza e' stata che non sono riuscito a godermi questo formidabile fine settimana quasi estivo, riuscendo a trascinarmi fuori casa solo per vedere un paio di film. Uno dei quali davvero eccellente, Linha de passe di Walter Salles, regista di The motorcycle diaries.

Neorealismo sociale, come piace a me, girato in un quartiere povero di Sao Paulo, Brasile. Quattro storie che si incastrano magicamente.

Dario ha 18 anni e sta perdendo ogni speranza di realizzare il proprio sogno di un contratto da calciatore professionista: le condizioni imposte si riveleranno impossibili.

Dinis consegna pacchi e lettere in motocicletta, ma scopre che rubare borse dalle macchine puo' rendere molto di piu'.

Dinho e' ossessionato dalla religione cattolica e da un invasato predicatore, e contemporaneamente sfruttato da un padrone carogna.

Reginaldo, il piu' piccolo dei quattro fratelli, ha una sola ambizione, quella di guidare un autobus. Al punto che quando un autista si distrae...

Fotografia dominata dai colori metallici della citta' e dalla semi-oscurita' della casa dormitorio dalla quale i quattro vanno e vengono. Ossessioni che si intrecciano e conflittualmente convivono. Editing realizzato benissimo, fatto di frammenti rapidi che costruiscono le storie a poco a poco. Finale che e' collisione di storie, irrisolta come la vita.

venerdì 19 settembre 2008

Other music # 16

[Engadina, Agosto 2008]

Oltre a un disinteresse piuttosto generalizzato per tutto cio' che e' musica (al punto che ho provato a scrivere almeno 4 post che non ne hanno voluto sapere di venire fuori decentemente: uno sul libro di Moore e Coley sulla No wave, uno sui Neu!, uno sul quintetto di Gene Shaw che suonava la tromba nei dischi di Mingus e uno su una ristampa soul meta' settanta di Reuben Wilson) e a una incessante ricerca di un silenzio che sappia tagliare fuori dallo spettro sonoro la citta', sto vivendo anche un blocco fotografico non indifferente.

Non scatto, oppure scatto e cancello, perche' attorno a me non ci sono montagne ne' laghi. Vi tocca quindi vedere altre foto prese quest'estate, in momenti decisamente piu' sereni di questi. Sono frammenti di ricordi: momenti tranquilli, aria pulita. Li guardo e mi astraggo sempre piu' dall'insignificante presente che sto vivendo, dopo aver superato da tempo, temo, il punto di non ritorno.

mercoledì 17 settembre 2008

Other music # 15

[Photographers' Gallery, Harri Peccinotti Green bath, Saul Leiter Art director and model - Settembre 2008]

Un po' di baite visitate ultimamente.

La Photographers' Gallery, che sono passato a salutare prima che si trasferisca in Romillies Street, Soho. Belle e ironiche le foto di Danny Treacy, ma davvero formidabile Fashion in the mirror, sguardo dietro le quinte capace di rendere umanissimo e simpatico un mondo altrimenti lontano. Il progetto della nuova galleria e' complicato e faraonico rispetto a dove stanno adesso. Mi manchera' il caffe' col tavolone comune e tutti i cataloghi e i giornali buttati sopra in ordine sparso.

Il Design Museum, dove c'e' una bella retrospettiva che si intitola Design Cities. Le citta' che hanno cambiato la storia del design (Dessau con la Bauhaus negli anni '20, Parigi e Le Courbusier negli anni '30, Los Angeles con l'industria cinematografica e gli Eames nei '40, la Milano di Castiglioni Ponti Colombo Sottsass nei '50, ecc.). Non grande, essenziale, molto didattica, un utile ripasso. Al piano superiore i tableaux vivants di Tim Walker, con belle citazioni di Alexander Liberman alle pareti.

Il British Film Institute dove ho avuto la gioia di vedermi su grande schermo Badlands, Terrence Malik 1973, il suo esordio, con Sissy Spacek e Martin Sheen assolutamente spaziali. E la mostra di disegni di Juliette Binoche. In attesa di gustarmi questo fine settimana l'ultimo Rohmer.

Il Curzon Soho dove ho visto l'ultimo film di Shane Meadows, sempre piu' simile a Ken Loach ma piu' ironico e leggero. Somers Town e' realismo sociale, council houses e hoodies, ma anche un film tenerissimo. Credo di essermi innamorato perdutamente di Elisa Lasowski che fa la camerierina in un lurido caff e vive in un casermone popolare la' sopra, vedete dove ci sono i fiori?

La Royal Geographic Society dove sono andato a sentire, Alain de Botton che intervistava... George Soros. Come tutti quelli che intervistano Soros (tipo la lettrice del telegiornale ieri - durante la quale intervista Soros e' riuscito a non dire assolutamente nulla parlando per 4 minuti e 44 secondi, un'impresa mica da ridere, provate), anche de Botton ha fatto la figura di un raffinato economista. Tra l'altro de Botton e' uno simpaticissimo, dai sui libri non sempre lo diresti, ed e' pure svizzero che sapete vuol dire molto qui.

La Royal Albert Hall, dove mi sono quasi addormentato a sentire Echo & the Bunnymen che latravano Ocean rain - peraltro a me quel disco non e' mai piaciuto quel gran che e infatti sono andato solo per sentire All my colours, The back of love e The cutter, che per fortuna hanno suonato anche se un po' blandamente.

[Fashion in the mirror]
[Design Cities]

[Badlands trailer]
[Somers Town trailer]

[Elisa Lasowski]
[Artangel Longplayer Conversation 2008]
[George Soros al telegiornale ieri]
[Echo & the Bunnymen - The back of love]

Other music # 14

[Engadina, Agosto 2008]

Ancora un frammento dal carteggio con F.:

... mi rendo sempre piu’ conto pero’ di riuscire a percepire quell’armonia che mi fa stare bene solo allontanandomi dai luoghi nei quali si ritrovano gli umani, un po’ isolandomi, definendo mondi miei nei quali entrano solo gli amici piu’ fidati, i miei libri, la mia musica. Solo generando condizioni di silenzio sto davvero bene, e un po’ questo mi preoccupa. Mi sto chiudendo, e questo non e’ mai un fatto positivo. Forse se ti incontrassi adesso non mi metterei a parlare con la facilita’ di allora, per esempio. Mi sembra di perdermi molto della vita, ma e’ anche come se contemporaneamente la vita la’ fuori mi interessasse abbastanza poco.

lunedì 15 settembre 2008

Other music # 13


Un po' di fiori da raccogliere sui sentieri di Soho e infilare nei nostri zaini.

Il primo e' la ristampa di un album pubblicato una decina di anni fa da Radio France Internationale e riproposto oggi dalla sempre attentissima Drag City. Si facevano chiamare Suarasama ed erano un collettivo messo in piedi da due etnomusicologi indonesiani. Li ha riscoperti quest'estate il Village Voice, seguito a breve distanza da Wire (che scrive the mood is consistently quietly ecstatic: a sunny morning, petal-unfurling, sun-racing, cloud-staring space of gentle joy), e la cosa mi ha incuriosito. Il loro esordio mette insieme qawwali e tradizione musicale indonesiana, ma quello che sento io e' il suono delle onde del mare all'alba. Titolo se lo volete cercare e' Fajar di Atas Awan, che pare voler dire Il sorgere del sole al di sopra delle nuvole.

Il secondo e' la ristampa di un 10" pubblicato nel 1983 da Sugar Minott - reso ancora una volta disponibile da Wackies. Quattro tracce e le loro versions, piu' un paio di altre cosette, per poco piu' di mezz'ora di reggae e dub stellari, piu' che mai influenzati dalle morbide cadenze del lovers rock. Si intitola Dancehall showcase volume 2. Voce di velluto quella di Sugar Minott. A proposito di onde del mare all'alba.

Segnalo infine il volume 20 di Wire Tapper, che per altre ragioni non mi sembra nulla di che, per due validi motivi: un inedito di Mike Osborne assolutamente strepitoso, in ricordo del saxofonista britannico scomparso esattamente un anno fa. E una traccia del nostro Adriano Zanni, in arte Punck, eccellente musicista e fotografo che ogni tanto passa a farci visita. Il suo blog Fulmini e saette e' linkato nella colonnina qui a destra. La rivista alla quale il disco e' allegato contiene un articolo di 8 pagine su Neil Young, incredibile.

[Suarasama]
[Sugar Minott]

domenica 14 settembre 2008

Other music # 12

[Hampstead Heath, Settembre 2008]

Tutto quel verde che rilassa la mente e fa stare bene. Le persone che passeggiano tranquillamente, quelli che corrono, quelli col libro, quelli col cane. Ti addentri in un sentiero, lo segui senza conoscere dove stai andando, sapendo che troverai sempre un angolo tranquillo per sederti nell'erba a leggere sentendo attorno a te solo il canto degli uccelli.

Se sei fortunato, dopo un po' che te ne stai li' in silenzio, dal bosco escono i conigli selvatici e si avvicinano.

Passano poche persone in quest'angolo di parco. Ci si sorride quando gli sguardi di incontrano, e sono sorrisi che illuminano la giornata.

venerdì 12 settembre 2008

Other music # 11

[Engadina, Agosto 2008]

Di quello che succede qui attorno non mi importa assolutamente nulla.

Stamattina passando di fianco alla mia una volta amata Tate Modern pensavo che se vedessi una megaruspa che butta giu' tutto proseguirei per la mia strada senza scompormi.

Cioe': non sono ancora tornato qui, di fatto. E' una sensazione che non avevo mai provato, e mi domando quando questa negazione totale della realta' finira' - se mai succedera'.

Quand'e' che torni a Londra, Fabio?

giovedì 11 settembre 2008

Other music # 10

[Lej da Staz, Agosto 2008]

Dal nostro ritorno provo una sensazione molto strana. Mai mi era capitato. Si è rotto dentro di me un equilibrio che avevo prima di partire, pensavo di fare una vacanza... poi tornato avrei ripreso il normale percorso della vita, ma mi accorgo che non riesco a riprendere i normali ritmi. Mi ritrovo a pensare continuamente a quei meravigliosi posti, allo stare bene immerso in quei paesaggi fermi, dove noi camminavamo con lentezza inoltrandoci sempre più. Ad ogni passo mi accorgo ora che mi allontanavo con la mente e il corpo da qualcosa che non mi appartiene e andavo a stare meglio. Tornando ho riportato il mio corpo, ma non la mia mente. Rimanga pure là nei boschi, nei laghi, nei sentieri, e nel silenzio. Presto mi auguro di riportarci anche il corpo per unirli ancora per qualche giorno: poi ritorni pure il corpo ma non la mente, rimanga là per ricordarmi che parte di me è in quel luogo.

L'ha scritto il mio compagno di viaggio. Mi ha fatto pensare a quanto sia bello condividere un'esperienza di viaggio con chi ci e' simile e ci capisce, e per questo lo ringrazio.

mercoledì 10 settembre 2008

Other music # 9

[Engadina, Agosto 2008]

Io continuo imperterrito a condividere con voi le foto del mio viaggio, anche se sono un po' preoccupato: mi sento come quegli amici che al ritorno da una vacanza tediano tutti quanti per ore mostrando diapositive su diapositive. Se fosse cosi' ditemelo. Potete scrivermi, se conoscete l'indirizzo, oppure lasciare un commento: non me la prenderei affatto.

Colgo peraltro come segnale interessante che l'unico post di questi giorni andato deserto in termini di commenti e' anche l'unico post musicale. Peraltro, ai londinesi che leggono Engadina Calling, segnalo che e' in atto un bello scambio di CD tra i ragazzi di Coffee @ Goswell Road e me: se volete ascoltare la musica di Engadina Calling sapete dove andare. Stamattina, per dire, si faceva colazione ascoltando il primo disco dei Six Organs of Admittance: ditemi in quale altro caffe' al mondo...

Contemplando i laghi dell'Engadina, mi sono domandato quale fosse la parola/ concetto che preferisco. Ne e' uscita la parola sobrieta'.

E' una delle qualita' che apprezzo di piu' nelle persone che incontro, cosi' come detesto in ogni modo possibile la frivolezza, la mancanza di spessore e profondita'. Nelle persone, nelle situazioni di ogni giorno, nei luoghi, nei film, nella musica. Rappresentazione estrema di frivolezza, oggi, e' la celebrity culture.

Pero' e' importante: si puo' vivere con consapevole sobrieta' camminando con leggerezza sul sentiero della vita. Leggerezza e sobrieta' possono andare di pari passo, e quando questo accade il passo e' spedito, il viaggio piacevole, la meta vicina.

A questo pensavo contemplando i laghi dell'Engadina.

martedì 9 settembre 2008

Other music # 8

[Engadina, Agosto 2008]

E' un piccolo esercizio di disciplina zen: ogni mattina scorro le fotografie del mio viaggio in Engadina, ne scelgo una e cerco di ricordare l'esatto istante nel quale l'ho scattata. Le mie emozioni di quel momento, la qualita' dell'aria e della luce, il silenzio. Di riascoltare quella stanchezza fisica, sempre accompagnata alla tranquillita' della mente.

Vi ringrazio per condividerle con me. Spero che anche a voi sappiano comunicare quell'armonia naturale che appartiene allo spirito con il quale sono state raccolte con cura.

lunedì 8 settembre 2008

Other music # 7

[Trenino rosso del Bernina, Agosto 2008]

Il signore che vedete nella foto ci e' rimasto nel cuore. Ha fatto un pezzo di viaggio insieme a noi, accompagnato dalla sua bella macchina fotografica. Aveva l'aria piu' serena del mondo, l'aria di uno abituato a camminare con passo tranquillo su sentieri, col sole e con la pioggia. Senza preoccupazioni, o capace di farsele amiche e tenerle a bada.

Voglio diventare proprio cosi' ho detto, poco dopo che ci ha salutati con un bel sorriso, infilandosi sulle spalle un vecchio zaino.

sabato 6 settembre 2008

Other music # 6

Un po' di musica, per iniziare bene la settimana.

Non ho mai particolarmente amato i dischi dei Bright Eyes, ma l'esordio solista di Conor Oberst e' tutta un'altra cosa. There's nothing that the road cannot heal canta questo giovane Dylan nel migliore disco on the road da molto tempo in qua. Disco che ricorda parecchio le ultime cose dei Wilco.

Proseguiamo con un album soul che arriva dal 1970. Si chiamavano Shades of Brown e incisero un solo disco per la Cadet di Chicago, sussidiaria della Chess. Siamo sul versante piu' dolce del soul: Neville Brothers, Delphonics, Rotary Connection. Ristampa il disco la solita Dusty Groove, che non sbaglia un colpo.

E adesso ce ne andiamo in Jamaica, per ascoltare una raccolta che celebra la Micron, etichetta reggae, dub e ska vissuta tra il 1973 e il 1976. Ripetiamolo: a comprare reggae di quegli anni non si puo' sbagliare. La Micron pubblico' singoli di I Roy (una versione di Wherever I lay my hat that's my home da brivido), U Roy, King Tubby, Joe Higgs, Defenders. La ristampa esce per Pressure Sounds e si intitola Every mouth must be fed 1973 - 1976.

Non puo' mancare nei nostri ascolti il Brasile. Consiglio oggi un paio di dischi usciti nel 1969, anno d'oro di Tropicalia. Il primo e' l'album omonimo di Jorge Ben, uscito su Philips. E' il disco che contiene Pais tropical, e Take it easy my brother Charlie che dovreste conoscere bene, essendo contenuta nella fondamentale raccolta Tropicalia uscita nel 2005 su Soul Jazz. Io canto fantasia, io canto amor, io canto alegria, io canto a paz. Non aggiungo altro, ha detto tutto lui. Ristampa Dusty Groove.

Il secondo disco brasiliano che vi raccomando oggi e' il quarto album di Ronnie Von, celeberrimo presentatore, attore e cantante della televisione brasiliana. Ha un titolo lunghissimo: A misteriosa luta do reino de parassempre contra o imperio de nuncamais. Mette insieme bossanova, musica leggera francese, Bee Gees, Stevie Wonder e la grande passione di Ronnie Von, i Beatles. Fu lui a scoprire i Mutantes. Originale Polydor, ristampa Discos Mariposa.

Continuiamo i nostri ascolti con Linda Lewis, cantautrice britannica di colore. Room mate di Robert Wyatt, musa di Bowie periodo Aladdin sane, ammirata da Stevie Wonder. La sua voce possiede la dolcezza di Minnie Riperton. Il suo disco che consiglio si intitola Lark e usciva nel 1972 su Warner. Le sue canzoni ricordano parecchio Rickie Lee Jones e Joni Mitchell. Cantautorato femminile di eccellente classe.

E' Lunedi' mattina, tempo da blues. E' da poco uscita su Sub Rosa una raccolta che esplora l'elettrificazione del blues, avvenuta tra il 1945 e il 1950, anticamera di quella fusione con l'hillbilly che dara' vita a un genere che si chiamera' rock'n'roll. Si intitola Doctor Boogie presents shim sham shimmy. Quando la distorsione si otteneva facendo buchi negli amplificatori.

E terminiamo con l'album che contiene quella che insieme a A whiter shade of pale dei Procol Harum e' la piu' magniloquente canzone di tutti i tempi. Sto parlando del secondo disco degli Aphrodite's child, It's five o'clock. Erano il gruppo del grandissimo, in tutti i sensi, Demis Russos e di Vangelis. Non si trova facilmente, ma cercate la ristampa uscita l'anno scorso in Corea su World Psychedelia. It is so hard to believe that all this is the way that it has to be canta Demis, e com'e' possibile dargli torto.

Other music # 5

[Engadina, Agosto 2008]

Discorsi da sentiero:

- Sai qual e' la piu' fantastica invenzione di tutti i tempi?
- No
- Ce l'hai sulle spalle: lo zaino
- Ah
- Pensa quante cose possiamo portare con noi, e abbiamo braccia e mani libere. Non potremmo essere quassu' senza i nostri zaini.

venerdì 5 settembre 2008

Other music # 4

[Scendendo verso St. Moritz Bad, Agosto 2008]

Dal carteggio di questi giorni con la Fra:

Non mi sono mai sentito bene come nei giorni scorsi, con lo zaino sulle spalle, un pile a ripararmi dal vento, gli scarponcini ai piedi, una montagna davanti a me e dietro ogni curva del sentiero la sorpresa di incontrare un lago, un alpeggio, un pascolo di mucche. E quell’acqua Fra, acqua fresca e pura come non ne avevo fatta esperienza da troppo tempo. Dava quasi alla testa, altro che le pinte di questi barbari.

giovedì 4 settembre 2008

Other music # 3

[Verso Diavolezza, Agosto 2008]

Nessuna idea di organizzazione, nessun desiderio di ricominciare con la vecchia frusta vita londinese, come se si fosse irreparabilmente rotto qualcosa. Mi ha scritto un'amica chiedendomi come si fa a venire a vivere a Londra, come si trova una casa e un lavoro qui. Dovreste leggere la mia risposta, per capire come mi sento.

L'obiettivo, l'unico obiettivo che mi sono posto, e' quello di scappare via di qui appena posso.

Rileggo Walden e penso continuamente a strategie di fuga.

mercoledì 3 settembre 2008

Other music # 2

[Lej da Staz, Agosto 2008]

Il fatto di sentire dentro di me una musica diversa da quella che vedo tutt'attorno non rende il ritorno piu' facile.

Continuare a contemplare il lago o cercare di entrare dentro la quotidianita'? Cerco ma non trovo soluzioni.

Vediamo se uscire di qui aiuta.

martedì 2 settembre 2008

Other music

[Sentiero verso Muottas da Schlarigna, Agosto 2008]

Alla fine ho scelto questa foto per riassumere le mie vacanze. Lo so, non e' affatto spettacolare: probabilmente ne ho fatte di molto migliori in queste due settimane, in luoghi panoramici, ai piedi di ghiacciai innevati e a picco su laghi nei quali si specchiavano boschi.

E pero' questo sentiero di mezza montagna mi sembra sappia comunicare il piacere di camminare immersi nel silenzio dei nostri passi e dei nostri pensieri, che ha caratterizzato questa mia meravigliosa vacanza.

Non e' facile riprendere a scrivere questo blog. Ho scritto tantissimo per me in queste due settimane, e ieri sera, tornato alla base della mia soffitta londinese, sorseggiando una buona tazza di te ho riletto tutto quanto. Capendo di essere stato in queste ultime due settimane cosi' bene come non sono stato da parecchio tempo.

Senza un piano, senza avere programmato nulla, lasciando che a un passo ne seguisse un altro e poi un altro ancora, ho finito per trovarmi dove davvero volevo essere, con le persone con le quali davvero volevo stare, e istante dopo istante ho trovato dentro di me un'enorme pace che credo si chiami felicita'. Questo senso di naturalita' non voglio perderlo, voglio che mi accompagni. Un equilibrio trovato un po' magicamente, proprio quando avevo smesso di cercarlo.

Riscoprendo la scrittura e il viaggio a piedi, ho ritrovato me stesso, e tutto sommato e' stato un incontro piacevole.

Domani provo a spiegarmi meglio, anche se non sono sicuro si tratti di discorsi da blog. Prevedo che Shinistat me li fara' pagare post come questi, ma va bene anche cosi'.