Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Osservazioni e ascolti

venerdì 31 ottobre 2008

My beautiful launderette

[Barbican, Ottobre 2008]

Da qualche tempo, nel tentativo di evitare il piu' possibile strade dove passano le macchine, per andare al lavoro attraverso il Barbican. E' una strada un po' piu' lunga ma piacevole e silenziosa, percorrendo la quale posso concentrarmi sull'ascolto di musica, oppure se vento e pioggia lo consentono inserire il pilota automatico e sfogliare il giornale mentre cammino a passo spedito.

C'e' un punto del percorso che considero magico, dove mi fermo tutte le sere a osservare quello che succede. E' quello all'angolo di Goswell Road, prima che inizi la rampa che porta alle sopraelevate. C'e' una lavanderia a gettoni che considero bellissima. Dall'interno illuminato, le persone non si accorgono di essere osservate e si comportano con grande spontaneita'.

In genere si tratta di una sola persona per volta: un anziano o un immigrato in genere, con l'aria annoiata, la testa tra le mani, la postura ingobbita, lo sguardo perso nel vuoto dei suoi pensieri.

In quell'angolo di Londra forse Edward Hopper avrebbe realizzato capolavori pittorici, io solo mediocri fotografie, ma le condivido volentieri con voi.

E' una Londra che contrasta con le immagini patinate che questa citta' vuole offrire, eppure molto vera. Ieri sera tornando a casa dopo il concerto di Antony mi sono fermato ancora una volta ad osservare quel frammento di mondo, e mi e' venuto in mente quello che avevo appena finito di ascoltare:

I need another place
Will there be peace
I need another world
This one's nearly gone

Still have too many dreams
Never seen the light
I need another world
A place where I can go

I'm gonna miss the sea
I'm gonna miss the snow
I'm gonna miss the bees
I miss the things that grow

I'm gonna miss the trees
I'm gonna miss the sun
I miss the animals
I'm gonna miss you all

I need another place
Will there be peace
I need another world
This one's nearly gone

I'm gonna miss the birds
Singing all their songs
I'm gonna miss the wind
Been kissing me so long

Another world.

E mentalmente ho augurato a tutti quelli che hanno varcato quella soglia in passato o la varcheranno in futuro di trovarlo quel mondo altro, dove regna un po' di quella giustizia sociale che in questo mondo manca, e dove nessuno deve trascorrere tempo triste a guardare una lavatrice che gira domandandosi come pagare l'affitto o un biglietto aereo per abbracciare i propri famigliari.

[Se siete curiosi di sapere di piu' sul concerto di Antony di ieri sera, con la London Symphony Orchestra, un racconto dettagliato l'ho fatto stamattina a Zoe, in replica stasera alle 21.30 su Radio Popolare. Nel corso del quale ho anche raccontato perche' il gruppo di Antony si chiama Johnsons - e vi assicuro che la ragione vi commuovera' come ha commosso me].

mercoledì 29 ottobre 2008

Three Sounds high and rising

In una Londra gelida (ieri sera e' nevicato e stamattina il tavolo sul terrazzo era ancora inutilizzabile causa strato di neve che pero' poi purtroppo si e' sciolta al primo raggio di sole), ci si prepara per il London Jazz Festival, che quest'anno coinvolgera' davvero tutta la citta' - a partire dal 14 Novembre, quando Keith e Julie Tippett inaugureranno le danze al Southbank. Concerto imperdibile, ho gia' un posto in seconda fila.

Tutta questa introduzione perfettamente inutile, per dire che tra gli acquisti jazz delle ultime settimane, uno su tutti mi sta ossessionando. Un disco pubblicato nel 1970 su Blue Note da un formidabile trio soul jazz che arrivava dal Midwest.

Si facevano chiamare Three Sounds, e incisero un bel po' di dischetti tutti per Blue Note alla fine degli anni '50 e attraverso i '60. Il loro capolavoro pero' lo realizzarono appena prima di sciogliere la formazione. Disco ambiziosissimo, Soul symphony e' esattamente quello che il titolo indica. Una lunga composizione di soul orchestrale divisa in cinque movimenti, uno dei quali occupa per intero la prima facciata dell'album.

Come tutte le sinfonie, anche questa Soul symphony si muove tra diversi stati d'animo, diventando a seconda dei momenti blues, languida, vivace, danzabile.

I Three Sounds non lo sapevano, ma inventarono con quel disco parecchie cose di la' da venire: dalla Love Unlimited Orchestra, nei suoni, fino ai De La Soul, nello spirito.

Daisy age ante-litteram. Da quel disco ci ascoltiamo la traccia che apre la seconda facciata, intitolata Repeat after me:

lunedì 27 ottobre 2008

Quiet riot


Ieri sera sono stato a vedere Caos calmo.

La storia la conoscete, il film l'avete visto tutti, avete letto fiumi di inchiostro sui giornali italiani, ascoltato interviste con Nanni Moretti. Quindi non ne parlo. Ma sulle sensazioni che provi vedendo Caos calmo qui, qualche parola la voglio spendere.

Prima cosa: la storia mi e' piaciuta e mi ha coinvolto, ma forse solo fino a un certo punto. Se ci sono due aspetti del film che ho apprezzato sono stati il contesto povero, da film indipendente a basso budget, e l'interpretazione straordinaria di Moretti, sempre piu' bravo a rappresentare un'intera generazione fotografata nel pieno di una immatura maturita'.

Il rapporto tra padre e figlia travolti da una tragedia famigliare, che dovrebbe essere al centro del film, io non sono riuscito a vederlo che sullo sfondo. E invece il film mi e' piaciuto tanto nella sua capacita' di enfatizzare l'importanza della ripetizione quotidiana di gesti minimi, i piccoli incontri che diventano significativi proprio grazie al loro riaccadere con cadenza regolare. E' un film sulla lentezza, sul prendersi pause e concedersi vuoti, sull'osservare con curiosita' quello che ci circonda, anche e soprattutto cio' che non ha mai suscitato la nostra attenzione.

Cose magiche accadono quando ci fermiamo. E sono eventi importanti, che scaldano il cuore e riportano la vita a una dimensione umana.

In questo blog ho parlato spesso di quell'italianita' che qui un po' mi manca. Ricapitolando: la nostra capacita' di instaurare relazioni con immediatezza e spontaneita', il calore umano che ci contraddistingue, la cultura civile vivace (le manifestazioni vitali di questi giorni sono li' a dimostrarlo), la qualita' materiale del nostro vivere (buon cibo preparato con ingredienti freschi e naturali, abiti fatti con buoni tessuti e una qualita' sartoriale che li rende piacevoli da indossare - questi qui si vestono da Marks & Spencer!), la cultura diffusa in strati ampi della popolazione al contrario di qui dove rimane prerogativa di una minoranza di privilegiati.

Ecco, con un'interpretazione libera e personale, a me il film ha fatto riflettere proprio su questa italianita' che, io credo, non apprezziamo mai abbastanza. Devi andartene, viaggiare, prenderne le giuste distanze per capirla, per riconoscerla. Come una qualita' che esprimi e ricerchi naturalmente, che hai scritto nel profondo dentro di te, della quale non puoi fare a meno e che quando incontri riconosci immediatamente e accogli con gioia.

venerdì 24 ottobre 2008

Un po' come Prospettive Musicali ma in forma scritta, vediamo come viene

Getting Anne Briggs into a recording studio is like enticing a wild bird into a cage.
(Albert Lloyd, dalle note di copertina di Anne Briggs, Topic 1971)

Ascoltare la musica di Anne Briggs e' un'esperienza di travolgente intensita', che trasporta dolcemente verso stati di tranquilla, pacifica, magica serenita'.

La sua voce cristallina accarezza i nostri pensieri come folate di vento spettinano un campo di grano a primavera. Le sue note sono acqua di sorgente, fresca e purissima.

Non riesco a pensare a un'interprete della tradizione folk britannica maggiormente sospesa al di fuori di qualsiasi spazio temporale, come se la sua musica fosse stata creata il giorno nel quale il mondo e' stato generato.

Tra tutti gli interpreti del folk revival britannico dei quali abbiamo parlato cosi' spesso in questo blog - prendete la definizione in senso ampio: Fairport Convention, Pentangle, Shirley Collins, ma anche Vashti Bunyan e Nick Drake - Anne Briggs resta la presenza piu' eterea, immateriale, evanescente. E un'enorme influenza sul cantautorato folk di oggi. Da Will Oldham (che anni fa in quel tempio del folk revival britannico che e' la Cecil Sharp House cerco' di ricreare queste astratte atmosfere cantando pressoche' sottovoce accompagnandosi con un autoharp), ai primi due dischi di Devendra Banhart, fino alla sublime grazia di Joanna Newsom.

Il suo primo omonimo disco e' nella sua limitata discografia fatta di tre album soltanto quello che preferisco: dieci tracce, solo quattro delle quali accompagnate da una chitarra o da un bouzouki, e nelle altre solo la voce di Anne a galleggiare in una dolce brezza estiva. Da quel disco vi propongo la traccia che lo apre, Blackwater side:



Restiamo negli anni '70, il 1976 per la precisione, ma ci spostiamo sull'altra sponda dell'Atlantico, per recuperare i due dischi solisti incisi da un batterista che porta il nome di Joe Chambers. La batteria di Chambers si puo' ascoltare su dischi di Wayne Shorter e Archie Shepp tra gli altri.



Imperdibile davvero e' pero' il suo secondo disco, intitolato New world. E' un disco sostanzialmente fusion, con parecchi riferimenti al Miles Davis di Agartha e all'Herbie Hancock di Mwandishi, ma anche qualcosa di piu'. Se avete amato quel capolavoro misconosciuto che e' The jewel in the lotus di Bennie Maupin (ECM 1974, da recuperare assolutamente), sapete a quali vette di spiritualita' puo' ascendere il jazz fusion se affrontato con spirito free e attitudine avantgarde. New world attraversa gli stessi territori di confine tra hard bop, free, lofty jazz, jazz latino, restando qualcosa di piuttosto unico e indecifrabile. Un disco al quale tornare per anni.

Da New world vi propongo di ascoltare insieme una cover di un classico di Herbie Hancock intitolata Blow up:

giovedì 23 ottobre 2008

Nella gente, nelle piante, nella terra

[Ritorno in Italia, Ottobre 2008]

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

(Cesare Pavese, La luna e i falo', Einaudi, 1950)

martedì 21 ottobre 2008

My favourite things # 1

[Vintage All Stars, blogger's own - Gomo, Ottobre 2008]

How would the world look if we were able to control our compulsion to possess things?
(Hans Aarsman, Photography against consumerism - Photographers' Gallery)

Tornato a Londra, e mi sembra la cosa piu' normale del mondo. Un posto addirittura accogliente. Ci dev'essere qualcosa che non va.

domenica 19 ottobre 2008

Prospettive Musicali del 19/ 10/ 08

Stavo tornando a Milano in treno dopo il fine settimana in campagna e ho letto una cosa troppo in linea con la mia idea di Prospettive Musicali. Sentite:

Non c'è mutazione che non sia governabile. Abbandonare il paradigma dello scontro di civiltà e accettare l'idea di una mutazione in atto non significa che si debba prendere quel che accade così com'è, senza lasciarci l'orma del nostro passo. Quel che diventeremo continua a esser figlio di ciò che vorremo diventare. Così diventa importante la cura quotidiana, l'attenzione, il vigilare. Tanto inutile e grottesco è il ristare impettito di tante muraglie avvitate su un confine che non esiste, quanto utile sarebbe piuttosto un intelligente navigare nella corrente, capace ancora di rotta, e di sapienza marinara. Non è il caso di andare giù come sacchi di patate. Navigare, sarebbe il compito. Detto in termini elementari, credo che si tratti di essere capaci di decidere cosa, del mondo vecchio, vogliamo portare fino al mondo nuovo. Cosa vogliamo che si mantenga intatto pur nell'incertezza di un viaggio oscuro. I legami che non vogliamo spezzare, le radici che non vogliamo perdere, le parole che vorremmo ancora sempre pronunciate, e le idee che non vogliamo smettere di pensare. È un lavoro raffinato. Una cura. Nella grande corrente, mettere in salvo ciò che ci è caro. È un gesto difficile perché non significa, mai, metterlo in salvo dalla mutazione, ma, sempre, nella mutazione. Perché ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perché ridiventasse se stesso in un tempo nuovo.

(Alessandro Baricco, I barbari, Fandango 2006)

E adesso, con questo spirito a guidarci, la playlist di questa notte:

1) APHRODITE'S CHILD It's five o'clock (da It's five o'clock, Mercury 1969)

2) SUARASAMA Lebah (da Fajar di atas awan, Radio France Internationale 1998)

3) RONNIE VON Dindi (da A misteriosa luta do reino de parassempre contra o imperio de nuncamais, Polydor 1969)

4) CHAMPION JACK DUPREE Shim sham shimmy (da VV. AA. Dr. Boogie presents shim sham shimmy, Sub Rosa 2008)

5) NEU! Sonderangerbot (da Neu!, Brain 1972)

6) STEREOLAB Three women (da Chemical chords, 4AD 2008)

7) STEREOLAB The extension trip (da Music for the amorphous body study center, Duophonic 1995)

8) STEREOLAB Chemical chords (da Chemical chords, 4AD 2008)

9) CRACKLE Heavy water (da Heavy water, Slowfoot 2008)

10) LINDA LEWIS Reach for the truth (da Lark, Warner 1972).

mercoledì 15 ottobre 2008

Devo solo capire come funziona la partita doppia

[Hampstead, Ottobre 2008]

La maratona di extra lavoro della quale vi parlavo ieri si sta finalmente per concludere. Nel frattempo, in questa mia visita milanese ho deciso qual e' la mia aspirazione per il futuro, lavorare in un ufficio contabilita'.

I miei vicini di loculo dopo il latte che mi hanno offerto ieri mi hanno pure invitato a una loro cena, alla quale non potro' partecipare perche' stasera ho gia' un altro impegno. Troppo carini. Oggi sono passati di qui gia' due volte per invitarmi a bere il te' della macchinetta (anzi una bevanda al gusto di te' al limone che sembra pericolosamente detersivo per i piatti pieno di zucchero - chiedo scusa a Sua Maesta' per lasciarmi andare cosi' quando vado all'estero, prometto che appena torno in Inghilterra passo da Partridge's).

Mi hanno adottato insomma. Loro mi fanno domande su Londra e io rispondo ponendo loro quesiti sulla pagabilita' delle fatture commerciali. Non capisco nulla, ma adoro sentirli parlare. Sono spaventosamente aderenti alla mia idea di bravi ragazzi. Avrei troppa voglia di portarli con me in Gran Bretagna, o a Sciaffusa, dovunque vivro' nei prossimi mesi (saperlo).

Domani sono a Radio Pop se qualcuno ha voglia di ascoltare, prima alle 11.30 del mattino e poi alle 9 di sera. Poi iniziano le vacanze, interrotte Domenica sera da Prospettive Musicali.

Prometto di scrivere qualcosa di almeno vagamente interessante quando torno a Londra, e scusate se in questi giorni va un po' cosi'.

martedì 14 ottobre 2008

Lasciatemi cantare

[Hampstead, Ottobre 2008]

Vorrei raccontare qualcosa del mio ritorno a Milano, ma ieri e oggi sono stato sigillato in un ufficio, in una maratona di lavoro come non ricordavo da anni. Peraltro sono riuscito a instaurare un bel rapporto con le persone qui di fianco, che si occupano di contabilita', un mondo a me del tutto oscuro. Ieri ero cosi' stordito dall'immersione nel rapporto che sto scrivendo che ho chiesto, in inglese, dove si trovasse il bagno, con grande ilarita' generale. Pero' in questo modo ho involontariamente rotto il ghiaccio. Oggi mi hanno con gentilezza invitato a pranzare con loro, mi hanno offerto un bicchiere di latte, ogni tanto passano a chiedere come va e mi fanno un po' di domande su Londra, mi raccontano del loro rapporto con quella citta'.

Tornare per qualche giorno in Italia per me significa ritornare a una dimensione umana che sento mia, impossibile da ricreare nel paese degli algidi stoccafissi, con le loro etichette socialmente insincere e emotivamente paralizzanti.

domenica 12 ottobre 2008

Prospettive Musicali del 12/ 10/ 08

1) AGGREGATION Looking for the tour guide (da Mind odyssey, LHI 1969)

2) CALEXICO Victor Jara's hands (da Carried to dust, Quarterstick 2008)

3) SHADES OF BROWN Lie number 2 (da Shades Of Brown, Cadet 1970)

4) REUBEN WILSON In the booth, in the back, in the corner, in the dark (da Got to get your own, Cadet 1975)

5) GENE SHAW QUINTET Autumn walk (da Break through, Argo 1962)

6) HUMAN HIGHWAY Get lost (da Moody motorcycle, Suicide Squeeze 2008)

7) SUGAR MINOTT Genuine lover (da Dance hall showcase vol. II, Black Roots 1983)

8) JUNIOR BYLES Lorna banana (da VV. AA. Every mouth must be fed 1973 - 1976, Pressure Sounds 2008)

9) JORGE BEN Criola (da Jorge Ben, Philips 1969)

10) JORGE BEN Domenica domingava num domenica toda da branco (da Forca bruta, Philips 1970)

11) JORGE BEN Take it easy my brother Charles (da Jorge Ben, Philips 1969).

mercoledì 8 ottobre 2008

Welcome to the jungle

L'ultimo film di Ulrich Seidl e' una cosa terribilmente difficile da sopportare. Disturba e scuote dalla prima all'ultima scena, come tutto il cinema dovrebbe fare, sempre. Se pensate a un altro direttore austriaco, Michael Haneke, siete sulla giusta strada, ma dovete percorrerla ancora un po', arrivare all'estrema periferia di quella cosa che chiamiamo cinema, dove pseudo documentario e vera realta' diventano una cosa sola.

Import export, cosi' si intitola il suo ultimo lungometraggio, esplora e porta alle estreme conseguenze il rapporto tra vecchia ricca Europa e blocco ex Sovietico. Lo fa raccontando due storie che scorrono parallele senza trovare un punto di incontro.

La storia di Olga, infermiera ucraina, che per mantenere la famiglia e' costretta a lavorare in un centro di webcam per pervertiti occidentali che la sottopongono a ogni sorta di richiesta. Quando non ce la fara' piu' a sopportare quella vita, emigrera' in Austria dove ad attenderla trovera' una vita di stenti e discriminazioni. Lavorera' prima come donna di servizio presso una ricca famiglia, ma non funzionera'. Avendo osato socializzare con i bambini, verra' messa alla porta. In questo Paese ti posso assumere e licenziare senza doverti alcuna spiegazione. Trovera' poi un lavoro facendo le pulizie presso una clinica per malati terminali di Alzheimer - ai quali cerchera' di dare qualche sollievo, ostacolata in tutti i modi da una durissima infermiera austriaca.

E la storia di Pauli, che vorrebbe fare il security guard e invece finisce per imbarcarsi in un viaggio che lo portera' a vendere macchinette per il gioco d'azzardo in Slovacchia e Ucraina, insieme al patrigno. Straordinaria la scena nella quale padre e figlio porteranno in camera una prostituta ucraina sottoponendola a ogni tipo di abuso. Sei il mio cane, abbaia le dice il padre portandola in giro nuda, con i capelli usati come guinzaglio.

Film che esplora il rapporto tra ricchi e poveri, uomini e donne, carnefici e vittime non lesinando alcun tipo di violenza, che si trasmette dallo schermo direttamente allo stomaco degli spettatori.

Echi di un Kaurismaki ringhiante e incattivito nelle scene piu' surreali (quella nella quale si spiega agli immigrati come fare un colloquio di lavoro mostrando sottomissione; o quando la signora spiega come lucidare i denti di un cagnolino imbalsamato alla povera Olga). Immagini che ricordano le cupe ambientazioni del Decalogo di Kaurismaki. Ricerca di una trascendenza che sembra tratta dal migliore Tarkovsky. Cruda rappresentazione di una crudelta' che non conosce compassione, che mi ha fatto pensare al Pasolini di Salo'.

Tutti questi riferimenti non vorrei mettessero in ombra il talento di Seidl. Fate qualsiasi cosa necessaria, ma lasciatevi inchiodare alle vostre responsabilita' da questo devastante e spesso meravigliosamente inguardabile film.

[I lettori di Londra lo trovano al Barbican].



[Avviso ai naviganti. I prossimi appuntamenti di questo blog a Radio Popolare saranno: Domenica 12 e Domenica 19 Prospettive Musicali, alle 22.35, sui canali di Milano e Roma. Giovedi' 16 Zoe, alle 11.30 e alle 21.00, solo sul canale di Milano.]

martedì 7 ottobre 2008

Other music # 18

[Hampstead Heath, Settembre 2008]

Un po' di ascolti altri rispetto a quello che sentiamo di solito.

Una bella serie di concerti della London Sinfonietta, al Southbank. Qualche giorno fa sono stato a sentire Thomas Larcher che eseguiva un paio di brani di Toru Takemitsu, molto poetici, e un paio di cose sue per piano preparato (con sassi, palline di gomma, corde legate da elastici), un po' cosi' cosi' (Reazione: "Ma secondo te Cage avrebbe apprezzato?" "Nooo!!!"). Il 14 fanno Les space acoustiques di Grisey, un allievo di Messiaen, e l'8 Novembre Zodiak di Stockhausen.

Una serie di concerti per organo dedicati a Messiaen, al Brompton Oratory che e' la chiesa molto bella di fianco al V&A. Ieri sera sono stato a sentire una liturgia di Marcel Dupre', che di Messiaen fu il maestro (Reazione: "Questo brano... sembra un pezzo dei..." "Kraftwerk!" "Eh, appunto!"), ma ci sono ancora tre appuntamenti, ogni Lunedi' di Ottobre. In particolare, il 20 suonano un Kyrie di Satie.

Un volume di canti religiosi scritti da Tallis, Tye e Sheppard, durante il regno di Enrico VIII, eseguiti dall'Hilliard Ensemble, intitolato Audivi vocem. La Riforma, dice chi se ne intende, fu un'ottima cosa per la musica, perche' determino' un rinnovamento, una riscrittura degli inni religiosi che porto' i compositori inglesi ad abbracciare finalmente lo spirito del Rinascimento (Reazione: "Non e' che... potremmo sentire... qualcos'altro? Magari, non so, del secolo scorso... senza andare cosi' tanto indietro... che di cose belle ne hanno scritte anche dopo, no?").

[Mentre scrivevo questo post mi sono arrivate due mail a proposito del mio trasferimento in Svizzera, che vi trascrivo, in forma anonima naturalmente.

Mail # 1

Direi che è una notizia meravigliosa. Mi fa piacere che ti è piaciuta la Svizzera e che la tua idea è stata accolta con positività. Vedrai che ti piacerá molto qui. L’ufficio è bellissimo, la cittá è un po’ piccina, ma Zurigo non è molto lontano ed è una cittá bellissima secondo me. La parte del lago di Costanza la conosco bene perché io vivo proprio lí e ti assicuro che non ti deluderá. Quando vieni fammi sapere cosi ti aiuto con l’accomodazione. Caso mai potessi scegliere il periodo ti conviene venire da marzo in poi (nei mesi piú caldi) cosi non fará tanto freddo, tranne se sei un amante dello sci e della neve.

Io non so se mi riesco a spiegare, ma una delle ragioni per le quali voglio andare in Svizzera e' quel modo di parlare che letteralmente adoro. Accomodazione, loro parlano cosi', ed e' semplicemente fantastico, cosi' straordinariamente europeo.

Mail # 2

Quando stai bene e sei in pace col mondo stai bene ovunque. Con questo non voglio dissuaderti dall'andare in Svizzera, anzi.....il posto deve essere molto bello. Ma per le tue crisi non è la bellezza dei posti che devi cercare ma una tua scelta interiore, un tuo cammino. Qualcosa in cui credi e che ti faccia amare la vita giorno per giorno. Non per questo evitare i posti belli , ma avere la consapevolezza che non è la bellezza dei posti la medicina dei nostri mali.

Totalmente confuso sul da farsi, chiudo qui il post ed esco un po' a riflettere].

[PS: avviso ai naviganti sul canale di Milano. Da domani e poi tutti i Mercoledi' alle 22.35 il mio amico, e ora collega, Aurelio Pasini condurra' un nuovo programma dedicato alla psychedelia, da non perdere assolutamente. Su Radio Popolare Milano, e magari anche su altre radio del Network, controllate].

venerdì 3 ottobre 2008

Alla fine ammetto di essere contento che sia stata risparmiata dalla megaruspa


Specialmente il Venerdi' e Sabato sera, dalle nove e mezza fino a quando chiudono.

mercoledì 1 ottobre 2008

Other music # 17


Non so bene di cosa scrivere. Capita. Facciamo che vi copio un frammento del carteggio con G., una cosa scritta pochi minuti fa. Non ha un tema particolare, piuttosto tanti un po' mischiati, che i lettori di Engadina Calling riconosceranno - ritornano spesso su queste frequenze.

A me sembra davvero che ci sia una bella differenza tra l’Italia, l’Europa, e qui. Da noi si contrappongono in modo forte due sistemi di valori, il che significa che i valori esistono (magari certi sono disvalori dal nostro punto di vista, certo), che vengono espressi con passione. Qui e’ tutto piu’ sfumato, sono piu’ apatici, meno schierati, quasi indifferenti a tutto. Il modo di divertirsi, tranne quello di una piccola minoranza, e’ piu’ grossolano, meno raffinato: andare al pub, guardare film comici, sentire canzonette. Questo F. che citi mi e’ simpatico. Mi sembra da quello che dici uno che ha interiorizzato certi valori, magari non rivoluzionari (Repubblica, l’elegante aplomb upper class di Veltroni, la cultura da libreria Feltrinelli), ma certamente uno capace di capire, se comprende cosi’ istintivamente la tua esigenza di lavorare part-time, di dare valore al tempo per le relazioni.

Quest’estate ho letto un bel libro, Economia della felicita’, di Luca De Biase, un giornalista del Sole 24 Ore amico del mio amico Paolo. Parla di valore del dono e di poverta’ dell’opulenza. Di tempo ed esperienza, contrapposti a possesso e ostentazione. Smonta il paradigma della crescita. Cita Robbins e Polanyi, Csikszentmihalyi e Easterlin, e lo fa con leggerezza. Te lo consiglio perche’ fa’ capire molte cose. Sai quando leggi un libro e ti viene voglia di conoscere l’autore. Pensa che Paolo me l’ha passato dicendo: leggi questo, l’ha scritto un mio amico che e’ esattamente come te. Forse la resistenza al sistema oggi passa di qui, dall’affermare con forza in tutte le occasioni possibili i valori della felicita’, delle relazioni, dell’amore, dell’amicizia profonda, della natura, del rispetto per tutti i viventi. E’ un libro straordinariamente positivo, che trasmette entusiasmo per il dono, la comunicazione, l’esperienza condivisa.

(A proposito di condivisione, posso usare quello che ho scritto qui sopra per un post? Posso citare il mio carteggio con te?).

Vorrei avere la possibilita’ di annullare le distanze geografiche e leggere a voce alta insieme a te. E quando uno e’ stanco passa il libro e l’altro continua. E ci si ferma tutte le volte che si vuole e si introducono riflessioni personali, e si beve del buon te’, e si sonnecchia al sole, e si lascia che il tempo passi, sapendo che il tempo passato insieme e’ tempo di qualita’, tempo che si ricorda, tempo importante.