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Osservazioni e ascolti

martedì 15 settembre 2009

C'e' da spostare una macchina

Peckham e' uno dei quartieri piu' run down di questa citta', ma quando si mettono a costruire qualcosa, allora non conoscono mezze misure. Tipo l'iperfuturista biblioteca, che sono andati a incastrare tra council blocks di venti piani, con l'ascensore bloccato da anni. O il monumentale multiplex, con film, purtroppo solo di cassetta, a 3.99 (quando nel West End adesso andare al cinema costa un po' dappertutto 12).

E proprio dietro al cinema c'e' una cattedrale laica che se passate da quelle parti dovete visitare assolutamente, un livido parcheggione di 10 piani circondato da una recinzione di lamiera, abbandonato o sottoutilizzato, non saprei dirvi.

Quando il council di Southwark si e' reso conto della cavolata fatta con i soldi del contribuente, anziche' insabbiare tutto come si fa da noi dove piantano li' le autostrade e le fanno finire in un campo sperando che non se ne accorga nessuno, ha affittato un paio di piani a una galleria locale, la Hannah Barry Gallery. La quale li usa periodicamente per esporre sculture.

Il luogo e' a dir poco spettrale. Quando sono andato io, Sabato scorso, l'ascensore non funzionava (non ho idea da quando). Dieci piani di scale, ma avreste dovuto vedere in quali condizioni di abbandono sono quelle scale. Ogni tanto, arrivato a un piano aprivo la porta e mettevo la testa fuori: cumuli di spazzatura, il cadavere di un'auto bruciata, materiali per costruzione abbandonati da sempre, cemento cemento cemento.

Le sculture in mostra sono interessanti, ma non e' quello il punto. La fascinazione dell'esperienza deriva dal fatto che sei parte, vittima mi verrebbe da dire, di un'installazione che e' pero' inestricabilmente a sua volta parte della realta'. Diventi un tutt'uno con quello spazio deserto dove, si ha la sensazione, potrebbe capitare di tutto, qualsiasi incubo ti potrebbe venire incontro. Come in un'installazione di Mike Nelson, ma portata davvero alle estreme conseguenze emotive.

Fatte circa 150 foto, ma un po' come se mi aggrappassi alla macchina fotografica per non avere paura. Appena ho un minuto ne seleziono 4 o 5 e come al solito ve le posto di la' nel Flickr.

E mentre mi muovevo in quello spazio e in quel silenzio che una volta doveva avere ospitato qualche forma di vita, la mia mente trasmetteva forte e chiara questa cosa qua.

22 Comments:

Blogger lophelia said...

Leggendo dei due piani affittati alla galleria ho pensato: fantastico, sarebbe un suggerimento da dare agli amministratori fiorentini e alle loro società che producono parcheggi costosissimi e inutilizzati. Poi però mi sono chiesta quale galleria potrebbe osare e permetterselo: forse qualche galleria estera, qui non credo ci siano soggetti adatti.
E comunque temo che Firenze riuscirebbe poi come sempre ad affossare comunque il tutto (oops...l'ho detto).
Curiosissima di vedere le foto!
Mi hai fatto venir voglia di andare a visitare qualcuno dei nostri tanti parcheggi fantasma.

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Dopo la scoperta avvenuta quest'estate, appena fuori Zurigo, di una zona di fabbriche abbandonate (in fase, peraltro, di ristrutturazione come spazi espositivi, dance clubs, ecc.) mi sto davvero appassionando al tema.

Una cosa che non ho scritto ieri, e' che da lassu' si gode di una vista straordinaria sugli alti edifici della City.

Mi ha ricordato un po' anche il loft di West Chicago dove i Tortoise registrarono TNT, del quale scrivevo qualche giorno fa: spazi urbani (urbanissimi) a bassa densita' umana dai quali osservi, dalla giusta distanza, l'agitarsi che avviene poco piu' in la'.

Poi a me l'idea dell'arte che esce dalle gallerie per iniziati e entra nella vita reale, confrontandosi con la realta' di tutti i giorni, piace da pazzi.

(E' la stessa logica, tra l'altro, per la quale ho sempre rifiutato offerte di collaborazioni con riviste musicali "per iniziati" - e invece mi piace tanto suonare musiche non convenzionali alla radio).

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Blogger lophelia said...

è vero, è un'idea appassionantissima a cui anch'io penso spesso, immaginando tutti gli spazi alternativi che acquisterebbero vita con l'arte - mentre spesso è l'arte che negli spazi "deputati" ha vita da perdere...

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

O anche non alternativi. Pensa ai non luoghi che attraversiamo ogni giorno.

La Tate, che e' il principale polo di attrazione per turisti in questa citta', e' perennemente brulicante di persone di qualsiasi categoria demografica: il che significa che l'arte contemporanea incontra il gusto di tantissime persone, di qualsiasi categoria sociale, eta', ecc. Non e' certo un fenomeno d'elite.

Poi pero' troppo spesso si ferma dentro confini ben definiti, invece di uscire e riempire la citta' di bellezza.

Mi domando se si tratta soltanto di un problema di costi, o se piuttosto manca negli amministratori pubblici la consapevolezza del potere che avrebbe nel rivitalizzare aree della citta' adibite al solo passaggio.

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Anonymous Andre said...

L'accoppiata con "Love will tear us apart" (e soprattutto con il suo video) è quantomai azzeccata. :-)

Però queste zone di abbandono totale esercitano sempre un certo fascino, chissà perchè poi...

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

ho sempre trovato infinitamente interessanti le zone di totale abbandono...nel mio caso perche' in un solo momento si alternano varie sensazioni...c'e' la curiosita' legata al fatto che vorrei conoscere la storia del luogo/edificio e capire il perche' e' finito in disuso, poi c'e' l'immaginazione che galoppa perche' cerco di riempire gli spazi abbandonati e poi c'e' il finale impatto con la realta'...l'ultima volta che mi e' venuto in mente tutto cio' visitavo Abney Park Cemetery a Stoke Newington...cimitero con varie tombe nascoste tra foglie e arbusti e poi nel mezzo una chiesa completamente sventrata. Sono rimaste solo le mure, per il resto non c'e' piu' nulla: via le porte, via le vetrate, via ogni tipo di fornitura...a dir poco affascinante!

Elena

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Andre -

Forse perche' liberano la fantasia, danno ispirazione, come se le storie personali di coloro che ci sono transitati prima di noi si fossero fissate in quelle pareti, in quell'aria.

Un po' paradossalmente i luoghi abbandonati sono quelli che mi fanno sentire meno solo (l'esatto contrario vale per quelli affollati): sono in buona compagnia dei miei pensieri e a volte anche dei miei fantasmi. Pero' riesco a guardarli negli occhi, e a volte a farmeli amici.

Elena -

Grazie per il tuo consiglio. Sono andato a cercare l'Abney Park Cemetery in Wikipedia, dove ho trovato parecchie foto. Luogo fantastico, bisogna che ci faccia un giretto, un Sabato mattina presto, prima che la citta' si svegli.

A quello che dici tu, aggiungerei solo che, almeno nel mio caso, si viene a generare un rapporto del tutto nuovo tra me e lo spazio che mi circonda, un po' come se volessi rapportarmi non solo con l'ambiente circostante (come avviene in genere), ma anche con quello che e' stato. E soprattutto col tempo. Il tempo, dimensione astratta per eccellenza, in quei contesti diventa una cosa che puoi toccare, vedere.

Mi ha fatto troppo sorridere l'uso di fornitura, traduzione letterale di furniture. Si vede che anche tu sei qui in Inghilterra da un po', proprio come me :)

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

E non ti puoi nemmeno immaginare quanto tempo ho passato davanti al pc per trovare la parola adatta e non scrivere fornitura! Ma visto che ci stabvo mettendo veramente troppo tempo...onestamente ho ceduto!

Io al parco ci sono stata una sera credo intorno alle 6, comunque un ora prima che chiudesse e so' solo che ad un certo punto non ero piu' a Londra! Ero probabilmente in un Inghilterra rurale ai tempi delle sorelle Bronte!

Comunque si, stra-consigliato nel weekend con magari colazione annessa in uno dei piccolo cafe che ci sono lungo la strada! (Tipici cafe da "east london", ma che personalmente trovo deliziosi!!!)

Elena

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Credo che sia una particolarita' un po' unica di Londra quella di permetterti di viaggiare nel tempo e nello spazio senza muoverti troppo. Per arrivare al parcheggio del post, passi attraverso un mercato brulicante che nulla ha a che vedere con l'Europa. E' come essere a Lagos: credo di aver visto massimo altri 5 bianchi, in una folla in tutto africana.

I caffs di East London sono invero deliziosi. Hai mai provato Pellicci, in Bethnal Green Road? Ce n'e' anche uno qui vicino, quasi altrettanto bello, all'inizio di Essex Road. Si chiamava Alfredo e ci hanno pure girato una scena di Quadrophenia. Da qualche anno e' stato rilevato da una piccola catena (S&M) che pero' lo ha lasciato tale e quale com'era. L'apple crumble da solo merita il viaggio, e anche l'all day breakfast e' molto autentico (io ho provato solo quello vegetariano ovviamente, ma mi dicono che e' buono anche quello British).

Al cimitero che consigli magari vado questo fine settimana o il prossimo. Se decido non proprio all'ultimo momento e hai tempo di farmi da guida, magari ci mettiamo d'accordo e andiamo insieme (pero' nel caso devi lasciarmi la tua mail a prospettivemusicali@gmail.com, perche' altrimenti non saprei come contattarti).

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

mannagia..me lo avessi detto sarei venuta! sei andato anche anche al cafe Frank li dietro?

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

come cimitero consiglio vivamente se non l'avete ancora visitato l'Highgate Cemetery. Ma in quello consigliato da Elena ci faccio un salto domenica quando sono da quelle parti.
Concordo con Fabio quando dici che Londra "permetterti di viaggiare nel tempo e nello spazio senza muoverti troppo". E' quello che risento qui, l'unica citta' che durante il tempo libero ti fa "sentire in vacanza"

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Mi spiace. Ho deciso proprio all'ultimo. Se il cafe Frank e' quello al decimo piano del parcheggio, sotto un telone di plastica rosso, si' (ma forse e' solo un distaccamento e il vero caffe' e' li vicino mi sa. Nel qual caso non credo di esserci mai stato).

mercoledì, 16 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

giovedì, 17 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

proprio quello li nel tendone rosso..nel multy storey car park..strano ma vero ne ho letto almeno 3 recensioni quest'estate tutte molto soddisfacenti..

giovedì, 17 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

Ma certo che conosco Pellicci! Ho visuto per un paio di mesi in una delle stradine poco prima di Brick Lane! Mi ricordo addirittura il giorno in cui, piu' o meno un anno fa,lo storico proprietario passo' a miglior vita, perche' c'era veramente un sacco di gente fuori da quel piccolo cafe!Tutta la "vecchia" Bethnal Green a salutare quel vecchietto che per anni aveva fatto cafe ai lavoratori della zona!

Elena

giovedì, 17 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

Bless him anche se non sono mai andata da Pellicci..damn! La mia lista tbc di cose da fare/visitare a Londra si allunga..

giovedì, 17 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

http://www.classiccafes.co.uk/nevio_pellicci_obit.htm

mi viene da piangere..

giovedì, 17 settembre, 2009

 
Blogger lophelia said...

sì sì, ho scritto di fretta ma intendevo "alternativi agli spazi istituzionalmente o ufficialmente previsti per l'arte".

giovedì, 17 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Elena e Myriamba -

Non sapevo della scomparsa del vecchio young gentleman Nevio (che mi pare fosse nato proprio sopra il caffe'). Mi confermate pero' che il caffe' e' ancora aperto vero? Confesso di non andarci da secoli e ci vorrei tornare.

A proposito di vecchi caffs che hanno chiuso recentemente, siete mai state al Piccadilly Cafe'? Era un caffe' che piu' Inghilterra anni 50 era impossibile (aveva pure i camerieri in giacchette e cravatte che sembravano aver resistito a 50 anni di bucati sbagliati).

Lo chiusero un paio d'anni fa, completamente smantellandolo. Credo che nella civile Europa sarebbe stato preservato dalle belle arti ma, hey, avete idea di cosa costa il terreno attorno a Piccadilly? Siamo pur sempre nella Londra laburista (ahahaha!) da bere, pur se fortunatamente riportatata a terra dalla crisi.

Lophelia -

Grazie per la precisazione. L'ho capito dopo, e condivido completamente il tuo pensiero.

Probabilmente, molte persone verrebbero risvegliate dal torpore.

giovedì, 17 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

mai ..ne da Pellicci ne a Picadilly Cafe'..io vado piu' facilmente nei "greasy spoon" dove il caffe e' molto inglese, ossia acqua sporca. Comunque quando ti va un vero caffe o cappuccino o affini vari let me know

venerdì, 18 settembre, 2009

 
Anonymous auro.m said...

senti... ma quando sei uscito ti hanno derubato o no? che' quella sempre la fine appropriata della storia, no?

;)

venerdì, 18 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Myriamba -

Peraltro annuncio la riapertura (due giorni fa) del caffe' di Goswell Road, dopo la chiusura forzata di mesi. Il loro caffe' resta tra i piu' buoni di Londra, e i loro croissant alle mandorle una tentazione irresistibile.

Auro -

No, ma non trovavo piu' l'uscita. Sono riuscito a tornare in strada solo grazie a un'uscita di emergenza (che per fortuna non si e' messa a suonare).

Anche la Eos e' sana e salva :)

venerdì, 18 settembre, 2009

 

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