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Ambiente Uguaglianza Tempo

mercoledì 23 settembre 2009

Pazza idea

Nel 1980 avevo 15 anni e quello fu l'anno che cambio' tutto per sempre.

Come da abitudine, le vacanze di Natale le passai in montagna. Fu dopo una giornata sugli sci che il mio amico Andrea G. mi presento' un suo amico di Torino, Andrea B.

E fu Andrea B. a parlarmi per primo di una rivista chiamata Rockerilla. Se uno di questi giorni hai tempo di passare da me te la presto cosi' le dai un'occhiata, mi disse.

Che cosa stesse per succedere non lo potevo nemmeno immaginare. L'impatto di Rockerilla su di me fu impressionante. Mi apri' davanti un mondo del quale ignoravo l'esistenza, e che era contemporaneamente l'unico del quale sentivo di fare parte. I dischi dei quali parlava quella rivista in bianco e nero stampata su carta ruvida divennero irresistibili oggetti del desiderio. Dovevi prendere il treno, andare a Milano (versione estiva: volare in quella citta' allora cosi' lontana e desiderabile che era Londra) e girare vari negozi prima di poterci mettere sopra le mani. Poi pero' la felicita' non si poteva piu' misurare.

Crazy rhythms dei Feelies appartiene, inseparabilmente, a quel periodo della mia vita. Di conseguenza, sul pezzo di plastica che sta girando sul mio piatto in questo momento (come su tanti altri che entrarono nella mia cameretta in quegli anni) non sono minimamente in grado di esprimere un giudizio sereno. E' assoluto amore quello che mi lega ai Feelies.

Posso provare a scrivere che sono l'anello di congiunzione tra lo spirito acido dei Pere Ubu (dai quali proveniva il batterista, Anton Fier) e il college rock emozionale e perfetto dei Pavement. Ma che significa? Non molto, e sicuramente non rende loro giustizia.

Con i Feelies il rock diventa narrazione minimalista del quotidiano. I Feelies erano i ragazzi della porta accanto, l'epitome di una sconcertante normalita'. Meno intellettuali dei Talking Heads, meno giocosi dei Modern Lovers, meno teatrali dei Devo, riuscivano pero' a canalizzare l'angst della fine degli anni '70 in canzoni pop di sconcertante freschezza.

La prima facciata di Crazy rhythms ho sempre pensato che avrebbe potuto lasciare andare un po' piu' la sua energia, che ancora oggi mi sembra in qualche modo trattenuta. E' la seconda facciata a rendere il disco irresistibile oltre ogni possibile descrizione che ne possa fare. Original love si apre con arpeggi byrdsiani e piega poi su dissonanze Television. Segue una versione al fulmicotone di Everybody's got something to hide dei Beatles, omaggio ai maestri nello stesso spirito della Satisfaction dei Devo. Il finale e' devastante: Moscow nights, Raised eybrows (Yo La Tengo ante litteram) e il pazzo ritmo tribale a 200 all'ora della title track.

Il successo dei Feelies rimase circoscritto agli addetti ai lavori. Il Village Voice li voto' migliore band underground di New York, Peter Buck produsse il loro secondo album, Jonathan Demme li invito' a partecipare a Something wild (sono la band che suona alla rimpatriata di liceali) e The boy with the perpetuoal nervousness apre Smithereens di Susan Seidelman.

Crazy rhythms fu per me la colonna sonora di un nuovo modo di vivere e di pensare che costruivo giorno dopo giorno. Fu, soprattutto, una delle prime tappe di un viaggio che inizio' il pomeriggio nel quale facendomi strada tra la neve andai a suonare il campanello di Andrea B., e che continua tutt'ora con un entusiasmo e una curiosita' rimasti misteriosamente, inspiegabilmente (cosi' tante cose sono cambiate), gli stessi di allora.


[Crazy Rhythms, uscito originariamente su Stiff in UK e A&M negli Stati Uniti, e' stato da poco ristampato da Bar None/ Domino].

[Avvisi ai naviganti: Prospettive Musicali e' stato confermato nel palinsesto 2009 - 10 di Radio Popolare, sempre alle 22.35 della Domenica. E, novita', il gestore di questo blog e' stato invitato a far parte della squadra di collaboratori di un nuovo programma - del quale credo di non potere dire ancora nulla, ma sarete i primi a sapere. La mia collaborazione iniziera' il 9 Ottobre, giorno del quinto compleanno di Engadina Calling].

39 Comments:

Anonymous ivan said...

ieri ero tentato di disfarmi della mia copia in cd (la prima ristampa) per accapparrarmi la nuova in digipack (power of the cartoncino) ma ho desistito visto che manca un brano nella domino version...

("tutti abbiamo qualcosa da nascondere"...io tutte le copie di rockerilla le o nascoste in garage)

venerdì, 25 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

...toccanti testimonianze...comuni reminescenze...speranzose recrudescenze...

In bocca al lupo per il nuovo programma nell'etere.
...e fammi sapere...sono curioso!!

Dioniso Libero

venerdì, 25 settembre, 2009

 
Blogger Andrea said...

per qualunque appassionato di musica (ma anche di giochi di ruolo, soldatini, ecc), i dischi sono e saranno sempre "oggetti del desiderio", ma e' curioso come questo sia cambiato con le nuove tecnologie

da adolescente senza soldi e con un mucchio di tempo a disposizione, ogni volta che finalmente stringevo fra le mani i carissimi pezzi d'epoca (42milalire per un doppio degli swans, un esempio...), mi sembra ancora adesso di sentire le contorsioni nello stomaco, scappare a casa, chiudere la porta e mettere su quei dischetti

adesso, con molti piu dischi a disposizione (praticamente tutto) e molto meno tempo per ascoltarli, la situazione e' ribaltata, ma e' la stessa... quei dischetti che ti guardano, ti dicono ascoltami e te che ti senti il caldino alla pancia all'idea

venerdì, 25 settembre, 2009

 
Anonymous ivan said...

aaargh

(le o nascoste, voce del verbo...)

:(

venerdì, 25 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

e poi per non dimenticare le cassette alle quali dedicavi un tempo enorme quando i soldi non ti bastavano per comprare i vinili e alle quali disegnavi le copertine a mano e passavi tempo a ricopiare tutti i titoli delle canzoni ..e poi quando il nastro s'infilava nel mangianastri e lo dovevi spezzare e riaggiustare con un pezzo di nastro adesivo? ohhhh che bei tempi della pirateria lo-fi! Adesso, per mancanza di spazio sto trasferendo le mie cassette su mp3..ma.....che gioiellini mi capitano tra le mani! oh..
E parlando di vinili? Quando uscivano i formati 33 dei Cocteau Twins che andavano a 45 giri ma che ti ostinavi a farli andare a 33 perche' durassero di piu'..ohhhhhhh..
(42 mila lire non le vedevo neppure a natale :)) cosi' dovevo fare durare i dischi piu' a lungo..) Ai Feelies sotto la lettera F- preferivo i FELT! Grande gruppo sottovalutato. Bless all of you ed i vinili.
Parlando di vinili ora stanno uscendo dei bellissimi vinili che contengono poi un'indirizzo internet per un free download degli mp3, penso che sia un'idea geniale, no?

venerdì, 25 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

ed i picture disk ?e i vinili con associati dei giochi dell'oca nelle quali dovevi scoprire le track e associarli ai gruppi per avanzare? e quelli profumati ?

venerdì, 25 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Ivan -

Trattavasi della loro versione di Paint it black credo, che pero' non ho mai avuto il piacere di sentire perche' era inclusa soltanto nella ristampa uscita nel 1990 (che non ho mai posseduto).

La versione Domino e quella Bar None contengono un cartoncino con un codicillo personalizzato che ti permette di fare il download di 5 brani addizionali: la versione di Fa-ce-la che usci' come singolo (praticamente identica a quella dell'LP), due tracce demo (The boy with perpetual nervousness e Moskow nights) e due dal vivo (Crazy rhythms, versione bellissima, e I wanna sleep in your arms).

La pila dei Rockerilla di quegli anni riposa in un armadio della mia ex cameretta. Ogni tanto ne prendo in mano uno, e mi commuovo. Molti sono sottolineati. Alcuni contengono ancora liste della spesa scritte con la mia calligrafia di allora. Le stesse liste della spesa che rifinivo nei viaggi in treno verso Zabriskie Point e Buscemi.

Dioniso -

Commoventi memorie... che sapevo avrebbero toccato le corde di alcuni lettori.

Andrea -

Era tutto il rituale a dare piacere, i preliminari (la ricerca, l'acquisizione, la contemplazione delle copertine durante i viaggi in treno) importanti quanto la penetrazione della puntina nel vinile (mi e' uscita cosi', chiedo scusa).

La freddezza e l'immediatezza del download a me fanno passare qualsiasi desiderio.

Myriamba -

"i vinili con associati dei giochi dell'oca nelle quali dovevi scoprire le track e associarli ai gruppi per avanzare" ci ho pensato un po' ma non me li ricordo proprio.

venerdì, 25 settembre, 2009

 
Blogger lophelia said...

e il magico affondare dell'unghia nel cellophane dalla parte dell'apertura, vogliamo parlarne?...

Io le mie copie di R. mi sa che le ho cedute, quando ho dovuto far spazio alle riviste di fotografia - altri oggetti, altri desideri. Se dico che leggevo anche il mucchio selvaggio rischio l'espulsione?

venerdì, 25 settembre, 2009

 
Anonymous ivan said...

io, in quegli anni, il mucchio lo leggevo solo per Shock, l'inserto wave di f.guglielmi e le interviste da londra di alessandra sartore...

sabato, 26 settembre, 2009

 
Blogger Andrea said...

fabio, eccome se capisco!! il piacere della conquista! come il presidente!! X-(

sabato, 26 settembre, 2009

 
Blogger Andrea said...

comunque, per dire come tutto e' relativo, mi viene in mente un episodio recente. Un 40-50 enne che entra di filato nella metro, testa bassa, quasi mi travolge, ruba il posto a una ragazza che stava provando a sedersi (e la sera, fare di ste cose e' cosa socialmente accettabile in londra), estrae con cautela una rivista dalla borsa prada e si mette a studiare le caratteristiche dei draghi d'argento, quelli delle figurine di piombo con cui si gioca ai dadi. Ci sara' stato dieci minuti a fissare le immagini di quella pagina, totalmente assorbito e in estasi. Non mi sono neanche osato di pensare che fosse un povero geek

sabato, 26 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Lophelia -

E vogliamo parlare dell'ingresso del perno centrale del piatto nel buco del vinile?

Il Mucchio io lo leggevo un po' si' e un po' no, ma il Mucchio e il Buscadero erano un po' troppo apocrifi rispetto al Verbo di Rockerilla.

Spero avrai fatto qualcuno felice regalandogli quelle dispensine in bianco e nero, tanto attese in edicola ogni mese.

Ivan -

Alessandra Sartore, Alessandra Sartore! Chissa' che fine ha fatto, se vive ancora qui (ho letto nella sua biografia che ha fatto un MA in creative writing al Birkbeck College, che e' proprio qui a due passi da dove sto io, ma non si capisce quando).

Collaborava anche con un programma di RAI Radio 3, ma non ricordo proprio quale (Orione? Mah).

Andrea -

Rockerilla come Noemi Letizia? Il paragone mi sembra un po' ingeneroso per la graziosa starlette di Casoria.

Pensa se il geek dopo cotanta lotta per il sedile della metro avesse tirato fuori dalla borsa di Prada il London Paper (e capita), che tristezza.

domenica, 27 settembre, 2009

 
Anonymous ivan said...

adesso hai un compito tra il tenente colombo e chil'havisto?, trovare alessandra sartore (mi ricordo visivamente le sue interviste agli scars e agli associates)

:)

domenica, 27 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Ivan -

Beh, dopo aver ritrovato Max Prestia questo mi sembra un gioco da ragazzi.

domenica, 27 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

..io non ho capito i dragoni di piombo cosa siano :(..che mi sia persa qualcosa ? C'e' un link che posso seguire?
concordo nel dire, che l'unghia che affondava nel cellophane del vinile, sempre dal lato dell'apertura era un momento molto piacevole. Il casino era quando era un gatefold perche' non potevi tenere il cellophane di protezione :( e le copertine si consumavano prima! Su questa note dolente dei vinili, non trovo piu' la mia copia autografata di "4 great points" dei June of 44..:( :( che tristezza! Mi sa che l'ho persa tra qualche trasloco :(

lunedì, 28 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

io mi sono tagliato la sotto-unghia nel levare il cellophane a un disco, credo fosse il primo Smiths. La versione di Paint It Black dei Feelies è molto buona, ma è incisa con la seconda line-up, con la bassista, il batterista e il percusionista cambiati, quella che registrò il secondo, terzo e quarto disco dei Feelies.
Che mi vengono sempre in mente quando sento i primi Strokes, che ne sono la versione Coca-Light del Mac Donald... (quindi un pò la cacca vs. il cioccolato...pardon my french)

Fabio, che fa il nostro Prestia, adesso ????

JC

martedì, 29 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Myriamba -

I "draghi d'argento, quelli delle figurine di piombo" anche a me e' suonato come un rimando oscuro, come e' un po' tipico di Andrea ;)

JC -

Ascolta i Fall immagino :)

Allora, la storia e' questa. Ho provato a rintracciarlo in tutti i modi possibili, via amici comuni (Sandro della Wide, Giovanna e Agostino degli Uzeda...), senza sucesso.

Poi ho scoperto che c'era un gruppo in Facebook (messo in piedi, peraltro, da un mio fedele ascoltatore), che lo stava cercando, e mi sono iscritto.

A un certo punto, out of the blue, Max e' spuntato con qualche messaggio, e ha proposto ai componenti del gruppo Facebook di incontrarlo a Roma, ma non si sa ancora quando. Mettera' musica in un locale (gratis, ha specificato...).

Parla ancora come Max (un filo piu' messianico di prima direi), e credo faccia l'insegnante d'inglese.

Passa piu' spesso tu, non fare il Max Prestia!

martedì, 29 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

non a caso il caustico M.E.S. è uno dei miei sempiterni idoli... del resto anche la scontrosità e il dire le cose in modo diretto possono essere poetiche,talvolta. In un modo molto umano.

Pubblicità Progresso: sul prossimo Extra in unscita a metà Ottobre, un mio articolo su Karen Dalton/Judee Sill/Laura Nyro...

JC

martedì, 29 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

fabio, non e' possibile, mi lasci sempre da solo su queste cose... oscuro??

sapete che ci sono quei giuochi di ruolo... che in quei giuochi di ruolo ci sono dei personaggi tipo nani-elfi-draghi-troll-gnomi etc etc... che ci sono degli appassionati che giocano con ste figurine di piombo su delle piattaforme tipo quelle per i trenini elettrici... ecco... ci sono delle riviste che descrivono i meglio dragoni, che caratteristiche hanno, se son meglio quelli con la cresta d'avorio o la zazzera... e immagino costino pure parecchio ste riviste!

adesso sondaggio flash: sono meglio le riviste DragonWorld o Rockerilla?

martedì, 29 settembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

ho il dubbio che siano entrambe per psicopatici :) ..comunque avrei avuto una paura folle a vedere l'omino della tube con i dragoncini d'argento, really scary!

martedì, 29 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

JC -

E a meta' Ottobre capitero' proprio in Italia...

Ti consiglio un dischetto sul quale vorrei scrivere un post se riuscissi a trovare il tempo: si intitola Women blue, esce su Past & Present, ed e' un'oscura raccolta di cantanti folk e psychedeliche a cavallo tra fine '60 e inizio '70. La piu' famosa, si fa per dire, e' l'ottima Kathy Smith, della quale si dovrebbero ancora trovare in giro i due dischi prodotti da Richie Haven, magnifici.

Andrea -

Tra Rockerilla di oggi e Dragon World sarei abbastanza indeciso.

No che non ti lascio solo, soprattutto dopo il tuo aiuto di stamane a stanare il farabutto (lui si').

Myriamba -

Perche' Rockerilla per psicopatici?

martedì, 29 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

Kathy Smith doveva far parte di un box nll'articolo, ma al ballottaggio finale non ce l'ha fatta. Kate Wolf sì, però.

In un riquadro di donne "lost & found" con 200 battute su Linda Perhacs, Carolyn Hester, Erica Pomerance, Shelagh Mc Donald, Vashti Bunyan, Margo Guryan ecc. ecc.

g.t.

mercoledì, 30 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Erica Pomerance credevo di conoscerla solo io :) Aspra, difficile e magnifica nel suo chanting fuori dal tempo.

Non vedo l'ora di leggerti. Peraltro ho visto che hai incrementato la collaborazione con Sentire Ascoltare, ogni tanto vado a fare un giretto nella tua pagina.

mercoledì, 30 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

sono anche più presente sul Mucchio mensile. a questo giro un ricordo in due pagine di Willy De Ville e recensioni di Polvo, Hope Sandoval, Shannon Wright...

stay tonno! ;D

JC

mercoledì, 30 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Com'e' il nuovo Hope Sandoval, a proposito? Mazzy Star o diverso?

mercoledì, 30 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

Tipo i Mazzy Star di mezzo, ma maturo. Non così tremolante al buio come So Tonight..., però per nula mainstream. belle canzoni nel oslito stile ballata tra west coast 1968 e Velvet, tra folkedelia e incanto, con qualche sorpresina. ben cantate e suonate altettanto, nessuna ruga tranne sul viso. a me è piaciuto molto, ma sono (siamo ;D) di parte, per cui forse una stella di effetto nostalgia c'è cascata dentro, delle quattro che gli ho affibbiato.

JC

mercoledì, 30 settembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

"stile ballata tra west coast 1968 e Velvet, tra folkedelia e incanto", quindi cerco.

E David Roback che fine ha fatto? Collabora al disco?

mercoledì, 30 settembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

disperso. sul promo non c'era uno stràs di informazioni... comunque il tutto suona piuttosto moderno, forse perché non è mai invecchiato...

JC

giovedì, 01 ottobre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Bisognera' che un giorno ci domandiamo seriamente cosa e' moderno e cosa non lo e' piu'.

Sto ascoltando Gary Numan (giuro), The pleasure principle, e lo trovo di una modernita' sconcertante, visionario quasi.

I Tortoise di oggi mi sembrano paleolitici, per dire.

giovedì, 01 ottobre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

"Cars" resta un gran pezzo... e niente invecchia più in fretta dell'avanguardia. Tranne alcuni casi. Poi sonon sepmre più convinto che si tratta di un gioco di corsi e ricorsi... che la nostra percezione del passao risente sempre del presente.

JC

martedì, 06 ottobre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Molto vero, esattamente come e' vero il contrario, che la nostra percezione del presente (musicale e non) dipende immensamente dai riferimenti col nostro passato che riusciamo a individuare.

Oggi, lo ammetto, faccio molta fatica ad apprezzare qualcosa che non mi rimanda a ricordi di un qualche passato ascolto.

(La mia incapacita' di comprendere e apprezzare il dubstep e tutte le musichette che i ragazzini di 16 anni ascoltano in autobus col telefonino e' un bell'esempio).

martedì, 06 ottobre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

hmm... ci sono alcune cose del dubstep che apprezzo; mi pare però un genere molto auto-referenziale. una sub-nicchia sonora: in ciò perfetto specchio dei tempi frammentati all'inverosimile in cui viviamo.

Poi Fabio, per il tuo cuore frekfolk ci sono sempre i Dr. Strangely Strange...

;D

JC

martedì, 06 ottobre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Dr. Strangely Strange sono un po' troppo nostalgia canaglia anche per me :)

Il dubstep e' interpretazione iper-realista di certe zone di Londra, e fa davvero paura, forse solo perche' da qui basta attraversare il fiume e ci sei dentro. Credo che ascoltato dall'Italia abbia una sua arcana poesia pero'.

Mi sono domandato spesso, senza trovare una risposta, se molta musica inglese che tu e io ascoltavamo allora (anche certa jungle e drum & bass) capissimo davvero cosa esprimeva (quali realta' fatte di casermoni popolari allucinanti, pasticche, cani usati come armi, ecc.). E se, avendolo capito, l'avremmo comunque ascoltata e apprezzata.

Dopodiche' voltarsi dall'altra parte serve a poco.

Tu rendi conto che siamo partiti dai Feelies? :)

martedì, 06 ottobre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

credo che all'epoca ne fossimo ignari. Però, insomma non devo essere del ghetto per amare i Public Enemy, di Macon per adorare Otis Redding o cresciuto a Frisco per volare coi Jefferson Airplane. O meglio, non è mai stato necessario: la contestualizzazione, credo, serve nel momento in cui passi da "ascoltatore passionale" ad "ascoltatore avvertito/critico"...

è un bel dilemma, in effetti...

JC

mercoledì, 07 ottobre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Il discorso si fa vieppiu' interessante. A quello che dici a proposito di passaggio tra ascoltatore passionale ad ascoltatore che unisce i puntini e coglie collegamenti anche extra musicali, aggiungerei un elemento, che e' quello che non bisogna essere del Bronx per amare i Public Enemy, certo, ma che se il Bronx un po' lo conosci, i Public Enemy forse li ascolti un po' diversamente. Nel senso che ti evocano immagini, sensazioni, discorsi sentiti, ecc. che dalla nostra distanza sono un po' difficili da esperire.

Se poi nel Bronx ci vivi, allora l'ascolto puo' essere ancora diverso.

A me e' capitata la stessa cosa con Londra. Il mio appartenere ormai a questa citta' ha trasformato completamente il mio modo di ascoltare la musica che in questa citta' e' nata.

Il risultato e' stato un progressivo allontanamento. Forse, si tratta di puro escapismo.

Peraltro ho iniziato ad amare molto Battisti...

mercoledì, 07 ottobre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

verissimo su tutta la linea.

E ci sono dischi di Battisti che valgono quanto lo Scott Walker d'annata, per scrittura e arrangiamenti. Se lo dice The Wire, capiamolo che è vero! ;D

JC

mercoledì, 07 ottobre, 2009

 
Blogger Fabio said...

E se lo dicono loro, buona camicia a tutti (te la ricordi?).

Curiosita', lo leggi ancora? Ricordo di averti sentito piuttosto critico nei loro confronti un annetto fa.

Io passo molto velocemente, mese dopo mese, dall'ammirazione per le foto al fastidio per gli scritti...

mercoledì, 07 ottobre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

E' come per Blow Job: non sono più abbonato e compro solo se c'è qualcosa che mi interessa o mi può essere potenzialmente "utile". Sono abbonato solo al Mucchio, adesso, ma perché me lo mandano gratis scrivendoci su.
Farei volentieri un abbonamento a Mojo o Uncut, ma non mi so decidere, e nelle due case non ho più spazio...

c***o, che problemi...

JC

giovedì, 08 ottobre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Ecco un bell'esempio di quella disponibilita' che rende poco interessanti le cose: Mojo e Uncut non li compro da anni.

Li guardo in piedi all'edicola, 2 minuti per uno, e mi basta. Non perche' sono scritti male o "brutti" ma perche' ripetono se stessi come un disco incantato. Sulle copertine, Marco Reina e io facciamo ormai le scommesse, vincendole sempre ("Sono gia' tre mesi che non mettono Dylan...").

Mojo ho smesso di leggerlo definitivamente una volta che ha messo i Queen in copertina (non ce l'ho proprio fatta), ma resta meglio di Uncut, piu' genuinamente retro'.

In genere preferisco chi ammette le sue colpe.

giovedì, 08 ottobre, 2009

 

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