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venerdì 18 dicembre 2009

Mare profumo di mare

Ennesima serata passata rannicchiato sul divano, con la bella luce calda della lampada da lettura puntata sulle pagine di questo libriccino scritto da Henry Miller nel periodo intercorso tra Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno, e nel quale di ritorno da New York esalta la qualita' della vita francese.

E' un libro di forti contrapposizioni, e impressioni espresse in tempo reale durante il periodo trascorso in mare. Degli americani, Miller scrive:

Sono i torturatori piu' disumani che il mondo abbia conosciuto. Sono crudeli al modo in cui sono crudeli i bambini. Ti calpestano per mettere le mani su un giocattolo nuovo...

E quando la nave che lo riporta in Francia fa scalo in Inghilterra:

Se solo non ci fossero gli inglesi! [...] Sembrano ostriche animate. Sento il guscio duro che cela una carne molliccia: sento il loro imperturbabile senso del possesso. L'ostrica che voleva ingollare il mondo! Hanno qualcosa di molto ridicolo: sembrano subumani. [...] Che vadano al diavolo! Io mica scendo qui...

A tutto questo contrappone una istintiva ammirazione per i francesi:

Per ottenere l'equilibrio perfetto incarnato dall'individuo francese e' necessario che un caos esteriore combaci con un ordine e una precisione interiori tanto piu' meravigliosi in quanto puramente autonomi, ognuno li crea per se stesso.

E quando esprime contentezza profonda per essere tornato a Parigi, fa pensare che anche la piu' bohemienne delle anime ha almeno temporaneo bisogno di un luogo, reale o immaginario, che puo' chiamare casa, dove tutto cio' che ritiene di valore e' a facile portata.

Viene in mente, a pensarci, quando in Tropico del Capricorno scrive Quel che e' vero non mi interessa quasi, e nemmeno quel che e' reale; mi interessa solo quello che io immagino che sia.