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Ambiente Uguaglianza Tempo

giovedì 17 dicembre 2009

And we danced in the snow drunk on music and love

Fa davvero freddo, e fino a poco fa nevicava. Il giardinetto della scuola, qui davanti a casa, e' coperto di una bella coltre bianca. Serata da passare rannicchiati sul divano, avvolti in una calda coperta, a leggere un buon libro.

La stampa britannica ha gia' iniziato a parlare di Solar, il nuovo romanzo di Ian McEwan ispirato al cambiamento climatico, anche se non sara' pubblicato prima di Marzo del prossimo anno (un'anticipazione era pero' presente sul New Yorker di settimana scorsa). Del resto, tenete presente che McEwan qui e' una celebrita', e che solo di Atonement nel Regno Unito sono state vendute un milione e mezzo di copie.

Quasi sotto silenzio e' invece passata l'ultima pubblicazione dello scrittore londinese. E' il libretto di un'opera scritta insieme al compositore contemporaneo Michael Berkeley e rappresentata per la prima volta un annetto fa alla Royal Opera House di Covent Garden.

In For you, McEwan sviluppa il tema del tempo. Protagonista e' un direttore d'orchestra solito a usare il suo successo per sedurre giovani donne. La storia non ve la sto a raccontare, ma quello che ho trovato davvero straordinario in questo libretto che si legge d'un fiato in un'ora e' il modo magistrale con il quale McEwan scivola dal tono lieve con il quale introduce la figura del seduttore, a quello cupo e noir del finale. E' un rapido trascorrere di colori che non nega l'esistenza della gioia e dell'amore, ma ne sottolinea il carattere fragile e temporaneo.

La gioia vissuta nel presente...

On the border of memory and dreaming
I saw a couple on a London bridge
in an early evening snowstorm.

Hand in hand, wild in love,
with plans and hilarious cries
they strolled to the other side.

... la sua trasformazione in ricordo...

I remember that snowstorm on the bridge
when we crossed the river to my first concert
at the Festival Hall, and as we walked
we were singing from The magic flute,
Mann und Weib und Weib und Mann -
my God, how happy we were.

... e la necessita' continua di ripensare, riinventare, ridefinire...

Let's cross another bridge together.

Sara' perche' i luoghi nei quali il libro e' ambientato sono quelli nei quali si svolge la mia vita, ma le immagini di queste pagine hanno avuto su di me una enorme forza evocativa, in questa serata di fiocchi bianchi che volteggiano nell'aria fredda.

And we danced in the snow...
Drunk on music and love.

10 Comments:

Anonymous Anonimo said...

"... e la necessita' continua di ripensare, riinventare, ridefinire..."

In "un viaggio che non sai mai dove portera’, un viaggio sempre nuovo"...

Molto personale questo mio "non commento", ma in una serata così, da passare rannicchiati sul divano, avvolti in una coperta calda con la neve che scende, come si fa a non lasciarsi trasportare dalle tue immagini evocative?

and we will dance in the snow...Drunk on music and love

Gio

venerdì, 18 dicembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

Per non aggregarmi ad imbarazzanti romanticismi (cui sono estremamente incline) vado completamente out of topic per salutarti e dirti che sono ansioso di conoscere i tuoi picks 2009 sui migliori album, considerato che ascolti probabilmente almeno il triplo di quanto riesco a fare io e che il tuo giudizio è uno dei pochissimi cui attribuisco rilevanza.
Per la cronaca i miei album del 2009 sono questi:
1.Bill Callahan – Sometimes I Wish We Were An Eagle (netto vincitore)
2.The Antlers - Hospice
3.The Clientele – Bonfires On The Heath
4.Jason Lytle – Yours Truly, The Commuter
5.Khaled - Liberté
6.The Church – Untitled # 23
7.Bat For Lashes – Two Suns
8.Leonard Cohen – Live In London
9.Richard Hawley – Truelove’s Gutter
10.Dirty Projectors – Bitte Orca
11.Girls - Album
12.Falty DL – Love Is A Liability
13.Manic Street Preachers – Journal For Plague Lovers
14.Wilco – The Album
15.The Avett Brothers – I And Love And You

Sarò a Milano per tutto dicembre, forse è la volta che ci vediamo.
Nicola

venerdì, 18 dicembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

boh io sono vecchia, quindi i romanticismi mi fanno vnenire il diabete..troppo zuccherati..ma sono contenta che siano persone romantiche li fuori e che molti credano ancora al principe azzurro e a Biancaneve..da piu' spazio ai cinici come me. per cui parlando di dischi:
il disco di Khaled - Liberté ' stupendo!
Ma i "The church" sono i "the Church" australiani??

venerdì, 18 dicembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

confermo cara myriamba, che sono "quei" Church, al loro 23mo album, il migliore da alcuni anni a questa parte. Per me, che sono un sentimentale e li seguo da quando ero un ragazzino, sempre fonte di emozione.
Quanto a Khaled, mai avrei pensato che un album di questo tipo mi sarebbe piaciuto tanto. Mi fa piacere che anche tu sia di questa opinione.
Nicola

venerdì, 18 dicembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

Gio -

O dalle immagini evocative di McEwan, sono d'accordo con te.

Nicola -

Sto temporeggiando per un paio di ragioni. La prima, pratica, e' che sto ancora aspettando un paio di dischi che potrebbero, almeno potenzialmente, entrare tra i primi 10.

La seconda, piu' teorica, e' che mi hanno molto colpito queste parole di David Sylvian, da Wire di Gennaio:

"In 2009, as in the preceding couple of years, I listened to relatively little music with the exception of contemporary classical, with which I have begun to make lasting connections. A personal and global period of transition with positive steps taken towards recovery. My own recipe is to begin with silence rising to a small, still, sustained voice. Just like starting over".

Mi hanno colpito almeno tre cose. La prima e' il richiamo al silenzio, all'ascoltare poca musica. Se dovessi dire qual e' stato il senso del mio ascolto di musica nel 2009, userei le parole del designer tedesco Dieter Rams: less but better.

Non ho ascoltato molta musica, esattamente come Sylvian. Ma ho ascoltato molta ottima musica. Per fare questo pero' ho dovuto cercarla in periodi diversi da quello presente, che per me musicalmente e' abbastanza avaro di emozioni.

La seconda cosa che mi ha colpito e' il richiamo al periodo di transizione, sia personale che globale. Ho la netta sensazione che sia cosi', e a personale e globale aggiungerei anche musicale.

La terza e' questo richiamo a una musica che sia small, still, sustained. Che sappia dialogare con il silenzio, anziche' imporsi su di esso.

Credo che questa musica sia oggi l'unica capace di rappresentare il mondo dentro di me. Ma e' una musica interiore: non esistono dischi, la senti e basta, nemmeno sai se esiste davvero.

Dette tutte queste cose, ti ringrazio per avere condiviso i tuoi 15 dischi del 2009. Sicuramente a un certo punto, settimana prossima o quando tornero' dall'Italia, postero' la mia consueta lista di Engadina d'oro: 10 dischi, 5 film, 5 libri, 5 mostre - ma non aspettarti molti titoli nuovi, in nessuna di queste categorie.

E non e' vero che ascolto il triplo musica di te (come da quello che ho scritto sopra), al punto che mi imbarazza dire che meta' dei dischi che indichi non li ho mai ascoltati.

Per questa ragione la tua lista ha ancora piu' valore, perche' mi aiuta a recuperare titoli che mi erano passati inosservati. Grazie di cuore.

Myriamba -

Credo che ci sia un lungo lavoro pregresso da fare su se stessi prima di credere al principe azzurro e a Biancaneve. E' un punto di arrivo, non uno di partenza.

Grandissimi i Church, e il fatto che siano arrivati al ventitreesimo album me li rende infinitamente simpatici. Sangue australiano non mente. Quando ero da quelle parti mi sono reso conto che il segreto del rock australiano sta proprio in quel magnifico isolamento e in tutto quello spazio attorno a loro, che accomuna gruppi tra loro diversissimi, dai Church ai Radio Birdman, dai Necks ai Died Pretty.

venerdì, 18 dicembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

Risposta magnifica caro Fabio, che comprendo assai, come capisco quanto dice il buon David. A corollario aggiungo solo una mia osservazione in tema, maturata con particolare lucidità proprio quest'anno, anche se non si tratta di nulla che in fondo non si sappia già: esiste, perlomeno in campo musicale, una sorta di "entropia estetica" che aumenta proporzionalmente alla quantità e alla frequenza con cui si fruisce di nuove esperienze sonore. Si arriva ad un punto in cui più si ascolta più si è presi dalla fretta di voler ascoltare altro, meno ci si sofferma in profondità su quello che si sta ascoltando. Si rischia di diventare bulimici, distratti, annoiati, di sopravvalutare alcuni lavori e di trascurarne altri che meriterebbero maggiore riguardo.
Proprio mentre pensavo alla mia lista, mi chiedevo se stavo cadendo a mia volta vittima di tale fenomeno. E qui le tue osservazioni sulla rarefazione degli ascolti, sulla maggiore selezione alal fonte, sul silenzio e sulla dilatazione di tempi e modi d fruizione si inseriscono alla perfezione.
Nicola

venerdì, 18 dicembre, 2009

 
Anonymous Anonimo said...

Risposta magnifica caro Fabio, che comprendo assai, come capisco quanto dice il buon David. A corollario aggiungo solo una mia osservazione in tema, maturata con particolare lucidità proprio quest'anno, anche se non si tratta di nulla che in fondo non si sappia già: esiste, perlomeno in campo musicale, una sorta di "entropia estetica" che aumenta proporzionalmente alla quantità e alla frequenza con cui si fruisce di nuove esperienze sonore. Si arriva ad un punto in cui più si ascolta più si è presi dalla fretta di voler ascoltare altro, meno ci si sofferma in profondità su quello che si sta ascoltando. Si rischia di diventare bulimici, distratti, annoiati, di sopravvalutare alcuni lavori e di trascurarne altri che meriterebbero maggiore riguardo.
Proprio mentre pensavo alla mia lista, mi chiedevo se stavo cadendo a mia volta vittima di tale fenomeno. E qui le tue osservazioni sulla rarefazione degli ascolti, sulla maggiore selezione alal fonte, sul silenzio e sulla dilatazione di tempi e modi d fruizione si inseriscono alla perfezione.
Nicola

venerdì, 18 dicembre, 2009

 
Blogger Fabio said...

E contemporaneamente all'entropia estetica che giustamente evidenzi, a me sembra anche di osservare percorsi estremamente ordinati, una ricerca di coerenza che a me pare contrastare con quegli spazi di liberta' individuale che rappresentano il dono piu' prezioso delle esperienze artistiche nelle nostre vite.

Qualche giorno fa sono andato a rileggermi una cosa che scrivemmo a sei mani nel 2001, con Alessandro Achilli e Gigi Longo:

"Non pensando al genere come concetto limitativo, Prospettive Musicali vuole suggerire percorsi di ascolto eterogenei. Prospettive Musicali potrà accostare musiche medioevali e avanguardie elettroniche, free jazz e musiche per ambiente, danze etniche e partiture contemporanee, improvvisazione e composizione, avant rock e canzone, silenzio e rumore".

E' strano, per come sono fatto, che condivida ancora una cosa scritta quasi dieci anni fa, eppure sento che nella frase che ho riportato sia sintetizzato il senso del mio rapporto non solo con la musica, ma con l'arte piu' in generale.

Ma tutto questo ha senso soltanto se le tappe del percorso vengono approfondite, altrimenti si tratta di un turismo estetico senza molto spessore.

Forse sta in questo la spiegazione del mio ascoltare sempre meno musica: nell'approfondire l'esperienza, nel non permettere che l'ascolto sia superficiale, affrettato.

(E il senso di Engadina Calling sta invece nel far venire fuori questi pensieri, grazie al confronto con le opinioni di chi partecipa - per questa cosa ti ringrazio).

venerdì, 18 dicembre, 2009

 
Blogger Myriamba said...

oh amavo alla follia i THe Church da ragazzina ma poi li persi di vista quando inziarono a fare roba commerciale

ma si Fabio, so che sei sempre stato un romanticone!

venerdì, 18 dicembre, 2009

 
Anonymous artemisia said...

Mai hai azzeccato di più un post, in questo periodo di neve.

E hai ragione, è un punto di arrivo.

sabato, 19 dicembre, 2009

 

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