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Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 30 gennaio 2009

Size matters

Dove sia andata la settimana non lo so, ma siamo gia' arrivati a Venerdi'. Londra e' graziata da qualche raggio di sole, ma l'atmosfera e' cupissima. A. ha perso il lavoro e non ne sta trovando un altro, e ha un bambino piccolo e uno in arrivo. E anche A., single mother di un bimbo di un anno, si trova nelle stesse condizioni. M. ha un contratto fino a Marzo, e gli hanno gia' detto che probabilmente non glielo rinnoveranno. P. e' tornata in Italia e dice che di lavoro non ce n'e'. Reality bites hard.

Passavo poco fa tra la folla di turisti davanti alla cattedrale, inconsapevole delle tragedie quotidiane che si svolgono attorno a loro qui nella City. Una coppia felice mi passa di fianco, lei seduta sulla canna della bicicletta, sorridente. Penso tra me e me che ognuno di noi ha un ruolo nel rendere il presente delle persone che incontriamo meno grigio. Entro nel caffe' francese davanti a San Paolo e faccio un gentile complimento per il nuovo taglio di capelli alla graziosa ragazza dell'est che mi prepara il latte macchiato, che con una buona pasta alla frutta e' il mio tipico pranzo di mezzogiorno. Mi ringrazia con un bel sorriso, tutta contenta. Mi immergo come ogni giorno nelle notizie internazionali dell'Herald Tribune, e per una mezz'ora faccio il giro del mondo. Esco e mi propongo che performing random kindness and senseless acts of beauty sia guida del mio fine settimana.

Ma insomma e' Venerdi', e dei miei ever changing moods, rituali e proponimenti quotidiani immagino vi interessi pochissimo. Venerdi' Engadina Calling diventa un blog musicale, lo sapete. Oggi si veste di nero, per ricordare l'immenso John Martyn che ieri ci ha lasciati. Se ancora non conoscete Bless the weather e Solid air, che il vostro fine settimana sia un'eccellente occasione per recuperare quei due eterni capolavori.

Dopo un po' di Venerdi' nostalgici quest'oggi pero' desidero proporvi un nome nuovo, scoperto leggendo le classifiche di fine anno di Other Music e Pitchfork. Si fa chiamare Tallest Man on Earth, vero nome Kristian Matsson, e arriva dalla Svezia. Ha inciso un solo album intitolato Shallow grave, pubblicato da un'etichetta del suo Paese, chiamata Gravitation.

L'ho cercato senza successo per settimane in tutti i negozi di Londra che incontravo sul mio cammino, poi Lunedi' sera mi sono deciso ad ordinarlo all'etichetta e Mercoledi' mattina uscendo di casa l'avevo gia' nella posta, insieme a un paio di belle spillette. Forse mi hanno letto nel pensiero: prima o poi lo ordinera', cominciamo a mandarglielo.

Non mi sarei aspettato pero' che il disco mi piacesse tanto. Pura musica classica: l'antologia della musica folk americana di Harry Smith, Woody Guthrie, Bob Dylan freewheelin'. Non c'e' niente che amo maggiormente, lo sapete. Datemi due fette di pane integrale, un piatto di lenticchie, un bicchiere d'acqua di sorgente, non desidero altro.

E' la qualita' della scrittura di Matsson a portarlo a un livello differente rispetto ai tanti che sullo stesso sentiero hanno camminato con i loro stivali sporchi di terra. C'e' un momento del disco, le tracce 3, 4 (quella che da' il titolo) e 5, che ti lascia senza fiato: non sentivo da tempo immemorabile tre perle cosi' infilate una dietro l'altra.

Musica di immensa semplicita': chitarra acustica, banjo, voce, basta. Sono cent'anni che esiste, e ci vuole un immenso talento per continuare a suonarla in modo fresco e vivo.

Nel video che vi propongo, Tallest Man on Earth suona betamente seduto sul muretto davanti all'Opera House, affacciato sulla baia di Sydney.

Subito dopo, andiamo a rendere un doveroso omaggio a John Martyn.

Buon ascolto, buon fine settimana e ci risentiamo Lunedi'.



mercoledì 28 gennaio 2009

Un altro mondo, un'altra musica

A volte si finisce per essere sopraffatti dalla bellezza. Come fai a commentare un tramonto sul mare, un fiore che sboccia, un cielo nel quale si rincorrono le nuvole? Ti fermi a contemplare e nessuna parola ti sembra adeguata.

Di The crying light non e' possibile dire nulla. Se ne puo' solo fare esperienza, lasciare scorrere dentro di noi la sua solennita', entrare dentro quella voce impossibilmente emozionante, forte e contemporaneamente fragile, sospesa da qualche parte tra Demetrio Stratos e David Sylvian.

Quest'estate ho visto Lou Reed incapace di dire piu' che "Antony? What an incredible performer... what an amazing voice... what an incredible performer..." e poi cercare davanti a se' e dentro di se' le parole per esprimere quello che provava, e non trovarle. Lui, Lou Reed. Figuratevi io.

Musica totalmente, finalmente, altra. Nulla di ascoltato prima di oggi. Teniamola stretta, avvolgiamoci dentro il suo abbraccio. Ha il mare e le stelle e le montagne dentro di se' la musica di Antony, e tutta l'immensita' dell'universo.



[PS di Giovedi': dimenticato di segnalare il pezzo di stamattina per Zoe, sul signor Estorick e la sua collezione di arte moderna italiana - se siete interessati lo potete recuperare stasera alle 21 naturalmente su Radio Popolare]

lunedì 26 gennaio 2009

Chi fa la spia

The story is straightforward, yet reveals concerns just below the surface. The basic concern of Notorious is a twofold redemption (and thus something very common in the list of Hitchcock's 53 movies): a woman's need to be trusted and loved, which will enable her to trascend a life that has become empty of affection and riddled with guilt; and a man's need to open himself to love, which will enable him to overcome a life of severe emotional repression. In the case of Notorious, behind the man's character are Alfred Hitchcock and Robert Capa; behind the woman's is Ingrid Bergman.

(Donald Spoto, Notorious the life of Ingrid Bergman, Harper Collins 1997)


E se l'eccellente mostra su Capa al Barbican questa settimana ha chiuso i battenti (fa sempre una certa impressione avere quelle foto come vicini di casa), senza che abbia trovato modo di raccontarla alla radio, ancora per qualche giorno al British Film Institute prosegue la splendida retrospettiva sull'altrettanto splendida Ingrid Bergman. Ieri ho rivisto Notorious, che ad ogni successiva visione su grande schermo si conferma uno dei miei film preferiti di tutti i tempi. Cosi' ingenuo visto adesso. E la scena di Ingrid Bergman che guida ubriaca al fianco di Cary Grant resta, ad ogni visione, assolutamente superlativa.

Sei li' seduto sulla tua poltroncina e sai che a loro non puo' succedere niente di male, semplicemente perche' sono eterni loro.

E poi, nel fine settimana mi sono finalmente regalato una bella macchina fotografica, tutta manuale. Per imparare a usarla ci vorra' un po', e sara' divertente. Gli esperimenti, quelli riusciti e quelli no, li postero' di la' nel Flickr, questione di giorni.

E ho capito una cosa importante: che il futuro e' dietro le spalle. Ti volti e lo vedi, almeno un po'.



venerdì 23 gennaio 2009

Strade poco trafficate

Non che quando mi venne in mente Prospettive Musicali fu una trovata particolarmente geniale, ma proprio non riesco a pensare a un nome per questa tradizionale rubrichetta musicale con la quale Engadina Calling prende congedo per il fine settimana. Se avete suggerimenti, sono benvenuti.

Nel frattempo, oggi ho pensato di proporvi un paio di cose. Una traccia dal superlativo disco che Dave Mason dei Traffic incise insieme a Cass Elliot dei Mamas & Papas nel 1970. E subito dopo un classicissimo proprio dei Traffic, Dear Mister Fantasy, del 1967.

Non cercate una ragione particolare, perche' proprio non c'e'. Sono solo due brani che mi sembrano adatti a iniziare bene il fine settimana.



giovedì 22 gennaio 2009

Scaramucce in redazione

Oh, nonostante la polemica lanciata mi pare di capire risalendo la corrente dei Tumblr da una mia collega collaboratrice di Zoe, alla parte di me popolana (quella che quando la porto a sentire Stockhausen al Barbican chiede a gran voce di andare a casa) questo film (il piu' visto a Londra questa settimana) dove a un certo punto, mentre due bambini poveri scappano sul tetto di un treno verso la liberta', si sente Straight to Hell dei Clash versione MIA e' piaciuto abbastanza.

mercoledì 21 gennaio 2009

Un indovino mi disse

Che poi stamattina mentre attraversavo il mercato di Whitecross Street trotterellando felice nella giornata di sole per andare a incontrare Will Oldham pensavo tra me e me.

Ma se nel 1993, il giorno che comprai There is no-one what will take care of you, il barba di Supporti mi avesse portato con se' dietro a un portone di via Scaldasole e mi avesse detto: il 20 Gennaio del 2009 un uomo di colore diventera' presidente degli Stati Uniti. Tu vivrai a Londra e sarai il corrispondente da quella citta' per la radio che adesso ascolti tutti i giorni. Il cantante dei Palace sara' diventato una rock star, e il 21 Gennaio avrete appuntamento per incontrarvi all'Hyatt e tu lo dovrai intervistare...

Ecco, se fosse successo, pensavo stamattina, avrei detto al barba di Supporti che era matto, e di lasciarmi in pace, e me ne sarei andato via arrabbiato pensando qualcosa tipo bastardo barba di Supporti, non si scherza con i sogni delle persone...

Un grazie speciale a tutti quelli che questo sogno me l'hanno regalato. Will Oldham prima di tutti, persona deliziosa, di enorme profondita' e squisita amichevolezza. Tita che mi ha aiutato a preparare l'intervista, mi e' stata vicina e mi ha aiutato a vincere l'emozione. Marina e Niccolo' di Radio Popolare che hanno pensato a me quando e' stato loro proposto di intervistare Will: non vi saro' mai grato abbastanza. Micro e Camilla della Spin-go, Katie e Suzi della Domino che si sono occupati impeccabilmente della logistica. Marco, Asa e JC che mi hanno suggerito domande pertinenti e competenti come solo loro sanno fare. E' stata, per me, una giornata davvero speciale - grazie.

L'intervista andra' in onda a Patchanka - credo a Marzo, quando uscira' il nuovo strepitoso album di Will. Appena so la data la scrivo qui.


Ieri ero a Parigi, guardavo su un computer il discorso di Obama, ma soprattutto guardavo i visi delle persone che venivano inquadrate. E mi sono reso conto che erano tutte persone che avevano dovuto reprimere i propri sogni, le proprie aspirazioni, per questi lunghi otto anni. Li guardavo e pensavo (si ferma un attimo, guarda nel vuoto, guarda negli occhi me, guarda negli occhi Tita, guarda ancora nel vuoto, fa un grosso luminoso sorriso): it's Spring!

(Will Oldham, stamattina).

martedì 20 gennaio 2009

L'Internazionale

Poi vengono dei momenti speciali, che scandiscono la differenza tra un prima e un dopo. Prima ti senti estraneo a tutto e poi, improvvisamente, completamente dentro alla tua vita. A me capita sempre con Londra. Mi ci vogliono qualcosa tipo 10 giorni a riabituarmi a ritmi e distanze, lontananze e mancanze.

Questa volta e' successo grazie a Hymnen di Stockhausen, sentito Sabato sera al Barbican. Stockhausen e il Barbican sono esattamente la stessa cosa, con la sola trascurabile differenza che uno e' una persona e l'altro un quartiere. Poi basta, le differenze sono insignificanti.

Sentire Stockhausen al Barbican e' l'ultima, definitiva esperienza musicale-architettonica, dopo la quale uno muore felice.

Hymnen e' due ore e mezza di mash-up di inni del mondo processati elettronicamente. Come bruciare bandiere, bruciarle tutte insieme, abbattere qualsiasi confine. Fratellanza assoluta e finale di tutti i popoli della terra.

Lo ascolti in quadrifonia, con solo una luce bianca proiettata sul fondale del palco, con qualche altro centinaio di pazzi in estasi.

Ero li' che ascoltavo, pure io in estasi, e mi venivano in mente immagini di anni '70, mio papa' che mi portava con lui al salone della musica a sentire gli impianti quadrifonici, e mi trovavo in mezzo a questi signori della sua eta' (esattamente la mia di adesso) che si beavano di pefezione sonora purissima. Gli avessero parlato dell'iPod prima si sarebbero sbellicati dalle risate poi avrebbero fatto la rivoluzione luddista.

Il concerto finisce. Torno a casa nella pioggia battente. Radio 3 sta trasmettendo la nona ora di Klang, dal Festival di Huddersfield. A mezzanotte esatta inizia the Early Music Show. Musica, meravigliosa, di Arcangelo Corelli.

Sorrido felice.

[E adesso a vedere Barack, preparandomi spiritualmente per lo storico incontro con Bonnie Prince Billy, domattina all'Hyatt di Liverpool Street - anzi se avete domande che volete che faccia per voi, scrivetele pure qui nei commenti].

Going underground

Domenica pomeriggio. Prendiamo la metropolitana, al Barbican.

"Guarda, un Fabio!"
"Eh?"
"Un Fabio, davanti a te!"
"Ma se ha i capelli rossi!"
"E' un Fabio ti dico, guardalo bene"
"..."
"Montgomery di 30 anni fa, sciarpa di lana da 3 chili, paperback con dentro la matitina, All Star... Poi e' seduto come te, e' 'dentro' il suo libro, non gliene frega niente di tutto quello che gli succede attorno"
"..."
"E guarda, ha l'orologio delle Ferrovie Svizzere, sei tu, sei tu!".

Scendiamo a Baker Street. Nella hall della stazione lo rivediamo.

"Guarda, si dirige da solo verso il parco col suo paperback, e' un Fabio, e' un Fabio!"

venerdì 16 gennaio 2009

He knows where the time goes

Il concerto di Richard Thompson al Barbican ieri sera e' stato piuttosto buono. Niente a che vedere, purtroppo, con quello memorabile nei secoli dei secoli che il barbuto e simpatico decano dei cantautori britannici tenne allo stesso Barbican un paio di anni fa. L'idea di uscire da quella sala senza sentire nemmeno una cover dei Fairport Convention non l'ho molto digerita, mi capirete.

Resta grandissimo Thompson, credo che insieme a Wyatt sia l'unico musicista del quale quando noi tre di Prospettive Musicali parliamo ci si alza in piedi.

Oggi la rubrica musicale del Venerdi' di questo blog si moltiplica. Andiamo ad ascoltare, nell'ordine, prima 1952 Vincent Black Lightning, e vi prego, interrompete qualsiasi cosa state facendo e in quella chitarra entrateci dentro con tutta la vostra anima.

Poi andiamo a recuperare il classicissimo Who knows where the time goes, da Unhalfbricking, anno di grazia 1969.

E infine, una cover di un classico della canzone popolare degli anni'80, suonato ieri sera da Richard, che lascio a voi il piacere di riconoscere.

Buon ascolto, buon fine settimana, un abbraccio stretto, e grazie di cuore per essermi stati cosi' particolarmente vicini questa settimana.





giovedì 15 gennaio 2009

Benvenuta, recessione

Bling is over. red carpety-covered-with rhinestones is out. I call it 'the new modesty'.

Padre Zanotelli su Nigrizia? Fausto Bertinotti sul Manifesto? No, Karl Lagerfeld (designer di Chanel) sulla prima pagina dell'International Herald Tribune (tra parentesi: il quotidiano piu' bello del pianeta Terra) di stamattina.

Questo per ribadire ancora una volta, come ho fatto ieri sera a una cena tra amici, che la famosa recessione della quale tutti stiamo sperimentando le conseguenze, d'accordo, non sempre piacevoli, e' probabile che avra' a lungo termine effetti positivi. Quello che Lagerfeld chiama new modesty e' poi quello che io qui, e molti altri prima di me, chiamiamo sobrieta'. Fare durare le cose (e magari affezionarcisi pure), produrre solo quello che serve e non offende l'intelligenza, conservare, riciclare, riutilizzare, rispettare il pianeta e i suoi tempi ed equilibri.

Lo scrisse Altan in una vignetta su Repubblica: "La recessione ci insegnera' qualcosa?" "Si', purche' duri abbastanza". Auguriamoci che ci sappia collettivamente cambiare. Il re e' nudo, finalmente.

mercoledì 14 gennaio 2009

Classic FM

A Londra Turner non lo puoi evitare. La Tate Britain ha al momento esposto 110 suoi lavori. Troppi, ti perdi. Molto meglio concentrarsi sui 9 acquerelli da poco acquisiti dalla Courtauld Gallery.

Domani alle 11.30 e poi alle 21, a Zoe, su Radio Popolare.

PS di Giovedi' mattina: ho appena appreso, in diretta, che la replica di stasera non va in onda, perche' invece di Zoe mandano uno speciale su Enzo Biagi - che peraltro consiglio di sentire assolutamente.

martedì 13 gennaio 2009

And you may find yourself living in a shotgun shack


Mi sentivo come un ragazzetto buttato fuori di casa che deve imparare a trattare con la vita per conto suo, e ne e' sgomento ma pensa anche di avere qualche possibilita' di riuscirci. I tre cani mi venivano dietro: non proprio come facevano con Durante, ma quasi.

- Andrea De Carlo, Durante, Bompiani 2008.


Chi mi conosce personalmente sa della mia passione per Due di due, libro riletto, sottolineato, prestato, regalato, difeso a oltranza.

Scrittore popolare, d'accordo, ma De Carlo non l'ho mai trovato banale. Alcuni suoi libri sono un po' inutili, va bene, intrattenimento leggero. Pero' li ho letti tutti, tradizionalmente ricevuti in regalo da un caro amico con il quale li ho poi discussi, sui sentieri sopra il mare della Liguria o davanti a un trancio generoso di focaccia camoglina. E, sempre, sono nate discussioni interessanti.

Durante non l'abbiamo ancora discusso, ma aspetto che succeda. Perche', dopo Due di due, e' a mio parere il suo libro piu' coinvolgente. E soprattutto e' un lavoro che pone tante domande senza importi necessariamente una risposta. Mettendoti davanti alle possibili conseguenze delle tue scelte, casomai.

E' un libro che mette a confronto due diversi modi di vivere. Quello di Pietro, che e' solido, basato su piani e certezze. E quello di Durante (notate i nomi), che e' fluido, momentaneo, consapevole della potenziale fallibilita' di ogni progetto, proteso ad afferrare le occasioni della vita.

I due intraprendono un viaggio insieme, ma insomma non aggiungo altro in caso qualcuno di voi decida di accettare il mio consiglio di lettura. Non e' un libro perfetto, intendiamoci su questo. Per esempio, i poteri magici di Durante, oltre a non essere necessari e nemmeno funzionali alla narrazione, stonano e allontanano il personaggio, lo rendono meno umano, piu' distante. Se potessi eliminare alcune pagine eliminerei quelle.

Per il resto, Durante si legge come tutti i libri di De Carlo: 100 pagine, una tazza di te', poi devi ricominciare, catturato dalla travolgente umanita' che viene fuori da quelle pagine, e in poche ore e' finito tutto. Pero' questa volta Durante e le sue domande mi sono rimaste dentro. Mi continua a far pensare e lo consiglio. (E ci sono dentro Camogli e la Svizzera).


"Guarda che non ho solo il carattere che ti sembra di conoscere" ho detto. "Ho anche il carattere contrario, benche' allo stato dormiente. Se dovessi decidere di cambiare vita, saresti sorpreso."
"Ma tutti abbiamo un carattere e il suo contrario" ha detto Durante. "E gli infiniti caratteri intermedi tra uno e l'altro."
"E' per paura che mi sono concentrato su una sola vita" ho detto. "Per paura di svegliarmi la notte senza riuscire a ricordarmi chi sono, dove, con chi."
"E non ti sembra una buona ragione?" ha detto lui. "Riuscire a ricordartelo?"
"Si'" ho detto. "Ma lo so anch'io che e' solo una rassicurazione temporanea. Non devi spiegarmelo tu, che il mio nome e il mio codice fiscale e il mio numero di telefono sono totalmente provvisori."
"E' gia' molto, saperlo" ha detto lui.

lunedì 12 gennaio 2009

E per chi quel giorno li' inseguiva una sua chimera (reprise)

Intrigato dal fatto che nessuno ha commentato (avete notato come i luoghi dove non incontrate nessuno sono sempre i piu' belli?), nel fine settimana sono andato un po' avanti con le mie riflessioni sull'articolo di Time Out del quale vi parlavo Venerdi' scorso.

Tipo: ma se anche tu impari a non essere blinkered, se poi a essere blinkered e' l'altra persona non sei comunque fottuto? (A meno che, ipotesi di scuola, non ti avvicini e dici qualcosa tipo: ho visto che non mi hai notato, sei certamente un po' blinkered).

Poi una domanda: ma se tu non sei blinkered, e l'altra persona nemmeno, ma mettiamo che e' felicemente fidanzata, sposata, ecc., conta comunque tra le 20 possibilita'? (Perche' se e' cosi' dopo una certa eta' si riducono molto, e quasi quasi essere completamente blinkered conviene).

Poi va beh, sulla base di quel rivoluzionario articolo va completamente riscritto il vocabolario romantico. (Esempi: sei una delle 20 donne della mia vita, come te ce ne sono altre 19, ecc.).

Stasera faccio delle altre riflessioni e domani vi dico. Tra l'altro domani esce il numero nuovo, speriamo che ci sia un altro articolo cosi' interessante. Time Out migliora sempre.

venerdì 9 gennaio 2009

Canto della neve silenziosa

Ricordate la tradizione del Venerdi', vero? Quella di lasciarci per il fine settimana con un brano musicale. Questa settimana ho scelto una traccia da un disco del 1981, uscito per Les Disques du Crepuscule. Gavin Bryars, prodotto da Wim Mertens.

L'album dal quale questa My first homage e' tratta si intitola Hommages, ed e' un tributo del pianista e compositore britannico (ascoltato l'anno scorso alla Tate Modern, ancora in grande forma) ai nomi del passato che lo hanno influenzato, su tutti Satie e Debussy. E poi, a me viene da pensare, anche se nelle note di copertina non sono nominati, ai suoi contemporanei Glass e Takemitsu.

Buon fine settimana con questa musica fragile che sembra stata composta per guardare alberi carichi di neve:

Se uno proprio non sa cosa fare

Il podcast della puntata riepilogativa 2008, con il meglio di Prospettive Musicali lo potete scaricare qui.

Un assaggio per voi selezionato delle riflessioni sulla felicita' di Alain De Botton lo trovate qui.

E per chi quel giorno li' inseguiva una sua chimera

Da Time Out London di questa settimana, letto stanotte in un momento di insonnia:

In an average life, each of us meets in the region of 20 people we could spend the rest of our lives with - but we don't realise this is the case, either because we are not ready, or because we're too blinkered about the type of person we're looking for.

Adesso cerco il numero e telefono alla redazione per chiedere se settimana prossima spiegano anche come si fa a non essere blinkered, che la prossima volta che capita potrebbe servire saperlo. Poi sarebbe anche interessante sapere a che punto delle 20 possibilita' uno e' arrivato, giusto per farsi un'idea.

giovedì 8 gennaio 2009

Vincenzo dice che sei fredda, frenetica e senza pieta'

Sara' che sto sentendo The singer di Diamanda Galas in loop da stamattina (adesso, per dire, Judgement day) o che qui non e' poi nevicato ne' si prevede accadra', ma sono in un momento lugubre di quelli nei quali mi manca da pazzi la mia Milano, le persone prima di tutto, ma un po' qualunque cosa, anche le macchine parcheggiate in doppia fila e le ruote della bici che si infilano nelle rotaie del tram.

Sto giocando da ore con le foto scattate appena fuori da casa l'ultima volta che sono tornato, adesso ne posto un paio di la' nel Flickr, anche se so che forse dovrei farmi una ragione del fatto che non prevedo di tornare per un bel due mesi.


PS: appena finito di scrivere, controllo la posta e trovo una mail che dice: "Alla fine, ti volevo dire che qui a Milano parliamo spesso di te e ti vogliamo bene anche se sei lontano"...

martedì 6 gennaio 2009

This hot frappuccino

Ora, non e' che mi posso fermare perche' hanno detto che chiudono tra 5 minuti, pero' solo per dire che nello Starbucks sopra Borders di Oxford Street, dove sono, stanno miracolosamente passando i This Heat.

Tornato a Londra, domani nevica anche qui dicono le previsioni. Sto bene e appena ricevo qualche dischetto, vedo un buon film, vado a una buona mostra, riprendo a postare qualcosa, promesso.

domenica 4 gennaio 2009

Prospettive Musicali del 4/ 1/ 2009

Buon anno.

Arrivato adesso in radio, dopo una piacevolissima cena nel corso della quale si sono discusse le parole che vogliamo ci indichino la direzione nel 2009. Le mie sono: sobrietà e condivisione.

La sobrietà sarà l'onore del futuro. Le scarpe risuolate distingueranno l'umanista e l'ottimista dal decadente e dal necrofilo.

-
Michele Serra, L'amaca, 24/ 12/ 2008.


Nei nostri armadi non riusciamo più a infilare vestiti e scarpe perchè sono troppi e non ci servono. Distruggiamo risorse naturali che la Terra non è più in grado di riprodurre. Ma innanzitutto sciupiamo corpi e anime.

-
Antonio Galdo, Non sprecare (Einaudi 2008).


Poi vado in radio e trasmetto:

1) ARTHUR RUSSELL Maybe she (da Love is overtaking me, Audika 2008)
2) BOB DYLAN Most of the time (da Tell tale signs: the bootleg series vol. 8 rare and unreleased 1989 - 2006, Columbia 2008)
3) LAWSON & FOUR MORE If you want me you can find me (da VV. AA. Thank you friends: the Ardent records story, Ardent/ Big Beat 2008)
4) JOSEPH AMP FIDDLER/ SLY DUNBAR & ROBBIE SHAKESPEARE Crazy day (da Inspiration information, Strut 2008)
5) CARL CRAIG & MORITZ VON OSWALD Movement 1 (da Recomposed by Carl Craig & Moritz Von Oswald music by Maurice Ravel & Modest Mussorgsky, Deutsche Grammophon 2008)
6) JOE CHAMBERS New world (da New world, Finite 1976)
7) PONTIAK Shell skull (da Sun on Sun, Fireproof 2008)
8) NO-NECK BLUES BAND The coach house (da Clomeim, Locust 2008)
9) DAVID ROTHENBERG The far field (da Whale music, Terra Nova 2008).