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Ambiente Uguaglianza Tempo

lunedì 29 giugno 2009

Il futurismo non e' piu' quello di una volta

E' Martedi' sera, la serata che di solito dedico a preparare le mie corrispondenze per Zoe. E dato che il programma e' partito per le vacanze, la retrospettiva della Tate sul Futurismo viene frullata in un post di quelli a punti:

1) La prima considerazione da fare (un po' una ripetizione dato che l'ho spesso detto sia alla radio che qui) e' che alla Tate ha senso andare durante le aperture serali, quando e' letteralmente vuota e tutto quello che potete sentire sono i vostri passi sul pavimento di legno e il ronzio dell'impianto di condizionamento. Il Venerdi' e il Sabato tra le 20 e le 22 in ogni sala trovate massimo due altre persone oltre a voi.

2) La seconda cosa da dire e' che la mostra sul Futurismo e' assolutamente da vedere, ma a patto che ci si riesca ad astrarre dall'obbrobrioso Manifesto di Marinetti, e, se possibile ancora peggio, dal Manifesto delle Donne Futuriste di Valentine de Saint-Point. Non metto il link, cercate quest'ultimo documento solo se volete farvi molto male.

3) La terza e' che non ci sono soltanto lavori futuristi. Anzi, ci sono intere sale di lavori non futuristi: cubisti, orfisti, vorticisti. E forse sono le sale che ho preferito. Come quella sulla Section d'or che racconta il rapporto tra Futurismo e Cubismo: la convergenza di interesse per la rappresentazione del movimento in pittura, e pero' il rifiuto da parte dei Francesi (soprattutto i fratelli Duchamp), di condividere le conclusioni filosofiche dei colleghi italiani. Dovessi misurare il lavoro che ho preferito dal tempo che mi sono fermato a contemplarlo, a vincere sarebbe probabilmente il ritratto di giovane donna di Jacques Villon: per la capacita' di rappresentare, con colori vivi e semplici forme geometriche, l'energia scomposta e frammentata della giovane eta'.

4) Tra i Futuristi, forse quello che mi continua a piacere maggiormente resta Severini. Il suo Treno suburbano che arriva a Parigi, del 1915, vuole rappresentare un convoglio di soldati ed esaltare l'eroismo bellico, ma io lo trovo invece una delle migliori rappresentazioni del cambiamento nel paesaggio urbano introdotto dai mezzi di trasporto meccanici.

5) A me sembra di poter dire che Severini fu anche, tra i Futuristi, quello piu' vicino ai movimenti internazionali suoi contemporanei, come dimostra assai bene Le voci della mia stanza, con quella scomposizione degli oggetti che riprende lo stile cubista di Picasso e Braque.

6) Picasso del quale sono esposti alcuni lavori nella sala dedicata al Cubismo: tra i quali la celebre Donna seduta su una poltrona del 1910 (soggetto ripreso credo in ognuna delle fasi del suo percorso artistico).

7) Altra magnifica rappresentazione di movimento e' Le nuotatrici di Carra' con le sue forme umane che si stemperano nell'ambiente nel quale sono immerse. Non so se abbia senso, ma io ci ho scorto un esempio della crescente influenza che la fotografia iniziava ad esercitare sulla pittura all'inizio del Novecento.

8) Sempre di Carra', non trovo in rete una riproduzione di Il movimento del chiaro di luna, che mi sarebbe piaciuto inserire per un paio di motivi. Il primo e' che mi pare di poter dire che ponga le basi stilistiche per il movimento inglese del vorticismo, e il secondo e' che si differenzia da tutti i lavori presenti nella stessa sala e piu' in generale in tutta la mostra, per quel voler rappresentare lo stesso chiaro di luna che Marinetti voleva fare fuori a tutti i costi. E pero' la luce lunare viene rappresentata in modo nuovo, futurista per l'appunto. Come a voler affermare un primato dello stile rappresentativo sul soggetto della rappresentazione.

9) Ottima mi pare la scelta della Tate di usare per il manifesto della mostra (e l'ho detto spesso a Zoe: i manifesti delle mostre della Tate arredano la citta': li vedi ovunque, nelle stazioni della metropolitana, sulle fiancate degli autobus, nelle vie e nelle piazze di grande passaggio) La rivolta di Russolo, a sottolineare il carattere rivoluzionario dello stile futurista, di rifiuto radicale dell'arte pre-moderna. Pochi quadri come La rivolta mi sembrano capaci di rappresentare i movimenti collettivi che hanno attraversato tutto il Novecento (e che poi si sono un po' inspiegabilmente fermati).

10) Se invece sul Futurismo desiderate leggere qualcosa di serio vi rimando al bel catalogo, al celebre saggio di De Maria, e a questi commenti parecchio critici pubblicati in questi giorni dal Guardian e dall'Independent.

venerdì 26 giugno 2009

J'y pense et puis j'oubli, c'est la vie, c'est la vie

Vi lascio per il fine settimana con un altro consiglio per i nostri ascolti. Questa volta segnalo la pubblicazione da parte di una sussidiaria della Cherry Red (la RPM, che ha da poco pubblicato anche questa indispensabile raccolta dedicata alla sublime Sylvie Vartan) di un'antologia (1966 -69) su Jacques Dutronc.

Uomo di straordinaria avvenenza ed eleganza, marito di Francoise Hardy, Jacques Dutronc fu autore di canzoni pop che strizzavano l'occhio alla psichedelia inglese e californiana, con un bel beat sostenuto e chitarre distorte che a tratti fanno pensare agli immortali Count Five.

Piccola curiosita', Dutronc venne citato in pieni anni '90 in questa celebre canzone dei Cornershop.


L'estate e' arrivata, e qui in Engadina musicalmente non ci facciamo mai trovare impreparati. Buon ascolto e buon fine settimana.

giovedì 25 giugno 2009

Il popolo della liberta'

In questi giorni sto riascoltando spesso il primo, fondamentale, album della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden (Impulse!, 1969), jazz spirituale con forti sapori latini e un'attitudine politica fortemente radicale come si usava allora, emozionante dalla prima all'ultima nota.

Il loro concerto al Meltdown di Ornette Coleman e' stato assolutamente superlativo, secondo soltanto quest'anno, a mio parere, al memorabile gig di Patti Smith insieme alla Silver Mt. Zion Memorial Orchestra.

Sul palco insieme alla Liberation Music Orchestra, per la prima volta dopo molti anni, Robert Wyatt a eseguire due brani cubani (uno dei quali, Rabo de nube del cantore rivoluzionario Silvio Rodriguez, lo potete ascoltare qui). Wyatt che dopo il concerto raccontava a due terzi di Prospettive Musicali (Alessandro e me) di quanto fosse letteralmente terrorizzato, avendo provato col gruppo di Charlie Haden solo un paio di volte. Wyatt che ha una voce ancora davvero unica.

martedì 23 giugno 2009

Black monk time

Forse non adattissimo al primo giorno d'estate (ma se considerate che parte del messaggio del film e' carpe diem, invece si'), ma insomma rivedere su grande schermo (al Barbican, naturalmente) questo film e' sempre una grande emozione.

Penso, tra l'altro, che sia il film che ho rivisto piu' spesso (insieme a questo, non so quale dei due vinca), direi almeno un otto - nove volte, al punto che ci sono passaggi che potrei mettermi a recitare alzandomi in piedi e andando davanti allo schermo, tipo Rocky Horror Picture Show al Mexico.

Mi sono reso conto che negli anni, ho iniziato a capirlo in modo diverso. Oggi prevale una lettura positiva, quasi leggera.

Inutile ingaggiare una partita a scacchi, si sa, persa in partenza. Molto meglio cercare di vivere ogni momento della nostra vita con consapevolezza. E con la stessa armonia della famiglia di attori girovaghi (la scena finale del film, che anche in questo caso mi trattengo dal raccontare, a me comunica proprio questo).

Sara' che siamo all'inizio dell'estate, che il pubblico delle Directorspectives del Barbican (a proposito: ho scoperto che dopo Bergman tocchera' a Herzog!) e' sempre bellissimo, e che subito dopo aver visto il film sono stato a contemplare il tramonto dalla mia amata Parliament Hill, ma piu' di ogni altra volta Il settimo sigillo mi e' sembrato portatore di un messaggio pieno di energia, che invita a dare un senso a ogni nostra azione. Senza forzature, con leggerezza, senza smettere di cercare risposte e un senso fuori e dentro di noi.

venerdì 19 giugno 2009

Rocco e i suoi fratelli

Spero stiate passando un buon fine settimana. Domenica mattina con nuvole basse qui, sole che ogni tanto esce fuori a fare cucu' e poi torna a nascondersi.

Ieri bel Sabato sera, festa per il ritorno sul palco di Robert Wyatt, in una saletta del Southbank (dove sia lui che Efrim dei Silver Mt. Zion hanno acconsentito a fare da "modelli" per le mie foto, presto di la' sul mio Flickr). E dove peraltro sono inciampato ancora una volta in Vivien Goldman: di questo passo si diventa amici.

Mi preparo un po' pigramente per uscire, e ascolto l'album di Hypnotic Brass Ensemble su Honest Jon's. Una specie di incrocio tra Pigbag, Brotherhood of Breath e la Liberation Music Orchestra di Charlie Haden, ma con un approccio totalmente corale, quasi senza assoli.

Musica da angolo di strada, di quella capace di fermare il traffico (la foto qua sopra non sembra anche a voi scattata fuori da Rough Trade East?). Loro sono i figli di Phil Cohran (7 della ventina che deve avere avuto), del quale qui in Engadina vi ho gia' consigliato un paio di dischi (questo e questo), piu' un loro amico. Con molti ospiti, peraltro: Tony Allen, Flea, Damon Albarn, Sola Akingbola e Malcolm Catto degli Heliocentrics.

Beh, adesso pero' esco.

mercoledì 17 giugno 2009

From gardens where we feel secure

Post breve, solo per ricordarvi che tra poche ore, alle 11.30 e poi alle 21, il blog va alla radio. Radio Popolare, naturalmente. Per chi avra' la pazienza di ascoltare: oggi vi porto con me, come un Alberto Angela qualsiasi, a visitare un luogo davvero sovversivo, uno dei bastioni della resistenza all'omologazione planetaria delle culture, il British Museum, che dedichera' l'estate alla scoperta della cultura e delle tradizioni (artistiche, musicali, paesaggistiche, gastronomiche, cinematografiche) dell'India.

E se proprio i colori dell'India vi lasciassero indifferenti, il British Museum in un giorno di sole e' luogo dove contemplare e fotografare geometrie.

E visto che di Zoe stiamo parlando, spero che anche voi in questi giorni stiate leggendo le rinfrescanti osservazioni sul bosco, di la' da Marina.

Nuvole in viaggio

Non c'e' niente come quando sei li', al cinema, e piano piano dentro di te le emozioni crescono fino a diventare non piu' controllabili e a piegarti completamente al loro volere. Non capita spesso, forse 4 o 5 volte in un anno. L'ultima, Sabato scorso.

Sullo schermo davanti a me l'opera prima di un giovane regista gallese che si chiama Gideon Koppel, intitolata Sleep furiously. Documentario girato in una zona rurale del Galles, seguendo il percorso di una biblioteca ospitata su un furgoncino giallo che porta libri agli abitanti di case sperdute.

Erano anni che non vedevo un documentario cosi' pieno di poesia. Fatto di nulla. Per lo piu' dei discorsi tra contadini e pensionati e il simpatico bibliotecario guidatore del furgone. Che si fa raccontare i piccoli avvenimenti che costellano le vite dei suoi utenti, per suggerire letture adatte a loro. Il nipotino verra' a visitare i nonni? Ecco un buon libro di fiabe. Si vogliono sperimentare buoni piatti con verdure di stagione? Pronti, un libro di ricette. La vecchina vuole sapere cos'e' quella cosa della quale sente spesso parlare, che si chiama Internet? Ecco un manuale semplice semplice.

Davanti a noi scorre un mondo che credevamo non esistesse piu', fatto di tempi lunghi e naturali, vibrante umanita', semplicita', armonia, ospitalita'.

Protagonisti, insieme agli utenti della biblioteca viaggiante sono i loro cani: mai visto un film dove in ogni inquadratura c'e' un cane che passa, uno che segue fedelmente il suo amico umano, uno che sonnecchia in distanza.

E poi la natura. I cieli piovosi, le nuvole che accarezzano le colline, le pecore che punteggiano di bianco il paesaggio, la neve che rende tutto silenzioso.

Meravigliosa anche la colonna sonora di Aphex Twin, tratta per lo piu' dal suo disco che preferisco e che non finiro' mai di raccomandare se ancora non lo possedete.

Pare che l'ispirazione del film sia venuta a Koppel grazie a una serie di conversazioni con Peter Handke e direi che l'impronta poetica dello scrittore austriaco risulta abbastanza evidente.

Da cercare assolutamente. Consiglio se non l'avete ancora fatto di cliccare sul titolo, qualche riga qui sopra, e ascoltare la poesia scritta da un poeta locale, come protesta per la decisione del comune di sostituire cartelli stradali in legno con altri (troppo moderni!) in metallo: assolutamente irresistibile.


[Altra piccola cosa che vi volevo raccontare. Stasera stavo passeggiando non lontano da qui quando mi sono trovato davanti... Vivien Goldman! Era ferma, da sola, non lontano da Rough Trade East, che aspettava degli amici. Vivien Goldman era una delle Raincoats, autrice di un singolo prodotto nel 1981 da John Lydon tra i migliori di tutto il post punk britannico. Giornalista di NME, Sound e Melody Maker, flatmate di Chrissie Hynde quando entrambe vivevano qui a Londra, collaboratrice dei Massive Attack. Mi ha raccontato che e' a Londra solo di passaggio e che ora vive a New York dove insegna alla New York University (tenetevi forte)... storia della musica reggae e del punk. Gentilissima, mi ha dato la sua mail e chiesto di restare in contatto. Troppo bello quando uno dei tuoi miti esce dalla tua collezione di dischi per manifestarsi in carne ed ossa, ed entrare nella tua vita per caso, come fosse la cosa piu' normale del mondo].

venerdì 12 giugno 2009

Somebody to love

Per millenni, un doppio comandamento ha retto la morale ebraico-cristiana: ama Dio e ama il prossimo tuo come te stesso.

Alla fine dell'Ottocento, Nietzsche ha annunciato: Dio e' morto.

Passato anche il Novecento, non e' tempo di dire quel che tutti vediamo? E' morto anche il prossimo.

Non sono convinto di condividere il sostanziale pessimismo che pervade questo ennesimo bel saggio dello studioso junghiano italo-americano, ma certamente la sua lettura mi ha fatto molto pensare.

Il libro prende le mosse dall'osservazione di quanto nel mondo contemporaneo tutti siamo perennemente impegnati a definire e ad abitare spazi sociali che poco hanno a che vedere con lo spazio fisico nel quale ci muoviamo. Dal quale anzi spesso ci isoliamo, utilizzando tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione: telefoni cellulari, iPod, computer. Strumenti che ci trasportano in ambienti altri, spesso mettendoci in relazione con persone lontane ma anche generando una presa di distanza dalla realta' a noi prossima.

Tutto questo comporta un costo. Non vedere piu' coloro che ci sono prossimi significa escluderli dalla nostra sfera comunicativa e da qualsiasi scambio emotivo.

Gli esempi sono moltissimi: vi rimando al saggio di Zoja se siete interessati ad approfondire l'argomento.

Nell'ultima settimana, dopo aver letto il libro, ho scelto di fare qualche piccolo sforzo per cercare di relazionarmi con persone che casualmente mi e' capitato di incontrare sulla mia strada, con enorme soddisfazione.

Dalle due simpatiche fotografe che ho incrociato qualche giorno fa sulla terrazza di una galleria di Corso Como mentre mi divertivo a scattare sotto la pioggia (una delle quali ha poi avuto la gentilezza di lasciare nel mio Flickr un davvero generoso commento sulle mie foto), al colto e molto distinto signore inglese incontrato oggi al Curzon Soho, con il quale e' stato un piacere discutere il film appena visto (uno straordinario documentario sulla vita nel Galles rurale, che vi raccontero' appena ho un minuto).

Sono piccoli sforzi che generano pero' incontri significativi, anche se magari occasionali e se proprio vogliamo anche superficiali.

E' una scelta di imprevedibilita', che comporta rischi minimi e fa sentire molto vivi. Che richiede un piccolo investimento di tempo, e quindi salutarmente rallenta i ritmi dell'esistenza, rendendola piu' umana e piacevole da vivere.

giovedì 11 giugno 2009

Il gioco degli arpeggi di vetro

Da quando lavoro tranquillamente dal mio soggiorno, una condizione alla quale, incredibilmente se ci penso adesso, ho fatto resistenza per anni (il padrone deve fornire a noi proletari i mezzi di produzione nell'opificio), ascolto musica tutto il giorno.

In genere, BBC Radio 3, a volume basso, che mi fornisce una buona alternanza di classica, jazz e musiche del mondo, ideale per non perdere la concentrazione su quello che sto facendo (a proposito di BBC Radio 3, eccellente, non finiro' mai di ribadirlo, Late Junction, che va in onda dal Martedi' al Giovedi' alle 23.15: il programma che mi diede l'idea iniziale per proporre il progetto Prospettive Musicali alla redazione di Radio Popolare nell'ormai lontano 2001).

Un giorno dovro' pubblicare qui una playlist in progress di musiche ambientali per leggere/ scrivere/ lavorare, magari da costruire insieme a voi (partendo da Debussy, Satie, Glass, Eno, Bryars, Part, Cilio...).

Proprio a Luciano Cilio, e al suo capolavoro del 1977 Dell'universo assente (ristampato di recente dalla sempre meravigliosa Die Schachtel), sembra rifarsi l'ultimo disco del chitarrista inglese James Blackshaw, che ancora una volta vorrei suggerirvi di ascoltare.

Cambio di etichetta per lui: dopo i suoi dischi su Tompkins Square ora incide per la newyorkese Young God di Michael Gira. Blackshaw non ha mai trovato un'etichetta inglese disposta a stampare i suoi dischi, e considerando lo stato men che pietoso della musica inglese di oggi persa in un delirio ripetitivo del quale non si vede il fondo, direi proprio che e' garanzia di qualita'. 

L'ultima volta che l'ho incontrato, un mese fa, era in partenza per qualche concerto in America (a New York ha suonato l'altro ieri con la nostra Marissa Nadler). Quando gli ho chiesto quando avrebbe suonato ancora a Londra mi ha guardato con aria interrogativa, come se gli avessi chiesto quando sara' la sua prossima data a Castellaro di Torrazza Coste (dove peraltro e' probabile che la sua musica sia piu' compresa che nella Londra del 2009).

The glass bead game, questo il titolo del suo ultimo lavoro, e' non meno armonicamente intricato del capolavoro di Hermann Hesse, e contemporaneamente piu' leggero di una piuma sospinta da un caldo vento di scirocco. Gli arpeggi delicati e ipnotici di Blackshaw si incontrano magicamente con le armonie vocali di Lavinia Blackwall, un violoncello, un flauto, un violino, un clarinetto.

Sono in tutto cinque lunghe composizioni, inclusa una sonata pianistica dalle sfumature cromatiche autunnali, che molto deve ai Glassworks.

La traccia che vi propongo di ascoltare insieme e' tratta da una raccolta della Tompkins Square, il secondo volume di Imaginational Anthem, e si intitola River of Heaven.

martedì 9 giugno 2009

Il violoncellista, lo scrittore, la poliziotta

Tre personaggi degni di nota, tratti dalla mie recente settimana in Italia:

1) Il violoncellista e' l'olandese Ernst Reijseger. Werner Herzog ha detto di lui he is a magnificent cellist, and he can do anything, anything on his cello. Tell me everything, registrato alla Commenda di San Eufrosino di Volpaia, in Toscana, e pubblicato dalla tedesca Winter & Winter, e' una gemma rara, un disco di immensa poesia per solo violoncello registrato tra i canti di uccelli nel giardino. Reijseger passa con eleganza da improvvisazioni di suono puro a virtusismo contemporaneo, lasciando spazio al silenzio. Un disco che fa respirare la mente.

2) Lo scrittore e' Andrea De Carlo. Non so quanti amici mi hanno detto che assomiglio a uno dei suoi personaggi (tra i lettori affezionati di questo blog, ne ricordo 3). Qualche sera fa, alle 9, avevo appuntamento al ponte di ferro del Naviglio Grande con una mia amica di Milano (che proprio recentemente mi ha scritto che le ricordo Livio di Di noi tre). Combinazione ha voluto che pure Andrea De Carlo avesse appuntamento con una sua amica alla stessa ora dello stesso giorno, nello stesso punto della citta'. Inquietante, se pensate che sia lui che io eravamo a Milano di passaggio. Quante possibilita' statistiche ci sono che due persone che non vivono se non temporaneamente in una citta' abbiano un appuntamento con due loro amiche alla stessa ora dello stesso giorno sul ponte di ferro del Naviglio? Cosi' ci siamo conosciuti e siamo stati un po' a parlare, e a me sembrava di conoscerlo davvero da sempre. Corrisponde, in meglio, all'idea che mi ero fatto di lui leggendo Due di due.

3) La poliziotta e' un'ispettrice di polizia chiamata dai vigili del seggio dove avrei dovuto votare, dopo che avevo chiesto l'intervento delle forze dell'ordine perche' la presidente di seggio non voleva lasciarmi esercitare il diritto al voto (per un errore nell'elenco elettorale). Ai vigili non sembrava vero sentirsi finalmente utili dopo una giornata, immagino, di inedia. Avreste dovuto vedere con che verve sono entrati nel seggio e hanno affrontato la presidente, mai visto tanta solerzia! L'ispettrice di polizia giunta a dirimere la controversia, dopo avermi visto davvero fuori dai gangheri (Devo essere tassativamente alle nove in via Ollearo per motivi di lavoro! Scrutatore: Ma tu sei di Radio Popolare, avevo riconosciuto la voce!mi ha chiesto di seguirla (Ma dove mi sta portando? Glielo dico quando e'il momento, mi segua!) e con mia immensa sorpresa una volta usciti dal seggio ha cambiato completamente atteggiamento e si e' offerta di accompagnarmi con la volante all'ufficio elettorale di via Messina per far correggere l'errore, tornare a votare, e permettermi di essere in radio piu' o meno puntuale per l'inizio della conduzione musicale di domenica scorsa (e devo anche ringraziare Nostrini che ha coperto i miei 4 minuti di ritardo).


[Avviso ai naviganti: tra poco, alle 18.50 italiane, mi chiama Silvia Giacomini di Radio Popolare per una chiacchierata sullo sciopero della metropolitana di due giorni, qui a Londra. Se siete interessati e volete ascoltare, mi fa piacere].

domenica 7 giugno 2009

Prospettive Musicali del 7 Giugno 2009

1) ESTONIAN NATIONAL SYMPHONY ORCHESTRA & ESTONIAN PHILARMONIC CHAMBER CHOIR In principio erat Verbum (da ARVO PART In principio, ECM 2009)

2) COLETTE MAGNY Je chanterai (da Vietnam 67, Colette Magny Promotion 1967, rist. in Vietnam 67 - Mai 68, EPM 2008)

3) JOYCE WITH NANA VASCONCELOS & MAURICIO MAESTRO Metralhadeira (da Visions of dawn, Far Out 2009)

4) NICK CAVE Avalanche (da From her to eternity, Mute 1984, rist. 2009)

5) NICK CAVE & THE BAD SEEDS Muddy water (da Kicking against the pricks, Mute 1986, rist. 2009)

6) XTC AS THE DUKES OF STRATOSPHEAR Little lighthouse (da Psonic psunspot, Virgin 1987, rist. Ape House 2009)

7) XTC AS THE DUKES OF STRATOSPHEAR 25 o'clock (da 25 o'clock, Virgin 1985, rist. Ape House 2009)

8) BAT FOR LASHES Glass (da Two suns, Echo 2009).

Per qualche ragione che non so spiegarmi il parlato non è venuto nella registrazione. Per cui ho tagliato tutti gli spazi bianchi del file. Resta solo la musica, come fosse una cassetta dei vecchi tempi. Ascolta.