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Osservazioni e ascolti

venerdì 17 luglio 2009

Soul train

Altra ristampa di suoni africani uscita quest'estate, altro assoluto capolavoro.

Questa volta dobbiamo ringraziare Sterns Music (pressoche' miei vicini di casa qui a Londra: cliccate sul link e leggetevi tutta la storia di questa etichetta nata nel retrobottega di un elettricista africano), che ha ripescato altre registrazioni della Rail Band. Nome completo: Orchestre Rail-Band du Buffet Hotel de la Gare de Bamako. Proprio cosi': il gruppo di musicisti locali, sponsorizzato dalle ferrovie del Mali, che intratteneva i passeggeri che aspettavano la loro coincidenza, alla stazione di Bamako.

Passarono tutti, nel corso degli anni '70, dalla Rail Band: Salif Keita, Mory Kante, Djelimady Tounkara. Diventeranno nel decennio sucessivo stelle della world music, ma a quel punto la magia era ormai svanita, l'innocenza originale persa per sempre.

In queste registrazioni, invece, si assiste al matrimonio riuscitissimo tra tradizioni dei griot locali ed elementi appartenenti a culture extra-africane: ritmi latini, armonie arabe, R&B e funk americani.

Altro disco perfetto per l'estate. Anzi, mi sbilancio, il mio disco dell'estate 2009.


(E con questo post, Engadina Calling augura a tutti una buona estate e si congeda da voi per qualche tempo. E' ora per me di lasciare Londra per un po'. Ci risentiamo a Radio Popolare la sera del 2 Agosto, e subito dopo su queste colonne. A chi parte e a chi resta, un abbraccio forte, e un grazie di cuore per la vostra attenzione a tutti voi che passate di qui, anche solo ogni tanto).

giovedì 16 luglio 2009

Benin che leggende

Se decidete di procurarvi una sola raccolta Analog Africa, cercate questa. Una collezione stellare di ritmi africani che rendono impossibile ogni tentativo di stare fermi. Anche se te ne stai seduto con un libro in mano, ascoltando le leggende del Benin diventa un'impresa non muovere almeno i piedi.

Confezione spettacolare, digipak e libretto pieno di fotografie dl'epoca inserite in una elegante scatoletta di cartoncino. Durata record (79 minuti e 57 secondi) di R&B, afrofunk, afrobeat, ju-ju, ritmi latini, il tutto pescato tra incisioni realizzate nel piccolo stato del''Africa occidentale in un periodo che va dal 1969 al 1981. Gli anni d'oro della musica, a qualsiasi latitudine del pianeta. Assoli d'organo e chitarra totalmente primitivi. Fiati perforanti. Canti selvatici.

Quando Miles senti' queste cose butto' tutto alle ortiche e incise On the corner e Agartha, ritornando alle radici africane del soul.

Date un ascolto al grandioso Gnonnas Pedro: l'estate di magnifiche scoperte africane continua.


(Stasera qui pioggia e freddo, pic-nic a Holland Park finito con corsa in cerca di riparo da tuoni e lampi, ma domani si torna nel caldo afro-italico finalmente).

lunedì 13 luglio 2009

E se e' una femmina si chiamera' Futura

E arriva finalmente il colpo di fortuna. Porto il curriculum in una grande profumeria, mi dicono che mi terranno solo per un mese ma alla fine ci metto un tale impegno e una tale passione che mi fanno un contratto di quattro anni. Quattro anni. Una roba da festeggiare. Una roba che ti metti a saltare di gioia e telefoni a tua madre a Catania e le dici: "Siediti che ti devo dare una notizia".

[...]

La sera torno a casa col sorriso. Lo so che non sara' cosi' per sempre, ma ho quattro anni da giocarmi e mi dico che per un po' non vivro' alla giornata. E' gia' qualcosa. Torno a casa e mi addormento davanti alla tv, ma il sabato esco col ragazzo marocchino, ci mangiamo una pizzetta da Altero, andiamo al cinema o a fare una passeggiata. Non so se nascera' qualcosa tra di noi...

Dimenticavo, ieri sono andata al gattile e ho preso Futuro, un gattone tigrato di due anni, finito li' dopo la morte dell'anziana padrona. Non so che nome avesse nella sua prima adozione ma io l'ho chiamato Futuro perche' e' di buon auspicio, perche' l'indifferenza non mi piace, perche' sento che nella vita a furia di bracciate e agitazioni un po' di orizzonte lo intravedi. Adesso, ad esempio, per quattro anni posso tirare il fiato...

(Grazia Verasani, Agata).


Sono un vecchietto, uno di quelli che si e' laureato e pochi giorni dopo gia' lavorava. Contratto a tempo indeterminato, in una casa editrice. Tempi che sembrano lontanissimi: oggi sarebbe impossibile.

Le cose da quando sono entrato nel mondo del lavoro io sono solo peggiorate. I diritti faticosamente guadagnati in un secolo di lotte operaie sono andati perduti in nemmeno un decennio.

Di questo (e di lavoro nero, e di morti bianche, e di disoccupazione dai tempi eterni) parla questa bella raccolta di racconti pubblicata da Einaudi. Quelli che ho preferito sono quello di Grazia Verasani e quello di Barbara Garlaschelli (Matilde e' una persona normale rinchiusa in un corpo che non la segue), che spiega parecchio bene le difficolta' di ottenere un molto necessario part-time (Mamma dice che lei e papa' vengono trattati come paria perche' hanno voluto il part time per starmi vicino. E io mi domando: dov'e' tutto questo scandalo? Sono i miei genitori, perche' non dovrebbero starmi vicino? Perche' fargli la guerra quando stanno gia' combattendo altre battaglie?).

Il racconto di Barbara Garlaschelli mi ha anche fatto pensare a quando, come obiettore di coscienza, lavoravo con ragazzi disabili: l'unico lavoro utile che io abbia mai fatto, senza dubbio.


(Oggi c'e' il sole, ma io sono un po' crepuscolare. B. mi ha chiesto di vederci perche' ha bisogno di parlare con qualcuno che la sappia ascoltare. Le ho proposto un bel pic-nic, spero che un po' di frutta mangiata tra gli alberi curi l'anima di tutti e due).

venerdì 10 luglio 2009

iDunes

Ci sono pochissimi gruppi capaci come i Tinariwen di proiettare chi li ascolta in un'altra dimensione, una sorta di stato ipnotico di purissimo ritmo nordafricano. Pero' mi e' sembrato abbastanza inappropriato farli suonare in un locale delle dimensioni della Roundhouse.

Tutt'altra cosa fu il concerto dell'anno scorso sul piccolo palco del Jazz Cafe', locale dove manca qualsiasi divisione tra i musicisti e ascoltatori (che quella volta erano un piccolo gruppo di appassionati - qualche foto di quella serata la trovate qui).

Sto diventando piuttosto insofferente nei confronti dei concerti che si tengono in sale di dimensioni medie (Shepherd's Bush Empire, Brixton Academy, Kentish Town Forum, ecc.). Il gruppo suona troppo lontano e troppo in alto, e cosi' si finisce per perdere quel contatto che e' essenziale per diventare una cosa sola con la musica.

Dette tutte queste cose, il blues sahariano dei Tinariwen resta molto coinvolgente, anche quando, come ieri sera, sono solo in sette, senza le coriste. Li ascolti, chiudi gli occhi, e sei sotto un cielo azzurro squarciato da una luce abbagliante, mentre stai bevendo te' speziato ai chiodi di garofano.

Bello questo documentario su di loro intitolato Music of resistance, realizzato da Al Jazeera, televisione della quale abbiamo anche in passato tessuto le lodi e proposto qualcosa.

(Coincidenza piuttosto strana: sto tenendo in sottofondo BBC Radio 3 e hanno appena citato proprio i Tinariwen. Hanno detto che in questi giorni hanno registrato una sessione per loro, che andra' in onda un Venerdi' notte di Agosto, ma non hanno specificato quale).

Ci si risente Lunedi', buon fine settimana.

giovedì 9 luglio 2009

Living through another Cuba

La gemma piu' luminosa del festival del cinema cubano, che si chiude oggi al Barbican, direi che e' stata Fresa y chocolate, una pellicola del 1993 realizzata da due registi dell'isola, uno dei quali dopo la proiezione si e' intrattenuto con il pubblico per un Q&A davvero interessante, che passava in scioltezza da temi politici a sentimenti umani.

Il Guardian ha scritto, giustamente, che questo film e' un po' come some undiscovered early gem by Godard or Woody Allen. Aggiungerei tranquillamente il nome di Almodovar, per completezza.

Non so se qualcuno di voi ci e' inciampato in qualche festival, ma e' un film bellissimo, che consiglio assolutamente di recuperare. La storia, tenerissima, dell'amicizia tra due studenti. David, confuso, ingenuo, curioso. E Diego, spirito libero, raffinato, gay.

Alla fine, e' uno dei film piu' intensi sulla vita e sulla felicita' che mi ricordo di avere visto.

Mi domando spesso se non siano gli unici film che abbia senso vedere.

Schopenhauer diceva che

Vita e sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine e' vivere, sfogliarli a caso e' sognare.

E S. ha scritto

Voglio un campo di follia che non conosca stagioni e sia sempre fiorito tutti i giorni dell’anno.

Poi, ultima cosa ma non meno importante, voglio un fiume in piena che attraversi il mio campo di follia. Per poter andare controcorrente.

Vita e felicita', appunto.

Adesso mi preparo una cosa da mangiare, poi vado a sentire i Tinariwen alla Roundhouse.

martedì 7 luglio 2009

Malizia

Gli scatti di Malick Sidibe' sono l'equivalente visuale delle raccolte Analog Africa. Un po' di sue foto sono in mostra fino a fine mese alla Hackelbury, una di quelle gallerie dove sarebbe bello andare anche se non esponessero niente. Nel cuore di Kensington, dove ogni strada e' uno spettacolo di piante fiorite inframmezzato da mews da paese delle fiabe. E c'e' pure un negozietto che vende il te' Chelsea Flower. Una volta che lo assaggi non puoi piu' farne a meno.

Malick Sidibe' e' un fotografo del Mali che ha raccontato la scena musicale degli anni '60 e '70 a Bamako. Club che si chiamavano Les Cyclones, Les Monkees, Les Chats Sauvages, e notti non finivano mai. Pure il suo studio pare fosse un ritrovo degli scenesters locali.

La Biennale di Venezia nel 2007 gli assegno' un Leone d'Oro alla carriera: in un colpo solo primo artista africano e primo fotografo ad aggiudicarsi l'onore, et voila'.

Oggi ci sono stati un paio di acquazzoni improvvisi, ma fa ancora parecchio caldo. Vado a nanna, buona notte.

venerdì 3 luglio 2009

Stereo lab

Una bomba, molto semplicemente. 1973, quinto e ultimo album di una formazione di Louisville Kentucky, che suonava come una jam stellare tra Funkadelic, Earth Wind & Fire e Weather Report.

Ristampa Dusty Groove. E' estate, e non serve altro per stare bene.

giovedì 2 luglio 2009

Correr es mi destino para burlar la ley

Qualche passaggio di questo libro, per festeggiare come si deve l'approvazione, qualche minuto fa, del pacchetto di leggi razziali che, nell'era Obama, porta il nostro Paese a uno stato di barbarie sconosciuto agli altri Paesi civilizzati, relegandolo ai margini forse per sempre. Nell'indifferenza generale, ovvio.

Ormai e' indubitabile che gli italiani cerchino innanzitutto il proprio benessere personale. La perdita di tutti i credi lascia il posto alla ricerca della soddisfazione degli interessi immediati.

[...]

Eppure la destra non si accontenta di proporre valori. Sa anche farne canzoni. Manipola l'ottimismo, si mostra festosa, promette felicita', denuncia il pessimismo degli avversari, la loro tristezza, le previsioni di cattivo auspicio. Per questo motivo erige il romanzo personale di Berlusconi a success story che ha fatto sognare e suscita emulazione.

[...]

La destra impone anche uno stile che si vota alla concretizzazione della rottura che proclama. Uno stile spesso volgare, maleducato e volontariamente incivile. Ne sono prova ad esempio le immagini, che hanno fatto il giro del mondo, in cui i senatori di destra stappano bottiglie di champagne e mangiano mortadella nell'emiciclo del Senato all'annuncio della sconfitta di Romano Prodi all'inizio del 2008.

[...]

Il governo e la sua maggioranza riescono nell'impresa di farsi passare per amici del popolo. Un po' di pratiche "barbare" in opposizione alla sottigliezza della civilta'. I riferimenti alla tradizione, in particolare religiosa, si combinano quindi con pratiche di trasgressione. Il vecchio e il nuovo, ancora e sempre.

[...]

In ogni caso, se in passato dichiararsi di destra in Italia era pressoche' impossibile, il tabu' e' ormai definitivamente caduto. Non solo, oggi in certi ambienti, la propria appartenenza alla destra e' diventata motivo di orgoglio, se non addirittura una moda o una forma di snobismo. Grazie a Silvio Berlusconi.

Un Paese che non riconosco piu'. Addio Resistenza, addio Democrazia, addio Civilta'.