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Osservazioni e ascolti

martedì 5 gennaio 2010

Engadina d'oro 2009: concerti, film, mostre, libri

Un altro principio che ho provato a mettere in pratica nel 2009 e' stato il celebre less but better di Dieter Rams. Ho conservato un'intervista rilasciata quest'anno dal designer tedesco (uno dei miei miti) al Financial Times Weekend (per inciso: il miglior inserto culturale del mondo, insieme al supplemento dell'International Herald Tribune che esce tutti i sabati):

A quiet sense of order but without it feeling restrictive. I feel that as the world continues to fill with clutter at such a disconcerting pace, good design has the task of being quiet, and helping people generate a level of calm that allows them to be themselves.

Sono stato a meno concerti, ma scegliendoli con enorme cura in mezzo all'offerta infinita disponibile in questa citta'. Consapevole che il luogo e il contesto di un concerto sono importanti non meno della musica.

Tre dei miei cinque preferiti del 2009 li ho visti in quella venue meravigliosa, dall'acustica piu' che perfetta, che e' il Southbank Centre: Patti Smith insieme alla Silver Mount Zion Memorial Orchestra (parte del memorabile Meltdown curato quest'anno da Ornette Coleman), Bonnie Prince Billy e Gilberto Gil. Uno al nuovo Kings Place (il basement della redazione del Guardian): il fisarmonicista argentino Dino Saluzzi, parte del festival dedicato al quarantennale dell'ECM.

Il mio concerto preferito, anche quest'anno, e' stato il ritorno di Antony & the Johnsons, con la seconda esecuzione londinese di The crying light (che segue quella dell'anno scorso al Barbican con la London Symphony Orchestra).

Al cinema, ad avermi appassionato e' stato il secondo lungometraggio della regista americana Kelly Reichardt, che segue l'altrettanto emozionante Old Joy (starring Will Oldham). Si intitola Wendy & Lucy ed e' la piu' meravigliosa storia d'amore degli ultimi decenni. Descrive un sentimento assoluto, un po' come vedere al cinema una metafora che rappresenta L'arte di amare di Fromm ma nella forma di un road movie nel quale la strada e' interrotta. Non sono riuscito a pensare ad altro per giorni dopo averlo visto, e ancora adesso se ripenso a quel film mi si riempiono gli occhi di lacrime di commozione. Pellicola dell'anno, senza concorrenti.

A divertirmi davvero e' stato ancora una volta Woody Allen. Del regista americano amo il primo periodo (i film girati negli anni '70, dagli esordi ingenui fino al capolavoro Manhattan) e l'ultimo (mentre trovo la fase centrale della sua carriera un po' sopravvalutata). Vicky Cristina Barcelona lo includo tra i suoi capolavori.

Al terzo posto inserisco un magnifico documentario sui fenicotteri rosa, della Disney, con musica, superlativa, della Cinematic Orchestra, passato (e' il caso di dirlo: al massimo l'hanno tenuto nelle sale per una settimana) inspiegabilmente del tutto inosservato. Quando l'ho visto io, al cinema eravamo in due, ed era una domenica (ma se non li portano a vedere un film cosi' rasserenante e poetico, i genitori i propri bambini dove li portano la domenica? Cosi', per curiosita').

Altro documentario, sulla vita e l'universo artistico di Keith Haring, al quarto posto, mentre il quinto posto e' per un film francese sul tema dell'immigrazione che, ho notato, in Italia e' ancora nelle sale, Welcome (a Milano lo trovate all'Anteo).

Le due mostre che ho preferito sono state due retrospettive dedicate a un architetto e a un designer: Le Corbusier al Barbican e Dieter Rams al Design Museum (fino al 9 Marzo 2010).

Sono tornato varie volte anche a visitare le personali dedicate dalla Whitechapel Gallery a Sophie Calle e dalla Tate Britain a Richard Long.

In ambito fotografico, la mia preferenza la spendo per gli scatti di Malick Sidibe', e per la piccola mostra che la Hackelbury Gallery di South Kensington ha voluto dedicare al fotografo del Mali.

E infine i libri. Nel 209 ho letto decisamente piu' saggistica che narrativa, e infatti tutte le mie preferenze sono saggi.

Iniziando da Patria 1978 - 2008 di Enrico Deaglio. Mi sono domandato spesso se, vivendo in Italia, mi sarei tanto appassionato a questo voluminoso fermaporte (quasi 1000 pagine). Se avete vissuto all'estero, sapete quanto fa piacere avere sottomano un bel volumone scritto in italiano, che parla del tuo Paese e ha il magico potere di annullare le distanze.

Altri saggi che mi sono davvero piaciuti li hanno scritti Enzo Bianchi (Per un'etica condivisa), Luigi Zoja (La morte del prossimo), Barbara Balzerani (Perche' io, perche' non tu) e Serge Latouche (Breve trattato sulla decrescita serena).

Direi che e' quasi tutto: manca ancora un Engadina d'oro, quello per la rivelazione dell'anno, ma per quello dovete aspettare fino a domani o dopo (ora nevica e vado a rifugiarmi sotto al mio piumino da 20 tog a proteggermi dal mondo ascoltando Late Junction, come sempre programma radiofonico dell'anno).

Ricapitolando tutto quanto in forma di elenchi:

Concerti:
1) ANTONY & THE JOHNSONS Hammersmith Apollo
2) PATTI SMITH & THE SILVER MOUNT ZION MEMORIAL ORCHESTRA Royal Festival Hall
3) BONNIE PRINCE BILLY Royal Festival Hall
4) GILBERTO GIL Royal Festival Hall
5) DINO SALUZZI Kings Place.

Film:
1) KELLY REICHARDT Wendy & Lucy
2) WOODY ALLEN Vicky Cristina Barcelona
3) MATTHEW AEBERHARD & LEANDER WARD The crimson wing
4) CHRISTINA CLAUSEN The universe of Keith Haring
5) PHILIPPE LIORET Welcome.

Mostre:
1) LE CORBUSIER Barbican Centre
2) DIETER RAMS Design Museum
3) SOPHIE CALLE Whitechapel Gallery
4) RICHARD LONG Tate Britain
5) MALICK SIDIBE' Hackelbury Gallery.

Libri:
1) ENRICO DEAGLIO Patria 1978 - 2008 (Il Saggiatore)
2) ENZO BIANCHI Per un'etica condivisa (Einaudi)
3) LUIGI ZOJA La morte del prossimo (Einaudi)
4) BARBARA BALZERANI Perche' io, perche' non tu (Derive Approdi)
5) SERGE LATOUCHE Piccolo trattato sulla decrescita serena (Bollati Boringhieri).

12 Comments:

Blogger Myriamba said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

mercoledì, 06 gennaio, 2010

 
Blogger Myriamba said...

capolavoro Vicky Cristina Barcelona?? uh..io lo includevo tra uno dei peggiori film di Woody Allen dopo Match Point. Whatever Works e' un po' meglio ma ancora di basso livello. RIPETO QUESTA E' LA MIA OPINIONE. E con la lentezza delle sale londinesi non mi sorprende che qui in UK sia uscito nel 2009..

mercoledì, 06 gennaio, 2010

 
Blogger rose said...

ehm, su vicky cristina barcelona anche il mio parere diverge drasticamente... è vero che l'ho visto in tv, ma non mi ha lasciato traccia. per fortuna che sky trasmette spesso anche amore e guerra :oD
allora hai la neve a londra, il barbican sarà più alieno che mai! (qui pure era prevista, ma finora nulla)

mercoledì, 06 gennaio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Myriamba e Rose -

Vi rimando ai commenti del post che pubblicai a suo tempo su questo film, e pero' vorrei copiarne qui uno, con il quale concordo in pieno, di Artemisia:

"Finalmente qualcuno a cui è piaciuto!
A me e alla mia amica è piaciuto da morire, ma non sono mai più riuscita ad ottenere un giudizio positivo su questo film. Se ne è detto di tutto.
Io continuo a dire comunque che il doppiaggio assassina un film. Immagino che averlo visto in doppiato in italiano abbia fatto perdere una delle caratteristiche migliori della narrazione, l'ineffabile umorismo che nasce appunto dal modo in cui la voce narra, le espressioni che usa. Questo, solo per dirne una.
A me è anche successa una cosa strana: che io mi identificavo con tutti i personaggi,a turno. Mi succede di rado. Era in effetti una cosa un po' inquietante, senza cadere nell'autobiografia.
Il film è intelligente, ben scritto, ben recitato, divertentissimo.

Non riesco a capire perchè a tanta gente non piaccia".

Quello che personalmente ho trovato irresistibile e' il finale, amarissimo, con la predestinazione di Vicky, che mi ricorda quella di alcune mie amiche, disperate ora che hanno aperto gli occhi.

E' un film di Rohmer, ma girato da Woody Allen, con il meglio di entrambi questi miei eroi.

mercoledì, 06 gennaio, 2010

 
Blogger Myriamba said...

eh eh..io l'ho purtroppo visto in lingua originale. Umorismo? erhm..forse non abbiamo lo stesso senso dell'umorismo. Identificarsi era facile..fin troppo e Woody Allen ha giocato troppo questa carta, troppo facile da giocare. Le battatute erano scontate e prevedibili. Il plot senza interesse, la voce fuori campo a sottolineare delle scene che erano piu' che chiare, quindi rindondante. Troppi cliche' sulla Spagna, non mancava nulla: dal flamenco al vino al sexy man agli artisti alla Dali. E come se facessero un film sull'Italia su pizza, mandolino e mafia. Facile fare delle buone scene quando gridano tutti. La Johnson come attrice non mi piace neppure un po'e qui recitava malissimo. La Cruz fa bene la sua parte ma niente di che ci sono film in cui recita meglio. E ancora il plot era talmente un disastro che nemmeno Bardem riusciva a recitare. Il finale scontato. Avrei scritto un migliore scenario ad occhi chiusi e non sono WOody Allen. Altro? Sex & the City e' molto ma molto meglio. E altro? Beh anche Whatever Works e' un film pessimo (per me). Scusa di aver sparato a zero ma anch'io non ho capito come sia piacciuto a molti e la cosa mi ha innervosita parecchio.

mercoledì, 06 gennaio, 2010

 
Blogger lophelia said...

Nell'Allen del periodo di mezzo c'era molta più profondità, penso a Crimini e misfatti o Mariti e mogli. Nell'ultimo vedo soprattutto manierismi autocitazionisti e luoghi comuni, si salvano le commedie più leggere come La maledizione dello scorpione di giada o Scoop.
L'ipotesi più lusinghiera (che comunque non riscatta i suoi ultimi film) è che dopo aver riflettuto sul senso della vita per tanti anni W.A. abbia deciso che niente ha senso, eleggendo la superficialità a valore massimo.

A parte questo :) grazie della panoramica Fabio, soprattutto letteraria. Questa fine anno mi sarebbe piaciuto imitarti con qualche classifica ma non ho avuto il tempo.

giovedì, 07 gennaio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Myriamba -

Beh, non e' il caso di innervosirsi, capita a tutti di non amare un film che altri apprezzano.

Lo -

Grazie a te per il tuo commento. Sai che a volte penso che non avere tempo per il blog sia una benedizione? :)

Dopo 5 anni non mi e' ancora chiarissimo il rapporto tra vita e blog, e mi capita sempre piu' spesso di domandarmi perche' lo-fi.

giovedì, 07 gennaio, 2010

 
Blogger lophelia said...

il rapporto tra vita e blog, questo sì che sarebbe un tema scottante per un post.

giovedì, 07 gennaio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Ecco perche' poi Woody Allen diventa superficiale, e fa piacere seguirlo su quella strada.

giovedì, 07 gennaio, 2010

 
Blogger Myriamba said...

Lophelia: bellissimo commento..:)
Fabio: non parlo per te ..perche' so che tu sei sempre critico e analizzi a fondo le cose, ma ci sono certi miei amici che soltanto perche' e Woody Allen si berrebbero tutto e penso che a volte ci vuole un po' di riflessione. Comunque preferisco Sex&City al nuovo Woody Allen. Amen

giovedì, 07 gennaio, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

ciao a proposito di dieter Rams ti segnalo questo http://www.gestalten.com/books/detail?id=ceafb21a24b0f7bc01250bc3ef290067

d.

domenica, 17 gennaio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Grazie, volevo proprio passare ieri a comprare un suo catalogo al Design Museum.

Mi sa che invece cerco questo su Amazon.

lunedì, 18 gennaio, 2010

 

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