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mercoledì 8 settembre 2010

Copia conforme (Abbas Kiarostami, 2010)

Con Copia conforme, visto ieri sera al Barbican, Abbas Kiarostami si lascia almeno temporaneamente alle spalle (mi verrebbe da aggiungere: finalmente) la sua fase piu' videoartistica e sperimentale (Five, Ten, Shirin) e ritorna alla narrazione.

Una narrazione decontestualizzata, che quindi lascia parecchi gradi di liberta' a letture soggettive. Soprattutto, un gioco di rimandi lasciati volutamente sospesi, giocati sul tema della realta' e del verosimile, dell'originale e della copia. Della vita e della ripetizione dei suoi lati conflittuali, per cercare di interpretarli e risolverli (una dinamica che, peraltro, ricorda parecchio la compulsione alla ripetizione del trauma della quale parlava Sigmund Freud).

Il rapporto tra i due protagonisti, uno scrittore inglese e una gallerista francese, resta indeterminato. Io l'ho interpretato come la disponibilita' (o la necessita' se preferite) da parte di entrambi di rivivere insieme, in un gioco di ruolo che diventa sempre piu' credibile, le dinamiche dolorose di un passato rapporto sentimentale naufragato, con l'intento di superarlo.

L'archiettura del film peraltro mi ha molto ricordato quella di Prima del tramonto di Linklater. Come in quella pellicola, i protagonisti si (ri-?)incontrano in occasione della presentazione di un libro, e anche il finale (che non vi racconto) e' praticamente identico (anche qui: con un po' di interpretazione personale, che si rende in questo caso necessaria).

Solo che invece che a Parigi, siamo in Toscana, e invece di rivivere un incontro giovanile i protagonisti ripetono le fasi di un fallimento sentimentale (differenze non da poco, in effetti...). Quello che mi ha colpito e', ci pensavo ieri sera dopo il film, che in entrambi i casi, paradossalmente, e' necessaria una forte chimica...

Brava come sempre Juliette Binoche, soprattutto nella scena del ristorante (dove invece William Shimell non mi e' sembrato all'altezza... o forse il suo improvviso cambiamento di registro e' voluto e sta a significare che l'amore puo' terminare assai improvvisamente?), nella quale replica il suo bisogno di essere notata e apprezzata come donna da chi invece, sotto questo aspetto, ha imparato nel tempo a ignorarla.

Mi ha riportato alla mente racconti che mi sono stati recentemente confidati, e mi ha aiutato a comprenderli. Un film solo apparentemente semplice, che sotto alla elegante superficie pone domande tutt'altro che aridamente intellettuali. Da vedere assolutamente non doppiato, perche' il cambiamento continuo di lingua (italiano, francese, inglese) contribuisce ad aggiungere complessita' e contemporaneamente a interpretarla.

2 Comments:

Blogger lophelia said...

non sono andata a vederlo temendo una delusione, dopo aver letto recensione ambigue. Però mi è rimasta la voglia di recuperarlo, anche perché da quello che dici sembra che valga la pena.

lunedì, 13 settembre, 2010

 
Blogger Fabio said...

Anche qui hanno prevalso le recensioni negative: il Guardian, l'Independent, il supplemento culturale del Financial Times...

E invece mi ha catturato subito, dal primo momento. Ammetto pero' che ogni film girato in Italia e visto da qui, parte in vantaggio :)

A proposito di recensioni del film, mi hanno girato questa, che mi sembra davvero ben scritta:

http://www.wuz.it/articolo-cronaca/4674/juliette-binoche-palma-oro-cannes-copia-conforme.html.

lunedì, 13 settembre, 2010

 

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