Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Osservazioni e ascolti

domenica 26 dicembre 2010

Prospettive Musicali del 26 dicembre 2010


1) SUFJAN STEVENS
O come, o come Emmanuel
da Sufjan Stevens presents songs for Christmas volumes I - V singalong
(Rough Trade, 2006)

2) PINK FLOYD
Money
da The dark side of the Moon
(Harvest, 1973)

3) HILDUR GUDNADOTTIR
Overcast
da Without sinking
(Touch, 2009)

4) TRYGVE SEIM/ ANDREAS UTNEM
Kyrie
da Purcor - songs for saxophone and piano
(ECM, 2010)

5) PINK FLOYD
Us and them
da The dark side of the Moon
(Harvest, 1973)

6) MARKKU OUNASKARI/ SAMULI MIKKONEN/ PER JORGENSEN
Polychronion
da Kuara
(ECM, 2010)

7) PINK FLOYD
The great gig in the sky
da The dark side of the Moon
(Harvest, 1973)

8) GIDON KREMER/ KEITH JARRETT
Fratres
da Arvo Part: Tabula rasa
(ECM New Series, 1984)

9) SUFJAN STEVENS
Lo! How a rose e'er blooming
da Sufjan Stevens presents songs for Christmas volumes I - V singalong
(Rough Trade, 2006).

Ascolta.

Prospettive Musicali torna domenica 2 gennaio 201 alle 22.35 su Radio Popolare.

Engadina Calling e Prospettive Musicali augurano un buon finale di quest'anno e un felice 2011.

Etichette:

mercoledì 22 dicembre 2010

Hesperion XXI, Invocation a la nuit - musica notturna (Alia Vox, 2008)

In questa, che e' una delle piu' lunghe notti di tutto l'anno, mi sto dedicando a riascoltare un doppio album pubblicato un paio di anni fa dall'etichetta catalana Alia Vox, interamente dedicato proprio alla magia della notte.

Scrive nelle note di copertina lo scrittore catalano Manuel Forcano:

La notte e' il regno della calma dove affiorano i ricordi, questi fiori che si aprono senza bisogno di primavera.

Di notte, la memoria dispiega lentamente le sue ali e ci offre immagini lontane perche' celebriamo quanto gia' vissuto, e perche' piangiamo quanto gia' perduto.

Disse Corneille: "Io cerco il silenzio e la notte per piangere".

Ricapitoliamo quello che siamo stati, e ci appaiono, come se fossero reali, paesaggi del passato, citta', stanze, visi, estati, spiagge, e riviviamo amori come chi riconta monete di un paese lontano e non sa piu' calcolare che valore hanno.

Il trascorrere del tempo e' profondamente diverso di notte, e capita che le ore che rubiamo al sonno siano quelle nelle quali i sentimenti diventano piu' nitidi, trovano il modo di esprimersi in forme e intensita' incontrollate. Il longing (parola che non ho mai capito come tradurre in italiano, forse perche' nella mia vita ne ho fatto speciale esperienza in questi anni londinesi) appartiene alla notte, ma vi appartengono anche le idee migliori, l'espressione libera, l'immaginazione, la progettualita'.

Scrive il musicologo milanese Luca Chiantore:

La possibilita' di illuminare gli ambienti pubblici e privati ha cambiato il nostro rapporto con l'alba e il tramonto, trasformando il mondo e i nostri ritmi di vita.

Ma ci fu un tempo, non tanto lontano, nel quale la notte era qualcosa di completamente diverso: diverso, soprattutto, perche' diversa era la realta', quando l'osservavi alla luce della luna, di una lampada a olio o di candele sempre sul punto di spegnersi.

Fino al Romanticismo, la notte fu quella che era stata da tempi immemorabili: uno spazio in cui l'oscurita' invitava ad attraversare la soglia tra la vita reale ed il mistero che la circonda.

L'ascolto di questa doppia raccolta alterna ninne nanne, brani vocali di carattere amoroso, intense meditazioni, appartenenti a canzonieri di tradizioni diverse, colte e popolari.

Particolarmente emozionante e' stata per me la scoperta di una ninna nanna della tradizione sefardita, di alcuni gioielli del Canzoniere del Duca di Calabria, di un brano dedicato alla notte di Natale attribuito al compositore rinascimentale Francisco Guerrero, di un intenso madrigale di Claudio Monteverdi composto su un sonetto del Petrarca, di un'improvvisazione contemporanea su una composizione di Marin Marais, di una ninna nanna scritta da Arvo Part, della Pastorale de Noel del compositore barocco Marc Antoine Charpentier (diventato famoso per la sigla dell'Eurovisione).

Il secondo disco si conclude con composizioni decisamente piu' note, dal repertorio di Haendel, Haydn, Beethoven, Mozart.

E Bach, con la celeberrima ma sempre toccante aria della terza suite, che questo blog fa propria per augurare un sereno Natale ai suoi affezionati e pazienti lettori.

[E a proposito di notte: ci sentiamo su Radio Popolare la notte di Santo Stefano alle 22.35].

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 20 dicembre 2010

Tomas Luis de Victoria, Ad vesperas (K617, 2008)

Nevica, anche questa notte. Le previsioni meteo della BBC mettono neve anche domani e dopo. Il che rende il ritorno a casa per Natale di noi migranti davvero a rischio.

Tuttavia, come scrivevo anche ieri, la neve quest'anno mi sta facendo entrare in modo particolare nell'atmosfera e nello spirito natalizi. Ad esempio, sto ascoltando davvero molta musica sacra.

Stanotte ho scelto di riascoltare un bel volume di cantate scritte da un compositore vissuto a cavallo tra il 1500 e il 1600, considerato, a mio parere erroneamente, minore: Tomas Luis de Victoria. Di origini spagnole, de Victoria trascorse gli anni centrali della sua vita a Roma, al tempo della Contro-Riforma, diventando uno dei discepoli del piu' celebre Giovanni da Palestrina.

A me la sua musica suona come modernissima, una specie di ricerca, per via musicale, di un contatto profondo e immediato con la parte spirituale del nostro essere. Quella refrattaria alle regole imposte dal sistema di vita contemporaneo, veloce e superficiale. Quella piu' vera e libera.

Lo stile musicale di de Victoria e' asciutto, essenziale, volutamente privo di elementi decorativi. Verrebbe spontaneo parlare di minimalismo, se il termine non fosse stato inventato quattro secoli dopo la composizione di questi canti.

Che vennero scritti per la recita dei Vespri, le preghiere che venivano recitate al momento del tramonto, come ringraziamento e preparazione alle ore piu' raccolte e meditative. Si tratta dunque di salmi, cantati in latino, la lingua tradizionale della Chiesa cattolica.

Se desiderate una via davvero altra alla riscoperta dello spirito del Natale, e musiche che generino dentro di voi un meditativo silenzio, e che consentano di tagliare fuori le frequenze chiassose e disturbanti del Natale commerciale, allora questi canti, composti oltre quattrocento anni fa eppure attualissimi, fanno per voi. Li dovreste ancora trovare nell'edizione che ho io, pubblicata un paio di anni fa dalla francese K617.

Una composizione di de Victoria la potete ascoltare qui.

Etichette: ,

domenica 19 dicembre 2010

Hildur Gudnadottir, Without sinking (Touch, 2009)

I miei ascolti del fine settimana sono stati molto condizionati dalle belle nevicate di questi giorni. Proprio questa mattina, mentre mi preparavo il pranzo domenicale, ho preso un foglio e ho buttato giu' una ventina di titoli di dischi che sentiremo insieme nelle prossime due puntate di Prospettive Musicali (il 26 dicembre e il 2 gennaio). Tutte musiche ispirate dai colori dell'inverno.

Non so se infatti capita anche a voi, ma la neve mi sta facendo entrare molto naturalmente nello spirito dell'inverno e del Natale, come non mi accadeva da molti anni.

Tra i titoli che ho scelto per chi decidera' di ascoltare i prossimi programmi c'e' questo album della violoncellista islandese Hildur Gudnadottir.

Collaboratrice tra gli altri di Throbbing Gristle (nel leggendario concerto alla Tate Modern del 2007), Animal Collective, Mum, Nico Mulhi, nel suo secondo lavoro, uscito un anno fa su Touch, Hildur esplora le possibilita' ambientali e avvolgenti del suono del violoncello.

E' un album di profonda poesia, intensamente meditativo, che consente di raggiungere uno stato di assonanza, intima e naturale, con paesaggi invernali.

I lettori di Engadina Calling piu' sinestetici vedranno questa musica come una collezione di fotografie in bianco e nero di paesaggi nordici. Silenzio che si fa musica che si fa silenzio.

Questa e' Erupting light.


[Engadina Calling rende omaggio a Captain Beefheart, che ci ha improvvisamente lasciati venerdi'. Ho offerto alla direzione programmi di Radio Popolare di ritrasmettere lo speciale che Prospettive Musicali ha dedicato al musicista californiano il 28 novembre scorso. Se desiderate, lo potete ri ascoltare qui.

Lunedi' 20/ 12, aggiornamento. Ho appena ricevuto questo messaggio da Radio Popolare:

"Ho preparato una riduzione della trasmissione Fabio, grazie. la mandiamo in onda alle 14. un abbraccio. paolo"].

Etichette: ,

giovedì 16 dicembre 2010

Meredith Monk w/ Robert Een, Facing North (ECM New Series, 1992)

Oggi nel tardo pomeriggio, quando si e' rimesso a nevicare (solo un falso allarme, peraltro, durato una mezz'ora) mi sono andato a riascoltare questo classico della discografia di Meredith Monk.

Facing North venne composto dalla performer newyorkese durante una residenza invernale alla Leighton Artists Colony di Banff, Canada. Verso meta' novembre, racconta, ci fu una nevicata che duro' alcuni giorni e che trasformo' il bosco nel quale la colonia e' immersa in quello che definisce nelle note di copertina a luminous, velvety world.

Fu allora che interruppe la composizione della sua opera Atlas e si mise a scrivere musica ispirata da quel magico e statico silenzio del quale e' impossibile fare esperienza in una citta' come New York (o Londra, o Milano).

Ne nacquero nove frammenti di musica davvero silenziosa e sospesa, spesso eseguita solo da voci (la Monk e Robert Een, componente del suo Vocal Ensemble), solo qualche volta accompagnate in modo sparso da organo e piano.

Oltre a Facing North, il volume ECM New Series che ho io contiene anche Vessel, del 1971, un lavoro del quale troviamo traccia anche in un album intitolato Beginnings, pubblicato l'anno scorso dalla Tzadik (versioni diverse, piu' grezze, di un paio di movimenti) e che vi presentai a suo tempo a Prospettive Musicali. Vessel e' un'opera dedicata a Giovanna d'Arco, che veniva eseguita in luoghi urbani (garage, parcheggi, stazioni).

Il disco si conclude con un frammento di Recent ruins, una riflessione sul processo di riscoprire reperti archeologici, che e' anche meditazione sul trascorrere del tempo.

Di Facing North vi propongo di ascoltare insieme un frammento, intitolato Long shadows, che affonda le radici nella tradizione vocale di musiche antiche, eppure suona attualissimo.

Etichette: , ,

lunedì 13 dicembre 2010

Markku Ounaskari/ Samuli Mikkonen/ Per Jorgensen, Kuara (ECM, 2010)

Lo scaffale dedicato al jazz nordico e' probabilmente la sezione della mia raccolta di dischi che e' cresciuta piu' rapidamente durante il corso di questo 2010. E' musica che sa dialogare in profondita' con il silenzio della natura del Nord e con la tradizione di popolazioni storicamente vissute in isolamento e ancora oggi legate a tradizioni e culti pagani millenari.

Questo Kuara, raccolta realizzata da un trio (piano + tromba + percussioni) di musicisti finlandesi (Ounaskari e Mikkonen) e norvegesi (Jorgensen), e' un disco estremamente misterioso e free form, una sorta di improvvisazione free silenziosa e sospesa.

Le quattordici tracce che compongono l'album alternano frammenti melodici di derivazione folkloristica (finlandese e russa, pagana e sacra) a momenti piu' esplorativi e spontanei, non troppo lontani dallo stile di Jon Balke/ Magnetic North Orchestra.

Musica profondamente invernale, candida come la neve e silenziosa come la notte, capace di distendere e accompagnare buone letture e riflessioni.

Etichette: , , ,

venerdì 10 dicembre 2010

Scritti Politti, Songs to remember (Rough Trade, 1982)

La puntata di Prospettive Musicali su Rough Trade (che dovrebbe andare in onda domenica 2 gennaio se non cambio idea e se non diventano due puntate per eccesso di dischi eccellenti, vediamo), mi sta dando l'occasione per riascoltare musica assolutamente fantastica, che non sentivo da parecchi anni.

Il primo Scritti Politti per esempio, con quella copertina di lancinante eleganza (chi ha il vinile originale ricordera' che la righina azzurra era scavata nel cartoncino, e nell'angolo in basso a destra c'era un'ape in rilievo).

Ricordo che quando usci' rimanemmo tutti quanti un po' delusi perche', vado un po' a memoria e mi perdonerete se sbaglio un po' coi numeri perche' sono passati quasi trent'anni, conteneva lato A e B di ben tre singoli che l'avevano preceduto (The sweetest girl, Faithless e Asylums in Jerusalem). E un po' anche per il suono, assai piu' pop rispetto al leggendario singolino autoprodotto Skank bloc Bologna, quello che conteneva sulla copertina l'indicazione di come stampare un 45 giri e dei costi da prevedere.

La storia di Songs to remember (canzoni da e per ricordare) la potete sentire dai diretti protagonisti (compreso Robert Wyatt, che suonava le tastiere su The sweetest girl) qui. Green Gartside in particolare racconta di come gli venne in mente di iniziare a scrivere musica pop, prendendo le distanze dall'intransigenza marxista degli esordi.

Dimenticando per un momento tutto quello che sappiamo, e provando a risentire Songs to remember come fosse la prima volta, quello che ascoltiamo e' un disco di immensa originalita', l'incontro un po' paradossale dell'etica e dell'estetica brown rice di Rough Trade in quegli anni, e di una straordinaria sensibilita' pop orientata alla black music (il reggae di Asylums in Jerusalem, il soul di A slow soul e Faithless, il rap di Jacques Derrida, il funk di Lions after slumber e Sex).

E The sweetest girl, non e' forse una delle canzoni piu' emozionanti di tutta la new wave britannica?

Etichette: , ,

Strokes, Is this it (Rough Trade, 2001)

Ultimamente i miei percorsi di ascolto sono diventati davvero erratici e a me stesso incomprensibili.

Non ho capito neanch'io come mi sia venuto in mente di riascoltare il primo disco degli Strokes. Il cui promo arrivo' nella mia cassetta della posta durante la mia prima estate londinese perche' lo recensissi sul Manifesto, e di quell'estate memorabile divenne colonna sonora, per poi venire archiviato credevo per sempre.

In realta', riascoltato a quasi dieci anni di distanza, Is this it resta un dischetto formidabile. Un aggiornamento dei Velvet Underground ritmici del terzo disco, immersi in una soluzione di Modern Lovers, Ramones, Television, Blondie, Talking Heads, Feelies, Smiths, REM, Pixies. La musica con la quale sono cresciuto, alla quale so di poter sempre tornare come si ritorna a casa.

Gli Strokes non dissero nulla di nuovo. Dopo Is this it non suonarono piu' una nota che valga la pena recuperare. Eppure alcune tracce di quel primo lavoro (direi la title track, The modern age, Last nite, Take it or leave it) restano esempi di rock come andrebbe sempre suonato, con la giusta energia, quella capace di fare stare bene, di lasciarsi alle spalle almeno un po' di grigia realta'.

Mi riprometto di ritrasmetterli presto a Prospettive Musicali, durante le vacanze di Natale (approfittando del fatto che sto preparando una puntata monografica dedicata a Rough Trade, vi rivelo).

Sentite come suona ancora bene Last nite.

Etichette: , ,

martedì 7 dicembre 2010

Si potrebbe parlare di musica anche in un giorno come questo, ma personalmente non riesco.

L'arresto di Assange in terra inglese ha reso finalmente evidente al mondo che la rivoltante Inghilterra di Cameron e' un Paese nel quale le liberta' di parola e di opinione, valori fondanti di ogni democrazia, valgono come carta straccia.

Trovo sempre piu' difficile individuare differenze tra questo Paese in mano a politiche ultra-conservatrici (e adesso anche liberticide e fasciste), la Russia di Putin e l'Iran di Ahmadinejad.

Negli scorsi giorni ho avviato ufficialmente le pratiche di rimpatrio. Il 2011 sara' per me, finalmente, l'anno del ritorno in Europa. Sara' anche, con ogni probabilita', l'anno della liberazione del nostro Paese dal satrapo di Arcore e dai suoi leccapiedi. Non sara' un 25 aprile, come giustamente sostiene Bifo su Radicalsocialismo. Ma forse sara' un passo avanti verso la fine dell'orripilante Truman's Show nel quale chi non ha avuto la fortuna di potersene andare e' stato costretto a vivere per sedici lunghi anni.

Una liberazione gioiosa alla quale intendo partecipare, lasciandomi alle spalle, con immenso sollievo, la vergognosa Inghilterra del 2010, pallida ombra del Paese vivo e aperto al cambiamento che fu e che purtroppo non esiste proprio piu'.

mercoledì 1 dicembre 2010

Trygve Seim/ Andreas Utnem, Purcor - songs for saxophone and piano (ECM, 2010)

Sta nevicando. Il giardinetto davanti a casa si e' tinto di bianco e risalta nella notte. La musica per accompagnare questo momento silenzioso e purissimo la offre un duo norvegese composto dal saxofonista Trygve Seim e dal pianista Andreas Utnem.

Il loro ultimo lavoro, di ispirazione sacra, e' stato registrato in una chiesa che si affaccia sulla baia di Oslo, presso la quale sono soliti recarsi per musicare la recita dei salmi. E' un disco ben bilanciato tra interpretazioni personali di temi tradizionali e intense improvvisazioni, eseguite come a voler attribuire importanza, grave e insieme leggerissima, a ogni singolo suono.

Colpisce soprattutto la capacita' di trasformare il folk nordico in qualcosa di indefinibile: nuovo e contemporaneamente classico. Musica della quale non si riesce a connotare la provenienza temporale. Potrebbe essere stata scritta stamattina cosi' come esistere da sempre.

Anche le radici geografiche sono piuttosto indefinibili: la musica di Seim e Utnem attinge primariamente dalla tradizione nord-europea (anche recente, ad esempio Jan Garbarek, che vi ho proposto un paio di domeniche fa a Prospettive Musicali), ma la arricchisce grazie allo studio di tradizioni est-europee, mediorientali, indiane.

Particolarmente raccolti e meditativi sono gli episodi nel quale il sax di Treim e' accompagnato dall'harmonium.

Questo e' il preludio.

Etichette: , ,