Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Ambiente Uguaglianza Tempo

martedì 12 aprile 2011

Nando dalla Chiesa, Contro la mafia (Einaudi, 2010)

Non avrei probabilmente letto questa raccolta di testi sociologici classici sulla mafia (pubblicati nell'arco di un secolo, dal 1877 al 1979) se sfogliandola in libreria, l'ultima volta che sono tornato in Italia, non mi fossi imbattuto, tra i ringraziamenti, nel nome del relatore della mia tesi di laurea, il professor Alessandro Cavalli, al quale sono ancora molto legato.

Il valore del volume sta nell'affrontare la tematica in oggetto da una prospettiva sociale volta a individuare le cause del fenomeno mafioso: che sono da ricercare, per usare le parole di Pippo Fava, nella miseria senza vie d'uscite, cioe' la miseria che riunisce l'ignoranza, la malattia, la superstizione, la sporcizia, la violenza. E di conseguenza suggerisce che solo rimuovendo le cause di tale miseria, quegli squilibri ereditati dal latifondo terriero che ancora oggi garantiscono alla mafia manovalanza a basso costo, e' possibile combattere il fenomeno alle sue radici.

I testi piu' interessanti sono quelli piu' lontani nel tempo (il viaggio in Sicilia compiuto nel 1877 dal livornese Leopoldo Franchetti, la denuncia di Napoleone Colajanni della complicita' del governo centrale, del 1900).

Tra gli interventi della seconda meta' del Novecento, assolutamente toccante e' il frammento tratto da Le parole sono pietre di Carlo Levi, che racconta la vita e l'omicidio del sindacalista Salvatore Carnevale.

Scorrono davanti a noi i nomi di tanti uomini coraggiosi (esponenti comunisti, sindacalisti) che hanno dato la vita per contribuire a liberare la propria terra.

Resta forte la convinzione che la lotta di liberazione del nostro Paese dall'ignoranza e dalla soggezione ai potenti e' ancora molto lunga, ma anche che la societa' italiana ha saputo esprimere nel corso della sua storia un gran numero di personalita' coraggiose e fino in fondo fedeli a ideali di uguaglianza e di lotta alla poverta' e al sopruso.

E a proposito della riforma della giustizia che si sta discutendo nel Parlamento italiano in questi giorni, ripropongo questo intervento, che ha sostanzialmente solo anticipato, per difetto, quello a cui stiamo assistendo in questi giorni neri come la pece.

Etichette: ,

8 Comments:

Anonymous arte said...

È semplicistico dire che tutti i crimini del pianeta si fondano sulla miseria? La miseria del corpo e dell'anima, dove la prima nutre la seconda, necessariamente. Secondo me no, non è semplicistico. È vero. Non elimineremo forse mai il male dall'uomo, ma eliminando o riducendo l'ingiustizia sociale si toglie il terreno almeno al crimine organizzato, allo sfruttamento dei deboli. Sarebbe già tanto.
E invece chi ci governa che fa? Perpetua e anzi potenzia questa disparità, esibendo ricchezza rubata, miseria morale, falsi idoli, sfruttamento delle minori, collusioni di ogni tipo, impunità. Mancanza totale di vergogna.
Tempi bui.

mercoledì, 13 aprile, 2011

 
Blogger Fabio said...

In questo senso, l'Italia non teme rivali.

Un minuto fa ero al telefono con mia madre, purtroppo costretta a vivere in quel Paese. E' stremata da quello che vede succedere, da questi delinquenti comuni che hanno preso in ostaggio il Parlamento e impediscono ai galantuomini, che pure in Parlamento ci sono anche se in numero piu' contenuto che nella societa', di elaborare un progetto per il bene comune, che dia centralita' alla redistribuzione della ricchezza dai ricchi ai bisognosi e a politiche di sviluppo culturale.

Misure necessarie, cioe', per eliminare la miseria del corpo e dell'anima che dici.

E invece leggo che parlano di sparare ai piu' bisognosi, anziche' accoglierli e dare ai nostri fratelli piu' sfortunati l'assistenza della quale hanno diritto e bisogno, nello spirito comunitario e ecologista che porterebbe a un reale sviluppo nel segno della pace e della giustizia.

Tempi bui come dici, ma io continuo a credere che sia una fase, e che presto il discorso interrotto alla fine degli anni '70 verra' ripreso e sviluppato, i valori collettivi ritorneranno a prevalere.

Quando, non lo so (la generazione di Maria forse, spero), ma sento che e' inevitabile.

mercoledì, 13 aprile, 2011

 
Blogger lophelia said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

giovedì, 14 aprile, 2011

 
Blogger lophelia said...

a margine, su Turiddu Carnevali
questa bella versione del Lamento

giovedì, 14 aprile, 2011

 
Blogger Fabio said...

Meravigliosa! Non la conoscevo, grazie mille Lo!

giovedì, 14 aprile, 2011

 
Blogger lophelia said...

:-)
(io l'ho scoperta grazie al Cd di Daniele Sepe "Jurnateri")

giovedì, 14 aprile, 2011

 
Blogger Fabio said...

Che io non conosco (quel CD, di Sepe invece devo avere qualcosa che mi mandarono dal Manifesto quando collaboravo con loro, mi pare si intitoli Lavorare stanca).

Lo consigli?

venerdì, 15 aprile, 2011

 
Blogger lophelia said...

è uno dei miei preferiti di Sepe, insieme a Senza filtro e ancora di più Nia maro. Lavorare stanca ce l'ho ma non lo ascolto mai.
(per inciso la voce nel Lamento non è di Sepe ma di Massimo Ferrante)

domenica, 17 aprile, 2011

 

Posta un commento

<< Home