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Osservazioni e ascolti

venerdì 6 maggio 2011

Bernardo Bertolucci, Il conformista (1970)

Rivedendo Il conformista, qualche sera fa, pensavo a quanto questo film di oltre quarant'anni fa sia ancora attualissimo. Non e' cosi' scontato. Pellicole girate nello stesso periodo, e che dovevano essere sembrate ben piu' originali, sono invecchiate molto prima.

Pensate, non so, a Blow-up, Easy rider, If. Magnifici certo, ma che rivisti oggi sembrano completamente cristallizzati nell'epoca che li ha generati.

Il conformista invece racconta quello che abbiamo attorno. Di professor Quadri, per fortuna, nel nostro Paese non ne mancano. Sono defilati, poco visibili, tenuti in disparte. Li senti parlare a Fahrenheit e a Radio Popolare.

Ma ci sono tanti, troppi Clerici: grigi burocrati del potere pronti a eseguire qualsiasi ordine.

L'esecuzione nel bosco e' girata con una fredda eleganza che mi ha ricordato il primo Truffaut (quello di Tirez sur le pianiste ad esempio), impreziosita dalla fotografia di Storaro (in quella che mi pare di ricordare sia stata la prima collaborazione con Bertolucci).

Questa bella intervista e' uscita oggi su Il venerdi ' di Repubblica, a pochi giorni dal palma d'oro alla carriera (a proposito, ho appena visto che Il conformista sara' riproiettato quest'anno proprio durante il festival).

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3 Comments:

Blogger ALDEZABAL said...

ho visto di recente questo film, miracolosamente girato in un'epoca in cui era ancora forse possibile ricostruire con una certa fedeltà l'atmosfera e i luoghi di una trentina d'anni prima.
Bertolucci non mi ha mai entusiasmato molto ma occorre riconoscergli di aver saputo, almeno in questi suoi primi film che gli ultimi mi paiono tutti piuttosto imbarazzanti, individuare e descrivere anche in modo piuttosto impietoso la ferocia o la normalità degli italiani, di tutti gli italiani, borghesi e contadini, burocrati e intellettuali, del nord e del sud.
a me pare questo il dato più rilevante, come hai ben sottolineato anche tu, che emerge da queste piccole viste oggi.
come pure in Novecento pare che Bertolucci si diverta, quasi sadicamente, a rovesciare alcuni luoghi comuni sugli italiani e persino alcuni capisaldi del pensiero di Pasolini che pure fu uno dei suoi mentori.
però io non riesco neppure ad aderire totalmente al personaggio del Dottor Quadri, l'intellettuale esule a Parigi.
o meglio, non riesco a dargli la connotazione positiva e vagamente eroica (nel senso della resistenza culturale) che gli dai tu.
allora come ora queste figure mi paiono altrettanto grige pur nella loro indubitabile onestà e serietà.
non so, non credo che saranno loro, e certamente non i suoi emuli contemporanei che tu dici annidati tra Radio Popolare e Radio3, a trovare il modo di tirarci fuori dal pantano italico.
anzi, spesso mi paiono parte del pantano stesso e tutto sommato solamente molto indispettiti del potere che hanno perso o imbarazzati dalle loro passate o presenti collaborazioni con l'industria culturale e televisiva che sappiamo essere di proprietà di chi.

domenica, 08 maggio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Trovato nella posta, credo l'intenzione fosse la pubblicazione:

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Bernardo Bertolucci, Il conformista (1970)":

Ho visto questo film anni fa, in una rassegna omologa tenutasi allo Spazio Oberdan (che non frequento da troppo tempo, mannaggia). Non sono tanto d'accordo sul giudizio su "Blow-up": pur essendo fortemente caratterizzato dal Presente di allora, a me sembra abbastanza chiaro che voglia riferirsi a problematiche di sempre. Anche "Il conformista" è ambientato in una certa epoca storica, ma forse i suoi elementi astraibili sono decifrabili in maniera più immediata. In questo senso è forse un film meno elitario di quello di Antonioni.

Massimo.

lunedì, 09 maggio, 2011

 
Blogger Fabio said...

Aldezabal -

Non mi ricordo piu' dove ho letto, durante le ultime elezioni in Francia: Sartre aveva il potere di spostare molte migliaia di voti, gli intellettuali oggi spostano un voto solo, il proprio.

Non so cosa ci tirera' fuori dal "pantano italico", ma quello che vedo quando torno in Italia e' che, a occhio, solo le persone di una certa eta' (almeno 60 anni) e quelle con un livello di scolarita' molto limitato si trovano a proprio agio.

Detto questo non so arrivare a conclusioni. Mi sono abituato a essere parte costantemente di minoranze, e ho smesso da parecchio tempo di cercare di interpretare il pensiero della maggioranza.

Attendo, come te, di vedere che succedera', non perdendo nessuna occasione per manifestare il mio pensiero, per quello che puo' servire.

Massimo -

Si', hai ragione. Il linguaggio e' invecchiato piu' del messaggio (anche se per Blow-up e' a volte un po' difficile distinguere le due dimensioni).

lunedì, 09 maggio, 2011

 

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